art. 55 Assetti geomorfologici ed idraulici
Il Piano Strutturale recepisce il quadro legislativo di prevenzione e disciplina degli assetti geomorfologici, idraulici e sismici in relazione alle azioni da esplicarsi sul territorio, che risulta costituito da norme Nazionali, dell'Autorità di Bacino del fiume Arno (art. 27 e 32 delle NTA di PAI) e del fiume Ombrone (art. 24 comma 2 delle NTA di PAI), Regionali (art.62 della LR 3/1/05 n.1 DPGR nº 26/R del 2007), e Provinciali (PTCP Siena).
In particolare la disciplina per la prevenzione del rischio idrogeologico inteso come sismico e idraulico si applica all'intero territorio comunale secondo quanto dal regolamento d'attuazione emanato con D.P.G.R. nº 26/R del 2007 ai sensi dell'art.62 della LR 3 gennaio 2005 n.1 (Norme per il governo del territorio), nonché nel rispetto degli atti emanati dall'Autorità di Bacino del fiume Arno (D.P.C.M. 5/11/99, D.P.C.M. 06/05/05: Approvazione del Piano di Bacino del Fiume Arno - Stralcio Rischio Idraulico e Stralcio Assetto Idrogeologico questo ultimo entrato in vigore il 3/10/05), e con riferimento al Piano di Territoriale di Coordinamento Provinciale di Siena.
In riferimento alla Legge Regionale 3 gennaio 2005 n.1 il territorio comunale è suddiviso nelle seguenti classi di pericolosità.
Per l'intero territorio comunale sono pertanto definite le aree a pericolosità geomorfologica, idraulica e le zone a maggior pericolosità sismica locale caratterizzate dalla seguente suddivisione:
- · Pericolosità bassa (Classe 1);
- · Pericolosità media (Classe 2);
- · Pericolosità elevata (Classe 3);
- · Pericolosità molto elevata (Classe 4).
Le classi di pericolosità sono definite in relazione agli aspetti litotecnici, di acclività, geomorfologici ed idrogeologici, nonché gli aspetti derivanti dalla carta della stabilità potenziale integrata dei versanti (Geo07).
Pericolosità geomorfologica molto elevata (G.4): aree in cui sono presenti fenomeni attivi e relative aree di influenza;
Pericolosità geomorfologica elevata (G.3): aree in cui sono presenti fenomeni quiescenti; aree con indizi di instabilità connessi alla giacitura, all'acclività, alla litologia, alla presenza di acque superficiali e sotterranee, nonché a processi di degrado di carattere antropico; aree interessate da intensi fenomeni erosivi e da subsidenza;
Pericolosità geomorfologica media (G.2): aree in cui sono presenti fenomeni franosi inattivi stabilizzati (naturalmente o artificialmente); aree con elementi geomorfologici, litologici e giaciturali dalla cui valutazione risulta una bassa propensione al dissesto;
Pericolosità geomorfologica bassa (G.1): aree in cui i processi geomorfologici e le caratteristiche litologiche, giaciturali non costituiscono fattori predisponenti al verificarsi di movimenti di massa.
Nelle aree classificate a pericolosità geomorfologica 4 di Piano Strutturale fino all'approvazione del RU, vige il divieto di prevedere nuove edificazioni, manufatti di qualsiasi natura o trasformazioni morfologiche, qualora non siano dimostrate le condizioni di messa in sicurezza dal rischio geomorfologico secondo i disposti di cui al citato reg. att. 26/R. La disponibilità geologica di una zona per utilizzazioni urbanistiche è condizionata, oltre che dal tipo, anche dalle dimensioni (estensione areale, spessori e volumi) dei fenomeni di squilibrio presenti o potenzialmente derivanti dagli interventi che si intendono realizzare.
Pericolosità sismica locale (Tav. Geo10)
La sintesi delle informazioni derivanti dalle cartografie geologiche, geomofologiche e dalla carta delle Zone a Maggior Pericolosità Sismica Locale (ZMPSL) ha consentito di valutare le condizioni di pericolosità sismica dei centri urbani studiati secondo le seguenti graduazioni di pericolosità, per le quali si riportano tra parentesi i numeri di riferimento alla simbologia di cui all'allegato 1 delle direttive di cui al DPGR 26/R.
La pericolosità sismica locale molto elevata (S.4) interessa localmente il territorio comunale laddove sono presenti forme, processi e depositi gravitativi di versante attivi (1) e che pertanto potrebbero subire un'accentuazione dovuta ad effetti dinamici quali possono verificarsi in occasione di eventi sismici.
La pericolosità sismica locale elevata (S.3) interessa solo parzialmente il territorio comunale. Tale classe di pericolosità è dovuta alla presenza di movimenti franosi quiescenti (2A), individuabili in gran parte nella porzione occidentale del territorio comunale in zone lontane dai centri abitati, a contatti tra litotipi con caratteristiche fisico - meccaniche significativamente diverse (12) e ad amplificazione per morfologie sepolte (8), contatti tettonici (13).
La pericolosità sismica media (S.2) interessa solo piccole parti del territorio comunale là dove affiorano i depositi alluvionali recenti e attuali associati a terreni con basso grado di cementazione plio-pleistocenici (9), coperture eluvio-colluviali (10) e conoidi alluvionali (11). Ricadono in questa classe anche i movimenti franosi inattivi (3) presenti localmente nell'area pedemontana del comune.
La pericolosità sismica locale bassa (S.1) è stata individuata nella restante porzione del territorio comunale, laddove si riscontra la presenza di formazioni litoidi, dove pertanto non si ritengono probabili fenomeni di amplificazione ed instabilità indotta dalla sollecitazione sismica.
Tale processo consentirà di evidenziare le situazioni di criticità sulle quali porre attenzione, al fine di effettuare una corretta pianificazione, da disciplinare in maniera specifica nel regolamento urbanistico in funzione delle destinazioni d'uso previste.
Pericolosità per fattori idraulici (Tav. Geo11)
Le aree a pericolosità idraulica all'interno dalle UTOE potenzialmente interessate da previsioni insediative e infrastrutturali, sono state definite attraverso uno studio idraulico di dettaglio, in relazione alla propensione all'allagabilità per tempi di ritorno pari a 30 e 200 anni.
Per l'individuazione delle aree a pericolosità idraulica all'esterno delle UTOE potenzialmente interessate da previsioni insediative e infrastrutturali, sono stati seguiti i criteri delle notizie storico inventariali e delle condizione morfologiche dei terreni in relazione all'alveo del corso d'acqua.
Pericolosità idraulica molto elevata (I.4): aree interessate da allagamenti per eventi con Tr%u226430 anni. Fuori dalle unità territoriali organiche elementari (UTOE) potenzialmente interessate da previsioni insediative e infrastrutturali, in presenza di aree non riconducibili agli ambiti di applicazione degli atti di pianificazione di bacino e in assenza di studi idrologici e idraulici, rientrano in classe di pericolosità molto elevata le aree di fondovalle non protette da opere idrauliche per le quali ricorrano contestualmente le seguenti condizioni:
- a) vi sono notizie storiche di inondazioni
- b) sono morfologicamente in situazione sfavorevole di norma a quote altimetriche inferiori rispetto alla quota posta a metri 2 sopra il piede esterno dell'argine o, in mancanza, sopra il ciglio di sponda.
Pericolosità idraulica elevata (I.3): aree interessate da allagamenti per eventi compresi tra 30<Tr%u2264200 anni.
Fuori dalle unità territoriali organiche elementari (UTOE) potenzialmente interessate da previsioni insediative e infrastrutturali, in presenza di aree non riconducibili agli ambiti di applicazione degli atti di pianificazione di bacino e in assenza di studi idrologici idraulici, rientrano in classe di pericolosità elevata le aree di fondovalle per le quali ricorra almeno una delle seguenti condizioni:
- a) vi sono notizie storiche di inondazioni
- b) sono morfologicamente in condizione sfavorevole di norma a quote altimetriche inferiori rispetto alla quota posta a metri 2 sopra il piede esterno dell'argine o, in mancanza, sopra il ciglio di sponda.
Pericolosità idraulica media (I.2): aree interessate da allagamenti per eventi compresi tra 200<Tr%u2264500anni. Fuori dalle unità territoriali organiche elementari (UTOE) potenzialmente interessate da previsioni insediative e infrastrutturali, in presenza di aree non riconducibili agli ambiti di applicazione degli atti di pianificazione di bacino e in assenza di studi idrologici idraulici rientrano in classe di pericolosità media le aree di fondovalle per le quali ricorrano le seguenti condizioni:
- a) non vi sono notizie storiche di inondazioni
- b) sono in situazione di alto morfologico rispetto alla piana alluvionale adiacente, di norma a quote altimetriche superiori a metri 2 rispetto al piede esterno dell'argine o, in mancanza, al ciglio di sponda.
Pericolosità idraulica bassa (I.1): aree collinari o montane prossime ai corsi d'acqua per le quali ricorrono le seguenti condizioni:
- a) non vi sono notizie storiche di inondazioni
- b) sono in situazioni favorevoli di alto morfologico, di norma a quote altimetriche superiori a metri 2 rispetto al piede esterno dell'argine o, in mancanza, al ciglio di sponda.
Nelle aree classificate a pericolosità idraulica 3 e 4 di Piano Strutturale fino all'approvazione del RU, vige il divieto di prevedere nuove edificazioni, manufatti di qualsiasi natura o trasformazioni morfologiche, qualora non siano dimostrate le condizioni di messa in sicurezza dal rischio idraulico per Tr di 200 anni secondo i disposti di cui al citato reg. att. 26/R, fatto salvo gli interventi alle condizioni di cui ai commi successivi.
Il PS, ai sensi dell'art. 61 della L.R. 03.01.2005 n.1, conferma ed attua i contenuti delle misure di salvaguardia di cui all'art. 36 della Disciplina di Piano del PIT approvato con deliberazione C.R. 24.07.2007, nº 72.
Le misure riguardano:
Il divieto di prevedere nuove edificazioni, manufatti di qualsiasi natura o trasformazioni morfologiche negli alvei, nelle golene, sugli argini e nelle aree comprendenti le due fasce della larghezza di m.10 dal piede esterno dell'argine o, in mancanza, dal ciglio di sponda dei corsi d'acqua principali ai fini del corretto assetto idraulico individuati nel Quadro conoscitivo del PIT come aggiornato dai piani di bacino vigenti e fermo restando il rispetto delle disposizioni in essi contenute, con esclusione:
- - delle opere idrauliche, delle opere di attraversamento del corso d'acqua, degli interventi trasversali di captazione e restituzione delle acque, nonché agli adeguamenti di infrastrutture esistenti senza avanzamento verso il corso d'acqua, a condizione che si attuino le precauzioni necessarie per la riduzione del rischio idraulico relativamente alla natura dell'intervento ed al contesto territoriale e si consenta comunque il miglioramento dell'accessibilità al corso d'acqua stesso;
- - delle opere infrastrutturali che non prevedano l'attraversamento del corso d'acqua e che non siano diversamente localizzabili, non interferiscano con esigenze di regimazione idraulica, di ampliamento e di manutenzione del corso d'acqua, non costituiscano ostacolo al deflusso delle acque in caso di esondazione per tempi di ritorno duecentennali e non siano in contrasto con le disposizioni di cui all'articolo 96 del regio decreto 523/1904.
Aree allagate (Tav. Geo06)
In particolare modo per quanto riguarda le aree allagate, le stesse sono soggette a disciplina legislativa specifica con atti emanati dall'Autorità di Bacino del fiume Arno secondo quanto contenuto al D.P.C.M. 5 novembre 1999. Le opere che comportano trasformazioni edilizie e urbanistiche, ricadenti nelle aree rappresentate nella "Carta guida delle aree allagate", potranno essere realizzate a condizione che venga documentato dal proponente ed accertato dall'Autorità Amministrativa competente al rilascio dell'autorizzazione il non incremento del rischio idraulico da esse determinabile o che siano individuati gli interventi necessari alla mitigazione di tale rischio, da realizzarsi contestualmente all'esecuzione delle opere richieste.
Aree ricadenti all'interno delle casse d'espansione
Costituiscono Invariante Strutturale le casse di espansione previste dal Piano Stralcio - Riduzione del Rischio idraulico del Bacino del Fiume Arno (D.P.C.M. 5 novembre 1999).
All'interno di tali aree in particolare vige la norma 2 del suddetto D.P.C.M. 5 novembre 1999 con i relativi casi di esclusione.