Capo I – Principi generali

Art. 4. Oggetto e finalità

1. Lo statuto del territorio costituisce l'atto di riconoscimento identitario mediante il quale la comunità locale riconosce il proprio patrimonio territoriale e ne individua le regole di tutela, riproduzione e trasformazione.

2. Lo statuto del territorio comprende:

  1. a. gli elementi che costituiscono il patrimonio territoriale e le relative invarianti strutturali;
  2. b. la perimetrazione del territorio urbanizzato e l'individuazione dei centri e dei nuclei storici e dei relativi ambiti di pertinenza;
  3. c. la ricognizione delle prescrizioni del PIT e del PTCP e le regole di tutela e disciplina del patrimonio territoriale conformate alla disciplina paesaggistica del PIT;
  4. d. i riferimenti statutari per l'individuazione delle UTOE e per le relative strategie.

3. La disciplina di cui al presente Titolo è integrata dalle altre disposizioni contenute nella presente disciplina: in caso di contrasto si applicano le disposizioni più restrittive.

Capo II – Patrimonio territoriale

Art. 5. Disciplina generale

1. La Regione promuove e garantisce la riproduzione del patrimonio territoriale in quanto bene comune costitutivo dell'identità collettiva regionale. Il patrimonio territoriale è l'insieme delle strutture di lunga durata prodotte dalla coevoluzione fra ambiente naturale e insediamenti umani, di cui è riconosciuto il valore per le generazioni presenti e future. Il riconoscimento di tale valore richiede la garanzia di esistenza del patrimonio territoriale quale risorsa per la produzione di ricchezza per la comunità.

2. Il patrimonio territoriale di cui al comma 1, è riferito all'intero territorio dei comuni di Castellina in Chianti e di Radda in Chianti ed è costituito da:

  1. a. la struttura idro-geomorfologica, che comprende i caratteri geologici, morfologici, pedologici, idrologici e idraulici;
  2. b. la struttura ecosistemica, che comprende le risorse naturali aria, acqua, suolo ed ecosistemi della fauna e della flora;
  3. c. la struttura insediativa, che comprende città e insediamenti minori, sistemi infrastrutturali, artigianali, industriali e tecnologici;
  4. d. la struttura agro-forestale, che comprende boschi, pascoli, campi e relative sistemazioni nonché i manufatti dell'edilizia rurale.

3. Il patrimonio territoriale come definito al comma 2 comprende altresì il patrimonio culturale costituito dai beni culturali e paesaggistici, di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), di seguito indicato come "Codice", e il paesaggio così come definito all'articolo 131 del Codice.

4. Le componenti delle strutture di cui al comma 2, e le relative risorse non possono essere ridotte in modo irreversibile. Le azioni di trasformazione del territorio devono essere considerate in base ad un bilancio complessivo degli effetti su tutte le componenti.

5. I caratteri specifici, i principi generativi e le regole di riferimento per definire le condizioni di trasformabilità del patrimonio territoriale di cui al comma 2 al fine di assicurarne la permanenza sono identificati dalle strutture e dalle rispettive componenti negli elaborati cartografici STA_1, STA_2, STA_3, STA_4 in scala 1:25.000 e 1:10.000 e sono individuati al Capo III delle presenti norme.

6. Le strutture e le rispettive componenti sono analizzate in Relazione generale (elaborato REL_GEN - Relazione generale).

7. L'elaborato STA_5 - Patrimonio territoriale rappresenta il livello di imbricamento tra la collezione delle soluzioni che si sono prodotte nel tempo per la gestione corretta e il mantenimento dei caratteri identitari del territorio. Il loro dispiegamento permette la conservazione dei quadri paesistici presenti. Il loro aggiornamento dovuto al confronto più attento con la caratterizzazione morfologico-ecologico-funzionali di un ambiente mutante può sempre portare, previa dimostrazione, alla loro evoluzione e al loro miglioramento in un quadro evolutivo di equilibri più stabili.

Art. 6. Le componenti del patrimonio territoriale

1. I caratteri idrogeomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici costituiscono la struttura fisica fondativa dei caratteri identitari alla base dell'evoluzione storica dei paesaggi del territorio intercomunale. Il P.S.I. individua le seguenti componenti morfogenetiche nell'elaborato STA_st1 in scala 1:25.000 e 1:10.000:

  1. a. Sistema delle colline a bassa permeabilità
  2. b. Sistema delle colline a media permeabilità
  3. c. Sistema delle colline calcaree ad alta permeabilità
  4. d. Sistema delle colline morbide su argille a bassa permeabilità
  5. e. Sistema delle colline morbide su depositi ad alta permeabilità
  6. f. Sistema della montagna e colline a versanti ripidi medio alta permeabilità

2. I caratteri ecosistemici del territorio costituiscono la base della qualità ecosistemica del territorio comunale, l'efficienza della rete ecologica, un'alta permeabilità ecologica del territorio nelle sue diverse articolazioni, l'equilibrio delle relazioni fra componenti naturali, seminaturali e antropiche. Il P.S.I. descrive i caratteri ecosistemici del paesaggio attraverso l'individuazione delle seguenti componenti nell'elaborato STA_st2 in scala 1:10.000:

  1. a. Nodo Forestale Primario: svolge una importante funzione di "sorgente" di biodiversità forestale avendo diffusi buoni livelli di maturità e/o naturalità, continuità, caratterizzazione ecologica e ridotta impedenza. Sono costituiti in gran parte da boschi di latifoglie mesofile (faggete, boschi di latifoglie misti, cerrete) o a prevalenza di conifere. I nodi primari possiedono una continuità territoriale superiore ai 1.000 ha e vi si trovano alte concentrazioni di specie tipiche degli ecosistemi forestali più prossimi ai sistemi naturali. Anche se gran parte delle formazioni a dominanza di conifere dei nodi derivano da impianti artificiali, molte di queste hanno ormai raggiunto una maturità piuttosto elevata e risultano quindi particolarmente idonee per diverse specie sensibili alla frammentazione. Nel territorio di Radda in Chianti troviamo due aree di questo nodo che ricadono a sua volta per la quasi totalità all'interno della ZSC Monti del Chianti. All'interno del nodo rientrano i seguenti habitat di interesse conservazionistico:
    1. I. 91AA*: Boschi orientali di quercia bianca;
    2. I. 91M0: Foreste Pannonico-Balcaniche di cerro e rovere;
    3. II. 9260: Boschi di Castanea sativa;
  2. b. Nodo Forestale Secondario: sono confluiti due differenti tipologie di boschi: 1) le formazioni forestali di elevata idoneità aventi una superficie tra 100 e 1000 ettari; 2) parte dei complessi forestali maturi, ricadenti all'interno del patrimonio agricolo-forestale regionale o di aree protette, caratterizzati da estese formazioni termofile a gestione prevalentemente conservativa sebbene ancora non particolarmente ricchi di specie sensibili alla frammentazione. Il nodo forestale secondario si trova a confine tra il Comune di Castellina in Chianti e Barberino Val d'Elsa, svolgendo un importante funzione di connettività ecologica.
  3. c. Nuclei di Connessione ed elementi forestali isolati: costituiscono aree di elevata idoneità ma limitata estensione (<100 ha), talora immerse nella matrice di medio valore o aree di estensione variabile, per lo più limitata, media idoneità ed elevato isolamento. Il ruolo assunto da queste formazioni è quello di costituire ponti di connettività (stepping stones) in funzione all'estensione e al grado di isolamento, in particolar modo la loro presenza all'interno di aree prevalentemente agricole. Costituisce un elemento strategico di connettività tra i nodi o le matrici forestali.
  4. d. Matrice Forestale ad elevata connettività: quando correttamente gestita, può rappresentare l'elemento di connessione principale tra i nodi della rete forestale, assicurando quindi la diffusione delle specie e dei patrimoni genetici. E' rappresentata dalle formazioni forestali continue caratterizzate da valori di idoneità intermedi. Questa tipologia rappresenta la categoria dominante all'interno del territorio intercomunale e, seppur di minor pregio rispetto ai nodi, in questo territorio assume un ruolo strategico di connessione ecologica. Parte della matrice forestale ad elevata connettività ricadente a nord e nord-est del Comune di Radda in Chianti, rientra all'interno della ZSC Monti del Chianti e al suo interno sono ricompresi i seguenti habitat di interesse conservazionistico:
    1. I. 5130: Formazioni a Juniperus communis su lande o prati calcicoli;
    2. II. 6210(*): Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) (*stupenda fioritura di orchidee);
    3. III. 91AA*: Boschi orientali di quercia bianca;
    4. IV. 91E0*: Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae);
    5. V. 91M0: Foreste Pannonico-Balcaniche di cerro e rovere; VI. 9260: Boschi di Castanea sativa;
    6. VII. 92A0: Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba.
  5. e. Corridoi Ripariali: rappresentano vie preferenziali di connessione ecologica, soprattutto all'interno di estese aree a elevata artificializzazione o nell'ambito di aree agricole intensive e povere di aree forestali, svolgendo una funzione strategica. La capacità delle formazioni ripariali di svolgere un ruolo di connessione ecologica forestale, così come la loro capacità tampone, è proporzionale al loro sviluppo trasversale (larghezza della fascia ripariale), alla loro maturità e qualità ecologica (più elevata in assenza di cenosi di sostituzione a robinia) e alla loro continuità longitudinale. I corridoi ripariali sono costituiti da tratti di reticolo idrografico interessati dalla presenza di formazioni ripariali arboree (saliceti, pioppete, ontanete) maggiormente estese e continue lungo le aste fluviali principali e spesso con buoni livelli di idoneità per le specie focali. Comprendono anche i corridoi ripariali arbustivi ed erbacei costituiti da habitat igrofili. Oltre ad essere presenti lungo il Torrente Pesa e il Torrente Gena, sono state rilevate fasce ripariali di minor entità, ma non di minor importanza per la funzione svolta a livello di connessione ecologica, nel territorio comunale sud di Castellina in Chianti.
  6. f. Nodo degli Ecosistemi Agropastorali: presenta una estensione continua non inferiore a 50 ettari e comprende varie tipologie ecosistemiche antropiche, seminaturali e naturali. Si trova a nord del territorio di Castellina in Chianti ed è caratterizzato da aree agricole di collina a prevalenza di oliveti (terrazzati e non), colture promiscue e non intensive, con presenza di elementi seminaturali e aree incolte, elevata densità degli elementi naturali e seminaturali, aree agricole collinari più intensive e omogenee con prevalenza di seminativi asciutti, a carattere steppico.
  7. g. Matrice Agroecosistemica Collinare: identifica aree caratterizzate da attività agricole più intensive ma comunque di buona caratterizzazione ecologica e in grado di svolgere funzione di matrice di connessione tra i nodi. Le matrici agroecosistemiche collinari rivestono un ruolo strategico per il miglioramento della connessione ecologica tra i nodi/matrici forestali. Si tratta di agroecosistemi collinari caratterizzati dalla presenza di aree a seminativo, spesso intervallate da aree destinate ad olivo e piccoli vigneti e frequentemente con un'esigua presenza di elementi vegetali lineari o puntuali (filari alberati, siepi, boschetti, alberi camporili, ecc.).
  8. h. Agroecosistema Frammentato Attivo: comprende aree agricole, per lo più montane o alto collinari, con buona idoneità ambientale ed elevato valore naturalistico. Per le caratteristiche fisionomiche e strutturali e per la loro idoneità per le specie di interesse conservazionistico, gli agroecosistemi frammentati attivi entrano a far parte, assieme ai nodi, delle Aree agricole ad alto valore naturale "High Nature Value Farmland" (HNVF). Agroecosistemi frammentati di piccole dimensioni con uso agricolo ancora prevalente e caratterizzate da sistemazioni idraulico agrarie, spesso in contatto con gli agroecosistemi relittuali in abbandono e immerse nelle matrici forestali.
  9. i. Agroecosistema Frammentato in Abbandono con Ricolonizzazione Arborea/Arbustiva: rappresenta un elemento di alto valore naturalistico con presenza di specie animali legate ai mosaici di ambienti agropastorali e arbustivi montani e alto collinari. Parte di tale ecosistema, nelle fasi iniziale di abbandono e di ricolonizzazione arbustiva, è attribuibile alle Aree agricole ad alto valore naturale "High Nature Value Farmland" (HNVF). Ecosistemi agropastorali in abbandono spesso interclusi nella matrice forestale e risultato di aree precedentemente destinate ad olivi, costituiti da piccole aree pascolate e arbusteti di ricolonizzazione, o stadi avanzati di ricolonizzazione di vegetazione arbustiva ed arborea, tra cui esemplari di olivi non più gestiti.

3. Il P.S.I. descrive la struttura insediativa individuando le seguenti componenti nelle tavole STA_st3 in scala 1:25.000 e 1:10.000:

  1. a. edificato recente: tali componenti sono da intendersi i manufatti isolati per qualunque uso realizzati (civile, agricolo, produttivo, religioso, ponti, e altro) esistenti presenti successivamente alla prima metà del secolo scorso. L'individuazione discende dal riconoscimento di un principio insediativo in parte destrutturato ad opera delle forme di espansione e trasformazione del periodo anni '60- anni '80.
  2. b. edificato fondativo: tali componenti sono da intendersi i manufatti isolati per qualunque uso realizzati (civile, agricolo, produttivo, religioso, ponti, fortificazioni e altro) esistenti presenti nella prima metà del secolo scorso. L'individuazione discende dal riconoscimento di un principio insediativo complessivamente coerente, espressione della identità della comunità locale;
  3. c. tessuti produttivi: tali componenti definiscono parte degli scenari socio-economici contemporanei;
  4. d. gerarchie degli insediamenti quali centri principali, secondari e nuclei minori: tali componenti sono strettamente legate alle manifestazioni tradizionali quali feste periodiche, sagre e mercati, costituendo un forte fattore di identità della società locale e definendo profili di continuità tra la tradizione agricola del passato e gli scenari socio- economici contemporanei. Il mercato costituisce altresì un significativo e ricorrente momento di confronto e di discussione della società locale sui temi strategici dello sviluppo del territorio.
  5. e. sistema infrastrutturale: tali componenti sono percorsi in genere di antica formazione espressione di un ruolo fondativo nei confronti dei centri o delle frazioni, nonché di una modalità compatibile rispetto alla morfologia del suolo, leggibile nelle opere d'arte e nelle sistemazioni del terreno, ancora presenti per la maggior parte del loro tracciato e con prestazioni in atto nell'attuale sistema della mobilità. Costituiscono parte integrante di tali percorsi le sistemazioni laterali del terreno, le opere d'arte, le opere per la raccolta ed il deflusso delle acque, i muri di sostegno. Le componenti sono:
    1. I. ferrovia;
    2. II. connessioni principali (Strada statale, regionale e provinciale);
    3. III. connessioni secondarie (strada comunale);
  6. f. connessioni minori (strada vicinale): tali componenti costituiscono una trama di percorribilità pubblica integrativa della viabilità principale e secondaria, di fondamentale importanza per collegare edifici isolati, borghi e centri abitati. Raggiungono inoltre ambiti di paesaggio agrario storico, siti archeologici e storici, aree boscate, luoghi di visuali aperte ed ambienti di rilevanza paesaggistica ed ambientale, costituendo perciò risorsa strategica del territorio.
  7. g. strade di valore turistico: tali componenti, in quanto caposaldi percettivi, costituiscono nell'insieme una risorsa preordinata alla osservazione delle configurazioni formali dei paesaggi. Sono luoghi assunti storicamente come i più idonei all'esperienza visuale della rilevanza estetica di ampie porzioni di paesaggio e come tali fattori di identità.
  8. h. morfotipologie del sistema insediativo: tali componenti individuano le relazioni della struttura insediativa evidenziando le direttrici delle figure territoriali.

4. Il P.S.I. persegue la salvaguardia e valorizzazione del sistema agroambientale, che svolge insostituibili funzioni di connettività ecologica e di presidio dei suoli agroforestali. Il P.S.I. descrive la struttura agro-forestale individuando le seguenti componenti nella tavola STA_st4 in scala 1:10.000:

  1. a. Il Morfotipo della Viticoltura ricomprende zone specializzate a vigneto, talvolta con qualche inserzione di campi a oliveto, seminativo e di bosco. Solo in alcune porzioni di territorio gli impianti viticoli presenti sono di tipo tradizionale, con piccoli appezzamenti a maglia fitta sostenuti da sistemazioni di versante, localizzati, prevalentemente nella porzione centro-sud del territorio intercomunale. Alcune volte è stata riscontrata la presenza di "vitigni maritati", tecnica colturale con un forte valenza storico testimoniale e paesaggistica. Spesso i vitigni sono recintati al fine di contenere i danni prodotti dagli animali selvatici, sporadicamente è stata rilevata la presenza di impianti ad ultrasuoni come dissuasori. Prevalentemente i vitigni sono caratterizzati da una maglia ampia, inerbimento a file alternate, e in certi casi, equipaggiata da un corredo di siepi, filari alberati, elementi vegetali isolati in corrispondenza dei nodi della viabilità campestre.
  2. b. Il Morfotipo dell'Olivicoltura è caratterizzato dalla netta prevalenza di oliveti nel tessuto dei coltivi, raramente intervallati da piccoli vigneti o da appezzamenti a coltivazione promiscua. A seconda del tipo di impianto, i paesaggi dell'olivicoltura si distinguono in:
    1. I. olivicoltura tradizionale terrazzata, sparsa su tutto il territorio centrale e settentrionale dei due comuni, tipica dei suoli con pendenze superiori al 20-25%, caratterizzata dalla presenza di sistemazioni idraulico-agrarie e inerbimento, con una maglia agraria fitta e frammentata. Caratterizzata da una produttività limitata a fronte di costi molto elevati dovuti alla difficile praticabilità dei terrazzi con mezzi meccanici e all'onerosità della manutenzione delle sistemazioni idraulico-agrarie. Pertanto riveste importanza soprattutto per gli aspetti storico-culturali e di sostenibilità ambientale;
    2. II. olivicoltura tradizionale non terrazzata diffusa il territorio centrale e settentrionale dei due comuni, in alternanza con la precedente. In genere caratterizzata da condizioni che rendono possibile la meccanizzazione, da una densità di piante fino a 250/ha.
    3. III. olivicoltura moderna intensiva, con densità degli alberi compresa tra 400 e 500 unità per ettaro. Tipica dei suoli poco pendenti, con acclività inferiori al 15%, di solito non terrazzati e per questo facilmente meccanizzabili.
  3. c. Il Morfotipo dell'Associazione tra seminativo e vigneto è presente su morfologie collinari addolcite o su superfici pianeggianti ed è caratterizzato dall'associazione tra colture a seminativo e a vigneto, prevalentemente localizzati nella porzione sud del territorio di Castellina in Chianti e nella porzione centrale, nei pressi del capoluogo, del territorio del Comune di Radda in Chianti. Le aree coltivate si alternano in una maglia di dimensione medio-ampia o ampia nella quale i vigneti sono sempre di impianto recente e hanno rimpiazzato le colture tradizionali (in genere piccoli oliveti o appezzamenti a coltura promiscua), ma conservando siepi e altri elementi di corredo vegetale della maglia agraria.
  4. d. Il Morfotipo del Mosaico Collinare a Oliveto e Vigneto prevalenti è caratterizzato dall'alternanza tra vigneti e oliveti come colture prevalenti, variamente inframmezzate da superfici boscate e si localizza nella porzione centrale del territorio intercomunale. Date le possibili varianti si distinguono principalmente due situazioni: appezzamenti di dimensione contenuta con maglia agraria fitta e situazioni in cui la maglia è media o anche ampia. In questo mosaico si riscontra una strutturazione delle coltivazioni: l'oliveto, spesso si trova a corredo del sistema insediativo, localizzato sulle dorsali, il vigneto lungo le pendici dei versanti con il bosco a coprire le zone più acclivi lungo le vallecole secondarie e i seminativi (se presenti) in basso nelle zone pianeggianti. Il grado di infrastrutturazione ecologica è medio-alto, con una notevole presenza di siepi poste sui bordi dei campi o a corredo della viabilità poderale e interpoderale. Il morfotipo è legato alle produzioni di qualità tipiche del territorio chiantigiano che si fregiano di marchi di indicazione di origine (DOCG, DOP, IGP).
  5. e. Il Morfotipo del Mosaico Colturale e Particellare Complesso di Assetto Tradizionale di Collina e di Montagna si riscontra nella porzione settentrionale de territorio intercomunale ed è caratterizzato da isole di coltivi disposte attorno ai nuclei abitati e immerse nel bosco. L'aspetto che caratterizza il morfotipo, è la stretta connessione tra nucleo storico insediato e l'intorno coltivato. Il nucleo insediativo spesso è costituito da poche abitazioni rurali. La maglia agraria è fitta e articolata per dimensioni e forma dei campi. Il livello di infrastrutturazione ecologica risulta elevato grazie alla forte presenza di vegetazione spontanea, costituita sia da macchie e lingue di bosco, sia da aree di rinaturalizzazione quale esito di fenomeni di abbandono colturale. Gli appezzamenti presentano spesso forme di coltivazione promiscua date in particolare dalla combinazione tra seminativi, generalmente terrazzati, e filari di colture legnose disposte sui bordi.

Capo III – Invarianti strutturali

Art. 7. Disciplina generale

1. Le invarianti strutturali comprendono i caratteri specifici, i principi generativi e le regole che assicurano la tutela e la riproduzione delle componenti identitarie qualificative del patrimonio territoriale di cui all'art.6.

2. L'individuazione delle invarianti strutturali, fatte salve diverse disposizioni della presente disciplina, non costituisce un vincolo di non modificabilità delle strutture territoriali riconosciute nel presente titolo, ma il riferimento per definire le condizioni di trasformabilità.

3. Il riconoscimento delle invarianti strutturali e la loro disciplina sono identificati negli artt. 8-11 attraverso:

  1. a. la rappresentazione dei caratteri che qualificano gli elementi e le relazioni costitutive di ciascuna invariante;
  2. b. l'individuazione dei principi generativi e delle regole che ne hanno consentito la riproduzione nel tempo;
  3. c. la valutazione dello stato di conservazione dell'invariante, la definizione degli obiettivi e delle azioni per mitigare o superare le criticità e per valorizzare le potenzialità d'uso e prestazionali.

Art. 8. Invariante strutturale idro-geomorfologica

1. Il P.S.I., sulla base delle caratteristiche, dei valori e delle criticità indicati per i sistemi morfogenetici riportati nella scheda ambito 10 Chianti del PIT/PPR, indica le seguenti azioni, distinte per ciascun sistema morfogenetico, da declinare nei successivi atti di governo del territorio:

  1. a. Sistema delle colline a bassa permeabilità:
    1. I. evitare interventi di trasformazione e di recupero che comportino alterazioni del deflusso superficiale e della stabilità dei versanti, al fine della prevenzione del rischio geomorfologico;
    2. II. favorire interventi di recupero delle opere di sistemazione idraulico-agraria, con particolare riferimento alle aree caratterizzate da abbandono rurale.
  2. b. Sistema delle colline a media permeabilità:
    1. I. limitare gli interventi che riducono l'infiltrazione dell'acqua, in particolare l'impermeabilizzazione del suolo, e che comportano la riduzione prolungata della copertura forestale;
    2. II. evitare che la viabilità minore destabilizzi i versanti;
  3. c. Sistema delle colline calcaree ad alta permeabilità:
    1. I. conservare i caratteri geomorfologici del sistema che sostiene paesaggi di elevata naturalità e valore paesaggistico, sia epigei che ipogei;
    2. II. salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche, limitando l'impermeabilizzazione del suolo e l'espansione degli insediamenti.
  4. d. Sistema delle colline morbide su argille a bassa permeabilità:
    1. I. evitare interventi di trasformazione e di recupero che comportino aumento della velocità di deflusso delle acque superficiali con conseguente aumento dell'azione erosiva in terreni (argille) caratterizzati da fenomeni erosivi areali anche intensi;
    2. II. favorire tecniche di impianto e gestione delle colture indirizzate alla prevenzione dell'erosione del suolo e dell'aumento dei deflussi superficiali.
  5. e. Sistema delle colline morbide su depositi ad alta permeabilità:
    1. I. coniugare l'attitudine all'attività agricola con la protezione del suolo e delle falde acquifere;
    2. II. favorire tecniche di impianto e gestione delle colture indirizzate alla prevenzione dell'erosione del suolo e dell'aumento dei deflussi superficiali.
  6. f. Sistema delle montagne e colline a versanti ripidi a medio alta permeabilità:
    1. I. limitare gli interventi che riducono l'infiltrazione dell'acqua, in particolare l'impermeabilizzazione del suolo, e che comportano la riduzione prolungata della copertura forestale;
    2. II. evitare gli interventi di trasformazione che comportano aumento del deflusso superficiale e alterazione della stabilità dei versanti al fine della prevenzione del rischio geomorfologico;
    3. III. evitare che interventi relativi alla viabilità minore destabilizzino i versanti.

Art. 9. Invariante strutturale ecosistemica

1. Il P.S.I. individua specifiche direttive e da perseguire con i P.O. per i singoli elementi che costituiscono la rete ecologica forestale:

  1. a. NODO FORESTALE PRIMARIO E SECONDARIO:
    1. I. mantenimento e miglioramento della qualità degli ecosistemi forestali attraverso la conservazione dei nuclei forestali a maggiore maturità e complessità strutturale, la riqualificazione dei boschi parzialmente degradati (castagneti cedui con intensi prelievi, pinete soggette a incendi, cipressete degradate) e valorizzando le tecniche di selvicoltura naturalistica;
    2. II. riduzione del carico di ungulati tramite metodologie di controllo e contenimento (caccia di selezione, installazione di recinzioni con maglia variabile per favorire il passaggio della microfauna);
    3. III. riduzione e mitigazione degli impatti legati alla diffusione di fitopatologie e degli incendi;
    4. IV. riduzione e mitigazione degli impatti/disturbi sui margini dei nodi e mantenimento e/o miglioramento del grado di connessione con gli altri nodi (primari e secondari);
    5. V. miglioramento della gestione selvicolturale dei boschi suscettibili alla invasione di specie aliene (Robinia pseudacacia e Ailanthus altissima), con particolare riferimento ai castagneti, alle cerrete, alle pinete di pino nero e alle formazioni ripariali;
    6. VI. mantenimento e/o miglioramento della qualità ecosistemica complessiva degli ecosistemi arborei ripariali, dei loro livelli di maturità, complessità strutturale e continuità longitudinale e trasversale ai corsi d'acqua;
    7. VII. riduzione delle utilizzazioni forestali negli impluvi e lungo i corsi d'acqua;
    8. VIII. tutela e gestione conservativa degli habitat forestali di interesse comunitario;
    9. IX. realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.
  2. a. NUCLEI DI CONNESSIONE ED ELEMENTI FORESTALI ISOLATI
    1. I. miglioramento della qualità degli ecosistemi forestali isolati e dei loro livelli di maturità e complessità strutturale;
    2. II. estensione e miglioramento della connessione ecologica dei nuclei forestali isolati (anche intervenendo sui livelli di permeabilità ecologica della matrice agricola circostante), con particolare riferimento a quelli ricadenti in prossimità della Direttrice di connettività ecologica da ricostituire tra le aree boscate del territorio comunale di Monteriggioni e quelle a sud dell'abitato di Castellina in Chianti;
    3. III. riduzione del carico di ungulati tramite metodologie di controllo e contenimento (caccia di selezione, installazione di recinzioni con maglia variabile per favorire il passaggio della microfauna);
    4. IV. riduzione e mitigazione degli impatti legati alla diffusione di fitopatologie e agli incendi; V. controllo/limitazione della diffusione di specie aliene o di specie invasive nelle comunità vegetali forestali, in particolare contenimento della diffusione dei boschi di Robinia pseudacacia e Ailanthus altissima;
    5. VI. riduzione delle utilizzazioni forestali negli impluvi e lungo i corsi d'acqua;
    6. VII. realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.
  3. b. MATRICE FORESTALE AD ELEVATA CONNETTIVITÀ
    1. I. recupero della gestione attiva delle formazioni forestali la cui perpetuazione è strettamente legata all'utilizzo antropico;
    2. II. riduzione del carico di ungulati tramite metodologie di controllo e contenimento (caccia di selezione, installazione di recinzioni con maglia variabile per favorire il passaggio della microfauna);
    3. III. riduzione e mitigazione degli impatti legati alla diffusione di fitopatologie e incendi.
    4. IV. tutela dei nuclei forestali a maggiore maturità (futuri nodi della rete) e delle stazioni forestali "eterotopiche";
    5. V. controllo/limitazione della diffusione di specie aliene o di specie invasive nelle comunità vegetali forestali (in particolare Robinia pseudacacia e Ailanthus altissima).
    6. VI. tutela e gestione conservativa degli habitat forestali di interesse comunitario;
    7. VII. realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.
  4. c. CORRIDOI RIPARIALI
    1. I. miglioramento della qualità ecosistemica complessiva degli ambienti fluviali, degli ecosistemi ripariali e dei loro livelli di maturità, complessità strutturale e continuità longitudinale e trasversale ai corsi d'acqua;
    2. II. riduzione dei processi di artificializzazione degli alvei, delle sponde e delle aree di pertinenza fluviale;
    3. III. miglioramento della compatibilità ambientale della gestione idraulica e delle attività di pulizia delle sponde;
    4. IV. miglioramento della qualità delle acque prediligendo attività sostenibili e ecocompatibili;
    5. V. mitigazione degli impatti legati alla diffusione di specie aliene (in particolare di robinia);
    6. VI. riduzione delle utilizzazioni forestali negli impluvi e lungo i corsi d'acqua;
    7. VII. valorizzazione degli strumenti di partecipazione delle Comunità locali alla gestione e conservazione degli ecosistemi fluviali;
    8. VIII. promozione contratti di fiume;
    9. IX. promozione per la gestione di metodi alternativi e ecocompatibili.
  5. d. NODO ECOSISTEMI AGROPASTORALI
    1. I. riduzione dei processi di consumo di suolo agricolo a opera dell'urbanizzato nelle aree agricole collinari;
    2. II. mantenimento e miglioramento delle dotazioni ecologiche degli agroecosistemi con particolare riferimento agli elementi vegetali lineari e puntuali (siepi, filari alberati, boschetti e alberi camporili);
    3. III. mantenimento delle sistemazioni idraulico-agrarie di versante (terrazzamenti, ciglionamenti, ecc.) e della tessitura agraria;
    4. IV. riduzione del carico di ungulati e dei relativi impatti sugli ecosistemi agropastorali;
    5. V. mitigazione degli effetti delle trasformazioni di aree agricole tradizionali in vigneti specializzati, cercando di garantire, ove possibile il minimo utilizzo delle sistemazioni a rittochino, con particolare riferimento alle matrici agricole con funzione di connessione tra nodi, matrici forestali e nuclei isolati;
    6. VI. mantenimento e valorizzazione dell'agrobiodiversità, anche attraverso e l'adesione a sistemi produttivi sostenibili;
    7. VII. realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.
  6. e. MATRICE AGROESCOSISTEMICA COLLINARE
    1. I. riduzione dei processi di consumo di suolo agricolo a opera dell'urbanizzato diffuso e delle infrastrutture;
    2. II. miglioramento della permeabilità ecologica delle aree agricole anche attraverso la ricostituzione degli elementi vegetali lineari e puntuali e la creazione di fasce tampone lungo gli impluvi. Obiettivo da perseguire con particolare riferimento alla matrice agricola di collegamento tra aree forestali, e nell'area a sud del Comune di Castellina in Chianti caratterizzata dalla presenza di una Direttrice di connettività ecologica da ricostituire tra le aree boscate del territorio comunale di Monteriggioni e quelle a sud dell'abitato di Castellina in Chianti;
    3. III. mantenimento e/o recupero delle sistemazioni idraulico-agrarie di versante (terrazzamenti, ciglionamenti, ecc.) e della tessitura agraria;
    4. IV. mitigazione degli effetti delle trasformazioni di aree agricole tradizionali in vigneti specializzati, cercando di garantire, ove possibile il minimo utilizzo delle sistemazioni a rittochino, con particolare riferimento alle matrici agricole con funzione di connessione tra nodi, matrici forestali e nuclei isolati;
    5. V. aumento dei livelli di sostenibilità ambientale delle attività agricole intensive anche mediante la ricostituzione/riqualificazione delle dotazioni ecologiche (siepi, filari alberati, alberi camporili) e l'adesione a sistemi produttivi sostenibili, come il biologico;
    6. VI. riduzione degli impatti dell'agricoltura intensiva sul reticolo idrografico e sugli ecosistemi fluviali, lacustri e palustri, prediligendo attività agricole con minore consumo di risorse idriche e minore utilizzo di fertilizzanti e prodotti fitosanitari;
    7. VII. favorire la realizzazione di invasi aziendali;
    8. VIII. realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.
  7. f. AGROECOSISTEMA FRAMMENTATO ATTIVO
    1. I. mantenimento e recupero delle tradizionali attività agricole e di pascolo anche attraverso la sperimentazione di pratiche innovative che coniughino vitalità economica con ambiente e paesaggio;
    2. II. mantenimento delle sistemazioni tradizionali idraulico-agrarie di versante (terrazzamenti, ciglionamenti, ecc.) e della tessitura agraria;
    3. III. riduzione del carico di ungulati e dei relativi impatti sulle attività agricole;
    4. IV. riduzione degli impatti sugli ecosistemi legati a locali e intense attività antropiche;
    5. V. mitigazione degli impatti derivanti dalla trasformazione di aree agricole tradizionali in forme di agricoltura intensiva;
    6. VI. realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.
  8. g. AGROECOSISTEMA FRAMMENTATO IN ABBANDONO CON RICOLONIZZAZIONE ARBOREA/ ARBUSTIVA
    1. I. mantenimento e recupero, ove possibile, delle tradizionali attività agricole, limitando i processi di espansione e ricolonizzazione arborea e arbustiva, favorendo lo sviluppo di un'agricoltura innovativa;
    2. II. riduzione dei processi di urbanizzazione e artificializzazione;
    3. III. mantenimento delle sistemazioni idraulico-agrarie di versante (terrazzamenti, ciglionamenti, ecc.) e della tessitura agraria;
    4. IV. riduzione del carico di ungulati e dei relativi impatti sulle zone agricole relittuali; V. riduzione degli impatti sugli ecosistemi legati a locali e intense attività antropiche;
    5. VI. mantenimento degli arbusteti e dei mosaici di prati arbustati se attribuibili ad habitat di interesse comunitario o regionale o comunque se di elevato interesse conservazionistico;
    6. VII. realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.

Art. 10. Invariante strutturale insediativa

1. Il P.S.I. rappresenta nell'elaborato ATL_SI Atlante dei sistemi insediativi, il riconoscimento e l'individuazione dei seguenti tessuti urbani:

TESSUTI URBANI DELLA CITTA' STORICA

TESSUTI URBANI A PREVALENTE FUNZIONE RESIDENZIALE E MISTA

  1. - TS1 - Tessuto storico compatto

TESSUTI URBANI DELLA CITTA' CONTEMPORANEA

TESSUTI URBANI A PREVALENTE FUNZIONE RESIDENZIALE E MISTA

  1. - TR4 - Tessuto delle urbanizzazioni contemporanee di edilizia pianificata
  2. - TR5 - Tessuto puntiforme
  3. - TR7 - Tessuto delle urbanizzazioni contemporanee sfrangiato di margine
  4. - TR8 - Tessuto edilizio lineare
  5. - TR8a - Tessuto edilizio fondativo lungo strada TESSUTI DELLA CITTA' PRODUTTIVA E SPECIALISTICA
  6. - TPS1 - Tessuto delle urbanizzazioni contemporanee a proliferazione produttiva
  7. - TS3 - Tessuto degli edifici specialistici e dei servizi pubblici locali

2. Il P.S.I. individua specifici obiettivi e azioni da perseguire con i P.O. per i tessuti urbani di cui al comma 1:

  1. a. TS1 - Tessuto storico compatto
    Tutelare la struttura della cortina muraria continua lungo strada, incrementando al contempo la qualità dei servizi e della rete di spazi pubblici perseguendo le seguenti azioni:
    1. I. mantenere, là dove esistenti o le condizioni non ne compromettano gli elementi caratteristici, i varchi nella cortina edilizia per favorire l'utilizzo pubblico e semipubblico di passaggi interni, creando una rete continua di spazi fruibili (percorsi pedonali, giardini, orti urbani, ecc.)
    2. II. progettare la "rete degli spazi pubblici", in connessione ai servizi a scala di vicinato, localizzati ai piani terra degli edifici, prevedendo la trasformazione delle aree aperte presenti (slarghi, ecc) in occasioni per incrementare la dotazione e la qualità della rete dello spazio pubblico e del tessuto connettivo pedonale;
    3. III. evitare l'inserimento di architetture fuori scala e monofunzionali specialistiche;
    4. IV. progettare la delocalizzazione degli edifici produttivi dismessi o sottoutilizzati;
    5. V. rigenerare gli ambiti degradati per la presenza di edifici incongrui o produttivi dismessi o sottoutilizzati;
    6. VI. riprogettare il "bordo costruito" con azioni di qualificazione paesaggistica per frenare i processi di dispersione insediativa, anche tramite l'istituzione di una "cintura verde" periurbana che renda permeabile il passaggio tra la città consolidata e il territorio rurale. A tal fine valorizzare gli elementi costitutivi degli ambiti periurbani là dove identificati.
    7. VII. migliorare i fronti urbani (prospetti tergali) verso lo spazio agricolo a filtro con il nucleo medioevale, là dove presente, chiudendo alcune maglie per dare unitarietà all'edificato.
    8. VIII. progettare il complesso degli spazi aperti interni alla frangia periurbana, come strategia per il miglioramento dello spazio aperto urbano periferico creando spazi in continuità e connessioni in chiave paesaggistica con gli spazi verdi della cintura verde a filtro con il territorio urbanizzato (ambiti periurbani là dove identificati).
  2. b. TR4 - Tessuto delle urbanizzazioni contemporanee di edilizia pianificata
    Attivare progetti di riqualificazione e di rigenerazione urbana orientati a valorizzare e favorire la qualità e riconoscibilità dell'architettura contemporanea e la qualità degli spazi aperti urbani, congiuntamente alla realizzazione di nuove relazioni funzionali, ambientali e paesaggistiche tra il presente tessuto e i tessuti adiacenti, la città ed il territorio rurale.
    1. I. attivare progetti di rigenerazione urbana di edifici incongrui o dismessi o sottoutilizzati presenti;
    2. II. incentivare la qualità degli interventi di architettura e ristrutturazione urbanistica ed edilizia nei linguaggi della contemporaneità ed attivare occasioni per rivalutare il patrimonio edilizio contemporaneo (efficienza e produzione energetica, qualità dei fronti urbani);
    3. III. costruire permeabilità tra città e campagna valorizzando e creando relazioni e rapporti di continuità spaziale, visuale e percettiva tra spazio aperto urbano e campagna periurbana (coni visivi e connessioni in chiave paesaggistica);
    4. IV. realizzare o recuperare aree attrezzate specializzate, accessibili dalla città e dallo spazio periurbano, conferendogli il ruolo di nuove centralità urbane
    5. V. riprogettare il margine urbano con interventi di qualificazione paesaggistica (costruire permeabilità tra spazio urbano e aperto, ridisegnare i fronti urbani verso lo spazio agricolo, progettare percorsi di connessione/attraversamento, fasce alberate, orti, frutteti e giardini periurbani).
  3. c. TR5 - Tessuto puntiforme
    Promuovere un progetto di paesaggio urbano capace di generare uno spazio urbano poroso a partire da un tessuto a bassa densità, conferendo all'insediamento una chiara matrice urbana e al contempo valorizzando il passaggio e le relazioni da campagna a città.
    1. I. progettare il margine urbano con azioni di mitigazione paesaggistica, mantenimento e valorizzazione dei varchi visivi e ridefinizione dei retri urbani;
    2. II. utilizzare lo spazio della campagna periurbana come risorsa per il miglioramento (qualitativo e quantitativo) dello spazio aperto pubblico creando spazi in continuità e connessioni in chiave paesaggistica;
    3. III. riprogettare lo spazio urbano e pubblico esplorando le potenzialità esistenti (direttrici viarie principali, slarghi, parcheggi, marciapiedi, aree non costruite, brandelli di tessuto agricolo interclusi) per creare connessioni funzionali e percettive nell'unità di vicinato, con la città e con il territorio aperto.
  4. d. TR7 - Tessuto delle urbanizzazioni contemporanee sfrangiato di margine
    Attivare progetti di paesaggio con interventi sul margine urbano anche di riqualificazione o rigenerazione, sugli spazi pubblici, sulle relazioni con la città da un lato ed il territorio aperto dall'altro, finalizzando gli interventi alla trasformazione di un tessuto amorfo di case in un quartiere a bassa densità in stretta relazione con il territorio aperto adiacente:
    1. I. bloccare i processi di dispersione insediativa. Riprogettare il "bordo costruito" con azioni di riqualificazione paesaggistica e insediativa, anche tramite l'istituzione di una "cintura verde" periurbana che qualifichi in senso multifunzionale (orti, frutteti, giardini, percorsi fruitivi, parchi agricoli) il passaggio dalla città alla campagna;
    2. II. migliorare i fronti urbani verso lo spazio agricolo, completando e rendendo continue alcune maglie frammentate per dare unitarietà all'edificato;
    3. III. progettare il complesso degli spazi aperti interni alla frangia periurbana, come strategia per il miglioramento dello spazio aperto urbano periferico, creando spazi in continuità e connessioni in chiave paesaggistica e ambientale con gli spazi verdi della "cintura" e dell'aperta campagna e con la città compatta;
    4. IV. riprogettare e valorizzare le aree intercluse o libere come spazi pubblici integrati, flessibili e multiuso, destinandoli ad attività agricolo/ricreative, orti urbani, parchi, giardini, ecc. connettendoli con percorsi di mobilità dolce alla "cintura verde" periurbana;
    5. V. dotare lo spazio periferico di servizi alla scala dell'unità di vicinato;
    6. VI. verificare ed attuare strategie di densificazione dei tessuti, prevedendo nel contempo interventi di ristrutturazione e demolizione degli edifici esistenti;
    7. VII. eliminare i fenomeni di degrado urbanistico ed architettonico;
    8. VIII. ridefinire la struttura "ordinatrice" ed il ruolo dello spazio pubblico e del connettivo aumentandone la dotazione e la qualità.
  5. e. TR8 - Tessuto edilizio lineare
    Riqualificare le relazioni funzionali, visive e paesaggistiche tra città e campagna, prevedendo, anche per le edificazioni stradali esistenti, il mantenimento o l'apertura di varchi sul territorio aperto e ricostruendo una polarizzazione lineare policentrica.
    1. I. identificare progetti di trasformazione a sostegno del sistema urbano policentrico, con interventi di addensamento dei nodi urbani con spazi pubblici, servizi e spazi intermodali e apertura di varchi di discontinuità nel tessuto lineare lungo strada utili a favorire la continuità paesaggistica ed ambientale;
    2. II. contenere i processi di dispersione insediativa impedendo ulteriori processi di edificazione lungo gli assi stradali e sui retri dell'edificato esistente;
    3. III. riprogettare il "bordo costruito" con azioni di qualificazione paesaggistica per frenare i processi di dispersione insediativa, anche tramite l'istituzione di una "cintura verde" periurbana che renda permeabile il passaggio dalla città alla campagna;
    4. IV. migliorare i fronti urbani verso lo spazio agricolo, chiudendo alcune maglie per dare unitarietà all'edificato;
    5. V. progettare il complesso degli spazi aperti interni alla frangia periurbana, come strategia per il miglioramento dello spazio aperto urbano periferico creando spazi in continuità e connessioni in chiave paesaggistica con gli spazi verdi dell'aperta campagna e con la città compatta;
    6. VI. dotare lo spazio periferico di servizi e dotazioni alla scala di vicinato.
  6. f. TR8a - Tessuto edilizio fondativo lungo strada
    Riqualificare le relazioni funzionali, visive e paesaggistiche tra città e campagna, prevedendo, anche per le edificazioni stradali esistenti, il mantenimento o l'apertura di varchi sul territorio aperto e riqualificando una polarizzazione lineare policentrica.
    1. I. contenere i processi di dispersione insediativa impedendo ulteriori processi di edificazione lungo gli assi stradali e sui retri dell'edificato esistente;
    2. II. riprogettare il "bordo costruito" con azioni di qualificazione paesaggistica per frenare i processi di dispersione insediativa, anche tramite l'istituzione di una "cintura verde" periurbana che renda permeabile il passaggio dalla città alla campagna;
    3. III. migliorare i fronti urbani verso lo spazio agricolo, chiudendo alcune maglie per dare unitarietà all'edificato.
  7. g. TPS1 - Tessuto delle urbanizzazioni contemporanee a proliferazione produttiva Riqualificare le strade-mercato e gli insediamenti artigianali ricostruendo le relazioni urbanistiche, ambientali e paesaggistiche tra il tessuto produttivo e il territorio aperto e tra il tessuto produttivo e la città.
    1. I. mitigare nelle previsioni urbanistiche ulteriori processi di edificazione lungo le strade e i fiumi;
    2. II. progettare il margine con il territorio aperto prevedendo interventi di qualificazione paesaggistica;
    3. III. riutilizzare i manufatti dismessi per la riqualificazione urbanistica, ambientale e architettonica;
    4. IV. provvedere alla messa in sicurezza della viabilità;
    5. V. attrezzare ecologicamente le aree produttivo commerciali-direzionali;
    6. VI. trasformare le aree produttive in occasioni per sperimentare strategie di ecosostenibilità e produzione di energie rinnovabili (fotovoltaico, minieolico, biomasse, rifiuti di lavorazioni, comunità energetiche, ecc.)
  8. h. TS3 - Tessuto degli edifici specialistici e dei servizi pubblici locali
    Integrare i tessuti nei contesti urbani e rurali/naturali con interventi di riqualificazione e valorizzazione funzionale e paesaggistica:
    1. I. creare relazioni con il contesto urbano di riferimento (Riqualificare gli accessi alla città );
    2. II. progettare il margine con il territorio aperto prevedendo varchi e visuali (ridisegno dei margini, schermature, barriere visive e antirumore, ecc);
    3. III. mascherare con vegetazione idonea i margini e curare paesaggisticamente il rapporto visivo con il contesto;
    4. IV. sfruttare le superfici pavimentate e le coperture di edifici, tettoie, ecc per la produzione di energie alternative.

3. Anche con riferimento al Censimento dell'architettura toscana del secondo novecento, i P.O., nella disciplina del patrimonio edilizio esistente, provvedono a riconoscere e tutelare le architetture contemporanee, opere di autori noti, che mostrino caratteri di interesse artistico con particolare riferimento alla concezione dell'organismo architettonico, all'uso dei materiali, alle relazioni con l'intorno territoriale e paesaggistico.

Art. 11. Invariante strutturale agro-forestale

1. Il P.S.I. individua specifici obiettivi da perseguire con i P.O.:

  1. a. MORFOTIPO DELLA VITICOLTURA
    1. I. progettare la forma e l'orientamento dei campi in modo che, nelle nuove riorganizzazioni dei coltivi, possano assumere anche dimensioni maggiori rispetto a quelle tipiche della maglia agraria storica purché siano morfologicamente coerenti con il contesto ed efficienti sul piano della funzionalità idraulica;
    2. II. conseguire una maggiore diversificazione colturale mediante la manutenzione e, dove possibile, l'introduzione di altri tipi di colture in sostituzione di parti a vigneto male localizzate;
    3. III. preservare l'integrità dei nuclei storici collinari evitando consistenti alterazioni morfologiche della loro struttura d'impianto e preservando le corone di oliveti o di altre colture d'impronta tradizionale che tipicamente contornano nuclei storici, aggregati rurali e case sparse;
    4. IV. privilegiare la definizione degli appezzamenti secondo le curve di livello e il reticolo idrografico esistente;
    5. V. mantenere e tutelare gli elementi dell'infrastruttura rurale storica ancora presenti, anche nelle nuove riorganizzazioni del tessuto dei coltivi e del relativo corredo vegetazionale. Se non possibile, realizzare nuovi percorsi o manufatti che preservino la continuità e l'integrità della rete. Tale attività si dovrà rivolgere anche alla viabilità secondaria poderale e interpoderale e alla sua vegetazione di corredo.
    6. VI. costituire una rete di infrastrutturazione paesaggistica ed ecologica continua e articolata da conseguire anche mediante la piantumazione di alberature e siepi arbustive a corredo dei nuovi tratti di viabilità poderale e interpoderale, dei confini dei campi e dei fossi di scolo delle acque. È inoltre opportuno introdurre alberi isolati o a gruppi nei punti nodali della maglia agraria;
    7. VII. conservare le estensioni boscate e mantenere o ricostituire fasce di vegetazione spontanea o aree di rinaturalizzazione (es.: vegetazione riparia). In particolare è opportuno incrementare il corredo vegetale dei corsi d'acqua nei tratti che ne sono sprovvisti con la finalità di favorire la connettività ecologica con particolare attenzione alle aree in prossimità della Direttrice di connettività ecologica da ricostituire tra le aree boscate del territorio comunale di Monteriggioni e quelle a sud dell'abitato di Castellina in Chianti.
    8. VIII. mantenere la funzionalità e l'efficienza del sistema di regimazione idraulico-agraria e di contenimento dei versanti, da conseguire sia attraverso la conservazione e manutenzione delle opere esistenti, sia tramite la realizzazione di nuovi manufatti di pari efficienza e il più possibile coerenti con il contesto paesaggistico quanto a dimensioni, materiali, finiture impiegate;
    9. IX. per i vigneti di nuova realizzazione o reimpianti, prevedere l'interruzione della continuità della pendenza nelle sistemazioni a rittochino tramite l'introduzione di scarpate, muri a secco o altre sistemazioni di versante, valutando ove possibile l'orientamento dei filari secondo giaciture che assecondano le curve di livello o minimizzano la pendenza.
    10. X. nella progettazione di fabbricati strumentali per l'attività agricola, di altre infrastrutture e manufatti di servizio alla produzione agricola, perseguire la migliore integrazione paesaggistica valutando la compatibilità con la morfologia dei luoghi e con gli assetti idrogeologici ed evitando soluzioni progettuali che interferiscano visivamente con gli elementi del sistema insediativo storico, anche ricorrendo, ove possibile, all'impiego di edilizia eco-compatibile.
  2. b. MORFOTIPO OLIVICOLTURA
    1. I. favorire la permanenza, ove possibile, di oliveti e di altre colture d'impronta tradizionale che caratterizzano in senso storico-identitario il mosaico agrario, che svolgono importanti funzioni di presidio idrogeologico e che costituiscono nodi della rete degli agroecosistemi;
    2. II. mantenere e tutelare gli elementi dell'infrastruttura rurale storica ancora presenti, anche nelle nuove riorganizzazioni del tessuto dei coltivi e del relativo corredo vegetazionale. Se non possibile, realizzare nuovi percorsi o manufatti che preservino la continuità e l'integrità della rete. Tale attività si dovrà rivolgere anche alla viabilità secondaria poderale e interpoderale e alla sua vegetazione di corredo.
    3. III. costituire una rete di infrastrutturazione paesaggistica ed ecologica continua e articolata da conseguire anche mediante la piantumazione di alberature e siepi arbustive a corredo dei nuovi tratti di viabilità poderale e interpoderale, dei confini dei campi e dei fossi di scolo delle acque. È inoltre opportuno introdurre alberi isolati o a gruppi nei punti nodali della maglia agraria;
    4. IV. mantenere la funzionalità e l'efficienza del sistema di regimazione idraulico-agraria e di contenimento dei versanti, da conseguire sia attraverso la conservazione e manutenzione delle opere esistenti, sia tramite la realizzazione di nuovi manufatti di pari efficienza e il più possibile coerenti con il contesto paesaggistico quanto a dimensioni, materiali, finiture impiegate;
    5. V. nella progettazione di fabbricati strumentali per l'attività agricola, di altre infrastrutture e manufatti di servizio alla produzione agricola, perseguire la migliore integrazione paesaggistica valutando la compatibilità con la morfologia dei luoghi e con gli assetti idrogeologici ed evitando soluzioni progettuali che interferiscano visivamente con gli elementi del sistema insediativo storico, anche ricorrendo, ove possibile, all'impiego di edilizia eco-compatibile.
    6. VI. tutelare l'integrità morfologica dei nuclei storici evitando espansioni che ne alterino la struttura d'impianto;
    7. VII. limitare e contrastare i fenomeni di dispersione insediativa nel paesaggio agrario che compromettano la leggibilità della struttura insediativa d'impronta mezzadrile tipica della gran parte dei contesti caratterizzati dalla diffusione di questo morfotipo;
    8. VIII. conservare gli oliveti o le altre colture d'impronta tradizionale poste a contorno degli insediamenti storici in modo da definire almeno una corona o una fascia di transizione rispetto ad altre colture o alla copertura boschiva.
    9. IX. attuare una gestione delle aree boscate finalizzata a preservare i boschi di valore patrimoniale e a contenere l'espansione della boscaglia sui terreni scarsamente manutenuti o in stato di abbandono.
  3. c. MORFOTIPO DELL'ASSOCIAZIONE TRA SEMINATIVO E VIGNETO
    1. I. progettare la forma e l'orientamento dei campi in modo che, nelle nuove riorganizzazioni dei coltivi, possano assumere anche dimensioni maggiori rispetto a quelle tipiche della maglia agraria storica purché siano morfologicamente coerenti con il contesto ed efficienti sul piano della funzionalità idraulica;
    2. II. privilegiare la definizione degli appezzamenti secondo le curve di livello e il reticolo idrografico esistente;
    3. III. mantenere e tutelare gli elementi dell'infrastruttura rurale storica ancora presenti, anche nelle nuove riorganizzazioni del tessuto dei coltivi e del relativo corredo vegetazionale. Se non possibile, realizzare nuovi percorsi o manufatti che preservino la continuità e l'integrità della rete. Tale attività si dovrà rivolgere anche alla viabilità secondaria poderale e interpoderale e alla sua vegetazione di corredo.
    4. IV. costituire una rete di infrastrutturazione paesaggistica ed ecologica continua e articolata da conseguire anche mediante la piantumazione di alberature e siepi arbustive a corredo dei nuovi tratti di viabilità poderale e interpoderale, dei confini dei campi e dei fossi di scolo delle acque. È inoltre opportuno introdurre alberi isolati o a gruppi nei punti nodali della maglia agraria;
    5. V. conservare le estensioni boscate e mantenere o ricostituire fasce di vegetazione spontanea o aree di rinaturalizzazione (es.: vegetazione riparia). In particolare è opportuno incrementare il corredo vegetale dei corsi d'acqua nei tratti che ne sono sprovvisti con la finalità di favorire la connettività ecologica con particolare attenzione alle aree in prossimità della Direttrice di connettività ecologica da ricostituire tra le aree boscate del territorio comunale di Monteriggioni e quelle a sud dell'abitato di Castellina in Chianti.
    6. VI. mantenere la funzionalità e l'efficienza del sistema di regimazione idraulico-agraria e di contenimento dei versanti, da conseguire sia attraverso la conservazione e manutenzione delle opere esistenti, sia tramite la realizzazione di nuovi manufatti di pari efficienza e il più possibile coerenti con il contesto paesaggistico quanto a dimensioni, materiali, finiture impiegate;
    7. VII. per i vigneti di nuova realizzazione o reimpianti, prevedere l'interruzione della continuità della pendenza nelle sistemazioni a rittochino tramite l'introduzione di scarpate, muri a secco o altre sistemazioni di versante, valutando ove possibile l'orientamento dei filari secondo giaciture che assecondano le curve di livello o minimizzano la pendenza.
    8. VIII. nella progettazione di fabbricati strumentali per l'attività agricola, di altre infrastrutture e manufatti di servizio alla produzione agricola, perseguire la migliore integrazione paesaggistica valutando la compatibilità con la morfologia dei luoghi e con gli assetti idrogeologici ed evitando soluzioni progettuali che interferiscano visivamente con gli elementi del sistema insediativo storico, anche ricorrendo, ove possibile, all'impiego di edilizia eco-compatibile.
    9. IX. tutelare l'integrità morfologica dei nuclei storici evitando espansioni che ne alterino la struttura d'impianto;
    10. X. limitare e contrastare i fenomeni di dispersione insediativa nel paesaggio agrario che compromettano la leggibilità della struttura insediativa d'impronta mezzadrile tipica della gran parte dei contesti caratterizzati dalla diffusione di questo morfotipo;
    11. XI. conservare gli oliveti o le altre colture d'impronta tradizionale poste a contorno degli insediamenti storici in modo da definire almeno una corona o una fascia di transizione rispetto ad altre colture o alla copertura boschiva.
  4. d. MORFOTIPO DEL SEMINATIVO E OLIVETO PREVALENTI DI COLLINA
    1. I. mantenere e tutelare gli elementi dell'infrastruttura rurale storica ancora presenti, anche nelle nuove riorganizzazioni del tessuto dei coltivi e del relativo corredo vegetazionale. Se non possibile, realizzare nuovi percorsi o manufatti che preservino la continuità e l'integrità della rete. Tale attività si dovrà rivolgere anche alla viabilità secondaria poderale e interpoderale e alla sua vegetazione di corredo.
    2. II. costituire una rete di infrastrutturazione paesaggistica ed ecologica continua e articolata da conseguire anche mediante la piantumazione di alberature e siepi arbustive a corredo dei nuovi tratti di viabilità poderale e interpoderale, dei confini dei campi e dei fossi di scolo delle acque. È inoltre opportuno introdurre alberi isolati o a gruppi nei punti nodali della maglia agraria;
    3. III. mantenere la funzionalità e l'efficienza del sistema di regimazione idraulico-agraria e di contenimento dei versanti, da conseguire sia attraverso la conservazione e manutenzione delle opere esistenti, sia tramite la realizzazione di nuovi manufatti di pari efficienza e il più possibile coerenti con il contesto paesaggistico quanto a dimensioni, materiali, finiture impiegate;
    4. IV. nella progettazione di fabbricati strumentali per l'attività agricola, di altre infrastrutture e manufatti di servizio alla produzione agricola, perseguire la migliore integrazione paesaggistica valutando la compatibilità con la morfologia dei luoghi e con gli assetti idrogeologici ed evitando soluzioni progettuali che interferiscano visivamente con gli elementi del sistema insediativo storico, anche ricorrendo, ove possibile, all'impiego di edilizia eco-compatibile.
    5. V. tutelare l'integrità morfologica dei nuclei storici evitando espansioni che ne alterino la struttura d'impianto;
    6. VI. limitare e contrastare i fenomeni di dispersione insediativa nel paesaggio agrario che compromettano la leggibilità della struttura insediativa d'impronta mezzadrile tipica della gran parte dei contesti caratterizzati dalla diffusione di questo morfotipo;
    7. VII. conservare gli oliveti o le altre colture d'impronta tradizionale poste a contorno degli insediamenti storici in modo da definire almeno una corona o una fascia di transizione rispetto ad altre colture o alla copertura boschiva.
  5. e. MORFOTIPO DEL MOSAICO COLLINARE A OLIVETO E VIGNETO PREVALENTI
    1. I. mantenere e tutelare gli elementi dell'infrastruttura rurale storica ancora presenti, anche nelle nuove riorganizzazioni del tessuto dei coltivi e del relativo corredo vegetazionale. Se non possibile, realizzare nuovi percorsi o manufatti che preservino la continuità e l'integrità della rete. Tale attività si dovrà rivolgere anche alla viabilità secondaria poderale e interpoderale e alla sua vegetazione di corredo.
    2. II. costituire una rete di infrastrutturazione paesaggistica ed ecologica continua e articolata da conseguire anche mediante la piantumazione di alberature e siepi arbustive a corredo dei nuovi tratti di viabilità poderale e interpoderale, dei confini dei campi e dei fossi di scolo delle acque. È inoltre opportuno introdurre alberi isolati o a gruppi nei punti nodali della maglia agraria;
    3. III. mantenere la funzionalità e l'efficienza del sistema di regimazione idraulico-agraria e di contenimento dei versanti, da conseguire sia attraverso la conservazione e manutenzione delle opere esistenti, sia tramite la realizzazione di nuovi manufatti di pari efficienza e il più possibile coerenti con il contesto paesaggistico quanto a dimensioni, materiali, finiture impiegate;
    4. IV. per i vigneti di nuova realizzazione o reimpianti, prevedere l'interruzione della continuità della pendenza nelle sistemazioni a rittochino tramite l'introduzione di scarpate, muri a secco o altre sistemazioni di versante, valutando ove possibile l'orientamento dei filari secondo giaciture che assecondano le curve di livello o minimizzano la pendenza.
    5. V. nella progettazione di fabbricati strumentali per l'attività agricola, di altre infrastrutture e manufatti di servizio alla produzione agricola, perseguire la migliore integrazione paesaggistica valutando la compatibilità con la morfologia dei luoghi e con gli assetti idrogeologici ed evitando soluzioni progettuali che interferiscano visivamente con gli elementi del sistema insediativo storico, anche ricorrendo, ove possibile, all'impiego di edilizia eco-compatibile.
    6. VI. tutelare l'integrità morfologica dei nuclei storici evitando espansioni che ne alterino la struttura d'impianto;
    7. VII. limitare e contrastare i fenomeni di dispersione insediativa nel paesaggio agrario che compromettano la leggibilità della struttura insediativa d'impronta mezzadrile tipica della gran parte dei contesti caratterizzati dalla diffusione di questo morfotipo;
    8. VIII. conservare gli oliveti o le altre colture d'impronta tradizionale poste a contorno degli insediamenti storici in modo da definire almeno una corona o una fascia di transizione rispetto ad altre colture o alla copertura boschiva.
    9. IX. Attuare una gestione delle aree boscate finalizzata a preservare i boschi di valore patrimoniale e a contenere l'espansione della boscaglia sui terreni scarsamente manutenuti o in stato di abbandono;
  6. f. MORFOTIPO DEL MOSAICO COLTURALE E PARTICELLARE COMPLESSO DI ASSETTO TRADIZIONALE DI COLLINA E DI MONTAGNA
    1. I. mantenere e tutelare gli elementi dell'infrastruttura rurale storica ancora presenti, anche nelle nuove riorganizzazioni del tessuto dei coltivi e del relativo corredo vegetazionale. Se non possibile, realizzare nuovi percorsi o manufatti che preservino la continuità e l'integrità della rete. Tale attività si dovrà rivolgere anche alla viabilità secondaria poderale e interpoderale e alla sua vegetazione di corredo.
    2. II. mantenere la funzionalità e l'efficienza del sistema di regimazione idraulico-agraria e di contenimento dei versanti, da conseguire sia attraverso la conservazione e manutenzione delle opere esistenti, sia tramite la realizzazione di nuovi manufatti di pari efficienza e il più possibile coerenti con il contesto paesaggistico quanto a dimensioni, materiali, finiture impiegate;
    3. III. nella progettazione di fabbricati strumentali per l'attività agricola, di altre infrastrutture e manufatti di servizio alla produzione agricola, perseguire la migliore integrazione paesaggistica valutando la compatibilità con la morfologia dei luoghi e con gli assetti idrogeologici ed evitando soluzioni progettuali che interferiscano visivamente con gli elementi del sistema insediativo storico, anche ricorrendo, ove possibile, all'impiego di edilizia eco-compatibile.

Capo IV – Territorio urbanizzato e territorio rurale

Art. 12. Disciplina generale

1. Il P.S.I. individua con apposito segno grafico negli elaborati cartografici STA_6 - Individuazione del territorio urbanizzato e del territorio rurale in scala 1:25.000 e 1:10.000:

  1. a. il territorio urbanizzato in cui sono distinti:
    • - aree interne al perimetro del territorio urbanizzato riferibili all'art.4, c. 4 della L.R. 65/2014 (potenziali aree di riqualificazione e rigenerazione);
    • - edificato fondativo storicizzato.
  2. b. il territorio rurale distinto in:
    • - centri e nuclei storici e relativi ambiti di pertinenza;
    • - nuclei rurali;
    • - ambiti periurbani;
    • - pertinenze degli aggregati e dei beni storico architettonici (P.T.C.P. di Siena artt. 13.13 e 13.14).

2. In caso di discordanza, le rappresentazioni dell'elaborato STA_6 - Individuazione del territorio urbanizzato e del territorio rurale in scala 1:10.000 prevalgono su quelle in scala 1:25.000.

3. Il P.O. dovrà disciplinare gli interventi per l'installazione di impianti fotovoltaici e di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, assicurando il rispetto delle caratteristiche tipologiche e morfologiche che caratterizzano il territorio, secondo i seguenti indirizzi:

  1. a. nei tessuti TS1 - Tessuto storico compatto, nei nuclei storici, nelle pertinenze dei beni storico architettonici di cui all'art. 18 e nelle aree individuate dal piano con ruolo alto e molto alto nella visibilità, il P.O. non potrà ammettere la realizzazione degli impianti fotovoltaici a terra e sulle coperture degli edifici, e dovrà prevedere che i progetti ammissibili siano sottoposti ad un passaggio consultivo dalla commissione paesaggistica, fermi restando gli obblighi di legge per i beni sottoposti a tutela del D.Lgs. 42/2004;
  2. b. negli ambiti di cui alla disciplina del Titolo III il P.O. dovrà prevedere che i progetti ammissibili siano sottoposti ad un passaggio consultivo dalla commissione paesaggistica, fermi restando gli obblighi di legge per i beni sottoposti a tutela del D.Lgs. 42/2004;
  3. c. nei tessuti TPS1 - Tessuto delle urbanizzazioni contemporanee a proliferazione produttiva e TS3 - Tessuto degli edifici specialistici e dei servizi pubblici locali il P.O. dovrà prevedere la trasformazione delle suddette aree in occasioni per sperimentare strategie di ecosostenibilità e produzione di energie rinnovabili, e dovrà ammettere la realizzazione degli impianti fotovoltaici incentivando e perseguendo la costituzione delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER).

4. Il P.O. a seguito di ulteriore approfondimento e del riconoscimento puntuale dei valori del patrimonio edilizio esistente dovrà elaborare una normativa specifica finalizzata a prevedere che:

  1. a. negli insediamenti e nei complessi edilizi di valore storico e paesaggistico l'installazione sia integrata nella copertura degli edifici adottando ogni possibile soluzione tecnica per armonizzarne l'impatto visivo unitamente al conseguimento della maggiore efficienza energetica;
  2. a. negli insediamenti e nei complessi edilizi diversi da quelli di cui alla lettera a) l'installazione si avvalga di tecniche e materiali che, unitamente al conseguimento della maggiore efficienza energetica, assicurino una soluzione architettonica ottimale, ovvero gli elementi del nuovo impianto dovranno essere complanari alla copertura esistente;
  3. b. ove l'installazione sia prevista a terra, siano adottate soluzioni progettuali atte a garantire un corretto inserimento paesaggistico, anche in considerazione di eventuali valori storici e architettonici presenti nell'edificato circostante, nonché ad armonizzarne l'impatto visivo col contesto paesaggistico di riferimento;
  4. c. dovranno comunque essere garantite le prospettive ed i coni ottici limitrofi significativi.

5. In attesa degli approfondimenti di dettaglio del P.O. che permettano l'inserimento di detti impianti, in modo compatibile con i valori del patrimonio edilizio esistente e della normativa di settore sono vietate le istallazioni di impianti per la produzione di energia rinnovabile sui tetti degli edifici e la istallazione a terra per impianti superiori a 10 Kwh.

6. In riferimento ai commi 3, 4 e 5 del presente articolo, fatte salve le disposizioni di cui al D.Lgs. 199/2021 e il PAER della Regione Toscana, troveranno altresì applicazione le salvaguardie di cui agli artt. 59 e 60.

Art. 13. Territorio urbanizzato

1. Il P.S.I. perimetra il territorio urbanizzato costituito dai centri storici, le aree edificate con continuità dei lotti, le attrezzature e i servizi, i parchi urbani, gli impianti tecnologici, i lotti e gli spazi inedificati interclusi dotati di opere di urbanizzazione primaria, tenuto conto delle strategie di riqualificazione e rigenerazione urbana, ivi inclusi gli obiettivi di soddisfacimento del fabbisogno di edilizia residenziale pubblica, laddove ciò contribuisca a qualificare il disegno dei margini urbani.

2. Non costituiscono in ogni caso territorio urbanizzato:

  1. a. le aree rurali intercluse, che qualificano il contesto paesaggistico degli insediamenti di valore storico e artistico, o che presentano potenziale continuità ambientale e paesaggistica con le aree rurali periurbane, così come individuate dagli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica dei comuni, nel rispetto delle disposizioni del P.I.T.;
  2. b. l'edificato sparso o discontinuo e le relative aree di pertinenza.

3. Il perimetro del territorio urbanizzato tiene conto delle previsioni dei vigenti strumenti urbanistici comunali: in particolare esso include le aree interessate da interventi di trasformazione in corso di attuazione o previsti sulla base di piani ed altri strumenti attuativi convenzionati e tuttora in vigore. Il perimetro del territorio urbanizzato può essere precisato nei P.O. comunali, in relazione alle diverse scale di rappresentazione grafica ed a seguito degli aggiornamenti cartografici conseguenti all' attuazione degli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia. Pertanto, l'individuazione dei morfotipi urbani e della relativa disciplina è suscettibile delle integrazioni dovute alle analisi di maggior dettaglio dei P.O. che articoleranno i tessuti per organizzazione morfo-tipologica, per formazione storica e per permanenza o meno dei caratteri ordinari, in ordine al rapporto fra edifici e spazi pubblici o viabilità, alla presenza di funzioni diverse fra piani terra e piani superiori, alle tipologie edilizie, alla formazione tramite progettazione urbanistica unitaria o crescita edilizia singola.

4. Gli insediamenti, distinti per comuni, per i quali è stato riconosciuto il perimetro del territorio urbanizzato sono:

  1. a. Comune di Castellina in Chianti
    1. I. Castellina in Chianti;
    2. II. Fonterutoli.
  2. b. Comune di Radda in Chianti
    1. I. Radda in Chianti - La Croce;
    2. II. La Villa;
    3. III. Volpaia;
    4. IV. Lucarelli;
    5. V. Badiaccia a Montemuro;
    6. VI. Selvole.

Art. 14. Territorio rurale

1. Il P.S.I. perimetra il territorio rurale costituito dalle aree agricole e forestali, dai nuclei rurali, dai nuclei storici, dalle aree ad elevato grado di naturalità, dalle ulteriori aree che, pur ospitando funzioni non agricole, non costituiscono territorio urbanizzato.

2. Il territorio rurale è rappresentato nell'elaborato grafico STA_6 in scala 1:25.000 e1:10.000.

3. Il P.S.I. ha effettuato una prima ricognizione degli edifici o complessi edilizi di valenza storico- testimoniale nei seguenti elaborati:

  1. a. QC_ai1 - Sistema insediativo alla fine dell'ottocento in scala 1:25.000 e 1:10.000
  2. b. All1_QC_ai1 - Sistema insediativo alla fine dell'ottocento
  3. c. QC_av1 - Beni culturali e paesaggistici in scala 1:25.000 e 1:10.000
  4. d. All1_QC_av1 - Beni culturali e paesaggistici
  5. e. All2_QC_av1 - Atlante dei beni storico architettonici del PTCP - Comune di Castellina in Chianti
  6. f. All3_QC_av1 - Atlante dei beni storico architettonici del PTCP - Comune di Radda in Chianti

Il P.O. effettuerà la ricognizione e la classificazione alla scala di maggior dettaglio al fine di disciplinare specificatamente gli interventi attinenti al mutamento della destinazione d'uso agricola mediante programma aziendale di cui all'art. 82, c. 2 della L.R. 65/2014 e mediante interventi sul patrimonio edilizio di cui all'art. 83, c. 1 della L.R. 65/2014.

4. Al fine della individuazione degli interventi esterni al perimetro del territorio urbanizzato si rimanda al Titolo IV della presente disciplina.

Art. 15. Centri e nuclei storici e relativi ambiti di pertinenza

5. Il P.S.I. riconosce la presenza di nuclei o insediamenti, costituiti da un gruppo di edifici contigui o vicini e caratterizzati da un impianto urbanistico formatosi a partire da un edificio matrice, in stretta relazione morfologica, insediativa e funzionale con il contesto rurale, in cui la popolazione non mantiene necessariamente rapporti diretti con l'attività agricola produttiva.

6. Il P.S.I. riconosce ed individua, in relazione ai singoli comuni, i seguenti centri e nuclei storici:

  1. a. Comune di Castellina in Chianti
    1. I. Busona;
    2. II. Cagnano;
    3. III. Campalli;
    4. IV. Casale;
    5. V. C. Frassi;
    6. VI. Castagnoli;
    7. VII. Cignan Bianco;
    8. VIII. Granaio;
    9. IX. Grignanello;
    10. X. Grignano;
    11. XI. Leccia;
    12. XII. Lilliano;
    13. XIII. Piazza;
    14. XIV. Pieve di S. Agnese;
    15. XV. Poggio a Sorbo;
    16. XVI. Pomona;
    17. XVII. Quadrivio Pietrafitta;
    18. XVIII. Querceto;
    19. XIX. Quornia;
    20. XX. Rencine
    21. XXI. Ricavo;
    22. XXII. San Leonino Pieve;
    23. XXIII. San Quirico;
    24. XXIV. Santadame Capraie;
    25. XXV. S. Maria a Grignano;
    26. XXVI. Sicelle;
    27. XXVII Topina;
    28. XXVIII Torre;
    29. XXIX. Tregole;
    30. XXX. Vegi.
  2. b. Comune di Radda in Chianti
    1. I. Albola;
    2. II. Campomaggio;
    3. III. Castelvecchi;
    4. IV. Colle Petroso;
    5. V. Monteraponi;
    6. VI. Monterinaldi;
    7. VII. Palagio;
    8. VIII. Pian d'Albola;
    9. IX. San Fedele;
    10. X. Villa Pesanella.

7. Il P.S.I. riconosce gli ambiti di pertinenza dei centri e nuclei storici quali aree ad elevato valore paesaggistico il cui assetto concorre alla valorizzazione dei centri e dei nuclei storici di cui costituiscono il contesto.

8. Gli ambiti di pertinenza dei centri e nuclei storici individuati concorrono alla valorizzazione dei degli insediamenti e sono di seguito elencati per comune di appartenenza:

  1. a. Comune di Castellina in Chianti, ambito di pertinenza di:
    1. I. Busona;
    2. II. Cagnano;
    3. III. Campalli;
    4. IV. Casale;
    5. V. Castagnoli;
    6. VI. Cignan Bianco;
    7. VII. Granaio;
    8. VIII. Grignanello;
    9. IX. Grignano;
    10. X. Leccia;
    11. XI. Lilliano;
    12. XII. Piazza;
    13. XIII. Pieve di S. Agnese;
    14. XIV. Poggio a Sorbo;
    15. XV. Pomona;
    16. XVI. Quadrivio Pietrafitta;
    17. XVII. Querceto;
    18. XVIII. Quornia;
    19. XIX. Rencine
    20. XX. Ricavo;
    21. XXI. San Leonino Pieve;
    22. XXII. San Quirico;
    23. XXIII. Santadame Capraie;
    24. XXIV. S. Maria a Grignano;
    25. XXV. Sicelle;
    26. XXVI. Topina; Torre; Tregole;
    27. XXXI. Vegi;
  2. b. Comune di Radda in Chianti, ambito di pertinenza di:
    1. I. Albola;
    2. II. Campomaggio;
    3. III. Castelvecchi;
    4. IV. Colle Petroso;
    5. V. Monteraponi;
    6. VI. Monterinaldi;
    7. VII. Palagio;
    8. VIII. Pian d'Albola;
    9. IX. San Fedele;
    10. X. Villa Pesanella.

9. Il P.S.I.M. persegue la salvaguardia e valorizzazione dei nuclei storici, anche in relazione ai relativi ambiti di pertinenza, di cui all'art. 23, che svolgono insostituibili funzioni di presidio del territorio. A tal fine i P.O.:

  1. a. provvedono alla ricognizione e la classificazione degli edifici o complessi edilizi di valenza storico-testimoniale;
  2. b. dispongono la tutela e la valorizzazione dei nuclei storici, comprese quelle riferite a singoli edifici e manufatti di valore storico, architettonico o testimoniale;
  3. c. perseguono il rispetto della morfologia insediativa originaria e dei tipi edilizi originari di interesse storico testimoniale in relazione ad eventuali interventi:
    1. I. di trasformazione e di ampliamento;
    2. II. per la realizzazione dei servizi e delle infrastrutture necessarie alle popolazioni residenti.

10. Il P.S.I. assume l'identificazione e la disciplina delle strutture del territorio e delle invarianti strutturali ai fini dell'identificazione degli aspetti di valenza paesaggistica da mantenere e di cui promuovere la riproduzione. In particolare, il P.S.I. riconosce i seguenti caratteri di rilevanza paesaggistica e indica misure conseguenti che i P.O. dovranno recepire e disciplinare specificatamente:

  1. a. valore percettivo: da salvaguardare evitando, in particolare, l'intromissione di elementi tecnologici emergenti o con evidente impatto visuale;
  2. b. intervisibilità tra insediamenti storici, beni culturali e aree limitrofe: da salvaguardare, con particolare riguardo per gli scorci panoramici che, dalle strade e dagli spazi pubblici, investono le componenti storico-culturali del patrimonio territoriale e per le visuali panoramiche che ne consentono visioni di insieme;
  3. c. pratiche agricole: da sostenere soprattutto se orientate verso ordinamenti colturali tradizionali diversificati;
  4. d. sistemazioni idrauliche di impianto storico: da recuperare anche in funzione delle nuove esigenze d'uso;
  5. e. vecchie tessiture territoriali: da recuperare e valorizzare quali riferimenti ambientali e paesaggistici prioritari per i nuovi assetti strutturali e funzionali delle aree;
  6. f. caratteri architettonici: i rifacimenti delle costruzioni esistenti, così come le eventuali nuove costruzioni, devono essere coerenti per tipologia, materiali, consistenza e aspetti cromatici con i caratteri storicizzati del paesaggio;
  7. g. viabilità minore di impianto storico e relativi elementi di corredo: da conservare nei caratteri costruttivi tradizionali, ferma restando, in presenza di inderogabili esigenze tecniche e funzionali, la possibilità di adeguamenti locali compatibili.

11. I P.O. verificheranno il perimetro degli ambiti di pertinenza dei centri e dei nuclei storici, adeguandolo localmente, se del caso, alla presenza di segni riconoscibili sul territorio, senza che ciò costituisca variante al P.S.I..

Art. 16. Nuclei rurali

1. Il P.S.I. riconosce la presenza di nuclei o insediamenti, costituiti da un gruppo di edifici contigui o vicini e caratterizzati da un impianto urbanistico costituitosi in stretta relazione morfologica, insediativa e funzionale con il contesto rurale, in cui la popolazione non mantiene necessariamente rapporti diretti con l'attività agricola produttiva.

2. Il P.S.I. riconosce ed individua, distinti per comune, i seguenti nuclei rurali:

  1. a. Comune di Castellina in Chianti
    1. I. Fioraie;
    2. II. Macie;
    3. III. Piazza di Sopra;
    4. IV. Caggio;
    5. V. Naccolone;
    6. VI. Cavallari;
    7. VII. Bagnaie;
    8. VIII. Poggiolo;
    9. IX. Villa Rosa;
    10. X. Casanuova Pietrafitta
    11. XI. Sommavilla.
  2. b. Comune di Radda in Chianti
    1. XII. La Sala;
    2. XIII. Poci.

3. Il P.S.I. persegue la salvaguardia e valorizzazione dei nuclei rurali, che svolgono insostituibili funzioni di presidio del territorio. A tal fine i P.O. perseguono:

  1. a. il rispetto della morfologia insediativa originaria e dei tipi edilizi originari di interesse storico testimoniale in relazione ad eventuali interventi:
    1. I. di trasformazione e di ampliamento;
    2. II. per la realizzazione dei servizi e delle infrastrutture necessarie alle popolazioni residenti;
  2. b. la salvaguardia del patrimonio insediativo tradizionale di interesse paesaggistico al fine di garantire il mantenimento e il recupero dei caratteri di ruralità.

Art. 17. Ambiti periurbani

1. Gli ambiti periurbani sono aree del territorio rurale limitrofe al territorio urbanizzato, che svolgono funzioni ecosistemiche di rilevanza territoriale, anche in qualità di fasce ecotonali tra corso d'acqua e insediamento.

2. Gli ambiti periurbani individuati sono di seguito distinti per comune, in relazione agli specifici perimetri di territorio urbanizzato di cui all'art. 14:

  1. a. Comune di Castellina in Chianti, ambito periurbano di:
    1. I. Castellina in Chianti;
    2. II. Fonterutoli.
  2. b. Comune di Radda in Chianti, ambito periurbano di:
    1. I. Radda in Chianti - La Croce
    2. II. La Villa;
    3. III. Volpaia;
    4. IV. Lucarelli;
    5. V. Badiaccia a Montemuro;
    6. VI. Selvole.

3. Negli ambiti periurbani il P.S.I. persegue la salvaguardia e la valorizzazione delle componenti tradizionali del paesaggio rurale ancora presenti, nonché il mantenimento e il potenziamento delle connessioni ecologiche e fruitive di rilevanza territoriale.

4. Al loro interno possono essere realizzati interventi compatibili con la salvaguardia e la valorizzazione di spazi aperti caratterizzati dalla forte prevalenza di superfici permeabili e di sistemazioni a verde, sia a carattere agricolo che ricreativo, nonché coerenti con la conservazione attiva del paesaggio.

5. In particolare, fatti salvi gli interventi licenziati con parere favorevole dalla Conferenza di copianificazione di cui all'art. 25 della LR 65/2014, vi sono ammesse forme di utilizzazione utilmente integrabili con gli insediamenti urbani quali:

  1. a. orti sociali e agricoltura multifunzionale, anche a carattere amatoriale;
  2. b. aree verdi, con funzioni ambientali, formali e ricreative a prevalente carattere estensivo;
  3. c. sistemi di fruizione lenta del territorio.

6. Ulteriori funzioni, così come nuove infrastrutture di sosta e di collegamento, sono ammesse nell'ambito di piani, progetti e programmi di rilevanza territoriale, che garantiscano un approccio integrato finalizzato alla compatibilità idrogeologica, alla salvaguardia delle funzioni ecosistemiche, al contenimento e alla mitigazione della frantumazione ecologica, alla evoluzione coerente del paesaggio, alla fruizione sociale.

7. I P.O. verificheranno gli ambiti periurbani, adeguandoli localmente, se del caso, alla presenza di segni riconoscibili sul territorio, senza che ciò costituisca variante al P.S.I..

Art. 18. Pertinenze degli aggregati e dei beni storico architettonici (P.T.C.P. artt. 13.13 e 13.14)

1. Sono le aree prevalentemente inedificate circostanti edifici e complessi di valore culturale, le cui sistemazioni artificiali e naturali esprimono coerentemente il rapporto storicizzato edificio/suolo/paesaggio. Sono distinti in cartografia con apposito segno grafico alle tavole STR_sce in scala 1: 25.000.

2. Le seguenti componenti identitarie sono caratterizzate da rilevanza storico-testimoniale:

  1. a. la trama fondiaria e le articolazioni colturali;
  2. b. le opere di sistemazione del terreno;
  3. c. le opere per la raccolta e il deflusso delle acque;
  4. d. le sistemazioni arboree costituite da individui adulti;
  5. e. gli accessi e le recinzioni;
  6. f. gli arredi fissi in genere;
  7. g. le aperture visuali.

3. La disciplina degli elementi strutturali identitari di cui ai commi precedenti che ricadono nelle aree di cui agli artt. 13.12, 13.13 e 13.14 delle norme del P.T.C.P. dovrà essere elaborata in ossequio ai criteri di tutela desumibili dalle medesime norme tecniche dello strumento provinciale.

4. Le disposizioni delle presenti norme sono integrate da quelle contenute nel P.T.C.P., per le parti delle aree di pertinenza di cui al precedente comma. Pertanto per gli interventi ricadenti nei BSA dovrà essere attivato il nucleo di valutazione della commissione provinciale come previsto nel PTCP.

5. Per quanto riguarda la disciplina degli aggregati e delle rispettive aree di pertinenza, in cui deve essere riprodotta la tessitura e le sistemazioni agrarie esistenti, la struttura geomorfologica, la rete scolante, la viabilità storica, i percorsi campestri e i sentieri, la vegetazione non colturale, e mantenuto il ruolo di cintura rurale e l'elevato valore paesaggistico, potrà essere prevista la nuova edificazione nel rispetto di prescrizioni finalizzate a:

  • - tutelare le visuali degli aggregati e dei nuclei. In particolare dovranno essere tutelate le visuali percepite da assi viari esistenti o da significativi punti panoramici identificati nelle cartografie del P.S.I.;
  • - rispettare il rapporto tra pieni e vuoti, ovvero tra costruito e non costruito anche articolandosi in più manufatti, preferibilmente realizzati in contiguità secondo un assetto planimetrico che eviti l'eccessivo uso di suolo;
  • - privilegiare, nella scelta delle aree, quelle servite dalla viabilità esistente;
  • - adottare soluzioni coerenti con la morfologia dei luoghi, limitando gli interventi di sbancamento;
  • - ricorrere a proposte progettuali tecnologiche e materiali che assicurino una migliore integrazione paesaggistica. A tal fine deve essere prioritario, ove esistono, il recupero o l'eventuale ampliamento, a fini agricoli, di edifici o manufatti privi di valore storico, mal utilizzati o sotto utilizzati, ovvero l'utilizzo di porzioni di complessi già adibiti a funzioni di servizio.

6. Nelle aree di pertinenza degli aggregati non potrà essere consentito realizzare frazionamenti attraverso recinzioni o separazioni fisiche di qualunque natura che alterino il rapporto storicamente consolidato tra edifici e spazi aperti limitrofi (giardini, aree di pertinenza storicizzate, territorio aperto), piccoli manufatti con funzioni accessorie, non destinate alla permanenza di persone e collocate nelle aree di pertinenza degli edifici ad uso ripostigli/attrezzi e interventi e sistemazioni esterne che introducono caratteri urbani nel paesaggio agrario. Mentre potrà essere consentito realizzare:

  1. - nuovi annessi e manufatti che non richiedono P.A.P.M.A.A;
  2. - la demolizione di edifici incongrui o parti di essi, nell'ambito di applicazione della L.R. 65/2014, ai fini del loro trasferimento della volumetria a parità di SE anche all'interno delle stesse aree di pertinenza; gli interventi relativi alle componenti stabili di arredo degli spazi aperti (pavimentazioni, illuminazione, cancellate, etc.) purché sia previsto l'impiego di materiali tradizionali e il ricorso a tipologie coerenti con i caratteri storicizzati dell'edificio o del complesso edilizio; eventuali nuovi impianti arborei e arbustivi per i quali si prescrive il ricorso alle specie autoctone e tipiche del paesaggio locale; le piscine realizzate non in rilevato e relativi locali interrati per impianti tecnologici, o attrezzature sportive nel rispetto dei criteri definiti dalla presente disciplina
  3. - i pergolati, gazebo da giardino, arredi e impianti fotovoltaici a terra; le pensiline fotovoltaiche, intese quali strutture realizzate in legno con copertura permeabile realizzata tramite pannelli fotovoltaici distanziati tra loro di almeno 10 cm e privi di volumi tecnici accessori;
  4. - le aree a parcheggio pubblico o privato;
  5. - la installazione di serre temporanee e stagionali, realizzate con strutture in materiale leggero semplicemente ancorate a terra e prive di parti in muratura, funzionali allo svolgimento dell'attività agricola.

7. Per quanto riguarda la disciplina dei Beni storico architettonici del territorio aperto (B.S.A.) e delle loro pertinenze in cui devono essere conservate le relazioni percettive, funzionali, storiche o figurative, il Comune di concerto con la Provincia, in sede di P.A.P.M.A.A. con valore di "Piano Attuativo" potrà valutare l'effetto non dannoso degli interventi tramite comparazione di almeno tre soluzioni, una delle quali priva di edificazione e solo con interventi ambientali, effettuate sulla base dei criteri, di cui all'art. 13.14 della disciplina del P.T.C.P. (utilizzo delle infrastrutture esistenti; in caso vi siano aree a seminativi deve essere prevista una (o più) fascia arborea tra l'edificato e il seminativo; equilibri dimensionale dei volumi riconducibili a comportamenti storicamente e culturalmente consolidati, in grado di assicurare validi o almeno accettabili esisti percettivi, alle diverse scale di lettura, anche in situazioni di non particolare eccellenza; collocazione dei nuovi edifici palesemente coerente con i processi storici ma di formazione del nucleo; collocazione in prossimità di annessi agricoli ove preesistenti, razionalizzando l'utilizzo della viabilità di accesso e delle aie/piazzali già in uso).

8. Nelle aree di pertinenza dei B.S.A. non potrà essere consentita la realizzazione dei frazionamenti attraverso recinzioni o separazioni fisiche di qualunque natura che alterino il rapporto storicamente consolidato tra edifici e spazi aperti limitrofi (giardini, aree di pertinenza storicizzate, territorio aperto); di piccoli manufatti con funzioni accessorie, non destinate alla permanenza di persone collocate nelle aree pertinenza degli edifici ad uso ripostigli/attrezzi; di interventi e sistemazioni esterne che introducono caratteri urbani nel paesaggio agrario; di addizioni volumetriche; di interventi pertinenziali.

9. Nelle aree di pertinenza dei B.S.A. potrà essere consentita la realizzazione:

  1. - di nuovi annessi e manufatti che non richiedono P.A.P.M.A.A. di cui all'art. 70 della L.R. 65/2014 e s.m.i.;
  2. - di interventi relativi alle componenti stabili di arredo degli spazi aperti (pavimentazioni, illuminazione, etc.) purché sia previsto l'impiego di materiali tradizionali e il ricorso a tipologie coerenti con i caratteri storicizzati dell'edificio o del complesso edilizio; di eventuali nuovi impianti arborei e arbustivi per i quali si prescrive il ricorso alle specie autoctone e tipiche del paesaggio locale; di piscine realizzate non in rilevato e relativi locali interrati per impianti tecnologici, o attrezzature sportive; la demolizione di edifici incongrui o parti di essi, nell'ambito di applicazione dell'art. 71 comma 2 lett. b) della L.R. 65/2014 ai fini del loro trasferimento in aree esterne alle pertinenze dei B.S.A.;
  3. - di pergolati, gazebo da giardino, arredi e impianti fotovoltaici a terra e di pensiline fotovoltaiche, intese quali strutture realizzate in legno con copertura permeabile realizzata tramite pannelli fotovoltaici distanziati tra loro di almeno 10 cm e privi di volumi tecnici accessori e l'istallazione di serre temporanee e stagionali, realizzate con strutture in materiale leggero semplicemente ancorate a terra e prive di parti in muratura, funzionali allo svolgimento dell'attività agricola.
  4. - Gli interventi suddetti non potranno alterare le visuali dei B.S.A., in particolare quelle percepite da assi viari esistenti o da significati punti panoramici individuati dalle specifiche cartografie del P.S.I.; comportare la modifica della morfologia dei luoghi con elementi o tecniche estranee al contesto di riferimento (eliminazione di terrazzamenti, realizzazione di terrapieni rivestiti in pietra che per altezza, tipologia e collocazione e materiali appaiano estranei al contesto di riferimento) e creare cesure tra la parte edificata e il contesto rurale in cui si inseriscono. Gli impianti solari e fotovoltaici non potranno essere collocati nelle coperture degli edifici ricadenti all'interno dell'area di tutela, fatta eccezione di quei casi in cui le falde del tetto, interessate dall'intervento, non interferiscono o non sono visibili né da punti panoramici, né dalla viabilità principale esistente né dal bene generatore. Tali impianti dovranno essere completamente integrati nel manto di copertura. Tali prescrizioni si applicano integralmente nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico

10. In linea di massima i progetti relativi alle opere sopra elencate, in riferimento ai BSA, esaminano il contesto di riferimento, le emergenze di valore storico architettonico che conferiscono al bene valore aggiungo (pavimentazione, merlature, cornici, marcapiano…), l'impianto architettonico, il rapporto tra vuoti e pieni (edifici, aie, strade, giardini….), la gerarchia tra gli edifici (podere principale e annessi…), le visuali dalla viabilità esistente e dall'alto (foto aerea); inseriscono le opere/impianti tenendo conto sia degli elementi rilevati che delle visuali dalla viabilità esistente e dall'alto; adottano materiali tipologie e forme adeguante al contesto di riferimento; propongono sistemazioni ambientali che contribuiscono al corretto inserimento delle opere/impianti; valutano le cromie da adottare per eventuali elementi di arredo al fine di ridurre l'impatto visivo del manufatto/impianto; prediligono aree che appaiano decontestualizzate per la presenza di immobili, pertinenze o sistemazioni e propongono soluzioni di ricucitura con il contesto rurale e il costruito di riferimento; limitano il consumo di suolo e la dispersione edilizia e propongono opere di valorizzazione, recupero o manutenzione di emergenze ambientali (strade bianche, terrazzamenti, manufatti minori….) ricadenti in tali pertinenze, tramite redazione di un elaborato progettuale che individui le stesse e la sottoscrizione di atto d'obbligo disciplinante i tempi e le modalità di esecuzione.

11. La verifica della compatibilità degli interventi, ammissibili dalla presente disciplina (addizioni volumetriche, annessi agricoli precari e non e tutti gli interventi di cui ai precedenti commi, ecc.), nelle aree di cui all'art 13.14 del P.T.C.P., per le quali sussiste di norma una inedificabilità, potrà essere valutata dalla Commissione paesaggistica con successivo invio di report informativo ai fini del monitoraggio delle attività.

12. In ordine generale gli interventi ammessi per i B.S.A. sono tesi alla tutela dei complessi censiti negli elaborati All2_QC_av1 - Atlante beni storico architettonici PTCP Comune Castellina in Chianti e All3_QC_av1 - Atlante beni storico architettonici PTCP Comune Radda in Chianti (V - Ville, ES - edifici specialistici) e pertanto atterranno alla manutenzione ordinaria; alla manutenzione straordinaria; al restauro e risanamento conservativo; agli interventi per il superamento delle barriere architettoniche non comportando modifica alla sagoma; alla ristrutturazione edilizia conservativa e al mutamento della destinazione d'uso a fini agricoli o residenziali.