CAPO I PREVENZIONE DEI RISCHI GEOLOGICO IDRAULICO E SISMICO
Art. 41. Finalità ed ambito di applicazione
1. Obiettivo fondamentale del Piano Strutturale Intercomunale è conoscere e riconoscere lo stato attuale del territorio al fine di garantirne l'integrità fisica, e la sostenibilità ambientale e territoriale delle scelte strategiche per lo sviluppo dello stesso. A tale scopo, attraverso gli studi geologici idrogeologici e sismici e gli studi idraulici, il P.S.I. definisce le dinamiche idrogeologiche in essere e le relative condizioni di equilibrio rispetto alle quali valutare gli effetti delle trasformazioni previste.
2. Lo studio geologico di supporto al Piano Strutturale Intercomunale definisce, ai sensidell'art.104 comma 2 della LR 65/2014 e del DPGR.n.5/R/20, le caratteristiche di pericolosità del territorio per gli aspetti idrogeologici, idraulici e sismici
3. Le carte della pericolosità del P.S.I. individuano le dinamiche idrogeologiche in essere e le relative condizioni di equilibrio rispetto alle quali valutare gli effetti delle trasformazioni previste, costituendo la base sulla quale determinare le fattibilità degli interventi ammessi dal Piano Operativo secondo le modalità di attuazione delle misure di mitigazione dei rischi in rapporto alle suddette trasformazioni.
4. I suddetti elaborati individuano le problematiche fisiche rispetto alle quali ciascun nuovo intervento dovrà soddisfare le necessarie condizioni di stabilità e funzionalità nel tempo, senza creare condizioni di aggravio della pericolosità nelle aree limitrofe e/o sulle strutture esistenti.
CAPO II PREVENZIONE DEL RISCHIO GEOLOGICO
Art. 42. Finalità ed ambito di applicazione
1. Per la definizione delle aree a pericolosità geologica (Tavv. STR_ag5 a/b/c/d/e/f/g/h/i/l - Scala 1:10.000, Tavv. STR_ag5 m/n - Scala 1:2.000 - 1:5.000) si è tenuto conto sia degli elementi geologici in senso stretto, sia degli elementi geomorfologici e litologico/strutturali e dinamici che si configurano come predisponenti il dissesto idrogeologico.
2. Qualsiasi azione di trasformazione dei caratteri geomorfologici del suolo dovrà tenere in debita considerazione le problematiche geologiche individuate all'interno di ciascuna area secondo la seguente classificazione:
- I. Pericolosità geologica molto elevata Classe G.4
Aree in cui sono presenti fenomeni geomorfologici attivi e relative aree di evoluzione ed aree in cui sono presenti intensi fenomeni geomorfologici attivi di tipo erosivo.
Sono compresi in questa classe i fenomeni morfologici attivi ed in particolare:- - Frane attive comprensive della zona di distacco, zona di scorrimento e zona di accumulo e possibile evoluzione
- - Scarpate di degradazione
- - Aree interessate da alvei in erosione
- II. Pericolosità geologica elevata Classe G.3
Aree in cui sono presenti fenomeni franosi quiescenti e relative aree di evoluzione; aree con potenziale instabilità connessa alla giacitura, all'acclività, alla litologia, alla presenza di acque superficiali e sotterranee e relativi processi di morfodinamica fluviale, nonché a processi di degrado di carattere antropico; aree interessate da fenomeni di soliflusso, fenomeni erosivi; aree caratterizzate da terreni con scadenti caratteristiche geomeccaniche; corpi detritici su versanti con pendenze superiori a 15°.
Le aree a pericolosità geomorfologica elevata sono soggette al rischio di riattivazione di dissenti originatisi in passato o alla evoluzione di situazioni al limite della stabilità.
Sono state inserite in questa classe di pericolosità:- - aree interessate da frane quiescenti ed indeterminate, da deformazioni gravitative profonde ed aree potenzialmente instabili;
- - gli orli di scarpata stabili, quiescenti ed inattivi;
- - corpi detritici e terreni pliocenici e miocenici argillosi, limosi sabbiosi o conglomeratici, su versanti con pendenze superiori a 15°;
- - versanti su roccia (calcari, arenarie o flysch) con pendenza superiore a 30°;
- - scarpate di erosione fluviale e conoidi alluvionali;
- - aree carsiche;
- - aree estrattive attive ed esaurite;
- - aree con terrazzamenti agricoli;
- III. Pericolosità geologica media Classe G.2
Aree in cui sono presenti fenomeni franosi inattivi e stabilizzati (naturalmente o artificialmente); aree con elementi geomorfologici, litologici e giaciturali dalla cui valutazione risulta una bassa propensione al dissesto; corpi detritici su versanti con pendenze inferiori a 15°.
E' la classe in cui ricade genericamente tutto il territorio quando non siano presenti elementi sfavorevoli che indichino una pericolosità maggiore; rientrano in questa classe anche le frane stabilizzate ed i depositi travertinosi. - IV. Pericolosità geologica bassa Classe G.1
Aree in cui i processi geomorfologici e le caratteristiche litologiche, giaciturali non costituiscono fattori predisponenti il verificarsi di processi morfoevolutivi.
Fanno parte di questa classe le aree subpianeggianti di fondovalle; corrispondono alle zone indicate nella Carta Geologica come: Depositi alluvionali attivi ed inattivi.
Art. 43. Condizioni di fattibilità in relazione agli aspetti geologici
1. La Carta della Pericolosità Geologica individua zone omogenee del territorio all’interno delle quali si evidenziano i fattori geologici e geomorfologici, strutturali e dinamici, che si configurano come condizioni predisponenti il dissesto idrogeologico. Qualsiasi azione di trasformazione dei caratteri geomorfologici del suolo dovrà tenere in debita considerazione le problematiche geologiche individuate all’interno di ciascuna area secondo la classificazione della Carta di pericolosità Geologica.
2. Il Piano Operativo dovrà definire:
- - una classificazione di fattibilità per tutti gli interventi ammessi dal PO sulla base del rapporto tra il grado di pericolosità dell'area di intervento e la vulnerabilità delle realizzazioni previste;
- - le necessarie prescrizioni da associare ad ogni classe di fattibilità tenendo conto degli indirizzi previsti nel DPGR.n.5/R/20 al punto 3.2;
- - la conformità delle previsioni edilizie ed urbanistiche alle NTA del PAI vigente.
CAPO III PREVENZIONE DEL RISCHIO IDRAULICO
Art. 44. Finalità ed ambito di applicazione
1. Il presente P.S.I. è corredato dalle Indagini idrauliche dirette ad individuare le condizioni di pericolosità del territorio. Per la definizione delle aree a pericolosità idraulica (Tavv. IDR_60/61/62/63/64/65 - Scala 1:10.000) si è tenuto conto degli elementi idraulici e delle opere d'arte che influenzano le dinamiche di propagazione delle piene.
2. Per quanto riguarda la disciplina di carattere idraulico, il riferimento normativo per il presente
P.S.I. è il D.P.G.R. 5/R/2020. Vengono inoltre presi a riferimento, come normative sovracomunali, i disciplinari del Piano Gestione Rischio Alluvioni (PGRA) dell'Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Settentrionale. Ai sensi del D.P.G.R. 5/R/2020 i Piani Strutturali dovranno essere corredati dalle Indagini idrauliche atte ad evidenziare le pericolosità territoriali propedeutiche a future valutazioni sulle condizioni e i limiti di trasformabilità del territorio in studio. Gli elementi conoscitivi per la valutazione degli aspetti idraulici si riferiscono al reticolo idrografico individuato dalla Regione ai sensi dell'articolo 22, comma 2, lettera "e", della L.R.79/2012, interferente con il territorio urbanizzato e alle mappe di pericolosità di alluvione come definite dall'articolo 2 della l.r. 41/2018.
La caratterizzazione delle aree a pericolosità da alluvioni è effettuata secondo la seguente classificazione:
- a) Aree a pericolosità per alluvioni frequenti (P3), come definite dall'articolo 2, comma 1, lettera d) della l.r.41/2018, ovvero lo scenario di cui all'articolo 6, comma 2, lettera c). del d.lgs.49/2010, individuato negli atti di pianificazione di bacino e definito dai medesimi atti con riferimento al tempo di ritorno non inferiore ai trenta anni;
- b) Aree a pericolosità per alluvioni poco frequenti (P2), come definite dall'articolo 2, comma1, lettera e) della l.r.41/2018, ovvero lo scenario di cui all'articolo 6, comma 2, lettera b) del d.lgs. 49/2010, individuato negli atti di pianificazione di bacino e definito dai medesimi atti con riferimento al tempo di ritorno non inferiore a duecento anni;
- c) Aree a pericolosità da alluvioni rare o di estrema intensità (P1), come classificate negli atti di pianificazione di bacino in attuazione del d.lgs.49/2010.
- - La l.r. 41/2018 introduce, inoltre, il concetto di magnitudo idraulica, definendola come la combinazione del battente e della velocità della corrente in una determinata area, associata allo scenario relativo alle alluvioni poco frequenti:
- a) magnitudo idraulica moderata: valori di battente inferiore o uguale a 0.5 metri e velocità inferiore o uguale a 1 metro per secondo (m/s). Nei casi in cui la velocità non sia determinata, battente uguale o inferiore a 0.3 metri;
- b) magnitudo idraulica severa: valori di battente inferiore o uguale a 0.5 metri e velocità superiore a 1 metro per secondo (m/s) oppure battente superiore a 0.5 metri e inferiore o uguale a 1 metro e velocità inferiore o uguale a 1 metro per secondo (m/s). Nei casi in cui la velocità non sia determinata, battente superiore a 0.3 metri e inferiore o uguale a 0.5 metri;
- c) magnitudo idraulica molto severa: battente superiore a 0.5 metri e inferiore o uguale a 1 metro e velocità superiore a 1 metro per secondo (m/s) oppure battente superiore a 1 metro. Nei casi in cui la velocità non sia determinata battente superiore a 0.5 metri.
- - La l.r. 41/2018 introduce, inoltre, il concetto di magnitudo idraulica, definendola come la combinazione del battente e della velocità della corrente in una determinata area, associata allo scenario relativo alle alluvioni poco frequenti:
3. Nessun intervento nei territori comunali facenti parte dei Comuni di Castelline in Chianti e di Radda in Chianti è ammissibile se non garantisce la difesa del suolo sotto il profilo idraulico, il ripristino delle condizioni di integrità, la sicurezza degli abitanti e delle attività insediate, nel rispetto delle norme e prescrizioni in materia idraulica contenute nelle Indagini che costituiscono parte integrante del presente P.S.I., nonché nei piani ed atti sovraordinati.
- - Le norme relative alla tutela dell'integrità fisica del territorio e del suolo prevalgono su ogni altra norma del presente P.S.I. e garantiscono la fattibilità degli interventi di trasformazione del territorio.
- - Il P.S.I. è corredato dalle Indagini Idrauliche dirette ad individuare le condizioni di pericolosità del territorio, secondo il DPGR 5/R/2020. Tutti gli interventi di trasformazione e di cambio d'uso del suolo saranno attuati nel rispetto delle limitazioni imposte dalle rispettive condizioni di pericolosità idraulica del sito di interesse.
4. Sono definite oltre alla Carta delle pericolosità come precedentemente definite la Carta dei Battenti idraulici per tempi di Ritorno 30 anni e 200 anni, e la carta delle velocità della Corrente per Tempi di Ritorno 30 anni e 200 anni e la Carta della Magnitudo Idraulica così come precedentemente definita.
Art. 45. Condizioni di fattibilità in relazione agli aspetti idraulici
1. Nelle aree caratterizzate da pericolosità per alluvioni frequenti e poco frequenti la fattibilità degli interventi è perseguita secondo quanto disposto dalla l.r. 41/2018 e s.m.i., oltre a quanto già previsto dalla pianificazione di bacino. La fattibilità degli interventi è subordinata alla gestione del rischio di alluvioni rispetto allo scenario per alluvioni poco frequenti, con opere idrauliche, opere di sopraelevazione, interventi di difesa locale, ai sensi dell’articolo 8, comma 1 della l.r.41/2018 e s.m.i..
2. Nei casi in cui, la fattibilità degli interventi non sia condizionata dalla l.r.41/2018 alla realizzazione delle opere di cui all’articolo 8, comma 1, ma comunque preveda che non sia superato il rischio medio R2 e che siano previste le misure preventive atte a regolarne l’utilizzo in caso di eventi alluvionali, la gestione del rischio alluvioni può essere perseguita attraverso misure da individuarsi secondo criteri di appropriatezza, coniugando benefici di natura economica, sociale ed ambientale, unitamente ai costi ed ai benefici. In particolare, sono da valutare le possibili alternative nella gestione del rischio alluvioni dalle misure maggiormente cautelative che garantiscono assenza degli allagamenti fino alle misure che prevedono eventuali allagamenti derivanti da alluvioni poco frequenti. Nel caso di interventi in aree soggette ad allagamenti, la fattibilità è subordinata a garantire, durante l’evento alluvionale l’incolumità delle persone, attraverso misure quali opere di sopraelevazione, interventi di difesa locale e procedure atte a regolare l’utilizzo dell'elemento esposto in fase di evento. Durante l’evento sono accettabili eventuali danni minori agli edifici e alle infrastrutture tali da essere rapidamente ripristinabili in modo da garantire l’agibilità e la funzionalità in tempi brevi post evento.
CAPO IV PREVENZIONE DEL RISCHIO SISMICO
Art. 46. Finalità ed ambito di applicazione
1. La sintesi di tutte le informazioni derivanti dagli studi di MS di livello 1 e 2, consente la valutazione delle condizioni di pericolosità sismica locale delle aree studiate all'interno del territorio urbanizzato (STR_ag6 m/n - Carta della Pericolosità Sismica Locale - Scala 1:2.000 - 1:5.000), secondo la seguente classificazione:
- I. Pericolosità sismica locale molto elevata (S.4) Ricadono in questa classe:
- - Aree interessate da instabilità di versante attiva e relativa area di evoluzione che pertanto potrebbero subire una accentuazione del movimento dovuta ad effetti dinamici quali possono verificarsi in occasione di eventi sismici.
- II. Pericolosità sismica locale elevata (S.3) Ricadono in questa classe:
- - aree con terreni di fondazione particolarmente scadenti che possono dar luogo a cedimenti rilevanti (depositi antropici);
- - zone di contatto tra litotipi con caratteristiche fisico-meccaniche significativamente diverse (viene definito un buffer di 10 m. intorno al contatto stratigrafico);
- - zone stabili suscettibili di amplificazioni locali, connesse con un alto contrasto di impedenza sismica atteso entro alcune decine di metri dal piano di campagna;
- - zone stabili suscettibili di amplificazioni locali con fattore di amplificazione
- - (Fx) > 1.4;
- - aree interessate da instabilità di versante quiescente ed indeterminate, relative aree di evoluzione, nonché aree potenzialmente instabili per deformazione superficiale e, come tali, suscettibili di riattivazione del movimento in occasione di eventi sismici;
- III. Pericolosità sismica locale media (S.2): Ricadono in questa classe:
- - zone stabili suscettibili di amplificazioni locali con fattore di amplificazione
- - (Fx) < 1.4;
- - zone stabili suscettibili di amplificazione topografica (pendii con inclinazione superiore a 15 gradi);
- - zone stabili suscettibili di amplificazioni locali, non rientranti tra quelli previsti nelle classi di pericolosità sismica S.3;
- IV. Non viene prevista la classe (S.1) in quanto dalle indagini geofisiche di archivio e quelle effettuate per conto dello scrivente non viene verificata la presenza di litotipi assimilabili al substrato rigido in affioramento, evidenziando quindi la possibilità di fenomeni di amplificazione o instabilità indotta dalla sollecitazione sismica.
Art. 47. Condizioni di fattibilità in relazione agli aspetti sismici
1. La Carta Della Pericolosità Sismica elaborata sulla base degli studi di MS, riporta l'articolazione delle classi di pericolosità sismica per i principali centri abitati del territorio dei due comuni.
2. Il Piano Operativo dovrà definire:
- - una classificazione di fattibilità per tutti gli interventi ammessi dal PO sulla base del rapporto tra grado di pericolosità dell'area di intervento e la vulnerabilità delle realizzazioni previste;
- - le necessarie prescrizioni da associare ad ogni classe di fattibilità tenendo conto degli indirizzi previsti nel DPGR.n.5/R/20 al punto 3.6.
CAPO V PREVENZIONE DEL RISCHIO IDROGEOLOGICO
Art. 48. Finalità ed ambito di applicazione
1. La Carta idrogeologica (Tavv. QC_ ags5a/b/c/d/e/f/g/h/i/l – scala 1:10.000 e QC_ ags5m/n - scala 1:2.000 – 1:5.000) è stata realizzata secondo le direttive riportate nell’Allegato 1 ("Disciplina tecnica per la redazione delle carte di vulnerabilità degli acquiferi da utilizzarsi nei piani strutturali comunali") del Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia (P.T.C.P.) di Siena. La cartografia riporta ed accorpa le unità geologiche sulla base delle caratteristiche di permeabilità attribuite e classifica gli acquiferi sotterranei in funzione della loro vulnerabilità intrinseca. Il grado di vulnerabilità indica quanto le acque sotterranee sono naturalmente protette dall'inquinamento eventualmente prodotto in superficie, e quanto può diffondersi nella falda un inquinante che l'abbia raggiunta e risulta funzione solo delle caratteristiche naturali del sistema idrogeologico.
Art. 49. Condizioni di fattiibilità in relazione a problematiche idrogeologiche
1. La Carta Idrogeologica individua differenti areali di vulnerabilità intrinseca delle acque sotterranee rispetto ai quali è necessario attuare azioni di tutela e di salvaguardia in relazione alla possibilità di inquinamento.
2. Il Piano Operativo dovrà prevedere specifiche normative per la salvaguardia della risorsa idrica mediante preventiva o contestuale esecuzione di interventi di eliminazione o mitigazione dello stato di rischio idrogeologico accertato o potenziale, tenendo conto della natura della trasformazione e delle attività ivi previste, nonché contenere i possibili rischi d’inquinamento della risorsa idrica.
Art. 49bis. Aree estrattive
1. Il Piano Regionale Cave (PRC) indica due aree come giacimenti, il comprensorio 79 Inerti naturali Poggibonsi codice giacimento 09052005014001 nel comune di Castellina in Chianti ed il comprensorio 58 Sedimentarie Chianti codice giacimento 09052023060001 nel Comune di Radda in Chianti. L’uso individuato attiene ai "Materiali per usi industriali e per costruzioni".
2. Nelle cartografie del PSI sono stati riportati i perimetri dei giacimenti di cui all’art. 8 comma 2, individuati nell’elaborato PR07 – GIACIMENTI e PR08 ATLANTE DEI GIACIMENTI del PRC che costituiscono invarianti strutturali ai sensi dell’art. 5 della L.R. 65/2014 e nella carta geomorfologica sono stati riportati anche i siti inattivi (SED) di cui all’elaborato QC10 – SITI INATTIVI del PRC.
3. La stima preventiva delle potenzialità del giacimento, finalizzata alla definizione della proposta di ripartizione delle quote di produzione sostenibile, non essendo state ancora definite tra i Comuni dei due comprensori, è rimandata alla fase di redazione del Piano Operativo.
4. Castellina in Chianti 09052005014001- Gretole
L’area estrattiva, attualmente in attività interessa terreni di natura sabbioso-comglomeratica per uso industriale e costruzioni, sulla base del progetto autorizzato viene indicata una volumetria residua di 2.400.000 m3. La coltivazione della cava potrà proseguire per spianamenti orizzontali o inclinati, esauriti in ordine discendente, a formare una morfologia a gradoni con inclinazione massima di 60° rispetto all’orizzontale. Il recupero, al termine delle lavorazioni, dovrà prevedere la sistemazione dei fronti di scavo utilizzando il suolo ed il materiale sterile accantonato per il recupero morfologico. L’area potrà essere ricondotta all’uso del suolo originario, in relazione alla localizzazione ed alla morfologia finale dell’area. Il recupero dovrà prevedere la completa dismissione degli impianti di lavorazione e di tutte le infrastrutture a servizio dell’attività estrattiva, ivi compresi i bacini di sedimentazione posti a monte dell’area di cava.
5. Radda in Chianti 09052023060001 – Caparsa
Il giacimento interessa per la maggior parte terreno incolto e per una piccola parte un’area coperta da bosco, che comunque in relazione alla pendenza dei versanti, la sua asportazione non determina aumento del rischio di erosione del suolo. Considerata la limitata estensione della superficie boscata lo stesso non concorre ad una diminuzione della capacità di conservazione della biodiversità ed alla capacità di tutelare la qualità dell’acqua. Il basso grado di permeabilità delle litologie presenti nel giacimento non consentono la formazione di falde acquifere e/o di sorgenti garantendo al non interferenza dell’attività estrattiva con le stesse. L’area del giacimento come detto non presenta sistemazioni agronomiche tradizionali e colturali ne sono presenti fenomeni gravitativi attivi e/o quiescienti.
Nel giacimento sono estraibili argilliti della Formazione di Villa a Radda per uso industriale e costruzioni (laterizi), sulla base di una ricognizione planivolumetrica viene stimata una consistenza volumetrico-dimensionale di 60.000 m3. Ai fini della tutela del giacimento i terreni all’interno dello stesso, possono essere utilizzati ai soli fini agricoli.
In considerazione della morfologia dell’area interessata dal giacimento e di quelle contigue l’escavazione del materiale dovrà avvenire per sbassamenti con pendenza unica, senza la formazione di gradonature, al fine di un ripristino morfologico destinato alla riconduzione all’uso agricolo dell’area, una volta terminata l’escavazione. L’attività di escavazione dovrà essere accompagnata da una attenta gestione della rete di smaltimento delle acque in quanto per la naturale impermeabilità dei terreni oggetto di sfruttamento, il deflusso superficiale assume notevole valenza rispetto all’infiltrazione nel sottosuolo che risulta pressoché nulla. Al fine di ricondurre l’area, al termine della coltivazione, al suo uso originario del suolo (agricolo), particolare attenzione e cura dovrà essere posta nella conservazione del suolo in quanto già allo stato naturale si presenta di limitato spessore e scarsamente evoluto, e per tali motivi di notevole importanza.