Art. 9. Invariante strutturale ecosistemica

1. Il P.S.I. individua specifiche direttive e da perseguire con i P.O. per i singoli elementi che costituiscono la rete ecologica forestale:

  1. a. NODO FORESTALE PRIMARIO E SECONDARIO:
    1. I. mantenimento e miglioramento della qualità degli ecosistemi forestali attraverso la conservazione dei nuclei forestali a maggiore maturità e complessità strutturale, la riqualificazione dei boschi parzialmente degradati (castagneti cedui con intensi prelievi, pinete soggette a incendi, cipressete degradate) e valorizzando le tecniche di selvicoltura naturalistica;
    2. II. riduzione del carico di ungulati tramite metodologie di controllo e contenimento (caccia di selezione, installazione di recinzioni con maglia variabile per favorire il passaggio della microfauna);
    3. III. riduzione e mitigazione degli impatti legati alla diffusione di fitopatologie e degli incendi;
    4. IV. riduzione e mitigazione degli impatti/disturbi sui margini dei nodi e mantenimento e/o miglioramento del grado di connessione con gli altri nodi (primari e secondari);
    5. V. miglioramento della gestione selvicolturale dei boschi suscettibili alla invasione di specie aliene (Robinia pseudacacia e Ailanthus altissima), con particolare riferimento ai castagneti, alle cerrete, alle pinete di pino nero e alle formazioni ripariali;
    6. VI. mantenimento e/o miglioramento della qualità ecosistemica complessiva degli ecosistemi arborei ripariali, dei loro livelli di maturità, complessità strutturale e continuità longitudinale e trasversale ai corsi d'acqua;
    7. VII. riduzione delle utilizzazioni forestali negli impluvi e lungo i corsi d'acqua;
    8. VIII. tutela e gestione conservativa degli habitat forestali di interesse comunitario;
    9. IX. realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.
  2. a. NUCLEI DI CONNESSIONE ED ELEMENTI FORESTALI ISOLATI
    1. I. miglioramento della qualità degli ecosistemi forestali isolati e dei loro livelli di maturità e complessità strutturale;
    2. II. estensione e miglioramento della connessione ecologica dei nuclei forestali isolati (anche intervenendo sui livelli di permeabilità ecologica della matrice agricola circostante), con particolare riferimento a quelli ricadenti in prossimità della Direttrice di connettività ecologica da ricostituire tra le aree boscate del territorio comunale di Monteriggioni e quelle a sud dell'abitato di Castellina in Chianti;
    3. III. riduzione del carico di ungulati tramite metodologie di controllo e contenimento (caccia di selezione, installazione di recinzioni con maglia variabile per favorire il passaggio della microfauna);
    4. IV. riduzione e mitigazione degli impatti legati alla diffusione di fitopatologie e agli incendi; V. controllo/limitazione della diffusione di specie aliene o di specie invasive nelle comunità vegetali forestali, in particolare contenimento della diffusione dei boschi di Robinia pseudacacia e Ailanthus altissima;
    5. VI. riduzione delle utilizzazioni forestali negli impluvi e lungo i corsi d'acqua;
    6. VII. realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.
  3. b. MATRICE FORESTALE AD ELEVATA CONNETTIVITÀ
    1. I. recupero della gestione attiva delle formazioni forestali la cui perpetuazione è strettamente legata all'utilizzo antropico;
    2. II. riduzione del carico di ungulati tramite metodologie di controllo e contenimento (caccia di selezione, installazione di recinzioni con maglia variabile per favorire il passaggio della microfauna);
    3. III. riduzione e mitigazione degli impatti legati alla diffusione di fitopatologie e incendi.
    4. IV. tutela dei nuclei forestali a maggiore maturità (futuri nodi della rete) e delle stazioni forestali "eterotopiche";
    5. V. controllo/limitazione della diffusione di specie aliene o di specie invasive nelle comunità vegetali forestali (in particolare Robinia pseudacacia e Ailanthus altissima).
    6. VI. tutela e gestione conservativa degli habitat forestali di interesse comunitario;
    7. VII. realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.
  4. c. CORRIDOI RIPARIALI
    1. I. miglioramento della qualità ecosistemica complessiva degli ambienti fluviali, degli ecosistemi ripariali e dei loro livelli di maturità, complessità strutturale e continuità longitudinale e trasversale ai corsi d'acqua;
    2. II. riduzione dei processi di artificializzazione degli alvei, delle sponde e delle aree di pertinenza fluviale;
    3. III. miglioramento della compatibilità ambientale della gestione idraulica e delle attività di pulizia delle sponde;
    4. IV. miglioramento della qualità delle acque prediligendo attività sostenibili e ecocompatibili;
    5. V. mitigazione degli impatti legati alla diffusione di specie aliene (in particolare di robinia);
    6. VI. riduzione delle utilizzazioni forestali negli impluvi e lungo i corsi d'acqua;
    7. VII. valorizzazione degli strumenti di partecipazione delle Comunità locali alla gestione e conservazione degli ecosistemi fluviali;
    8. VIII. promozione contratti di fiume;
    9. IX. promozione per la gestione di metodi alternativi e ecocompatibili.
  5. d. NODO ECOSISTEMI AGROPASTORALI
    1. I. riduzione dei processi di consumo di suolo agricolo a opera dell'urbanizzato nelle aree agricole collinari;
    2. II. mantenimento e miglioramento delle dotazioni ecologiche degli agroecosistemi con particolare riferimento agli elementi vegetali lineari e puntuali (siepi, filari alberati, boschetti e alberi camporili);
    3. III. mantenimento delle sistemazioni idraulico-agrarie di versante (terrazzamenti, ciglionamenti, ecc.) e della tessitura agraria;
    4. IV. riduzione del carico di ungulati e dei relativi impatti sugli ecosistemi agropastorali;
    5. V. mitigazione degli effetti delle trasformazioni di aree agricole tradizionali in vigneti specializzati, cercando di garantire, ove possibile il minimo utilizzo delle sistemazioni a rittochino, con particolare riferimento alle matrici agricole con funzione di connessione tra nodi, matrici forestali e nuclei isolati;
    6. VI. mantenimento e valorizzazione dell'agrobiodiversità, anche attraverso e l'adesione a sistemi produttivi sostenibili;
    7. VII. realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.
  6. e. MATRICE AGROESCOSISTEMICA COLLINARE
    1. I. riduzione dei processi di consumo di suolo agricolo a opera dell'urbanizzato diffuso e delle infrastrutture;
    2. II. miglioramento della permeabilità ecologica delle aree agricole anche attraverso la ricostituzione degli elementi vegetali lineari e puntuali e la creazione di fasce tampone lungo gli impluvi. Obiettivo da perseguire con particolare riferimento alla matrice agricola di collegamento tra aree forestali, e nell'area a sud del Comune di Castellina in Chianti caratterizzata dalla presenza di una Direttrice di connettività ecologica da ricostituire tra le aree boscate del territorio comunale di Monteriggioni e quelle a sud dell'abitato di Castellina in Chianti;
    3. III. mantenimento e/o recupero delle sistemazioni idraulico-agrarie di versante (terrazzamenti, ciglionamenti, ecc.) e della tessitura agraria;
    4. IV. mitigazione degli effetti delle trasformazioni di aree agricole tradizionali in vigneti specializzati, cercando di garantire, ove possibile il minimo utilizzo delle sistemazioni a rittochino, con particolare riferimento alle matrici agricole con funzione di connessione tra nodi, matrici forestali e nuclei isolati;
    5. V. aumento dei livelli di sostenibilità ambientale delle attività agricole intensive anche mediante la ricostituzione/riqualificazione delle dotazioni ecologiche (siepi, filari alberati, alberi camporili) e l'adesione a sistemi produttivi sostenibili, come il biologico;
    6. VI. riduzione degli impatti dell'agricoltura intensiva sul reticolo idrografico e sugli ecosistemi fluviali, lacustri e palustri, prediligendo attività agricole con minore consumo di risorse idriche e minore utilizzo di fertilizzanti e prodotti fitosanitari;
    7. VII. favorire la realizzazione di invasi aziendali;
    8. VIII. realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.
  7. f. AGROECOSISTEMA FRAMMENTATO ATTIVO
    1. I. mantenimento e recupero delle tradizionali attività agricole e di pascolo anche attraverso la sperimentazione di pratiche innovative che coniughino vitalità economica con ambiente e paesaggio;
    2. II. mantenimento delle sistemazioni tradizionali idraulico-agrarie di versante (terrazzamenti, ciglionamenti, ecc.) e della tessitura agraria;
    3. III. riduzione del carico di ungulati e dei relativi impatti sulle attività agricole;
    4. IV. riduzione degli impatti sugli ecosistemi legati a locali e intense attività antropiche;
    5. V. mitigazione degli impatti derivanti dalla trasformazione di aree agricole tradizionali in forme di agricoltura intensiva;
    6. VI. realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.
  8. g. AGROECOSISTEMA FRAMMENTATO IN ABBANDONO CON RICOLONIZZAZIONE ARBOREA/ ARBUSTIVA
    1. I. mantenimento e recupero, ove possibile, delle tradizionali attività agricole, limitando i processi di espansione e ricolonizzazione arborea e arbustiva, favorendo lo sviluppo di un'agricoltura innovativa;
    2. II. riduzione dei processi di urbanizzazione e artificializzazione;
    3. III. mantenimento delle sistemazioni idraulico-agrarie di versante (terrazzamenti, ciglionamenti, ecc.) e della tessitura agraria;
    4. IV. riduzione del carico di ungulati e dei relativi impatti sulle zone agricole relittuali; V. riduzione degli impatti sugli ecosistemi legati a locali e intense attività antropiche;
    5. VI. mantenimento degli arbusteti e dei mosaici di prati arbustati se attribuibili ad habitat di interesse comunitario o regionale o comunque se di elevato interesse conservazionistico;
    6. VII. realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.