Art. 6. Le componenti del patrimonio territoriale

1. I caratteri idrogeomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici costituiscono la struttura fisica fondativa dei caratteri identitari alla base dell'evoluzione storica dei paesaggi del territorio intercomunale. Il P.S.I. individua le seguenti componenti morfogenetiche nell'elaborato STA_st1 in scala 1:25.000 e 1:10.000:

  1. a. Sistema delle colline a bassa permeabilità
  2. b. Sistema delle colline a media permeabilità
  3. c. Sistema delle colline calcaree ad alta permeabilità
  4. d. Sistema delle colline morbide su argille a bassa permeabilità
  5. e. Sistema delle colline morbide su depositi ad alta permeabilità
  6. f. Sistema della montagna e colline a versanti ripidi medio alta permeabilità

2. I caratteri ecosistemici del territorio costituiscono la base della qualità ecosistemica del territorio comunale, l'efficienza della rete ecologica, un'alta permeabilità ecologica del territorio nelle sue diverse articolazioni, l'equilibrio delle relazioni fra componenti naturali, seminaturali e antropiche. Il P.S.I. descrive i caratteri ecosistemici del paesaggio attraverso l'individuazione delle seguenti componenti nell'elaborato STA_st2 in scala 1:10.000:

  1. a. Nodo Forestale Primario: svolge una importante funzione di "sorgente" di biodiversità forestale avendo diffusi buoni livelli di maturità e/o naturalità, continuità, caratterizzazione ecologica e ridotta impedenza. Sono costituiti in gran parte da boschi di latifoglie mesofile (faggete, boschi di latifoglie misti, cerrete) o a prevalenza di conifere. I nodi primari possiedono una continuità territoriale superiore ai 1.000 ha e vi si trovano alte concentrazioni di specie tipiche degli ecosistemi forestali più prossimi ai sistemi naturali. Anche se gran parte delle formazioni a dominanza di conifere dei nodi derivano da impianti artificiali, molte di queste hanno ormai raggiunto una maturità piuttosto elevata e risultano quindi particolarmente idonee per diverse specie sensibili alla frammentazione. Nel territorio di Radda in Chianti troviamo due aree di questo nodo che ricadono a sua volta per la quasi totalità all'interno della ZSC Monti del Chianti. All'interno del nodo rientrano i seguenti habitat di interesse conservazionistico:
    1. I. 91AA*: Boschi orientali di quercia bianca;
    2. I. 91M0: Foreste Pannonico-Balcaniche di cerro e rovere;
    3. II. 9260: Boschi di Castanea sativa;
  2. b. Nodo Forestale Secondario: sono confluiti due differenti tipologie di boschi: 1) le formazioni forestali di elevata idoneità aventi una superficie tra 100 e 1000 ettari; 2) parte dei complessi forestali maturi, ricadenti all'interno del patrimonio agricolo-forestale regionale o di aree protette, caratterizzati da estese formazioni termofile a gestione prevalentemente conservativa sebbene ancora non particolarmente ricchi di specie sensibili alla frammentazione. Il nodo forestale secondario si trova a confine tra il Comune di Castellina in Chianti e Barberino Val d'Elsa, svolgendo un importante funzione di connettività ecologica.
  3. c. Nuclei di Connessione ed elementi forestali isolati: costituiscono aree di elevata idoneità ma limitata estensione (<100 ha), talora immerse nella matrice di medio valore o aree di estensione variabile, per lo più limitata, media idoneità ed elevato isolamento. Il ruolo assunto da queste formazioni è quello di costituire ponti di connettività (stepping stones) in funzione all'estensione e al grado di isolamento, in particolar modo la loro presenza all'interno di aree prevalentemente agricole. Costituisce un elemento strategico di connettività tra i nodi o le matrici forestali.
  4. d. Matrice Forestale ad elevata connettività: quando correttamente gestita, può rappresentare l'elemento di connessione principale tra i nodi della rete forestale, assicurando quindi la diffusione delle specie e dei patrimoni genetici. E' rappresentata dalle formazioni forestali continue caratterizzate da valori di idoneità intermedi. Questa tipologia rappresenta la categoria dominante all'interno del territorio intercomunale e, seppur di minor pregio rispetto ai nodi, in questo territorio assume un ruolo strategico di connessione ecologica. Parte della matrice forestale ad elevata connettività ricadente a nord e nord-est del Comune di Radda in Chianti, rientra all'interno della ZSC Monti del Chianti e al suo interno sono ricompresi i seguenti habitat di interesse conservazionistico:
    1. I. 5130: Formazioni a Juniperus communis su lande o prati calcicoli;
    2. II. 6210(*): Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) (*stupenda fioritura di orchidee);
    3. III. 91AA*: Boschi orientali di quercia bianca;
    4. IV. 91E0*: Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae);
    5. V. 91M0: Foreste Pannonico-Balcaniche di cerro e rovere; VI. 9260: Boschi di Castanea sativa;
    6. VII. 92A0: Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba.
  5. e. Corridoi Ripariali: rappresentano vie preferenziali di connessione ecologica, soprattutto all'interno di estese aree a elevata artificializzazione o nell'ambito di aree agricole intensive e povere di aree forestali, svolgendo una funzione strategica. La capacità delle formazioni ripariali di svolgere un ruolo di connessione ecologica forestale, così come la loro capacità tampone, è proporzionale al loro sviluppo trasversale (larghezza della fascia ripariale), alla loro maturità e qualità ecologica (più elevata in assenza di cenosi di sostituzione a robinia) e alla loro continuità longitudinale. I corridoi ripariali sono costituiti da tratti di reticolo idrografico interessati dalla presenza di formazioni ripariali arboree (saliceti, pioppete, ontanete) maggiormente estese e continue lungo le aste fluviali principali e spesso con buoni livelli di idoneità per le specie focali. Comprendono anche i corridoi ripariali arbustivi ed erbacei costituiti da habitat igrofili. Oltre ad essere presenti lungo il Torrente Pesa e il Torrente Gena, sono state rilevate fasce ripariali di minor entità, ma non di minor importanza per la funzione svolta a livello di connessione ecologica, nel territorio comunale sud di Castellina in Chianti.
  6. f. Nodo degli Ecosistemi Agropastorali: presenta una estensione continua non inferiore a 50 ettari e comprende varie tipologie ecosistemiche antropiche, seminaturali e naturali. Si trova a nord del territorio di Castellina in Chianti ed è caratterizzato da aree agricole di collina a prevalenza di oliveti (terrazzati e non), colture promiscue e non intensive, con presenza di elementi seminaturali e aree incolte, elevata densità degli elementi naturali e seminaturali, aree agricole collinari più intensive e omogenee con prevalenza di seminativi asciutti, a carattere steppico.
  7. g. Matrice Agroecosistemica Collinare: identifica aree caratterizzate da attività agricole più intensive ma comunque di buona caratterizzazione ecologica e in grado di svolgere funzione di matrice di connessione tra i nodi. Le matrici agroecosistemiche collinari rivestono un ruolo strategico per il miglioramento della connessione ecologica tra i nodi/matrici forestali. Si tratta di agroecosistemi collinari caratterizzati dalla presenza di aree a seminativo, spesso intervallate da aree destinate ad olivo e piccoli vigneti e frequentemente con un'esigua presenza di elementi vegetali lineari o puntuali (filari alberati, siepi, boschetti, alberi camporili, ecc.).
  8. h. Agroecosistema Frammentato Attivo: comprende aree agricole, per lo più montane o alto collinari, con buona idoneità ambientale ed elevato valore naturalistico. Per le caratteristiche fisionomiche e strutturali e per la loro idoneità per le specie di interesse conservazionistico, gli agroecosistemi frammentati attivi entrano a far parte, assieme ai nodi, delle Aree agricole ad alto valore naturale "High Nature Value Farmland" (HNVF). Agroecosistemi frammentati di piccole dimensioni con uso agricolo ancora prevalente e caratterizzate da sistemazioni idraulico agrarie, spesso in contatto con gli agroecosistemi relittuali in abbandono e immerse nelle matrici forestali.
  9. i. Agroecosistema Frammentato in Abbandono con Ricolonizzazione Arborea/Arbustiva: rappresenta un elemento di alto valore naturalistico con presenza di specie animali legate ai mosaici di ambienti agropastorali e arbustivi montani e alto collinari. Parte di tale ecosistema, nelle fasi iniziale di abbandono e di ricolonizzazione arbustiva, è attribuibile alle Aree agricole ad alto valore naturale "High Nature Value Farmland" (HNVF). Ecosistemi agropastorali in abbandono spesso interclusi nella matrice forestale e risultato di aree precedentemente destinate ad olivi, costituiti da piccole aree pascolate e arbusteti di ricolonizzazione, o stadi avanzati di ricolonizzazione di vegetazione arbustiva ed arborea, tra cui esemplari di olivi non più gestiti.

3. Il P.S.I. descrive la struttura insediativa individuando le seguenti componenti nelle tavole STA_st3 in scala 1:25.000 e 1:10.000:

  1. a. edificato recente: tali componenti sono da intendersi i manufatti isolati per qualunque uso realizzati (civile, agricolo, produttivo, religioso, ponti, e altro) esistenti presenti successivamente alla prima metà del secolo scorso. L'individuazione discende dal riconoscimento di un principio insediativo in parte destrutturato ad opera delle forme di espansione e trasformazione del periodo anni '60- anni '80.
  2. b. edificato fondativo: tali componenti sono da intendersi i manufatti isolati per qualunque uso realizzati (civile, agricolo, produttivo, religioso, ponti, fortificazioni e altro) esistenti presenti nella prima metà del secolo scorso. L'individuazione discende dal riconoscimento di un principio insediativo complessivamente coerente, espressione della identità della comunità locale;
  3. c. tessuti produttivi: tali componenti definiscono parte degli scenari socio-economici contemporanei;
  4. d. gerarchie degli insediamenti quali centri principali, secondari e nuclei minori: tali componenti sono strettamente legate alle manifestazioni tradizionali quali feste periodiche, sagre e mercati, costituendo un forte fattore di identità della società locale e definendo profili di continuità tra la tradizione agricola del passato e gli scenari socio- economici contemporanei. Il mercato costituisce altresì un significativo e ricorrente momento di confronto e di discussione della società locale sui temi strategici dello sviluppo del territorio.
  5. e. sistema infrastrutturale: tali componenti sono percorsi in genere di antica formazione espressione di un ruolo fondativo nei confronti dei centri o delle frazioni, nonché di una modalità compatibile rispetto alla morfologia del suolo, leggibile nelle opere d'arte e nelle sistemazioni del terreno, ancora presenti per la maggior parte del loro tracciato e con prestazioni in atto nell'attuale sistema della mobilità. Costituiscono parte integrante di tali percorsi le sistemazioni laterali del terreno, le opere d'arte, le opere per la raccolta ed il deflusso delle acque, i muri di sostegno. Le componenti sono:
    1. I. ferrovia;
    2. II. connessioni principali (Strada statale, regionale e provinciale);
    3. III. connessioni secondarie (strada comunale);
  6. f. connessioni minori (strada vicinale): tali componenti costituiscono una trama di percorribilità pubblica integrativa della viabilità principale e secondaria, di fondamentale importanza per collegare edifici isolati, borghi e centri abitati. Raggiungono inoltre ambiti di paesaggio agrario storico, siti archeologici e storici, aree boscate, luoghi di visuali aperte ed ambienti di rilevanza paesaggistica ed ambientale, costituendo perciò risorsa strategica del territorio.
  7. g. strade di valore turistico: tali componenti, in quanto caposaldi percettivi, costituiscono nell'insieme una risorsa preordinata alla osservazione delle configurazioni formali dei paesaggi. Sono luoghi assunti storicamente come i più idonei all'esperienza visuale della rilevanza estetica di ampie porzioni di paesaggio e come tali fattori di identità.
  8. h. morfotipologie del sistema insediativo: tali componenti individuano le relazioni della struttura insediativa evidenziando le direttrici delle figure territoriali.

4. Il P.S.I. persegue la salvaguardia e valorizzazione del sistema agroambientale, che svolge insostituibili funzioni di connettività ecologica e di presidio dei suoli agroforestali. Il P.S.I. descrive la struttura agro-forestale individuando le seguenti componenti nella tavola STA_st4 in scala 1:10.000:

  1. a. Il Morfotipo della Viticoltura ricomprende zone specializzate a vigneto, talvolta con qualche inserzione di campi a oliveto, seminativo e di bosco. Solo in alcune porzioni di territorio gli impianti viticoli presenti sono di tipo tradizionale, con piccoli appezzamenti a maglia fitta sostenuti da sistemazioni di versante, localizzati, prevalentemente nella porzione centro-sud del territorio intercomunale. Alcune volte è stata riscontrata la presenza di "vitigni maritati", tecnica colturale con un forte valenza storico testimoniale e paesaggistica. Spesso i vitigni sono recintati al fine di contenere i danni prodotti dagli animali selvatici, sporadicamente è stata rilevata la presenza di impianti ad ultrasuoni come dissuasori. Prevalentemente i vitigni sono caratterizzati da una maglia ampia, inerbimento a file alternate, e in certi casi, equipaggiata da un corredo di siepi, filari alberati, elementi vegetali isolati in corrispondenza dei nodi della viabilità campestre.
  2. b. Il Morfotipo dell'Olivicoltura è caratterizzato dalla netta prevalenza di oliveti nel tessuto dei coltivi, raramente intervallati da piccoli vigneti o da appezzamenti a coltivazione promiscua. A seconda del tipo di impianto, i paesaggi dell'olivicoltura si distinguono in:
    1. I. olivicoltura tradizionale terrazzata, sparsa su tutto il territorio centrale e settentrionale dei due comuni, tipica dei suoli con pendenze superiori al 20-25%, caratterizzata dalla presenza di sistemazioni idraulico-agrarie e inerbimento, con una maglia agraria fitta e frammentata. Caratterizzata da una produttività limitata a fronte di costi molto elevati dovuti alla difficile praticabilità dei terrazzi con mezzi meccanici e all'onerosità della manutenzione delle sistemazioni idraulico-agrarie. Pertanto riveste importanza soprattutto per gli aspetti storico-culturali e di sostenibilità ambientale;
    2. II. olivicoltura tradizionale non terrazzata diffusa il territorio centrale e settentrionale dei due comuni, in alternanza con la precedente. In genere caratterizzata da condizioni che rendono possibile la meccanizzazione, da una densità di piante fino a 250/ha.
    3. III. olivicoltura moderna intensiva, con densità degli alberi compresa tra 400 e 500 unità per ettaro. Tipica dei suoli poco pendenti, con acclività inferiori al 15%, di solito non terrazzati e per questo facilmente meccanizzabili.
  3. c. Il Morfotipo dell'Associazione tra seminativo e vigneto è presente su morfologie collinari addolcite o su superfici pianeggianti ed è caratterizzato dall'associazione tra colture a seminativo e a vigneto, prevalentemente localizzati nella porzione sud del territorio di Castellina in Chianti e nella porzione centrale, nei pressi del capoluogo, del territorio del Comune di Radda in Chianti. Le aree coltivate si alternano in una maglia di dimensione medio-ampia o ampia nella quale i vigneti sono sempre di impianto recente e hanno rimpiazzato le colture tradizionali (in genere piccoli oliveti o appezzamenti a coltura promiscua), ma conservando siepi e altri elementi di corredo vegetale della maglia agraria.
  4. d. Il Morfotipo del Mosaico Collinare a Oliveto e Vigneto prevalenti è caratterizzato dall'alternanza tra vigneti e oliveti come colture prevalenti, variamente inframmezzate da superfici boscate e si localizza nella porzione centrale del territorio intercomunale. Date le possibili varianti si distinguono principalmente due situazioni: appezzamenti di dimensione contenuta con maglia agraria fitta e situazioni in cui la maglia è media o anche ampia. In questo mosaico si riscontra una strutturazione delle coltivazioni: l'oliveto, spesso si trova a corredo del sistema insediativo, localizzato sulle dorsali, il vigneto lungo le pendici dei versanti con il bosco a coprire le zone più acclivi lungo le vallecole secondarie e i seminativi (se presenti) in basso nelle zone pianeggianti. Il grado di infrastrutturazione ecologica è medio-alto, con una notevole presenza di siepi poste sui bordi dei campi o a corredo della viabilità poderale e interpoderale. Il morfotipo è legato alle produzioni di qualità tipiche del territorio chiantigiano che si fregiano di marchi di indicazione di origine (DOCG, DOP, IGP).
  5. e. Il Morfotipo del Mosaico Colturale e Particellare Complesso di Assetto Tradizionale di Collina e di Montagna si riscontra nella porzione settentrionale de territorio intercomunale ed è caratterizzato da isole di coltivi disposte attorno ai nuclei abitati e immerse nel bosco. L'aspetto che caratterizza il morfotipo, è la stretta connessione tra nucleo storico insediato e l'intorno coltivato. Il nucleo insediativo spesso è costituito da poche abitazioni rurali. La maglia agraria è fitta e articolata per dimensioni e forma dei campi. Il livello di infrastrutturazione ecologica risulta elevato grazie alla forte presenza di vegetazione spontanea, costituita sia da macchie e lingue di bosco, sia da aree di rinaturalizzazione quale esito di fenomeni di abbandono colturale. Gli appezzamenti presentano spesso forme di coltivazione promiscua date in particolare dalla combinazione tra seminativi, generalmente terrazzati, e filari di colture legnose disposte sui bordi.