Art. 18 -Invariante Strutturale ecosistemica del patrimonio territoriale
1. Il Piano Strutturale Intercomunale definisce le regole di tutela e disciplina della Invariante Strutturale ecosistemica del patrimonio territoriale come individuata nella Tav. STA2 - Invariante Strutturale ecosistemica, in coerenza ed in applicazione della disciplina del PIT con valore di Piano Paesaggistico.
2. In particolare, all'art. 9 della Disciplina del Territorio, il PSI indica le seguenti specifiche direttive da perseguire con i P.O.:
- NODO FORESTALE PRIMARIO E SECONDARIO:
- - mantenimento e miglioramento della qualità degli ecosistemi forestali attraverso la conservazione dei nuclei forestali a maggiore maturità e complessità strutturale, la riqualificazione dei boschi parzialmente degradati (castagneti cedui con intensi prelievi, pinete soggette a incendi, cipressete degradate) e valorizzando le tecniche di selvicoltura naturalistica;
- - riduzione del carico di ungulati tramite metodologie di controllo e contenimento (caccia di selezione, installazione di recinzioni con maglia variabile per favorire il passaggio della microfauna);
- - riduzione e mitigazione degli impatti legati alla diffusione di fitopatologie e degli incendi;
- - riduzione e mitigazione degli impatti/disturbi sui margini dei nodi e mantenimento e/o miglioramento del grado di connessione con gli altri nodi (primari e secondari);
- - miglioramento della gestione selvicolturale dei boschi suscettibili alla invasione di specie aliene (in particolare Robinia pseudacacia e Ailanthus altissima), con particolare riferimento ai castagneti, alle cerrete, alle pinete di pino nero e alle formazioni ripariali;
- - mantenimento e/o miglioramento della qualità ecosistemica complessiva degli ecosistemi arborei ripariali, dei loro livelli di maturità, complessità strutturale e continuità longitudinale e trasversale ai corsi d'acqua;
- - riduzione delle utilizzazioni forestali negli impluvi e lungo i corsi d'acqua;
- - tutela e gestione conservativa degli habitat forestali di interesse comunitario;
- - realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.
- NUCLEI DI CONNESSIONE ED ELEMENTI FORESTALI ISOLATI:
- - miglioramento della qualità degli ecosistemi forestali isolati e dei loro livelli di maturità e complessità strutturale;
- - estensione e miglioramento della connessione ecologica dei nuclei forestali isolati (anche intervenendo sui livelli di permeabilità ecologica della matrice agricola circostante);
- - riduzione del carico di ungulati tramite metodologie di controllo e contenimento (caccia di selezione, installazione di recinzioni con maglia variabile per favorire il passaggio della microfauna);
- - riduzione e mitigazione degli impatti legati alla diffusione di fitopatologie e agli incendi;
- - controllo/limitazione della diffusione di specie aliene o di specie invasive nelle comunità vegetali forestali, in particolare contenimento della diffusione dei boschi di Robinia pseudacacia e Ailanthus altissima;
- - riduzione delle utilizzazioni forestali negli impluvi e lungo i corsi d'acqua;
- - realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.
- MATRICE FORESTALE AD ELEVATA CONNETTIVITÀ
- - recupero della gestione attiva delle formazioni forestali la cui perpetuazione è strettamente legata all'utilizzo antropico;
- - riduzione del carico di ungulati tramite metodologie di controllo e contenimento (caccia di selezione, installazione di recinzioni con maglia variabile per favorire il passaggio della microfauna);
- - riduzione e mitigazione degli impatti legati alla diffusione di fitopatologie e incendi.
- - tutela dei nuclei forestali a maggiore maturità (futuri nodi della rete) e delle stazioni forestali "eterotopiche";
- - controllo/limitazione della diffusione di specie aliene o di specie invasive nelle comunità vegetali forestali (in particolare Robinia pseudacacia e Ailanthus altissima).
- - tutela e gestione conservativa degli habitat forestali di interesse comunitario;
- - realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.
- CORRIDOI RIPARIALI
- - miglioramento della qualità ecosistemica complessiva degli ambienti fluviali, degli ecosistemi ripariali e dei loro livelli di maturità, complessità strutturale e continuità longitudinale e trasversale ai corsi d'acqua;
- - riduzione dei processi di artificializzazione degli alvei, delle sponde e delle aree di pertinenza fluviale;
- - miglioramento della compatibilità ambientale della gestione idraulica e delle attività di pulizia delle sponde;
- - miglioramento della qualità delle acque prediligendo attività sostenibili e ecocompatibili;
- - mitigazione degli impatti legati alla diffusione di specie aliene (in particolare di robinia);
- - riduzione delle utilizzazioni forestali negli impluvi e lungo i corsi d'acqua;
- - valorizzazione degli strumenti di partecipazione delle Comunità locali alla gestione e conservazione degli ecosistemi fluviali;
- - promozione contratti di fiume;
- - promozione per la gestione di metodi alternativi e ecocompatibili.
- NODO ECOSISTEMI AGROPASTORALI
- - riduzione dei processi di consumo di suolo agricolo a opera dell'urbanizzato nelle aree agricole collinari;
- - mantenimento e miglioramento delle dotazioni ecologiche degli agroecosistemi con particolare riferimento agli elementi vegetali lineari e puntuali (siepi, filari alberati, boschetti e alberi camporili);
- - mantenimento delle sistemazioni idraulico-agrarie di versante (terrazzamenti, ciglionamenti, ecc.) e della tessitura agraria;
- - riduzione del carico di ungulati e dei relativi impatti sugli ecosistemi agropastorali;
- - mitigazione degli effetti delle trasformazioni di aree agricole tradizionali in vigneti specializzati, cercando di garantire, ove possibile il minimo utilizzo delle sistemazioni a rittochino, con particolare riferimento alle matrici agricole con funzione di connessione tra nodi, matrici forestali e nuclei isolati;
- - mantenimento e valorizzazione dell'agrobiodiversità, anche attraverso e l'adesione a sistemi produttivi sostenibili;
- - realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.
- MATRICE AGROECOSISTEMICA COLLINARE
- - riduzione dei processi di consumo di suolo agricolo a opera dell'urbanizzato diffuso e delle infrastrutture;
- - miglioramento della permeabilità ecologica delle aree agricole anche attraverso la ricostituzione degli elementi vegetali lineari e puntuali e la creazione di fasce tampone lungo gli impluvi.
- - mantenimento e/o recupero delle sistemazioni idraulico-agrarie di versante (terrazzamenti, ciglionamenti, ecc.) e della tessitura agraria;
- - mitigazione degli effetti delle trasformazioni di aree agricole tradizionali in vigneti specializzati, cercando di garantire, ove possibile il minimo utilizzo delle sistemazioni a rittochino, con particolare riferimento alle matrici agricole con funzione di connessione tra nodi, matrici forestali e nuclei isolati;
- - aumento dei livelli di sostenibilità ambientale delle attività agricole intensive anche mediante la ricostituzione/riqualificazione delle dotazioni ecologiche (siepi, filari alberati, alberi camporili) e l'adesione a sistemi produttivi sostenibili, come il biologico;
- - riduzione degli impatti dell'agricoltura intensiva sul reticolo idrografico e sugli ecosistemi fluviali, lacustri e palustri, prediligendo attività agricole con minore consumo di risorse idriche e minore utilizzo di fertilizzanti e prodotti fitosanitari;
- - favorire la realizzazione di invasi aziendali;
- - realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.
- AGROECOSISTEMA FRAMMENTATO ATTIVO
- - mantenimento e recupero delle tradizionali attività agricole e di pascolo anche attraverso la sperimentazione di pratiche innovative che coniughino vitalità economica con ambiente e paesaggio;
- - mantenimento delle sistemazioni tradizionali idraulico-agrarie di versante (terrazzamenti, ciglionamenti, ecc.) e della tessitura agraria;
- - riduzione del carico di ungulati e dei relativi impatti sulle attività agricole;
- - riduzione degli impatti sugli ecosistemi legati a locali e intense attività antropiche;
- - mitigazione degli impatti derivanti dalla trasformazione di aree agricole tradizionali in forme di agricoltura intensiva;
- - realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.
- AGROECOSISTEMA FRAMMENTATO IN ABBANDONO CON RICOLONIZZAZIONE ARBOREA/ ARBUSTIVA
- - mantenimento e recupero, ove possibile, delle tradizionali attività agricole, limitando i processi di espansione e ricolonizzazione arborea e arbustiva, favorendo lo sviluppo di un'agricoltura innovativa;
- - riduzione dei processi di urbanizzazione e artificializzazione;
- - mantenimento delle sistemazioni idraulico-agrarie di versante (terrazzamenti, ciglionamenti, ecc.) e della tessitura agraria;
- - riduzione del carico di ungulati e dei relativi impatti sulle zone agricole relittuali;
- - riduzione degli impatti sugli ecosistemi legati a locali e intense attività antropiche;
- - mantenimento degli arbusteti e dei mosaici di prati arbustati se attribuibili ad habitat di interesse comunitario o regionale o comunque se di elevato interesse conservazionistico;
- - realizzazione e mantenimento di una rete sentieristica coerente con la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse conservazionistico.
3. Le direttive di cui al precedente comma sono approfondite e declinate, per quanto di competenza del P.O., nella disciplina di cui al successivo Capo V e Capo VI, con particolare riferimento alle disposizioni di cui agli artt. 28 comma 5, 32 commi 5 e 6, 39 comma 4, 43 commi 2, 3, 4 e 5.
4. Ulteriori direttive e prescrizioni relative alle componenti della struttura ecosistemica sono contenute all'art. 56 delle presenti norme, negli elaborati di Vas e nello Studio di Incidenza che accompagna il Piano Operativo.