Art. 21. Finalità ed ambito di applicazione
1. Obiettivo fondamentale del PS è garantire l'integrità fisica del territorio e mitigare i rischi geologico, idraulico e sismico. A tal fine, attraverso gli studi geologici e gli studi idraulici elencati all'art.3, il PS definisce le dinamiche idrogeologiche in essere e le relative condizioni di equilibrio rispetto alle quali valutare gli effetti delle trasformazioni previste.
2. Lo studio geologico di supporto al PS definisce, ai sensi dell'art.104 co. 2 della LR 65/2014 e del DPGR n.5/R/20, le caratteristiche di pericolosità del territorio comunale. In particolare definisce la pericolosità geologica, idraulica e sismica sulla base degli aggiornamenti delle cartografie geologiche del quadro conoscitivo del PS, degli studi di Microzonazione sismica e degli studi idrologico-idraulici di dettaglio condotti specificatamente sul reticolo idrografico.
3. Gli studi geologico-geomorfologici ed idraulici costituiscono variante al Piano per l'Assetto Idrogeologico (PAI Dissesti) ed al Piano di Gestione Rischio Alluvioni (PGRA) per quanto di competenza.
4. Per la determinazione della fattibilità degli interventi ammessi dal PO, si dovrà fare riferimento alla carte della pericolosità geologica (elaborato G.9), alle carte idrogeologiche (elaborato G.3), alle carte della pericolosità sismica locale (elaborato G.10), alla carta della pericolosità idraulica (elaborato I.4) e alla carta della magnitudo idraulica (elaborato I.3) oltre che alla cartografia del PAI e del PGRA.
5. I suddetti elaborati individuano le problematiche fisiche rispetto alle quali ciascun nuovo intervento dovrà soddisfare le necessarie condizioni di stabilità e funzionalità nel tempo, senza creare condizioni di aggravio della pericolosità nelle aree limitrofe e/o sulle strutture esistenti. Il PO definisce le condizioni di fattibilità degli interventi secondo le indicazioni contenute negli articoli del presente Titolo.
Art. 22. Prevenzione del rischio dovuto alle problematiche geologiche
1. La Carta della pericolosità geologica (elaborato G.9) individua zone omogenee del territorio all'interno delle quali si evidenziano i fattori geologici e geomorfologici, strutturali e dinamici, che si configurano come condizioni predisponenti il dissesto idrogeologico.
Qualsiasi azione di trasformazione dei caratteri geomorfologici del suolo dovrà tenere in debita considerazione le problematiche geologiche individuate all'interno di ciascuna area secondo la seguente classificazione:
- a) Pericolosità geologica bassa (G1): aree in cui i processi geomorfologici e le caratteristiche litologiche, giaciturali non costituiscono fattori predisponenti al verificarsi di processi morfoevolutivi;
- b) Pericolosità geologica media (G2): aree in cui sono presenti fenomeni geomorfologici inattivi; aree con elementi geomorfologici, litologici e giaciturali dalla cui valutazione risulta una bassa propensione al dissesto; corpi detritici su versanti con pendenze inferiori a 15 gradi;
- c) Pericolosità geologica elevata (G3): aree in cui sono presenti fenomeni franosi quiescenti e relative aree di evoluzione; aree con potenziale instabilità connessa a giacitura, ad acclività, a litologia, alla presenza di acque superficiali e sotterranee e relativi processi di morfodinamica fluviale, nonché a processi di degrado di carattere antropico; aree interessate da fenomeni di soliflusso, fenomeni erosivi; aree caratterizzate da terreni con scadenti caratteristiche geomeccaniche; corpi detritici su versanti con pendenze superiori a 15 gradi.
- d) Pericolosità geologica molto elevata (G4): aree in cui sono presenti fenomeni franosi attivi e relative aree di evoluzione, ed aree in cui sono presenti intensi fenomeni geomorfologici attivi di tipo erosivo.
2. Il PO dovrà definire:
- a) le condizioni di fattibilità per tutti gli interventi ammessi dal PO sulla base del rapporto tra grado di pericolosità dell'area di intervento e la vulnerabilità delle realizzazioni previste, tenendo conto degli indirizzi previsti nel DPGR n.5/R/20 al punto 3.2;
- b) la conformità delle previsioni edilizie ed urbanistiche alle NTA del PAI vigente con particolare riferimento al Titolo III, art.12 e seguenti di dette norme.
Art. 23. Prevenzione del rischio dovuto alle problematiche idrauliche
1. La Carta della pericolosità idraulica (elaborato I.3) individua zone omogenee del territorio soggette ad allagamenti per eventi di piena con diversi tempi di ritorno sulla base degli esiti degli studi idraulici di dettaglio e sulla base di analisi geomorfologiche. Qualsiasi intervento ammesso dal PO che possa prevedere un nuovo impegno di suolo e/o la significativa trasformazione dello stesso, dovrà tenere in debita considerazione le problematiche idrauliche individuate all'interno di ciascuna area secondo la seguente classificazione:
- a) Pericolosità idraulica P1, contraddistinte da alluvioni rare, ovvero fenomeni con tempo di ritorno compreso fra 200 e 500 anni;
- b) Pericolosità idraulica P2, contraddistinte da alluvioni poco frequenti, ovvero aree interessate da allagamenti per eventi di piena con tempi di ritorno compresi fra 30 e 200 anni;
- c) Pericolosità idraulica P3, contraddistinte da alluvioni frequenti, ovvero aree interessate da allagamenti per eventi di piena i cui tempi di ritorno sono inferiori o uguali a 30 anni.
2. La LR 41/2018 - Disposizioni in materia di rischio di alluvioni e di tutela dei corsi d'acqua in attuazione del Decreto Legislativo 23 febbraio 2010, n. 49 (Attuazione della direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni). Modifiche alla LR 80/2015 e alla LR 65/2014 - aggiorna la disciplina della gestione del rischio di alluvioni in relazione alle trasformazioni del territorio e la tutela dei corsi d'acqua. Nella norma vengono definiti:
- a) "scenario per alluvioni frequenti": lo scenario di cui all'art. 6, co. 2, l. c), del d.lgs. 49/2010, individuato negli atti di pianificazione di bacino e definito dai medesimi atti con riferimento al tempo di ritorno non inferiore a trenta anni;
- b) "scenario per alluvioni poco frequenti": lo scenario di cui all'art. 6, co. 2, l. b) del d.lgs. 49/2010, individuato negli atti di pianificazione di bacino e definito dai medesimi atti con riferimento al tempo di ritorno non inferiore a duecento anni;
- c) "magnitudo idraulica": la combinazione del battente e della velocità della corrente in una determinata area, associata allo scenario relativo alle alluvioni poco frequenti:
- - "magnitudo idraulica moderata": valori di battente inferiore o uguale a 0,5 metri e velocità inferiore o uguale a 1 metro per secondo (m/s). Nei casi in cui la velocità non sia determinata, battente uguale o inferiore a 0,3 metri;
- - "magnitudo idraulica severa": valori di battente inferiore o uguale a 0,5 metri e velocità superiore a 1 metro per secondo (m/s) oppure battente superiore a 0,5 metri e inferiore o uguale a 1 metro e velocità inferiore o uguale a 1 metro per secondo (m/s). Nei casi in cui la velocità non sia determinata, battente superiore a 0,3 metri e inferiore o uguale a 0,5 metri;
- - "magnitudo idraulica molto severa": battente superiore a 0,5 metri e inferiore o uguale a 1 metro e velocità superiore a 1 metro per secondo (m/s) oppure battente superiore a 1 metro. Nei casi in cui la velocità non sia determinata battente superiore a 0,5 metri.
3. Alla luce delle definizioni di cui sopra, a partire dai risultati del modello idraulico implementato per la definizione delle aree soggette ad inondazione, sono stati estrapolati:
- a) i dati relativi ai battenti idrometrici attesi per Tr200 anni sul territorio (elaborato I.1)
- b) i dati relativi alla magnitudo Idraulica (elaborato I.2)
- c) le aree presidiate da sistemi arginali (elaborato G.11)
4. Il PO dovrà definire:
- a) le condizioni di fattibilità per tutti gli interventi ammessi dal PO sulla base del rapporto tra grado di pericolosità dell'area di intervento e la vulnerabilità delle realizzazioni previste;
- b) i vincoli per la realizzazione dei piani interrati all'interno delle aree allagabili;
- c) i valori del franco da aggiungere alla quota del battente per raggiungere le quote di sicurezza;
- d) le necessarie prescrizioni da associare ad ogni classe di fattibilità tenendo conto degli indirizzi previsti nel DPGR n.5/R/20 e smi e dalla LR 41/2018;
- e) i criteri progettuali per limitare gli effetti dell'impermeabilizzazione dei suoli;
- f) la conformità delle previsioni edilizie ed urbanistiche alle NTA del PGRA vigenti.
Art. 24. Prevenzione del rischio dovuto alle problematiche sismiche
1. La carta della pericolosità sismica (elaborato G.10) elaborata sulla base delle carte di Microzonazione Sismica di Secondo Livello, riporta l'articolazione delle classi di pericolosità sismica per i principali centri abitati del territorio comunale:
- a) Pericolosità sismica locale bassa (S1): zone stabili caratterizzate dalla presenza di litotipi assimilabili al substrato rigido in affioramento con morfologia pianeggiante o poco inclinata e dove non si ritengono probabili fenomeni di amplificazione o instabilità indotta dalla sollecitazione sismica.
- b) Pericolosità sismica locale media (S2):
- - zone stabili suscettibili di amplificazioni locali connessi con contrasti di impedenza sismica attesa oltre alcune decine di metri dal piano campagna e con frequenza fondamentale del terreno indicativamente inferiore a 1hz;
- - zone stabili suscettibili di amplificazioni locali con fattore di amplificazione (Fx) < 1.4 nell'intervallo 0.1-0.5s dello spettro;
- - zone stabili suscettibili di amplificazione topografica (pendii con inclinazione superiore a 15 gradi);
- - zone stabili suscettibili di amplificazioni locali, non rientranti tra quelli previsti nelle classi di pericolosità sismica S.3.
- c) Pericolosità sismica locale media (S2*): zone stabili suscettibili di amplificazioni locali con fattore di amplificazione (Fx) < 1.4 nell'intervallo 0.1-0.5s dello spesttro, ma in cui (Fx) > 1.4 nell'intervallo 0.5-1s.
- d) Pericolosità sismica locale elevata (S3):
- - zone di contatto tra litotipi con caratteristiche fisico-meccaniche significativamente diverse;
- - zone stabili suscettibili di amplificazioni locali, connesse con un alto contrasto di impedenza sismica atteso entro alcune decine di metri dal piano di campagna;
- - zone stabili suscettibili di amplificazioni locali con fattore di amplificazione (Fx) > 1.4;
- - aree interessate da instabilità di versante quiescente, relative aree di evoluzione, nonché aree potenzialmente franose, di seguito, denominate "APF", e, come tali, suscettibili di riattivazione del movimento in occasione di eventi sismici.
- e) Pericolosità sismica locale molto elevata (S4): aree interessate da instabilità di versante attive e relativa area di evoluzione, tali da subire un'accentuazione del movimento in occasione di eventi sismici.
2. Il PO dovrà definire le condizioni di fattibilità per tutti gli interventi ammessi dal PO sulla base del rapporto tra grado di pericolosità dell'area di intervento e la vulnerabilità delle realizzazioni previste tenendo conto degli indirizzi previsti nel DPGR n. 5/R/20 al punto 3.6.
Art. 25. Prevenzione del rischio idrogeologico
1. La Carta idrogeologica con indicazioni di vulnerabilità (elaborato G.3) individua differenti areali di vulnerabilità delle acque sotterranee, differenti areali di disponibilità idrica degli acquiferi del sottosuolo ed i punti di captazione ad uso acquedottistico soggetti alle azioni di tutela e di salvaguardia in relazione alla possibilità di inquinamento.
2. Il PO, in funzione delle previsioni urbanistiche da definire, potrà prevedere specifiche normative per la salvaguardia della risorsa idrica mediante valutazione dell'impatto di attività particolarmente inquinanti o idroesigenti.
3. Le aree interessate da subsidenza e cartografate nell'elaborato G.3 indicano le zone in cui sono stati rilevati abbassamenti da dati satellitari nel periodo 2018-2022. Il P.O. dovrà contenere uno specifico elaborato di aggiornamento della rappresentazione di tali rilievi sulla base dei dati satellitari, aggiornamento mensile pubblicato da Regione Toscana.
4. Nelle aree sopra menzionate il PO dovrà:
- b) subordinare le previsioni e gli interventi edilizi alla redazione, nell'ambito dello studio geologico a supporto della progettazione, di specifiche valutazioni, mirate a verificare l'eventuale rischio di cedimenti differenziali significativi, in rapporto alla distribuzione dei movimenti in atto nell'area di intervento ed alla tipologia e allo sviluppo planimetrico delle nuove strutture previste;
- f) privilegiare le pratiche agricole di ottimizzazione dell'utilizzo idrico ai fini irrigui e incentivare la realizzazione di bacini irrigui.