Art. 10. Le invarianti strutturali

1. Le invarianti strutturali comprendono l'individuazione dei caratteri specifici delle strutture territoriali e delle componenti identitarie ritenute qualificative del patrimonio territoriale e la conseguente definizione delle regole e dei principi che ne assicurano la tutela, la riproduzione e la persistenza.

2.Il PS, in conformità al PIT-PPR e ai relativi Abachi delle invarianti, individua le seguenti invarianti strutturali, le quali sono da intendersi operanti per l'intero territorio comunale:

  1. - Invariante I: Caratteri idrogeomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici;
  2. - Invariante II: Caratteri ecosistemici del paesaggio;
  3. - Invariante III: Carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi, urbani e infrastrutturali;
  4. - Invariante IV: Caratteri morfotipologici dei sistemi agroambientali dei paesaggi rurali.

3. Le invarianti strutturali del PIT-PPR sono definite e trovano rappresentazione nei seguenti elaborati:

  1. - ST.03 - Invariante I - caratteri idrogeomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici
  2. - ST.04 - Invariante II - caratteri ecosistemici
  3. - ST.05.1 - Invariante III - sistema insediativo e struttura di matrice storica
  4. - ST.05.2 - Invariante III - territorio urbanizzato, insediamenti e morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee
  5. - ST.06.1 - Invarianti IV - caratteri agro-ambientali
  6. - ST.06.2 - Paesaggi rurali storici

4. Le quattro invarianti strutturali, le quali così come individuate e disciplinate, non costituiscono un vincolo di non modificabilità del bene ma un quadro di riferimento per definire le condizioni di trasformabilità, tengono conto di quanto indicato nella "Scheda d'Ambito 06 - Firenze-Prato-Pistoia" del PIT-PPR e sono declinate e dettagliate a scala locale.

5. Il PS persegue gli obiettivi generali indicati per ciascuna invariante negli artt. 7, 8, 9 ed 11 della Disciplina di Piano del PIT-PPR e nei successivi articoli del presente Titolo, indica in conformità alla disciplina statutaria del PIT-PPR, specifici indirizzi, da declinare nei successivi atti di governo del territorio.

Art. 11. Invariante I – Caratteri idrogeomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici

1.Il PS recepisce i tipi fisiografici e i sistemi morfogenetici in cui si articolano, così come individuati dal PIT-PPR nell'Abaco regionale delle Invarianti n. 06 Firenze-Prato-Pistoia, come le indicazioni per le azioni ivi definite in riferimento a ciascun morfotipo, e li declina, per la scala di maggior dettaglio propria della pianificazione comunale, rappresentandoli nell'elaborato ST.03 - Invariante I: caratteri idrogeomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici.

2. I sistemi morfogenetici o morfotipi idro-geomorfologici sono definiti da una combinazione di fattori, che presiedono al modellamento delle forme e dei rilievi del territorio, di tipo strutturale, temporale e litologico. La carta geologica, l'idrografia e la pedologia costituiscono la base conoscitiva per l'individuazione delle forme ricorrenti che caratterizzano ogni sistema morfogenetico.

3. Sempre nell'elaborato ST.03 - Invariante I: caratteri idrogeomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici è altresì rappresentata la rete idrografica di cui alla LR 79/2012 e successivi aggiornamenti, oltreché i corpi idrici superficiali e le aree umide.

4. I tipi fisiografici riconosciuti nel territorio comunale di Pistoia sono "Pianura e fondovalle", "Collina", "Montagna" e "Dorsale"; ciascun tipo fisiografico si articola in sistemi morfogenetici, come meglio specificato nell'elenco che segue:

  1. a) TIPO FISIOGRAFICO DI "PIANURA E FONDOVALLE"
    • - sistema morfogenetico dell'alta pianura (ALP)
    • - sistema morfogenetico dei bacini di esondazione (BES)
    • - sistema morfogenetico del fondovalle (FON)
    • - sistema morfogenetico della pianura pensile (PPE)
  2. a) TIPO FISIOGRAFICO DELLA "COLLINA"
    • - sistema morfogenetico della collina a versanti dolci sulle Unità Liguri (CLVd)
    • - sistema morfogenetico della collina a versanti dolci sulle Unità Toscane (CTVd)
    • - sistema morfogenetico della collina a versanti ripidi sulle Unità Toscane (CTVr)
  3. b) TIPO FISIOGRAFICO DELLA "MONTAGNA"
    • - sistema morfogenetico della montagna silicoclastica (MOS)
  4. c) TIPO FISIOGRAFICO DELLA "DORSALE"
    • - sistema morfogenetico della dorsale silicoclastica (DOS)

Art. 11.1 I sistemi morfogenetici: descrizione e indirizzi

1. I sistemi morfogenetici di "Pianura e fondovalle"

  1. a) Descrizione. Sono le parti di territorio caratterizzate dai depositi alluvionali, con forme morfologiche tipiche quali i "terrazzi" e le conoidi, sopra cui si è instaurato il reticolo idrografico secondario delle "acque basse", che svolge l'importante funzione regolatoria per il deflusso e il recapito delle acque di precipitazione meteorica. La caratteristica delle conoidi della pianura pistoiese è la ricca copertura in limo, che ha creato le condizioni ottimali per fare attecchire e sviluppare l'attività vivaistica. La pianura pistoiese risulta un paesaggio fortemente antropizzato; il reticolo idraulico ha subito nel tempo una forte artificializzazione che implica costanti manutenzione e adattamento agli insediamenti e comporta aumento del rischio idraulico. La forte e progressiva urbanizzazione, la pressione insediativa e l'attività vivaistica diffusa, determinano l'aumento della impermeabilizzazione del suolo, una attenuazione delle funzioni idrogeologiche, ostacolando la ricarica delle falde acquifere e l'assorbimento delle acque meteoriche, nonché l'inquinamento delle falde.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - limitare il consumo di suolo per ridurre l'esposizione al rischio idraulico e salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche;
    2. IN.2 - legare la eventuale nuova impermeabilizzazione dei terreni alle adeguate misure compensative, che assicurino l'invarianza idraulica rispetto al deflusso delle acque di scorrimento superficiale;
    3. IN.3 - promuovere il recupero della permeabilità del suolo ed il miglioramento della qualità ambientale all'interno del territorio urbanizzato, mediante la creazione di spazi per la connessione delle aree verdi;

2. I sistemi morfogenetici della "Collina"

  1. a) Descrizione. Sono i terreni costituenti la base al fronte montano caratterizzati da versanti prevalentemente dolci a ovest e ripidi nella parte nord e nord est del territorio. Una ristretta plaga di Collina a versanti dolci sulle Unità Liguri forma la primissima fascia collinare attorno a Pistoia. La copertura vegetale, varia e continua, prevalentemente caratterizzata dalla coltura tradizionale dell'oliveto, svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento della stabilità dei versanti che hanno permesso lo sviluppo di paesaggi naturali e agrari e degli insediamenti. Il crescente fenomeno di abbandono dei coltivi e delle sistemazioni idraulico-agrarie costituisce elemento di criticità per la stabilità dei versanti, con aumento dei fenomeni franosi sulle coltri mobili create dalle sistemazioni idraulico-agrarie, anche se coperte dalla prima generazione di bosco.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - evitare interventi di trasformazione e di recupero che comportino alterazioni del reticolo di deflusso delle acque superficiali e della stabilità dei versanti, al fine della prevenzione del rischio idrogeomorfologico;
    2. IN.2 - favorire interventi di recupero delle opere di sistemazione idraulico-agraria, con particolare riferimento alle aree caratterizzate da abbandono rurale;
    3. IN.3 - limitare l'impermeabilizzazione del suolo e, comunque, gli interventi che riducano l'infiltrazione dell'acqua e comportino la riduzione prolungata della copertura vegetale;
    4. IN.4 - evitare interventi sulla viabilità minore che destabilizzino i versanti.

3. I sistemi morfogenetici della "Montagna" e della "Dorsale"

  1. a) Descrizione. Sono le aree che costituiscono la corona della parte collinare. La fascia della Montagna silicoclastica è interrotta a ovest dal "colle" di San Marcello Pistoiese, che rientra nel sistema della Montagna su Unità da argillitiche a calcareo-marnose (MOL) e si attesta sul confine occidentale del comune, ricadendo per intero nel comune contiguo di San Marcello-Piteglio. La Montagna silicoclastica è dunque un sistema non calcareo, caratterizzato da depositi detritici di tipo periglaciale sui pendii e corpi di frana, particolarmente concentrati nell'area di S. Marcello Pistoiese. Per la natura dei suoli e per l'elevata pendenza che la caratterizza, questa parte di territorio si distingue per un limitato sviluppo degli insediamenti e la scarsa fertilità dei suoli, aspetto che in passato orientò alla coltivazione del castagneto da frutto, che ha costituito per decenni la principale fonte alimentare per la popolazione montana. L'abbandono progressivo di questa coltura, dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, ha determinato la trasformazione dei versanti montani con fenomeni quali, ad esempio, la massiccia infestazione della robinia e, unito all'azione erosiva dei corsi d'acqua, ha dato luogo a eventi di instabilità e franosità. Le attività turistiche nella Montagna comportano interventi sui versanti che rischiano di aumentare instabilità, erosione del suolo e deflussi.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche anche limitando l'impermeabilizzazione del suolo e l'espansione degli insediamenti;
    2. IN.2 - conservare i caratteri geomorfologici del sistema che sostiene paesaggi di elevata naturalità e valore paesaggistico, sia epigei che ipogei;
    3. IN.3 - garantire e migliorare l'infiltrazione delle acque di scorrimento superficiale nelle zone di ricarica delle sorgenti e della falda;
    4. IN.4 - favorire la realizzazione ed il mantenimento delle sistemazioni di versante atte a limitare la velocità di scorrimento delle acque di precipitazione meteorica.
    5. IN.5 - evitare interventi di trasformazione che comportino aumento del deflusso superficiale e alterazione della stabilità dei versanti;
    6. IN.6 -evitare interventi sulla viabilità minore che destabilizzino i versanti.

Art. 11.2 La rete idrografica

1. La rete idrografica superficiale costituisce componente qualificata della struttura idro-geomorfologica e della struttura ecosistemica del patrimonio territoriale, ed è elemento qualificante del sistema idrografico afferente all'Invariante strutturale I "I caratteri idrogeomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici", di cui all'elaborato ST.03.

2. La rete idrografica è costituita da tutti i corpi idrici (o parti di essi), ancorché minori e/o a regime torrentizio, che interessano il territorio comunale. Si compone ai sensi della LR n. 79/2012 e successivi aggiornamenti, del reticolo idrografico di cui all'art. 3 della LR 41/2018 e connessa infrastruttura idrica. Fanno inoltre parte della rete dei corpi idrici superficiali:

  • a) le aree umide e gli specchi d'acqua di qualsiasi natura, ivi compresi gli invasi artificiali;
  • b) tutti gli elementi costitutivi, naturali o artificiali, quali gli alvei, le golene, le sponde, gli argini, le briglie, le formazioni vegetazionali ripariali e le opere di regimazione idraulica.

3. Il PS si pone come obbiettivo il mantenimento ed il recupero dell'equilibrio idrogeologico, ed il miglioramento dei livelli di permeabilità ecologica del territorio, in particolare nelle aree di pianura e nelle parti del territorio comunale più antropizzate.

4. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - riconoscere e disciplinare i tratti maggiormente artificializzati e degradati al fine di una loro riqualificazione volta a ripristinarne anche i valori ecosistemici;
  2. IN.2 - migliorare la funzionalità idraulica, al fine di garantire il regolare deflusso delle acque incanalate;
  3. IN.3 - disciplinare gli interventi di trasformazione anche quelli a scopo agricolo al fine di salvaguardare l'assetto idrogeologico, ed i valori paesaggistici ed ambientali;
  4. IN.4 - valorizzare i corsi d'acqua principali, come l'Ombrone e il Reno, quali elementi attrattori identitari, tramite una disciplina che sappia attuare strategie per la loro fruizione ambientale e paesaggistica.

5. In ordine alle componenti di natura più strettamente ecologica di cui all'invariante II, sui caratteri ecosistemici, vale anche quanto disciplinato al successivo art. 12.3 - Rete degli ecosistemi fluviali e palustri: descrizioni ed indirizzi.

Art. 12. Invariante II – Caratteri ecosistemici del paesaggio

1.Il PS recepisce i caratteri ecosistemici del paesaggio, così come individuati dal PIT-PPR nell'Abaco regionale delle Invarianti n. 06 Firenze-Prato-Pistoia, come le indicazioni per le azioni in riferimento a ciascun morfotipo, e li declina, per la scala di maggior dettaglio propria della pianificazione comunale, rappresentandoli nell'elaborato ST.04 - Invariante II - caratteri ecosistemici.

2.Quanto individuato dal PS è il risultato della rielaborazione delle analisi svolte a livello di quadro conoscitivo (in particolare l'uso del suolo, elaborato QC_02: Uso del suolo) sulla base di una lettura in chiave ecosistemica e della loro interpolazione con i caratteri individuati dal PIT-PPR.

3.Obiettivo generale dell'invariante II è accrescere la qualità ecosistemica del territorio comunale, l'efficienza della rete ecologica, la permeabilità ecologica, l'equilibrio delle relazioni fra componenti naturali, seminaturali e antropiche dell'ecosistema, ai sensi del co. 2 dell'art. 8 della Disciplina del PIT-PPR.

4. I caratteri ecosistemici individuati nel territorio pistoiese, si compongono di elementi strutturali ed elementi funzionali, così articolati:

  1. a) ELEMENTI STRUTTURALI DELLA RETE ECOLOGICA
    • RETE DEGLI ECOSISTEMI FORESTALI:
      • - nodo primario forestale;
      • - matrice forestale ad elevata connettività;
      • - nuclei di connessione ed elementi forestali isolati;
    • RETE DEGLI ECOSISTEMI AGROPASTORALI:
      • - nodo degli agroecosistemi;
      • - agroecosistema frammentato attivo;
      • - matrice agroecosistemica di pianura urbanizzata;
      • - agroecosistema intensivo;
    • RETE DEGLI ECOSISTEMI FLUVIALI E PALUSTRI:
      • - corridoio fluviale - reticolo idrografico;
      • - corridoio ripariale;
      • - corpi idrici superficiali/aree umide;
    • SUPERFICIE ARTIFICIALE:
      • - area urbanizzata - insediamenti rurali - viabilità
  2. b) ELEMENTI FUNZIONALI DELLA RETE ECOLOGICA
      • - area critica per la presenza di agroecosistema intensivo (vivaismo);
      • - barriera infrastrutturale ed aree barriera per elevata urbanizzazione da mitigare;
      • - corridoio ecologico fluviale da riqualificare;
      • - varchi di valenza ecologica da mantenere.

Art. 12.1 Rete degli ecosistemi forestali: descrizione e indirizzi

1. "Nodo primario forestale" e "matrice forestale ad elevata connettività":

  1. a) Descrizione. Per nodo primario forestale si intende una formazione continua di boschi di latifoglie con prevalenza di faggete, abetine, castagneti, interrotta sporadicamente da piccole isole di coltivi o prati-pascoli. Questi ultimi, un tempo assai diffusi e sfruttati come unico veicolo di sussistenza alimentare per le popolazioni montane, ad oggi sono difficilmente identificabili, poiché il minor presidio del territorio e la mancanza di periodica manutenzione ne provocano la rinaturalizzazione compromettendone l'immediata riconoscibilità. Il nodo primario forestale ricade in parte all'interno della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) Tre Limentre - Reno (codice IT5130009). Il morfotipo si caratterizza per la presenza di diversi habitat di interesse comunitario, che costituiscono un serbatoio di biodiversità, naturalità e servizi ecosistemici per il territorio comunale, e di un ricco sistema di impluvi e torrenti. Il morfotipo si colloca nella parte settentrionale del territorio comunale. Per matrice forestale ad elevata connettività si intende una formazione forestale di latifoglie termofile e rimboschimenti, percorsa da un ricco reticolo idrografico. La matrice, costituita da querceti, ostrieti, castagneti, faggete, boschi misti e rimboschimenti di conifere è disposta a corona attorno alla cintura collinare coltivata e si attesta ai margini del sistema insediativo montano e pedemontano, interrotta dalle isole degli agroecosistemi montani limitrofe agli abitati. La matrice forestale ad alta connettività ricade in parte all'interno della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) Tre Limentre - Reno (codice IT5130009).
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - tutelare il paesaggio forestale, gli habitat e le specie animali e vegetali di interesse comunitario, anche attraverso il controllo e il contenimento della fauna selvatica dannosa;
    2. IN.2 - mantenere la qualità e la maturità delle formazioni forestali, anche attraverso l'attuazione di una gestione selvicolturale naturalistica, con allungamento del turno nei cedui, agevolando la ricolonizzazione spontanea da parte delle specie arboree autoctone in sostituzione delle specie invasive alloctone;
    3. IN.3 - tutelare gli ecosistemi forestali presenti lungo il reticolo idrografico minore, evitando interventi selvicolturali sulle sponde;
    4. IN.4 - gestire le superfici forestali coerentemente con i Piani di gestione e le Misure di conservazione dei Siti Natura 2000 presenti;
    5. IN.5 - mantenere i rapporti figurativi consolidati dei paesaggi forestali e dei valori storico-culturali ed estetico-percettivi, disincentivando interventi di trasformazione e artificializzazione delle aree e delle formazioni boschive e recuperando e mantenere le sistemazioni idraulico-agrarie e forestali;
    6. IN.6 - realizzare interventi di prevenzione degli incendi estivi;
    7. IN.7 - tutelare il paesaggio rurale relittuale, recuperandolo in caso di abbandono;
    8. IN.8 - conservare, al fine di una gestione attiva, gli habitat di prateria, delle specie vegetali e animali a essi collegate, attraverso azioni quali il recupero di idonei carichi pascolivi, la realizzazione di attività periodiche di decespugliamento;
    9. IN.9 - mantenere e riqualificare la trama della sentieristica, per incentivare la fruizione sostenibile del patrimonio forestale e le attività di didattica ambientale.

2. "Nuclei di connessione ed elementi forestali isolati"

  1. a) Descrizione. Si tratta di formazioni boschive ripariali, spesso costituiti da boschi di neoformazione a robinia, o degli sfrangiamenti della copertura compatta che determina la matrice forestale che si insinuano nella fascia della collina coltivata a oliveto, spesso formatisi in conseguenza dell'abbandono delle colture.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 -tutelare il paesaggio rurale, recuperandolo in caso di abbandono, attraverso, ad esempio, attività periodiche di decespugliamento;
    2. IN.2 -tutelare gli ecosistemi degli impluvi del reticolo idrografico, promuovendo la rinaturalizzazione delle fasce ripariali con specie arboree autoctone, garantendo il minimo deflusso vitale del corso d'acqua, mantenendo e migliorando i livelli qualitativi delle acque;
    3. IN.3 -controllare e ridurre la presenza di specie aliene o di specie invasive.

Art. 12.2 Rete degli ecosistemi agropastorali: descrizione e indirizzi

1. "Nodo degli agroecosistemi"

  1. a) Descrizione. Essi risultano costituiti sia dalle estese colture tradizionali, a prevalenza di oliveto con le tipiche sistemazioni terrazzate e ciglionate, presenti in maniera pressoché compatta nella fascia collinare a nord e a ovest dell'insediamento di Pistoia, sia dalle parti più frammentate dalla presenza del bosco, costituite dall'alternanza di seminativi e oliveti, in alta collina e nelle zone pedemontane, spesso negli immediati intorni degli insediamenti.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - conservare la tipica alternanza di oliveti e seminativi in una maglia media o medio-fitta;
    2. IN.2 - mantenere l'efficienza del sistema di regimazione idraulico-agraria, a tutela della stabilità dei versanti;
    3. IN.3 - tutelare l'impianto tradizionale della maglia agraria e mantenere le dotazioni ecologiche, tutelando e preservando i filari alberati, le siepi, i boschetti, a corredo della viabilità secondaria poderale e interpoderale o a delineare i confini di proprietà;
    4. IN.4 - mantenere gli assetti agricoli tradizionali, anche attraverso la valorizzazione dello strumento del Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale;
    5. IN.5 - promuovere interventi di gestione colturale attiva, che impediscano processi di abbandono;
    6. IN.6 - recuperare gli oliveti abbandonati, ostacolandone la colonizzazione arbustiva e arborea;
    7. IN.7 - contenere azioni che determinino la semplificazione o l'alterazione delle coltivazioni tradizionali, quali ad esempio l'introduzione di coltivazioni intensive o di specie alloctone invasive;
    8. IN.8 - promuovere politiche che coniughino la finalità produttiva con forme di conduzione sostenibile e attività complementari, per garantire il rispetto dei valori paesaggistici, delle risorse e della biodiversità.

2. "Agroecosistema frammentato attivo"

  1. a) Descrizione. Si tratta delle isole dei coltivi attorno agli insediamenti rurali, piccoli oliveti sparsi, praterie e pascoli, in ambiente pedemontano e montano, spesso soggetti a fenomeni di abbandono colturale rinaturalizzazione con colonizzazione di neoformazioni boschive di robinia. L'agroecosistema frammentato attivo ricade in parte all'interno della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) Tre Limentre - Reno (codice IT5130009).
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - tutelare gli habitat di prativi di interesse comunitario, le specie vegetali e animali a essi collegate, nonché il paesaggio rurale, attraverso azioni quali il recupero di idonei carichi pascolivi, la realizzazione di attività periodiche di decespugliamento, il mantenimento e incremento delle attività agricole e zootecniche;
    2. IN.2 - conduzione degli interventi in coerenza con i Piani di gestione e le Misure di conservazione dei Siti Natura 2000 presenti;
    3. IN.4 - conservare delle aree aperte o arbustate, ostacolando progetti di rimboschimento con finalità di compensazione ambientale;
    4. IN.5 - mantenere e recuperare gli elementi del paesaggio rurale storico, comprese le sistemazioni idraulico-agrarie.

3. "Matrice agroecosistemica di pianura urbanizzata"

  1. a) Descrizione. Si tratta della parte pianeggiante compresa tra la città di Pistoia e le colline, a nord dell'insediamento, si configura come matrice agroecosistemica di pianura urbanizzata, prevalentemente caratterizzata dalla compresenza di aree agricole con mosaicature di seminativo a maglia fitta, vigneto, oliveto, con persistenza di dotazioni ecologiche residuali (filari di siepi, alberi isolati o camporili).
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - finalizzare gli interventi sul territorio alla conservazione attiva del paesaggio rurale e delle attività agricole, improntata al contenimento di consumo di suolo, delle colture intensive che ne determinino l'alterazione (ad esempio la semplificazione dei sistemi agricoli a maglia fitta o la frammentazione della maglia agraria), dei processi di deruralizzazione dell'edilizia storica, i processi di abbandono e di rinaturalizzazione del mosaico colturale, anche attraverso la valorizzazione dello strumento del Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale;
    2. IN.2 - valorizzare le forme di agricoltura tradizionali e le filiere agricole locali attraverso pratiche ad alta sostenibilità ambientale;
    3. IN.3 - valorizzare la trama dei percorsi poderali e vicinali come elementi per l'accessibilità e la fruizione lenta del territorio rurale;
    4. IN.4 - riqualificare le sistemazioni idrauliche, la rete scolante e i fossi campestri per valorizzare il loro valore ecologico e storico-testimoniale;
    5. IN.5 - limitare l'insediamento di attività idroesigenti suscettibili di compromettere il deflusso vitale dei corsi d'acqua, o di determinare l'inquinamento della falda;
    6. IN.6 - tutelare le aree umide esistenti, gli habitat di specie e di interesse comunitario e conservazionistico, mediante il mantenimento di sufficienti livelli idrici anche durante la stagione estiva;
    7. IN.7 - perseguire, nel caso di installazione di impianti fotovoltaici, soluzioni in grado di conciliare la loro presenza con la permanenza delle coltivazioni agricole esistenti e la permeabilità del suolo;
    8. IN.8 - promuovere politiche che coniughino la finalità produttiva con forme di conduzione sostenibile e attività complementari, per garantire il rispetto dei valori paesaggistici, delle risorse e della biodiversità;
    9. IN.9 - tutelare il patrimonio edilizio rurale storico e i manufatti di interesse storico-testimoniale per il loro ruolo identitario.

4. "Agroecosistema intensivo"

  1. a) Descrizione. Si tratta della vasta porzione di pianura, a est e a sud dell'insediamento del Capoluogo, sviluppandosi attorno allo stesso anche in una fascia più sottile a ovest, occupata interamente dall'attività vivaistica. Si tratta di una attività che comporta l'impermeabilizzazione di una quota dei suoli, un forte emungimento della falda e l'inquinamento delle acque, con conseguente abbassamento complessivo della loro qualità ecologica, a causa dei prodotti utilizzati (diserbanti, antiparassitari, fertilizzanti...).
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - tutelare e conservare i varchi agricoli e naturali non costruiti e non impermeabilizzati per il loro valore paesaggistico, ecologico e ambientale, incentivandone la messa a rete, mediante, ad esempio, la realizzazione di fasce di vegetazione non colturale e di percorsi di fruizione lenta (pedonali, ciclabili) che ne potenzino l'accessibilità;
    2. IN.2 - realizzare aree o fasce di verde soprattutto nei contesti più artificializzati o a corredo dei corsi d'acqua che li attraversano, quali elementi strategici per la ricostituzione della rete ecologica;
    3. IN.3 - tutelare le permanenze storiche della rete infrastrutturale (viabilità secondaria, rete scolante storica, vegetazione di corredo) e promuovere forme di incentivo finalizzate alla ricomposizione della sua continuità;
    4. IN.4 - tutelare le permanenze storiche dell'edificato rurale per conservarne il rapporto con il contesto rurale, limitando i processi di deruralizzazione dell'edilizia storica;
    5. IN.5 - incentivare progetti volti a riqualificare il margine, sia rurale sia urbano, delle aree contigue ai vivai, per creare aree verdi cuscinetto e quindi un passaggio graduale e sfumato tra le diverse realtà territoriali;
    6. IN.6 - incentivare forme di vivaismo sostenibili che prevedano il contenimento dell'uso di risorse idriche e di prodotti di sintesi (diserbanti, antiparassitari, ecc.);
    7. IN.7 - attivare un processo graduale di incentivazione verso un miglioramento della biodiversità nella pianificazione dell'attività vivaistica collettiva e di ciascun vivaio, attraverso la realizzazione di progetti integrati che riqualifichino e valorizzino il ruolo ecologico delle masse di piante presenti.

Art. 12.3 Rete degli ecosistemi fluviali e palustri: descrizione e indirizzi

1. "Corridoio fluviale - reticolo idrografico"

  1. a) Descrizione. Il target comprende gli ecosistemi torrentizi montani e alto collinari, tratti di medio corso di fiumi con vegetazione spondale arborea, arbustiva e per lunghi tratti erbacea. Una varietà di condizioni edafiche delle sponde, di regime idrico e di assetti geomorfologici che costituiscono il presupposto per una elevata diversità degli ecosistemi fluviali e della vegetazione ripariale.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - miglioramento della qualità ecosistemica complessiva degli ambienti fluviali, degli ecosistemi ripariali e dei loro livelli di maturità, complessità strutturale e continuità longitudinale e trasversale ai corsi d'acqua. Ciò anche mediante interventi di ricostituzione della vegetazione ripariale attraverso l'utilizzo di specie arboree e arbustive autoctone ed ecotipi locali;
    2. IN.2 - riduzione dei processi di artificializzazione degli alvei, delle sponde e delle aree di pertinenza fluviale, con particolare riferimento alle zone classificate come aree a elevata urbanizzazione con funzione di barriera, come aree critiche per la funzionalità della rete ecologica e come corridoi ecologici fluviali da riqualificare;
    3. IN.3 - miglioramento della compatibilità ambientale degli interventi di gestione idraulica, delle attività di pulizia delle sponde e di gestione della vegetazione ripariale;
    4. IN.4 - miglioramento della qualità delle acque, con riferimento anche alle attività vivaistiche;
    5. IN.5 - mantenimento dei livelli di Minimo deflusso vitale e riduzione delle captazioni idriche per i corsi d'acqua caratterizzati da forti deficit idrici estivi;
    6. IN.6 - mitigazione degli impatti legati alla diffusione di specie aliene invasive (in particolare di Robinia pseudoacacia);

2 ."Corridoio ripariale"

  1. a) Descrizione. Si tratta di un elemento a sviluppo lineare, costituito dai torrenti Ombrone, Brama, Bure, Stella, dal fiume Reno e da un ricco reticolo idrografico minore, presente in tutto il territorio comunale, trasversale agli altri morfotipi, caratterizzato da un valore naturalistico e paesaggistico diversificato, nonché dalla presenza di habitat di interesse comunitario. Tra le criticità si evidenziano la scarsa qualità delle acque dei medi e bassi corsi, la presenza di specie vegetali e animali aliene, la diffusa presenza di boschi ripariali a robinia, l'artificializzazione delle aree di pertinenza fluviale, soprattutto in pianura, con consumo di suolo determinato dalla presenza di infrastrutture viarie o urbanizzazioni, nonché dalla presenza di agricoltura intensiva e vivaismo. La gestione impropria della vegetazione ripariale e i cambiamenti climatici determinano la diminuzione degli afflussi idrici; la pressione insediativa e l'attività vivaistica diffusa causano l'aumento della impermeabilizzazione del suolo, l'attenuazione delle funzioni idrogeologiche, ostacolando la ricarica delle falde acquifere e l'assorbimento delle acque meteoriche, nonché l'inquinamento delle falde.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - valorizzare l'elemento fluviale quale elemento strategico di connessione tra il territorio urbanizzato e quello rurale, promuovendo azioni che ne valorizzino il valore ecologico, ambientale e paesaggistico, la riqualificazione funzionale, la ricostituzione della vegetazione ripariale, la riconnessione ecologica tra i tratti urbani, periurbani e rurali e garantendo, soprattutto nei tratti di pianura, l'accessibilità visuale e pedonale;
    2. IN.2 - migliorare la qualità delle acque, in territorio rurale come in territorio urbanizzato, e garantire il minimo deflusso vitale, controllando gli scarichi nei corpi idrici e verificando la capacità depurativa;
    3. IN.3 - migliorare la continuità ecologica longitudinale e trasversale al corso d'acqua, anche attraverso la ricostituzione di adeguate fasce di vegetazione arborea o arbustiva ripariale autoctona, garantendo, soprattutto nei tratti di pianura, la ricostituzione di un'importante dotazione ecologica per le aree intensamente coltivate;
    4. IN.4 - riconoscere nei corsi d'acqua in attraversamento del territorio urbanizzato le componenti strategiche della rete ecologica urbana e di connessione tra il territorio urbanizzato e quello rurale, attraverso interventi di valorizzazione delle sponde, conservando gli spazi attigui rimasti liberi, realizzando interventi di stombamento, ove possibile;
    5. IN.5 - evitare tagli della vegetazione massivi, limitandoli esclusivamente ai periodi non coincidenti a quelli della riproduzione della fauna ripariale e alternando gli interventi tra le sponde;
    6. IN.6 - controllare e contenere la presenza di specie aliene o invasive;
    7. IN.7 - evitare i processi di artificializzazione degli alvei, delle sponde e delle aree di pertinenza fluviale, contenendo ulteriori processi di consumo di suolo o l'insediamento di attività agricole intensive e idroesigenti;
    8. IN.8 - tutelare gli habitat ripariali di interesse comunitario e relative fitocenosi..

3. "Corpi idrici superficiali/aree umide"

  1. a) Descrizione. Tali ecosistemi nel territorio comunale comprendono i corsi d'acqua, i laghi naturali o artificiali, gli specchi d'acqua, gli invasi per l'irrigazione e le aree umide.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - miglioramento della qualità delle acque e riduzione delle pressioni ambientali e delle fonti di inquinamento di origine industriale, civile o agricola;
    2. IN.2 - controllo/riduzione della presenza di specie aliene invasive;
    3. IN.3 - aumento della superficie interessata da boschi planiziali anche attraverso progetti di riforestazione mediante utilizzo di specie ed ecotipi forestali locali.

Art. 12.4 Elementi funzionali della rete ecologica

a) Descrizione. Per area critiche per la presenza di agroecosistema intensivo (vivaismo), si intende tutta l'area interessata dall'attività vivaistica. Per barriera infrastrutturale ed aree barriera per elevata urbanizzazione da mitigare, si intendono le infrastrutture ferroviarie (i tratti della Firenze-Viareggio e Firenze-Bologna che attraversano il territorio comunale), le infrastrutture stradali come l'autostrada A11, le altre strade che creano interruzioni ecologiche come il raccordo di Pistoia e la via Toscana (SS716 e SS719), la strada regionale Fiorentina (SR66), la Tangenziale Est (SP47) e la via di Montalbano, oltre a tutte le aree ad elevata urbanizzazione contigue a dette infrastrutture lineari e che ne amplificano l'effetto barriera. Per corridoio ecologico fluviale da riqualificare si intendendo le aree contigue ai torrenti Ombrone, Brana, Bure, Stella, soprattutto nei tratti più compromessi che attraversano la pianura e in particolar modo gli insediamenti. Per varchi di valenza ecologica da mantenere si intendono specifici corridoi territoriali le cui aree sono da presidiare per evitare la saldatura degli insediamenti sviluppatisi linearmente lungo le reti infrastrutturali.

b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - evitare le saldature urbane che chiudano i varchi esistenti e mantenere la porosità che permane negli insediamenti, anche mediante interventi di sistemazione a verde;
  2. IN.2 - riqualificare i margini dell'edificato, anche mediante orti urbani o aree a verde pubblico che contribuiscano alla ricomposizione morfologica dei tessuti insediativi e al graduale passaggio tra questi e il contesto rurale;
  3. IN.3 - migliorare i livelli di permeabilità ecologica alla scala di area vasta, all'interno di aree a bassa connettività ed elevata artificializzazione e urbanizzazione, realizzando o riqualificando aree di continuità ecologica all'interno delle matrici antropizzate, mantenendo i varchi inedificati;
  4. IN.4 - realizzare progetti di miglioramento della rete ecologica alla scala locale individuando e riqualificando gli elementi naturali e seminaturali relittuali, gli agroecosistemi, valorizzando le funzioni ecologiche e le connessioni delle aree a verde urbano (pubblico e privato);
  5. IN.5 - ricercare la permeabilità ecologica negli interventi di trasformàazione e di riqualificazione urbana;
  6. IN.6 - mitigare l'effetto barriera operato dagli assi infrastrutturali sugli elementi della rete ecologica, mantenendo o recuperando i livelli di biopermeabilità degli ecosistemi naturali o seminaturali situati in corrispondenza di gallerie, conservando i varchi presenti negli insediamenti esistenti lungo i tracciati stradali;
  7. IN.7 - incentivare forme di vivaismo sostenibili con basso uso di risorse idriche e di prodotti di sintesi (diserbanti, antiparassitari, ecc.); attivare un processo graduale di incentivazione verso un miglioramento della biodiversità nella pianificazione dell'attività vivaistica collettiva e di ciascun vivaio, attraverso la realizzazione di progetti integrati che riqualifichino e valorizzino il ruolo ecologico delle masse di piante presenti;
  8. IN.8 - tutelare e conservare i varchi agricoli e naturali non costruiti e non impermeabilizzati per il loro valore paesaggistico, ecologico e ambientale, incentivandone la messa a rete, mediante, ad esempio, la realizzazione di fasce di vegetazione non colturale e di percorsi di fruizione lenta (pedonali, ciclabili) che ne potenzino l'accessibilità;
  9. IN.9 - valorizzare l'elemento fluviale quale elemento strategico di connessione tra il territorio urbanizzato e quello rurale, promuovendo azioni che ne valorizzino il valore ecologico, ambientale e paesaggistico, la riqualificazione funzionale, la ricostituzione della vegetazione ripariale, la riconnessione ecologica tra i tratti urbani, periurbani e rurali e garantendo, soprattutto nei tratti di pianura, l'accessibilità visuale e pedonale;
  10. IN.10 - migliorare la continuità ecologica longitudinale e trasversale al corso d'acqua, anche attraverso la ricostituzione di adeguate fasce di vegetazione arborea o arbustiva ripariale autoctona, garantendo, soprattutto nei tratti di pianura, la ricostituzione di un'importante dotazione ecologica per le aree intensamente coltivate;
  11. IN.11 - riconoscere nei corsi d'acqua in attraversamento del territorio urbanizzato le componenti strategiche della rete ecologica urbana e di connessione tra il territorio urbanizzato e quello rurale, attraverso interventi di valorizzazione delle sponde, conservando gli spazi attigui rimasti liberi, realizzando interventi di stombamento, ove possibile;
  12. IN.12 - individuare ulteriori varchi di valenza ecologica anche alla scala di valenza locale.

Art. 13. Invariante III – Carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi, urbani e infrastrutturali

1. Il sistema degli insediamenti di Pistoia, rappresentato nell'elaborato ST.05.2 - Invariante III - territorio urbanizzato, insediamenti e morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee, è costituito da una rete di centri principali, dall'insieme di nuclei e aggregati rurali e da altri complessi edificati e diffusi che strutturano articolate relazioni territoriali, con specifiche qualità ambientali e storico-paesaggistiche, che il PIT-PPR riconosce in parte come Morfotipo insediativo urbano policentrico delle grandi piane alluvionali e in parte come Morfotipo a pettine delle penetranti di valico delle alte valli appenniniche.

2. Il primo Morfotipo è un sistema insediativo di tipo planiziale caratterizzato da un'elevata densità edilizia e infrastrutturale e dalla dominanza della cultura urbana su quella rurale che ha storicamente rivestito un ruolo di integrazione dell'economia urbana. La posizione strategica mediana rispetto ai principali assi di collegamento regionale ed extra-regionale colloca il sistema insediativo al centro di una rete di relazioni complesse in cui la scala locale e quella sovra-locale si sovrappongono. Si declina nelle figure componenti del sistema radiocentrico della pianura alluvionale di Pistoia, il capoluogo e il suo intorno con gli assi radiali e del Sistema reticolare della pianura centuriata di Firenze-Prato-Pistoia nella fascia est.

3. Il secondo morfotipo invece è un sistema insediativo relativamente rarefatto di alta montagna e alta collina strutturato lungo le valli incise che discendono la catena appenninica orientale. Si tratta di territori di confine e di valico che presentano una continuità morfologica e culturale anche con i territori montani delle regioni limitrofe. Esso si rappresenta nella figura componente del sistema a pettine delle penetranti di valico interregionali della montagna pistoiese.

4. Per il morfotipo insediativo urbano policentrico delle grandi piane alluvionali, in conformità con gli obiettivi di qualità attribuiti dal PIT-PPR, il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - evitare l'urbanizzazione diffusa e la proliferazione insediativa lineare ai margini degli insediamenti urbani;
  2. IN.2- preservare gli spazi agricoli residui e mantenere e valorizzare i "vuoti urbani", destinandoli in via prioritaria a verde e attrezzature pubbliche e per il rafforzamento e la creazione di centralità urbane, valorizzandone inoltre il ruolo all'interno della rete ecologica locale;
  3. IN.3 - evitare la saldatura tra gli insediamenti urbani e tutelare i varchi inedificati, in particolare nel quadrante sud-est;
  4. IN.4 - riordinare gli insediamenti lineari lungo la viabilità storica.

5. Per il morfotipo insediativo a pettine delle penetranti di valico delle alte valli appenniniche, in conformità con gli obiettivi di qualità attribuiti dal PIT-PPR, il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - evitare l'urbanizzazione diffusa ai margini dei centri urbani;
  2. IN.2 - contrastare la dispersione insediativa;
  3. IN.3 - consolidare la residenza stabile nei centri, nei nuclei e negli aggregati principali;
  4. IN.4 - mantenere e sviluppare collegamenti e connessioni tra centri e nuclei valorizzando le reti territoriali.

6. Il PS rispetto ai morfotipi insediativi del PIT-PPR, di cui ai precedenti commi, individua sempre nell'elaborato ST.05.2, dei sottosistemi insediativi, che alla scala comunale articolano le strutture antropiche secondo le varie peculiarità territoriali. I sottosistemi riconosciuti sono:

  1. a) il sistema radiale centrale;
  2. b) il sistema reticolare della piana;
  3. c) il sistema radiale di collina della Brana e dell'alto Ombrone;
  4. d) il sistema radiale e costellazione di collina della Bure e di Cireglio;
  5. e) il sistema vallivo di alta collina e montagna delle valli del Reno

7. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. a) per il sistema radiale centrale, corrispondente all'insediamento del capoluogo con le prime propaggini sviluppate in continuità:
    1. IN.1 - mantenere e rafforzare le funzioni centrali e le attrezzature di riferimento a scala comunale e sovracomunale, migliorando e intensificando le connessioni tra parti di città e quartieri;
    2. IN.2 - valorizzare gli insediamenti specialistici e migliorarne l'integrazione con le parti di città e i quartieri;
    3. IN.3 - valorizzare gli ambiti qualificabili come periurbani;
    4. IN.4 - consolidare le strutture insediative pedecolinari principali (Santomato, Pontelungo-Barile-Spazzavento) quali elementi di riferimento territoriale;
  2. b) per il sistema reticolare della piana:
    1. IN.1 - ridefinire le gerarchie degli insediamenti rafforzando i centri principali, in particolare Bottegone, in un'ottica di rete di attrezzature e servizi dove vengano comunque riconosciute e valorizzate le caratteristiche identitarie dei differenti contesti;
    2. IN.2 - migliorare la compresenza negli insediamenti delle attività produttive agricole e delle funzioni propriamente urbane;
  3. c) per le strutture insediative radiali di collina, che si sviluppano lungo le valli della Bure, della Brana, dell'Ombrone e nell'area di Cireglio:
    1. IN.1 - consolidare i centri abitati principali, legati agli insediamenti di matrice storica, quali elementi di riferimento territoriale;
    2. IN.2 - tutelare l'integrità morfologica dei centri, dei nuclei, degli aggregati e dei complessi di matrice storica e dei loro intorni, nonché delle visuali panoramiche da e verso tali insediamenti;
  4. d) per i sistemi vallivi di alta collina e montagna e penetranti connesse:
    1. IN.1 - consolidare i centri urbani principali, lungo il Reno, quali Pracchia e Le Piastre, quali elementi di riferimento territoriale;
    2. IN.2 - valorizzare gli insediamenti della valle dell'Orsigna, anche quali elementi essenziali di presidio territoriale;
    3. IN.3 - recuperare il patrimonio edilizio di pregio architettonico e di valore storico-documentale, anche in un'ottica di valorizzazione turistica e di multifunzionalità dell'attività agro-forestale.

Art. 13.1 Tessuti urbani di antica formazione e complessi di matrice storica

1. Il PS riconosce nell'elaborato ST.05.1 - Invariante III – sistema insediativo e struttura di matrice storica, quale componente costitutiva e fondamentale del sistema insediativo, la matrice storica dei tessuti che è ricompresa nell'ambito del centro storico del capoluogo (di antica formazione), nelle aree urbane storicizzate del più ampio territorio urbanizzato e nel territorio rurale ove la matrice storica ha originato la formazione dei nuclei e degli aggregati rurali. A compendio della lettura dei tessuti l'elaborato riporta l'edificato storico presente al 1954 e i tracciati fondativi costituenti elementi patrimoniali di cui al precedente art. 9.2.5.

2. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - tutelare i caratteri insediativi dei tessuti di matrice storica riconosciuti come permanenti, ed operare una classificazione tipologica degli stessi siano essi interni od esterni al territorio urbanizzato, che tenga conto delle peculiari giaciture e dei peculiari principi fondativi;
  2. IN.2 - tutelare e valorizzare gli spazi aperti di uso pubblico che costituiscono la trama connettiva dei tessuti storici;
  3. IN.3 - mantenere e promuovere la compresenza di funzioni compatibili e complementari a quella residenziale, consolidando o recuperando il carattere di centralità dei tessuti di antica formazione, con particolare attenzione ai nuclei rurali ed ai centri urbani esterni al capoluogo.
  4. IN.3 - articolare le discipline per il patrimonio edilizio esistente in relazione alle conservazione degli elementi originari e tradizionali ed al valore architettonico e/o testimoniale, tenendo conto anche delle valenze paesaggistiche dello specifico contesto di appartenenza e del grado di alterazione dell'intorno;
  5. IN.4 - favorire il recupero del patrimonio di maggiore pregio e interesse storico-documentale anche attraverso flessibilità e maggiori opportunità di cambio d'uso, purché compatibile con gli obiettivi di salvaguardia;
  6. IN.5 - promuovere l'utilizzo dei piani terra degli edifici prospettanti spazi di uso pubblico per destinazioni commerciali, direzionali e di servizio o artigianali, se compatibili, evitando l'utilizzo a fini residenziali in condizioni non appropriate di privacy, introspezione e di qualità dell'abitare;

Art. 13.2 Urbanizzazioni contemporanee

1. Il PS riconosce i seguenti morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee, così come individuati nell'elaborato ST.05.2 - Invariante III - territorio urbanizzato, insediamenti e morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee:

  1. a) Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
    • - T.R.1 Tessuto ad isolati chiusi o semichiusi;
    • - T.R.2 Tessuto ad isolati aperti e lotti residenziali isolati;
    • - T.R.3 Tessuto ad isolati aperti e blocchi prevalentemente residenziali;
    • - T.R.4 Tessuto ad isolati aperti e blocchi prevalentemente residenziali di edilizia pianificata;
    • - T.R.5 Tessuto pavillonaire;
    • - T.R.6 Tessuto a tipologie miste;
    • - T.R.7 Tessuto sfrangiato di margine;
  2. b) Tessuti urbani o extraurbani a prevalente funzione residenziale e mista - frange periurbane e città diffusa
    1. - T.R.8 Tessuto lineare;
  3. c) Tessuti extraurbani a prevalente funzione residenziale e mista
    1. - T.R.10 Campagna abitata;
    2. - T.R.11 Campagna urbanizzata;
    3. - T.R.12 Piccoli agglomerati isolati extraurbani;
  4. d) Tessuti della città produttiva e specialistica
    1. - T.P.S.1 Tessuto a proliferazione produttiva lineare;
    2. - T.P.S.2 Tessuto a piattaforme produttive-commerciali-direzionali;
    3. - T.P.S.3 Insule specializzate;
  5. e) Tessuti storici
    1. - Tessuti di matrice storica in ambito urbano e nei nuclei rurali.

2. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi generali per tutti i tessuti:

  1. IN.1 - sulla base delle indicazioni e degli ulteriori indirizzi contenuti nei successivi articoli afferenti ciascuno dei tessuti riconosciuti, precisare ed articolare alla scala del PO la classificazione dei tessuti edilizi al fine di disciplinare coerentemente la gestione del patrimonio edilizio;
  2. IN.2 - favorire il superamento della monofunzionalità di alcune porzioni dei tessuti insediativi e la formazione di luoghi con ruolo di riferimento e di centralità per abitanti e utenti temporanei;
  3. IN.3 -riqualificare le aree periferiche riorganizzando gli spazi pubblici ed incrementando la dotazione di attrezzature;
  4. IN.3 - qualificare i margini degli insediamenti, soprattutto nelle relazioni con i contesti paesaggistici ed ambientali delle aree collinari e montane;
  5. IN.4 - incrementare le aree verdi e gli spazi permeabili, sia pubblici che privati, nei tessuti urbani e specialistici, per migliorare il benessere e la vivibilità.

Art. 13.2.1 Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista

1. Questi tessuti connotano l'insediamento urbano del capoluogo, dove si riconosce la maggiore articolazione dei tipi, e gli altri centri abitati e le frazioni, caratterizzati invece da forme semplificate dove l'urbanizzazione recente è costituita da brani edificati giustapposti alle parti di impianto storico, senza la creazione di un nuovo disegno urbano.

2. Il tessuto ad isolati chiusi o semichiusi (T.R.1) è presente solo in rarissimi contesti a ridosso del centro storico di Pistoia, dove si può riconoscere un isolato delimitato da edifici a formare una cortina edilizia continua, o quasi continua, in stretta relazione con la strada e con uno spazio interno che non è solo la somma di pertinenze delle singole unità immobiliari che vi prospettano.

3. Il tessuto ad isolati aperti e lotti residenziali isolati (T.R.2) e Tessuto ad isolati aperti e blocchi prevalentemente residenziali (T.R.3) rappresentano invece la modalità insediativa che connota la maggior parte dell'urbanizzazione contemporanea nelle fasi di principale espansione della città; questi due tipi, anche se parzialmente differenziati per densità, tipologie prevalenti e regolarità/uniformità dei lotti, di fatto danno luogo a parti di città piuttosto simili nella composizione dello spazio urbano: tessuti compatti con netta separazione tra spazio privato e spazio pubblico, corrispondente generalmente alla rete viaria, con poche dotazioni di altri spazi.

4. Le parti con maggiori attrezzature e spazi pubblici appartengono ai Tessuti ad isolati aperti e blocchi prevalentemente residenziali di edilizia pianificata (T.R.4), con i grandi quartieri dell'edilizia pubblica, con un impianto molto articolato e generalmente anche con evidenti caratteri di unitarietà.

5. Il tessuto pavillonaire (T.R.5) si riconosce principalmente negli ambiti residenziali al margine nord dell'insediamento del capoluogo, con tipologie a bassa densità (ville con ampi giardini) in ambito pedecollinare, secondo un modello di comparto autonomo rispetto al tessuto adiacente che si ritrova anche negli agglomerati isolati nel territorio rurale (classificato come T.R.12).

6. Il tessuto a tipologie miste (T.R.6) individua invece ambiti dove, oltre alla rilevante disomogeneità tipologica, anche con presenza di strutture specialistiche, si riscontra una maggiore mescolanza di funzioni, soprattutto di tipo produttivo (industriale e artigianale); molte aree appartenenti a questo tipo di tessuto sono collocate nella corona intorno al centro storico di Pistoia, ad occupare spazi interni alla struttura radiale principale.

7. Il tessuto sfrangiato di margine (T.R.7) descrive infine le aree meno strutturate, tipicamente esito di interventi singoli e non coordinati, in assenza di un disegno definito e regole comuni (allineamenti, geometrie, orientamento), frequenti soprattutto nelle espansioni intorno ai centri abitati in collina e negli sviluppi urbani retrostanti agli insediamenti di impianto storico lungo strada nella piana; il tessuto comprende attrezzature importanti, anch'esse però non appartenenti ad un chiaro disegno urbano, e edifici o piccoli aggregati di matrice storica, inglobati dall'urbanizzazione contemporanea.

8. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - conferire una più chiara dimensione urbana creando nuove centralità, intensificando le relazioni e gli elementi di connessione tra i differenti tessuti recenti e con i tessuti di matrice storica;
  2. IN.2 - qualificare il margine verso il territorio rurale valorizzando le visuali verso i contesti di maggiore rilievo paesaggistico e rafforzando le connessioni con il sistema del verde urbano;
  3. IN.3 - delocalizzare i complessi produttivi non compatibili con il contesto urbano prevalentemente residenziale e/o in condizioni di sottoutilizzo e di degrado;
  4. IN.4 - riqualificare le aree residuali nell'ambito di un complessivo e compiuto disegno urbano;
  5. IN.5 - evitare la saturazione delle corti interne agli isolati chiusi o semichiusi;
  6. IN.6 - attivare prioritariamente il recupero e il riuso delle aree in condizioni di abbandono e di degrado;
  7. IN.7 - orientare l'eventuale completamento dei tessuti sfrangiati alla definizione di un disegno urbano chiaro, riprendendo elementi di continuità e omogeneità con il contesto, e di un margine compiuto verso la campagna; particolare attenzione dovrà essere dedicata a valutare la presenza di appropriate condizioni di accessibilità;
  8. IN.8 - favorire il trasferimento delle attività produttive incompatibili nelle aree specialistiche e riconvertire i siti con destinazioni urbane integrandoli con il contesto anche come occasione di individuazione di nuove centralità;
  9. IN.9 - tutelare i quartieri caratterizzati da unitarietà;
  10. IN.10 - mantenere la caratterizzazione dei differenti tessuti in termini di densità, evitando in particolare una significativa densificazione dei tessuti pavillonaire per i quali deve essere preservata la connotazione verde derivante dalla importante componente dei giardini;
  11. IN.11 - prevedere interventi di riordino della viabilità esistente, anche attraverso l'introduzione di una moderata gerarchizzazione che consenta anche una maggiore tutela della componenti pedonale e ciclabile;
  12. IN.12 - preservare e incrementare le connessioni e le emergenze verdi soprattutto nei tessuti a densità media e alta, anche attraverso il mantenimento di spazi privati inedificati e permeabili.

Art. 13.2.2 Tessuti urbani o extraurbani a prevalente funzione residenziale e mista – frange periurbane e città diffusa

1. Il PS individua i tessuti lineari (T.R.8) come tipo insediativo caratterizzante molti contesti del territorio pistoiese, in particolare dove lo sviluppo lungo il tracciato stradale ha proseguito, anche se con modi differenti, l'impianto di matrice storica, o ha inglobato al suo interno singoli edifici o piccole aggregazioni di edifici preesistenti. Ciò è evidente soprattutto nei filamenti edificati lungo le principali direttrici storiche in pianura o pedecollinari, sia all'interno che all'esterno del territorio urbanizzato. Sono strutture insediative semplificate, spesso prive di articolazione e di complessità funzionale, dove infatti anche il rapporto con la strada generalmente non è diretto ma mediato da spazi privati, per quanto di dimensione ridotta. Questa modalità insediativa è caratterizzata da una marcata scarsità di spazi pubblici, ad esclusione della strada che collega edifici e lotti, e il ruolo della strada è semplicemente di collegamento.

2. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - contenere i processi di ulteriore dispersione insediativa;
  2. IN.2 - qualificare gli insediamenti esistenti, rafforzando le centralità esistenti e introducendo nuovi elementi di centralità attraverso le dotazioni pubbliche;
  3. IN.3 - individuare contesti urbani riconosciuti come riferimento per la comunità per sviluppare progetti di polarizzazione con servizi e attrezzature;
  4. IN.4 - limitare eventuali completamenti a lotti interclusi appartenenti ai tessuti interni al territorio urbanizzato.

Art. 13.2.3 Tessuti extraurbani a prevalente funzione residenziale e mista

1. Il territorio pistoiese è caratterizzato dalla presenza significativa di insediamenti recenti diffusi, sviluppati soprattutto nella piana e negli ambiti collinari prossimi alla città.

In alcuni casi si tratta di insediamenti singoli o di piccoli gruppi di edifici con funzioni di per sé estranee al territorio rurale (campagna urbanizzata T.R.11), prevalentemente a carattere produttivo o comunque di tipo specialistico.

2. Negli altri casi invece si tratta a volte di piccoli agglomerati residenziali derivanti spesso da specifiche previsioni urbanistiche oppure, nella maggior parte, esito di processi "spontanei", con interventi puntuali che pur facendo riferimento a strutture e infrastrutture preesistenti hanno dato luogo a fenomeni di dispersione evidenti, difficilmente descrivibili come "tessuti" edificati.

In area collinare e altocollinare questi tipi di insediamenti recenti sono qualificabili come Piccoli agglomerati isolati extraurbani (T.R.12), che si riscontrano sia nelle lottizzazioni o nei "quartieri" unitari - ad esempio al Villaggio del Signorino, sia nelle addizioni ai nuclei di matrice storica – ad esempio a Villa di Baggio, o Arcigliano -.

3. Nella piana prevale la campagna abitata (T.R.10), con formazioni sempre a carattere lineare, strettamente legate alla maglia viaria, ma più rarefatte e disomogenee, che si intersecano e sovrappongono in parte coincidendo con le strutture organizzative dell'attività vivaistica.

4. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - arrestare il processo di dispersione insediativa evitando lo sviluppo e il consolidamento delle forme insediative non direttamente collegate alle attività agricole;
  2. IN.2 - promuovere forme di abitare collegate al presidio del territorio rurale e al recupero/riqualificazione del patrimonio edilizio esistente;
  3. IN.3 - accompagnare gli interventi sul patrimonio edilizio esistente a opere di sistemazione degli spazi di pertinenza che garantiscano migliore integrazione con il contesto rurale, anche scoraggiando forme di privatizzazione degli spazi incidenti sulla percezione del paesaggio rurale;
  4. IN.4 - limitare l'aumento del carico urbanistico e gli interventi che determinino un'incidenza significativa sulle risorse essenziali, in particolare sulla risorsa idrica;
  5. IN. 5 - favorire la sostituzione delle attività in essere in relazione alla loro compatibilità con quelle agricole prevalenti nel contesto e all'incidenza delle quantità di costruito necessarie all'uso esistente in rapporto alle superfici scoperte occupate per funzioni non agricole.

Art. 13.2.4 Tessuti della città produttiva e specialistica

1.Il PS riconosce come appartenenti ai tessuti della città produttiva e specialistica:

  1. a) i tessuti a proliferazione produttiva lineare (T.P.S.1) degli insediamenti produttivi a Masiano (Fornace Malpasso), a Gello, lungo via Gora e Barbatole (verso Torbecchia), a Ponte a Iovi, a Castello degli Agresti (Santomato); si tratta di aree produttive generalmente di modesta estensione e importanza, scarsamente strutturate, esito di interventi non coordinati;
  2. b) i tessuti a piattaforme produttive-commerciali-direzionali (T.P.S.2), che comprendono la zona industriale est (Sant'Agostino), la zona Pallavicini, l'area ex Breda, la zona produttiva e mista tra il Raccordo e la stazione, la zona produttiva di Ponte alla Pergola, la zona produttiva del Bottegone e la zona produttiva in prosecuzione dell'area di Settola/Carabattole in Comune di Agliana; sono aree rilevanti e prevalentemente esito di previsioni pianificatorie, che costituiscono l'ossatura portante del sistema produttivo della città;
  3. c) le insule specializzate (T.P.S.3), corrispondenti alle grandi attrezzature urbane - nuovo Ospedale, complesso sportivo dello Stadio e impianti sportivi di via Gora e Barbatole, Cimitero del capoluogo, Caserma Marini e altre strutture scolastiche o tecnologiche

2. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - migliorare l'inserimento paesaggistico e la qualità ambientale delle zone produttive e dei grandi complessi specialistici attraverso elementi di mitigazione e compensazione costituiti prioritariamente da strutture vegetazionali, sia lungo i margini che all'interno, preservando e recuperando elementi, anche minuti, di interruzione della continuità del suolo artificiale;
  2. IN.2 - riorganizzare e migliorare l'accessibilità alle zone produttive e ai complessi specialistici, in particolare il collegamento alle reti di livello sovracomunale;
  3. IN.3 - ottimizzare le risorse sfruttando le grandi estensioni di superfici pavimentate e di coperture degli edifici per la produzione di energia da fonti rinnovabili;

Art. 14. Invariante IV – I caratteri morfotipologici dei sistemi agro ambientali dei paesaggi rurali

1. Il PS recepisce i caratteri morfotipologici dei sistemi agro-ambientali dei paesaggi rurali, così come individuati dal PIT-PPR nell'Abaco regionale delle Invarianti n.06 Firenze-Prato-Pistoia, come le indicazioni per le azioni ivi definite in riferimento a ciascun morfotipo, e li declina, per la scala di maggior dettaglio propria della pianificazione comunale, rappresentandoli nell'elaborato ST.06.1 - Invariante IV - caratteri agro-ambientali.

2. Quanto individuato dal PS è il risultato della rielaborazione delle analisi svolte a livello di quadro conoscitivo (in particolare nell'elaborato QC.02 - Uso e copertura del suolo) sulla base di una lettura in chiave agro-ambientale e della loro interpolazione con i caratteri individuati dal PIT-PPR.

3. Obiettivo generale dell'invariante IV è la salvaguardia e la valorizzazione del carattere multifunzionale dei paesaggi rurali, ai sensi del co. 2 dell'art.11 della Disciplina del PIT-PPR, nonché il raggiungimento di un equilibrio sostenibile tra una conduzione attiva delle colture agricole e la tutela dei valori paesaggistici.

4. I caratteri morfotipologici dei sistemi agro-ambientali dei paesaggi rurali individuati nel territorio pistoiese, per ciascuno dei quali segue un articolo con la descrizione e l'indicazione degli indirizzi da declinare nei successivi atti di governo del territorio, si compongono di morfotipi rurali, così articolati:

  1. a) MORFOTIPI DELLE COLTURE ERBACEE (montagna)
    • - morfotipo delle praterie e dei pascoli di media montagna (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 02);
  2. b) MORFOTIPI SPECIALIZZATI DELLE COLTURE ARBOREE (collina)
    • - morfotipo dell'olivicoltura (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 12);
  3. c) MORFOTIPI COMPLESSI DELLE ASSOCIAZIONI COLTURALI (montagna e collina)
    • - morfotipo dell'associazione tra seminativo e vigneto (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 15);
    • - morfotipo del seminativo e oliveto prevalenti di collina (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 16);
    • - morfotipo del mosaico collinare a oliveto e vigneto prevalenti (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 18);
    • - morfotipo del mosaico colturale complesso a maglia fitta di pianura e delle prime pendici collinari (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 20);
    • - morfotipo del mosaico colturale e particellare complesso di assetto tradizionale di collina e di montagna (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 21);
  4. d) MORFOTIPI FRAMMENTATI DELLA DIFFUSIONE INSEDIATIVA (pianura)
    • - morfotipo del vivaismo (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 22);
    • - morfotipo delle aree agricole intercluse - parchi/aree agricole (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 23 morfotipo delle aree agricole intercluse declinato);
    • - morfotipo delle aree agricole intercluse con prevalenza di vivai (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 23 morfotipo delle aree agricole intercluse declinato).
  5. e) ELEMENTI A PREVALENTE VALENZA ECOSISTEMICA
    • Per la trattazione di questi elementi si rimanda ai caratteri ecosistemici del paesaggio di cui all'art.12.

Art. 14.1 Morfotipi delle colture erbacee: descrizione e indirizzi

1. "Morfotipo delle praterie e dei pascoli di media montagna (02)"

  • a) Descrizione. Si configurano come interruzioni della copertura forestale continua presente nella parte settentrionale del territorio comunale, fortemente soggetti al fenomeno dell'abbandono, che ne determina la rinaturalizzazione, con riduzione significativa dell'areale e la ricolonizzazione della copertura forestale, nonché conseguenze gravi sulla stabilità dei suoli e sull'equilibrio idrogeologico.
  • b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. - IN.1 - tutelare gli habitat di prativi di interesse comunitario, le specie vegetali e animali a essi collegate, nonché il paesaggio rurale, attraverso azioni quali il recupero di idonei carichi pascolivi, la realizzazione di attività periodiche di decespugliamento, il mantenimento e incremento delle attività agricole e zootecniche;
    2. - IN.2 - conduzione degli interventi in coerenza con i Piani di gestione e le Misure di conservazione dei Siti Natura 2000 presenti;
    3. - IN.3 - conservare delle aree aperte o arbustate, ostacolando progetti di rimboschimento con finalità di compensazione ambientale.

Art. 14.2 Morfotipi specializzati delle colture arboree: descrizione ed indirizzi

1. "Morfotipo dell'olivicoltura (12)"

  • a) Descrizione. Si presenta come paesaggio unitario, con le tipiche sistemazioni terrazzate, nella fascia collinare a nord e a ovest dell'insediamento di Pistoia, mentre si frammenta in areali intercalati da fasce boscate in alta collina e nelle zone pedemontane, spesso a formare isole coltivate negli immediati intorni degli insediamenti.
  • b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. - IN.1 - mantenere l'efficienza del sistema di regimazione idraulico-agraria, a tutela della stabilità dei versanti;
    2. - IN.2 - mantenere gli assetti agricoli tradizionali, anche attraverso la valorizzazione dello strumento del Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale;
    3. - IN.3 - promuovere interventi di gestione colturale attiva, che impediscano processi di abbandono;
    4. - IN.4 - recuperare gli oliveti abbandonati, ostacolandone la colonizzazione arbustiva e arborea;
    5. - IN.5 - contenere azioni che determinino la semplificazione o l'alterazione delle coltivazioni tradizionali, quali ad esempio l'introduzione di coltivazioni intensive o di specie alloctone invasive;
    6. - IN.6 - promuovere politiche che coniughino la finalità produttiva con forme di conduzione sostenibile e attività complementari, per garantire il rispetto dei valori paesaggistici, delle risorse e della biodiversità.

Art. 14.3 Morfotipi complessi delle associazioni colturali: descrizione e indirizzi

1. "Morfotipo dell'associazione tra seminativo e vigneto (15)"

  1. a) Descrizione. Occupa una modesta porzione di territorio a est dell'insediamento del Capoluogo e a monte del torrente Bure. Si tratta di un paesaggio che conserva ancora valori paesaggistici e rurali, ma è fortemente compromesso dalla crescita dell'attività vivaistica che ne ha già limitato la superficie.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - finalizzare gli interventi sul territorio alla conservazione attiva del paesaggio rurale e delle attività agricole, improntata al contenimento di consumo di suolo, delle colture intensive che ne determinino l'alterazione (ad esempio la semplificazione dei sistemi agricoli a maglia fitta o la frammentazione della maglia agraria), dei processi di deruralizzazione dell'edilizia storica, i processi di abbandono e di rinaturalizzazione del mosaico colturale, anche attraverso la valorizzazione dello strumento del Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale;
    2. IN.2 - valorizzare la trama dei percorsi poderali e vicinali come elementi per l'accessibilità e la fruizione lenta del territorio rurale;
    3. IN.3 - riqualificare le sistemazioni idrauliche, la rete scolante e i fossi campestri per valorizzare il loro valore ecologico e storico-testimoniale;
    4. IN.4 - limitare l'insediamento di attività idroesigenti suscettibili di compromettere il deflusso vitale dei corsi d'acqua, o di determinare l'inquinamento della falda;
    5. IN.5 - perseguire, nel caso di installazione di impianti fotovoltaici, soluzioni in grado di conciliare la presenza di tali impianti con la permanenza delle coltivazioni agricole esistenti e la permeabilità del suolo;
    6. IN.6 - tutelare il patrimonio edilizio rurale storico e i manufatti di interesse storico-testimoniale per il loro ruolo identitario.

2. "Morfotipo del seminativo e oliveto prevalenti di collina (16)

  1. a) Descrizione. Occupa una modesta porzione di territorio a ovest dell'insediamento del capoluogo, caratterizzato da un'alternanza colturale, con prevalenza di seminativo. Si presenta come morfotipo maggiormente semplificato rispetto a quello dell'olivicoltura. Sono presenti, tuttavia, elementi di valore paesaggistico quali le dotazioni ecologiche (filari di siepi, alberi isolati o camporili), a corredo della viabilità secondaria poderale e interpoderale o a delineare i confini di proprietà.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - conservare la tipica alternanza di oliveti e seminativi in una maglia media o medio-fitta;
    2. IN.2 - mantenere l'efficienza del sistema di regimazione idraulico-agraria, a tutela della stabilità dei versanti;
    3. IN.3 - tutelare l'impianto tradizionale della maglia agraria e mantenere le dotazioni ecologiche, tutelando e preservando i filari alberati, le siepi, i boschetti, a corredo della viabilità secondaria poderale e interpoderale o a delineare i confini di proprietà;
    4. IN.4 - mantenere gli assetti agricoli tradizionali, anche attraverso la valorizzazione dello strumento del Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale;
    5. IN.5 - promuovere interventi di gestione colturale attiva, che impediscano processi di abbandono;
    6. IN.6 - recuperare gli oliveti abbandonati, ostacolandone la colonizzazione arbustiva e arborea;
    7. IN.7 - contenere azioni che determinino la semplificazione o l'alterazione delle coltivazioni tradizionali, quali ad esempio l'introduzione di coltivazioni intensive o di specie alloctone invasive;
    8. IN.8 - promuovere politiche che coniughino la finalità produttiva con forme di conduzione sostenibile e attività complementari, per garantire il rispetto dei valori paesaggistici, delle risorse e della biodiversità.

3. "Morfotipo del mosaico collinare a oliveto e vigneto prevalenti (18)"

  1. a) Descrizione. Occupa una modesta porzione di territorio, adiacente il confine amministrativo, a est dell'insediamento del Capoluogo, circoscritta tra il morfotipo dell'associazione tra seminativo e vigneto a sud e il bosco a nord. Si tratta di un morfotipo con valore paesaggistico, grazie anche alla presenza di dotazioni ecologiche e di aree naturali quali quelle determinate dalla vegetazione ripariale dei corsi d'acqua che lo attraversano.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - conservare la tipica alternanza colturale in una maglia media o medio-fitta;
    2. IN.2 - mantenere l'efficienza del sistema di regimazione idraulico-agraria, a tutela della stabilità dei versanti;
    3. IN.3 - tutelare l'impianto tradizionale della maglia agraria, mantenere e implementare le dotazioni ecologiche, tutelando e preservando i filari alberati, le siepi, i boschetti, a corredo della viabilità secondaria poderale e interpoderale o a delineare i confini di proprietà;
    4. IN.4 - mantenere gli assetti agricoli tradizionali, anche attraverso la valorizzazione dello strumento del Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale;
    5. IN.5 - promuovere interventi di gestione colturale attiva, che impediscano processi di abbandono;
    6. IN.6 - recuperare gli oliveti abbandonati, ostacolandone la colonizzazione arbustiva e arborea;
    7. IN.7 - contenere azioni che determinino la semplificazione o l'alterazione delle coltivazioni tradizionali, quali ad esempio l'introduzione di coltivazioni intensive o di specie alloctone invasive;
    8. IN.8 - introdurre o implementare, se esistenti, le dotazioni ecologiche;
    9. IN.9 - promuovere politiche che coniughino la finalità produttiva con forme di conduzione sostenibile e attività complementari, per garantire il rispetto dei valori paesaggistici, delle risorse e della biodiversità.

4. "Morfotipo del mosaico colturale complesso a maglia fitta di pianura e delle prime pendici collinari (20)"

  1. a) Descrizione. Occupa la fascia di territorio compresa tra l'insediamento del Capoluogo e il morfotipo dell'olivicoltura, che determina un paesaggio di valore paesaggistico, variegato, con la permanenza di tracce della maglia agricola storica e la presenza di elementi naturali e dotazioni ecologiche.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - finalizzare gli interventi sul territorio alla conservazione attiva del paesaggio rurale e delle attività agricole, improntata al contenimento di consumo di suolo, delle colture intensive che ne determinino l'alterazione (ad esempio la semplificazione dei sistemi agricoli a maglia fitta o la frammentazione della maglia agraria), dei processi di deruralizzazione dell'edilizia storica, i processi di abbandono e di rinaturalizzazione del mosaico colturale, anche attraverso la valorizzazione dello strumento del Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale;
    2. IN.2 - valorizzare le forme di agricoltura tradizionali e le filiere agricole locali attraverso pratiche ad alta sostenibilità ambientale;
    3. IN.3 - valorizzare la trama dei percorsi poderali e vicinali come elementi per l'accessibilità e la fruizione lenta del territorio rurale;
    4. IN.4 - riqualificare le sistemazioni idrauliche, la rete scolante e i fossi campestri per valorizzare il loro valore ecologico e storico-testimoniale;
    5. IN.5 - limitare l'insediamento di attività idroesigenti suscettibili di compromettere il deflusso vitale dei corsi d'acqua, o di determinare l'inquinamento della falda;
    6. IN.6 - tutelare le aree umide esistenti, gli habitat di specie e di interesse comunitario e conservazionistico, mediante il mantenimento di sufficienti livelli idrici anche durante la stagione estiva;
    7. IN.7 - perseguire, nel caso di installazione di impianti fotovoltaici, soluzioni in grado di conciliare la presenza di tali impianti con la permanenza delle coltivazioni agricole esistenti e la permeabilità del suolo;
    8. IN.8 - promuovere politiche che coniughino la finalità produttiva con forme di conduzione sostenibile e attività complementari, per garantire il rispetto dei valori paesaggistici, delle risorse e della biodiversità;
    9. IN.9 - tutelare il patrimonio edilizio rurale storico e i manufatti di interesse storico-testimoniale per il loro ruolo identitario.

5. "Morfotipo del mosaico colturale e particellare complesso di assetto tradizionale di collina e di montagna (21)"

  1. a) Descrizione. Si tratta di modeste isole di coltivi perlopiù a corona degli insediamenti rurali, che subiscono il fenomeno dell'abbandono in conseguenza della riduzione del presidio insediativo. Come per il morfotipo delle praterie e dei pascoli di media montagna sono sovente soggetti a fenomeni di rinaturalizzazione, con riduzione significativa dell'areale e ricolonizzazione della copertura forestale, con conseguenze gravi sulla stabilità dei suoli e sull'equilibrio idrogeologico.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - tutelare il paesaggio rurale, attraverso azioni quali le attività periodiche di decespugliamento, il mantenimento e incremento delle attività agricole e zootecniche;
    2. IN.2 - mantenere e recuperare gli elementi del paesaggio rurale storico, comprese le sistemazioni idraulico-agrarie;
    3. IN.3 - recuperare gli oliveti abbandonati, ostacolandone la colonizzazione arbustiva e arborea.

Art. 14.4 Morfotipi frammentati della diffusione insediativa: descrizione e indirizzi

1. "Morfotipo del vivaismo (22 morfotipo dell'ortoflorovivaismo declinato)"

  1. a) Descrizione. Occupa l'intera porzione di pianura, a est e a sud dell'insediamento del capoluogo, sviluppandosi attorno allo stesso anche in una fascia più sottile a ovest. Si tratta di un paesaggio rurale assai semplificato e con una ridotta componente ecologica, soprattutto nella declinazione della vasetteria, comportante una forte impermeabilizzazione dei suoli con conseguenti ricadute negative sull'assetto idrogeologico dei terreni. L'attività vivaistica con le connesse attività antropiche ha determinato un aggravio sugli ecosistemi fluviali e torrentizi, con riduzione della vegetazione ripariale, l'impermeabilizzazione dei suoli e in quanto attività idroesigente, ha provocato l'emungimento della falda e l'inquinamento delle acque, con conseguente abbassamento complessivo della loro qualità ecologica, a causa dei prodotti utilizzati (diserbanti, antiparassitari, fertilizzanti...).
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - tutelare e conservare i varchi agricoli e naturali non costruiti e non impermeabilizzati per il loro valore paesaggistico, ecologico e ambientale, incentivandone la messa a rete, mediante, ad esempio, la realizzazione di fasce di vegetazione non colturale e di percorsi di fruizione lenta (pedonali, ciclabili) che ne potenzino l'accessibilità;
    2. IN.2 - realizzare aree o fasce di rinaturalizzazione soprattutto nei contesti più altamente artificializzati o a corredo dei corsi d'acqua che li attraversano, quali elementi strategici per la ricostituzione della rete ecologica;
    3. IN.3 - tutelare le permanenze storiche della rete infrastrutturale (viabilità secondaria, rete scolante storica, vegetazione di corredo) e promuovere forme di incentivo finalizzate alla ricomposizione della sua continuità;
    4. IN.4 - tutelare le permanenze storiche dell'edificato rurale per conservarne il rapporto con il contesto rurale, limitando i processi di deruralizzazione dell'edilizia storica;
    5. IN.5 - riqualificare il margine, sia rurale sia urbano, delle aree contigue ai vivai, per creare aree cuscinetto e un passaggio graduale e sfumato tra le diverse realtà territoriali;
    6. IN.6 - incentivare forme di vivaismo sostenibili con basso uso di risorse idriche e di prodotti di sintesi (diserbanti, antiparassitari,ecc.), per attivare un processo graduale di sostituzione alle pratiche più impattanti.

2. "Morfotipo delle aree agricole intercluse - parchi/aree agricole (23 morfotipo delle aree agricole intercluse declinato)

  1. a) Descrizione. Si tratta delle aree circoscritte tra il sistema insediativo e una viabilità, talora anche di intensa percorrenza, che le separa dal resto del territorio rurale, cui il PS attribuisce una forte vocazione ecologica e fruitiva per il ruolo di interfaccia strategica tra l'area urbanizzata e il territorio rurale. Queste aree interessano in particolare la zona dell'Ospedale "S. Jacopo") , il parco di valenza territoriale contiguo all'ospedale, oltre ad alcune aree agricole presenti ad est e a nord della città di Pistoia.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - creare e rafforzare le relazioni di scambio e di reciprocità tra ambiente urbano e rurale;
    2. IN.2 - tutelare e conservare i varchi agricoli e naturali non costruiti e non impermeabilizzati per il loro valore paesaggistico, ecologico e ambientale, incentivandone la messa a rete, anche con la realizzazione di fasce di vegetazione non colturale e di percorsi di fruizione lenta (pedonali, ciclabili) che ne potenzino l'accessibilità;
    3. IN.3 - realizzare aree o fasce di rinaturalizzazione soprattutto nei contesti più altamente artificializzati o a corredo dei corsi d'acqua che li attraversano, quali elementi strategici per la ricostituzione della rete ecologica;
    4. IN.4 - tutelare le permanenze storiche della rete infrastrutturale (viabilità secondaria, rete scolante storica, vegetazione di corredo) e promuovere forme di incentivazione finalizzate alla ricomposizione della sua continuità;
    5. IN.5 - riqualificare i margini dell'edificato, anche mediante la realizzazione di orti urbani o di aree a verde pubblico che contribuiscano alla ricomposizione morfologica dei tessuti insediativi e al graduale passaggio tra questi e il contesto rurale;
    6. IN.6 - mettere a sistema gli spazi versi interni ed esterni al territorio urbanizzato, attraverso la predisposizione di elementi naturali finalizzati alla ricostituzione e al rafforzamento delle reti ecologiche e la realizzazione di reti di mobilità dolce;
  3. c) Si vedano anche gli ulteriori indirizzi contenuti all'art. 16.1 della presente disciplina per gli ambiti periurbani.

3. "Morfotipo delle aree agricole intercluse con prevalenza di vivai (23 morfotipo delle aree agricole intercluse declinato)"

  1. a) Descrizione. Queste aree fanno parte del comparto vivaistico che occupa buona parte del terreno agricolo che circonda il capoluogo; trattasi di aree spesso intercalate nel sistema insediativo e nel sistema infrastrutturale che cinge la città. A queste aree i il PS. attribuisce un ruolo di interfaccia strategica tra l'area urbanizzata e il territorio rurale.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - creare e rafforzare le relazioni di scambio e di reciprocità tra ambiente urbano e rurale;
    2. IN.2 - tutelare e conservare i varchi agricoli e naturali non costruiti e non impermeabilizzati per il loro valore paesaggistico, ecologico e ambientale, incentivandone la messa a rete, mediante, ad esempio, la realizzazione di fasce di vegetazione non colturale e di percorsi di fruizione lenta (pedonali, ciclabili) che ne potenzino l'accessibilità;
    3. IN.3 - realizzare aree o fasce di rinaturalizzazione soprattutto nei contesti più altamente artificializzati o a corredo dei corsi d'acqua che li attraversano, quali elementi strategici per la ricostituzione della rete ecologica;
    4. IN.4 - tutelare le permanenze storiche della rete infrastrutturale (viabilità secondaria, rete scolante storica, vegetazione di corredo) e promuovere forme di incentivazione finalizzate alla ricomposizione della sua continuità;
    5. IN.5 - tutelare le permanenze storiche dell'edificato rurale per conservarne il rapporto con il contesto rurale;
    6. IN.6 - riqualificare i margini dell'edificato, anche mediante la realizzazione di orti urbani o di aree a verde pubblico che contribuiscano alla ricomposizione morfologica dei tessuti insediativi e al graduale passaggio tra questi e il contesto rurale;
    7. IN.7 - incentivare forme di vivaismo sostenibili che prevedano il contenimento dell'uso di risorse idriche e di prodotti di sintesi (diserbanti, antiparassitari, ecc.);
    8. IN.8 - attivare un processo graduale di incentivazione verso un miglioramento della biodiversità nella pianificazione dell'attività vivaistica collettiva e di ciascun vivaio, attraverso la realizzazione di progetti integrati che riqualifichino e valorizzino il ruolo ecologico delle masse di piante presenti;
    9. IN.9 - mettere a sistema gli spazi aperti dell'area interclusa e quelli interni al territorio urbanizzato, attraverso la predisposizione di elementi naturali finalizzati alla ricostituzione e al rafforzamento delle reti ecologiche e la realizzazione di reti di mobilità dolce;
    10. IN.10 - promuovere politiche che coniughino la finalità produttiva con forme di conduzione sostenibile e attività complementari, per garantire il rispetto dei valori paesaggistici, delle risorse e della biodiversità.
  3. c) Si vedano anche gli ulteriori indirizzi contenuti all'art. 16.1 della presente disciplina per gli ambiti periurbani.

Art. 14.5 Paesaggi rurali storici

1. Il PS, nell'elaborato ST.06.2 - Paesaggi rurali storici, sovrappone le carte dell'uso del suolo all'ottocento (per masse di coltura) con la carta dei morfotipi rurali (per areali colturali), evidenziando alcune "permanenze" che devono essere tutelate e riguardano i morfotipi (PIT-PPR) nn. 2, 15, 18, 20 e 21, la viabilità storica e le sistemazioni idrauliche quali terrazzamenti e ciglionamenti.

2. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - Morfotipo delle praterie e dei pascoli di media montagna (n.2).
    • - prevedere forme di tutela rivolte a non alterare le caratteristiche storiche, paesaggistiche ed ecologiche del morfotipo;
    • - definire trasformazioni sostenibili e possibilità di realizzare interventi connessi alle attività di pastorizia e allevamento.
  2. IN.2 - Morfotipo dell'associazione tra seminativo e vigneto (n.15), Morfotipo del mosaico collinare a oliveto e vigneto prevalenti (n.18), Morfotipo del mosaico colturale complesso a maglia fitta di pianura e delle prime pendici collinari (n.20).
    • - individuare forme e modalità di azione volte a contenere il consumo di suolo;
    • - mantenere ed incentivare le caratteristiche di diversità paesaggistica e biologica del mosaico, che costituisce memoria storica e di identità culturale di una società del passato;
  3. IN.3 - Morfotipo del mosaico colturale e particellare complesso di assetto tradizionale di collina e di montagna (n.21). Prevedere norme rivolte al contenimento del consumo di suolo, al controllo ed alla valutazione della sostenibilità delle trasformazioni;
  4. IN.4 - Terrazzamenti e ciglionamenti. Prevedere azioni rivolte al controllo e al mantenimento di ciglionamenti e terrazzamenti, anche attraverso lo strumento del Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale (PAPMAA).
  5. IN.5 - Viabilità rurale storica.
    • - individuare azioni rivolte a mantenere il patrimonio dei tracciati storici ancora in buona misura riconoscibile;
    • - prevedere norme per il ripristino di tratti andati persi o divenuti impraticabili;
    • - incentivare la riscoperta, il riuso, la rimessa in pristino, il recupero della viabilità storica, sia a servizio della popolazione residente sia come mobilità lenta a scopo ricreativo-turistico;
    • - vietare l'alterazione dei tracciati storici se non per motivate modifiche non significative e per brevi tratti in adiacenza di edifici abitativi;
    • - incentivare il recupero di antichi tracciati, strade poderali, interpoderali o vicinali, a seguito di presentazione di idonea documentazione comprovante la loro esistenza;
    • - prevedere che la nuova viabilità in territorio rurale sia ammessa solamente per comprovate esigenze produttive, oppure all'interno di un piano complessivo di valorizzazione degli itinerari turistico-naturalistici (tratti di raccordo di percorsi esistenti, ecc.) o per interventi di rilevante interesse pubblico.