Art. 8. Lo Statuto del territorio

1. Ai sensi della LR 65/2014 lo Statuto del territorio costituisce "… l'atto di riconoscimento identitario mediante il quale la comunità locale riconosce il proprio patrimonio territoriale e ne individua le regole di tutela, riproduzione e trasformazione".

2. Esso comprende:

  • a) il riconoscimento del patrimonio territoriale e delle relative invarianti strutturali;
  • b) il perimetro del territorio urbanizzato;
  • c) il perimetro dei centri storici, dei nuclei e degli aggregati rurali e degli ambiti di pertinenza ad elevato valore paesaggistico;
  • d) la ricognizione delle prescrizioni del PTCP della Provincia di Pistoia e del PIT-PPR;
  • e) le regole di tutela e disciplina del patrimonio territoriale conformi alla disciplina paesaggistica del PIT-PPR;
  • f) le regole per la prevenzione dai rischi geologico, idraulico e sismico.

3. Lo Statuto del territorio individua inoltre, sulla base del PTC della Provincia di Pistoia, sistemi territoriali come articolazioni del territorio comunale, coerenti con la struttura del patrimonio territoriale e con i caratteri delle relative invarianti: detti ambiti costituiscono riferimenti per l'individuazione delle UTOE e per le relative strategie ed in particolare per la disciplina del territorio rurale da declinare nei successivi atti di governo del territorio.

Titolo I – PATRIMONIO TERRITORIALE

Art. 9. Patrimonio territoriale: le componenti identitarie

1. Ai sensi della LR 65/2014, per patrimonio territoriale si intende l'insieme delle strutture di lunga durata prodotte dalla coevoluzione fra ambiente naturale e insediamenti umani, di cui è riconosciuto il valore per le generazioni presenti e future.

2. Il patrimonio territoriale è riferito all'intero territorio comunale ed è composto da elementi costitutivi persistenti, che rappresentano il fondamento dell'identità territoriale e sono letti attraverso le strutture di seguito elencate:

  1. a) la struttura idrogeomorfologica, che comprende: i caratteri geologici, geomorfologici, pedologici, idrogeologici, idrologici e idraulici;
  2. b) la struttura ecosistemica, che comprende: le risorse naturali aria, acqua, suolo ed ecosistemi della fauna e della flora;
  3. c) la struttura insediativa e di impianto storico, che comprende: città e insediamenti minori, sistemi infrastrutturali, artigianali industriali e tecnologici;
  4. d) la struttura percettiva e paesaggistica, che comprende gli elementi e i percorsi qualificanti e di maggiore interesse paesaggistico-percettivo;
  5. e) la struttura agro-forestale, che comprende: pascoli, campi e relative sistemazioni colturali, nonché i manufatti dell'edilizia rurale.

3. L'elaborato ST.01- Patrimonio territoriale rappresenta le singole strutture di cui al precedente comma, con le relative componenti, secondo l'articolazione che segue :

  1. a) la struttura idrogeomorfologica
    • - Rete idrografica
    • - punti di captazione pozzi e sorgenti
    • - captazione superficiale Fiume Reno
    • - reticolo idraulico di cui all'art.3, LR n. 41°/2018 (aggiornato alla DCR 55/2023)
    • - infrastruttura idrica (aggiornata alla DCR 55/2023)
    • - corpi idrici superficiali, aree umide
  2. b) la struttura ecosistemica
    • - Aree naturali protette e varchi ecologici
    • - varchi di valenza ecologica
    • - ZSC "Tre Limentre - Reno" - Decreto 22/12/2016
    • - Assetti vegetazionali
    • - aree forestali
    • - corridoio ripariale
  3. c) la struttura insediativa e di impianto storico
    • - Beni architettonici e storico-culturali
      • - beni culturali architettonici con provvedimento di tutela diretta (D.Lgs. 42/2004)
      • - emergenze architettoniche con valore percettivo
      • - opere di interesse architettonico: l'architettura dal 1954 ad oggi
      • - elementi puntuali di rilevanza storica ed architettonica (cappelle, architetture religiose, edicole, tabernacoli e croci, manufatti di archeologica industriale, fonti, ghiacciaie, lavatoi, monumenti commemorativi, mulini, ponti, pozzi)
    • - Patrimonio edilizio storico
      • - edificato storico al Catasto Generale Granducale
      • - edificato storico al 1954
      • - tessuti storici
      • - pertinenze storiche degli edifici
    • - Il centro storico di Pistoia
      • - tessuto storico interno alla cinta muraria
    • - Nuclei ed aggregati rurali
      • - nuclei rurali
      • - aggregati rurali
    • - Viabilità storica e tracciati infrastrutturali storici
      • - rete ferroviaria Firenze - Lucca (anno 1851)
      • - rete ferroviaria Pistoia - Bologna (anno 1864)
      • - A11 - autostrada Firenze mare (anno 1930)
      • - via regia modenese "ximeniana" (anno 1778)
      • - strada Porrettana (anno 1840)
      • - strada camionabile (anno 1936)
      • - viabilità principale al Catasto Generale Granducale permanente
      • - viabilità secondaria al Catasto Generale Granducale permanente
      • - viabilità minore e poderale al Catasto Generale Granducale permanente
      • - trama orti entro le mura al Catasto Generale Granducale
  4. d) la struttura percettiva e paesaggistica
    • - Componenti di valore paesaggistico percettivo
      • - viabilità delle colline e della montagna
      • - anelli e percorsi periurbani
      • - percorso degli argini fluviali
      • - varchi visuali percettivi di valenza paesaggistica
      • - punti panoramici
      • - coni visuali
      • - ambiti di pertinenza paesaggistica
  5. e) la struttura agro-forestale
    • - Colture agrarie
      • - praterie e pascoli
      • - olivicoltura
      • - oliveto e vigneto
      • - seminativo e oliveto
      • - seminativo e vigneto
      • - mosaici colturali
      • - vivaismo
      • - aree agricole intercluse
      • - rete dei muretti a secco

4. Per la struttura idrogeomorfologica vale la disciplina individuata ai successivi artt. 11 e 12 e segnatamente l'art. 11.2 sulla rete idrografica e l'art.12.3 sulla rete degli ecosistemi fluviali e palustri. Costituiscono inoltre risorsa essenziale del patrimonio territoriale, anche quali componenti con valore identitario, la risorsa acquifera e le porzioni di territorio contermini alle captazioni. Oltre a quando disposto dalla normativa vigente e sovraordinata in tema ambientale, il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica, nella gestione e nella eventuale trasformazione dei suoli direttamente o indirettamente connessi alla protezione della risorsa idrica dovrà valutare attentamente il quadro delle compatibilità e se del caso operare scelte localizzative alternative.

5. Per la struttura ecosistemica e segnatamente per i varchi di valenza ecologica, le aree forestali ed i corridoi ripariali, vale la disciplina individuata al successivo art. 12, per le zone speciali di conservazione, vale la disciplina di cui al seguente art. 9.1.

6. Per la struttura insediativa e di impianto storico vale la disciplina individuata al successivo art. 9.2.

7. Per la struttura percettiva e paesaggistica vale la disciplina individuata al successivo art. 9.3.

8. Per la struttura agro-forestale e segnatamente per le colture agrarie vale quanto disciplinato al successivo art. 14.

9. Il patrimonio territoriale comprende, altresì, i beni culturali e paesaggistici, così come rappresentati dal PIT-PPR, che, esprimendo caratteri di eccellenza, qualificano e rafforzano il profilo identitario del territorio.

10. La disciplina delle invarianti strutturali, di cui al successivo art. 10, intende tutelare e valorizzare le componenti strutturali del patrimonio territoriale.

11. Il PO disciplina il patrimonio territoriale in relazione a quanto indicato dal PS, dettagliando le modalità di intervento e di utilizzo in relazione ai caratteri delle rispettive componenti e dei relativi elementi costitutivi, senza tuttavia ridurre il patrimonio territoriale in modo irreversibile.

12. Le azioni di trasformazione del territorio previste dal PO, dovranno essere valutate analizzando tutte le componenti territoriali nel loro complesso e definendole secondo criteri di coerenza evolutiva, evitando la perdita dei valori identitari riconosciuti.

13. La rappresentazione del patrimonio territoriale definita dal PS, ha valore ricognitivo e interpretativo delle strutture territoriali e delle componenti identitarie costitutive e caratterizzanti il territorio comunale di Pistoia. Il PO potrà integrare gli elementi costitutivi del patrimonio territoriale, in forza del maggior dettaglio di scala e sulla base dello stato dei luoghi e dei segni riconoscibili sul territorio.

Art. 9.1 Zone speciali di conservazione

1. Costituiscono invarianti della struttura ecosistemica i Siti della Rete Natura 2000, rappresentati nel territorio comunale dalla Zona Speciale di Conservazione (ZSC) Tre Limentre – Reno (codice IT5130009).

2. Su di essa o nelle sue vicinanze dovranno essere rispettate le misure di conservazione definite per il sito, i piani di gestione e i regolamenti dell'area protetta, oltre a quanto disposto dalla LR 30/2015.

3. In caso di interventi ricadenti nell'ambito di cui sopra, dovrà essere accertata la necessità di effettuare o meno la valutazione di incidenza – VINCA.

Art. 9.2 Struttura insediativa e di impianto storico

1. Il PS riconosce come struttura insediativa e di impianto storico, quell'insieme e somma di modellazioni territoriali, materiali e culturali che nel corso dei secoli l'attività umana ci ha tramandato e consegnato in custodia. I diversi modi dell'abitare e dell'insediarsi in un territorio così ampio e variegato come quello di Pistoia, sono risorse peculiari, che costituiscono la ricchezza della città e del suo territorio in senso più ampio. Gli obiettivi del PS e i riconoscimenti identitari effettuati, anche in conformità e in applicazione della disciplina del PIT-PPR, sono tutti rivolti alla tutela ed alla valorizzazione delle componenti patrimoniali individuate e disciplinate nei successivi articoli.

Art. 9.2.1 Beni architettonici e storico-culturali

1. Il PS riconosce i beni architettonici e storico-culturali, nonché le emergenze puntuali di rilevanza storica ed architettonica, come elementi patrimoniali che costituiscono l'immagine dei luoghi del territorio e la riconoscibilità dei presidi insediativi del territorio.

2. Oltre ai beni culturali in senso stretto, ovvero beni assoggettati a provvedimenti di tutela diretta secondo i disposti di cui al Dlgs n.42/04, hanno rilevanza patrimoniale sia il sistema delle emergenze architettoniche con valore percettivo che coronano le pendici del capoluogo che quello delle opere di architettura dal 1945 ad oggi, a testimonianza delle esperienze di architettura contemporanea nella città.

3. La rete dei numerosi manufatti legata alla pratica religiosa - cappelle, edicole, tabernacoli, croci - oppure la rete dei manufatti legati alla vita produttiva e quotidiana -mulini, ferriere, ghiacciaie, lavatoi, fonti - costituisce elemento identitario, da tutelare e reintegrare, sia mediante strumenti di rango pianificatorio che regolamentare.

4. Sono obiettivi del PS per i beni architettonici e storici-culturali:

  1. OB.1 - oltre al rispetto dei principi e dei disposti discendenti dal Dlgs n.42/04, tutelare gli edifici, i complessi architettonici e i manufatti di valore storico e architettonico, nonché gli elementi puntuali di rilevanza storica, architettonica e testimoniale;
  2. OB.2 - garantire che la pianificazione del territorio non comprometta nel suo complesso la leggibilità delle emergenze valoriali, nonché gli elementi strutturanti del paesaggio.

5. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - orientare gli interventi verso la conservazione dei caratteri morfologici, tipologici, architettonici, storici e identitari, appartenenti alla consuetudine dei luoghi e incrementando il livello di qualità là dove sussistono situazioni di degrado;
  2. a) IN.2 - integrare gli elementi architettonici che contribuiscono alla costituzione del paesaggio, all'interno delle scelte pianificatorie per i vari ambiti del territorio, al fine di consolidarne il ruolo di emergenza territoriale riconoscibile;
  3. b) IN.3 - promuovere interventi che concorrano alla riqualificazione del sistema insediativo, assicurino qualità architettonica e integrazione paesaggistica con le emergenze architettoniche.

Art. 9.2.2 Patrimonio edilizio storico

1. Il PS riconosce quale patrimonio edilizio storico, oltre ai tessuti storici dei quali agli artt. 9.2.3 e 13.1, gli edifici - interni o esterni a tessuti edificati - esistenti alla data del 1954 e quelli esistenti all'impianto del Catasto Generale Granducale (che ne sono una parte). L'identificazione del patrimonio edilizio storico, essendo stata operata dal PS sul solo parametro del sedime edificato, di per se non costituisce automaticamente attribuzione di valore storico o riconoscimento di pregio tipologico/architettonico alla scala edilizia; quello documentato dal PS rappresenta il potenziale patrimonio edilizio storico, rispetto al quale il PO, dovrà individuare i vari gradi di tutela ed il sistema di disciplina connesso.

2. Sono obiettivi del PS per il patrimonio edilizio storico:

  1. OB.1 - la conservazione degli elementi di pregio e di valore storico-documentale;
  2. OB.2 - il mantenimento dell'impianto tipologico e degli elementi caratterizzanti;
  3. OB.3 - il recupero dei complessi in abbandono o sottoutilizzati e la valorizzazione degli elementi identitari e rappresentativi della storia del territorio.

3. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - classificare gli edifici ed articolare le discipline per il patrimonio edilizio storico in relazione all'intrinseco valore tipologico ed architettonico, all'importanza storico-documentale, alla presenza di apparati decorativi e finiture di pregio, nonché alla presenza di alterazioni e superfetazioni e tenendo conto anche delle valenze paesaggistiche dello specifico contesto di appartenenza e dell'eventuale grado di alterazione dell'intorno;
  2. IN.2 - classificare per grado di valore e conservazione le pertinenze storiche degli edifici identificate in cartografia, approfondire se necessario il grado di dettaglio della rappresentazione e/o implementare i riconoscimenti effettuati dal PS;
  3. IN.3 - definire una gamma di destinazioni d'uso compatibili con la tutela del patrimonio edilizio storico e con lo specifico contesto di riferimento.

Art. 9.2.3 Il centro storico di Pistoia

1.Il centro storico del capoluogo è il luogo principale nel quale si riconosce la comunità pistoiese e rappresenta la storia stessa della città, costituendone la costante ed il fulcro dei principali servizi e attrezzature di rango provinciale. Il tessuto edilizio racchiuso entro le mura urbane trecentesche (terza ed ultima cerchia della città murata) è per giacitura, trama fondiaria, densità e tipologia, il risultato della sequenza storica degli sviluppi della città a partire dall'alto medioevo. I tracciati delle due cerchie murarie precedenti, oggi rinvenibili nella viabilità interna al centro storico (rappresentate nell'elaborato ST.02.2 Beni culturali e carta archeologica) hanno orientato il consolidamento della struttura urbana. Si riconosce nel tessuto edilizio tra la seconda e la terza cerchia la presenza dei grandi complessi conventuali medievali ed una trama di ampi spazi inedificati, un tempo orti ed oggi importante risorsa per la città.

2. Sono obiettivi del PS per il tessuto storico interno alla cinta muraria :

  1. OB.1 - confermare il ruolo centrale per l'intero territorio comunale e provinciale e contemporaneamente difendere e supportare la presenza residenziale, sviluppando politiche attrattive ed orientate verso la qualità dell'abitare;
  2. OB.2 - valorizzare i complessi monumentali, anche minori, che caratterizzano il centro , agevolare il riuso di quelle strutture che hanno perso l'originaria funzione, rimuovere le situazioni di degrado ed implementare la dotazioni di spazi pubblici;
  3. OB.3 - potenziare l'accessibilità anche in termini di barriere architettoniche e la mobilità pedonale e ciclabile nel quadro strategico di cui al successivo art. 28;

3. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - classificare nella disciplina i tipi di tessuti che caratterizzano il centro storico, dai più antichi e compatti a quelli gemmati in epoche successive, per riconoscerne il valore e tutelarlo;
  2. IN.2 - mettere a sistema gli spazi liberi, privilegiando la fruizione pubblica, in accordo anche con quadro strategico individuato di cui al successivo art. 28;
  3. IN.3 - negli interventi di recupero, valorizzazione o trasformazione degli spazi inedificati tenendo conto della trama geometrica degli orti urbani entro le mura (presente al Catasto Generale Granducale) che permane;
  4. IN.4 - individuare gli edifici incongrui e fuori contesto e disciplinarne la sostituzione;
  5. IN.5 - agevolare il recupero del patrimonio edilizio anche con meccanismi di incentivazione;
  6. IN.6 - disciplinare le funzioni con particolare attenzione a rendere omogeneo il presidio del centro e potenziare la presenza dei servizi alla persona e degli esercizi di vicinato nelle parti che oggi ne sono prive;
  7. IN.7 - tutelare le pavimentazioni storiche che caratterizzano la viabilità e le piazze del centro storico e le singolarità che connotano i percorsi come i passaggi voltati, le gradonate e gli archi di contrafforte.

Art. 9.2.4 Nuclei e aggregati rurali

1. In riferimento all'art. 10 della Disciplina di Piano del PIT-PPR, nonché alle disposizioni discendenti dalla LR 65/2014, dal D.P.G.R n. 32/R/2017 e dalle Linee guida di cui alla Delibera n. 682/2017, all'esterno del perimetro del territorio urbanizzato, il PS riconosce quali elementi caratterizzanti il sistema insediativo diffuso i nuclei e gli aggregati rurali.

2. I nuclei e gli aggregati rurali rappresentano luoghi di rilevante valore identitario e, pur non ospitando funzioni agricole, sono fortemente relazionati con il contesto rurale. Sono essenziali i rapporti instaurati con la montagna, la collina, i fondovalle, la viabilità storica di collegamento e la presenza di questa rete di insediamenti costituisce una delle peculiarità più significative del territorio pistoiese, anche per il contributo storicamente apportato nella costruzione del paesaggio.

3. Nuclei e aggregati si fondano per lo più su insediamenti di matrice storica o storicizzata, variamente configurati anche in rapporto alla differente collocazione geografica e al ruolo originario. Pertanto nell'ambito della loro perimetrazione è riconosciuto il tessuto storico fondativo quale centralità dell'insediamento, congiuntamente al patrimonio edilizio storico di cui al precedente art. 9.2.2. Alcuni nuclei hanno poi subito processi di espansione edilizia recente e contemporanea, che hanno portato alla formazione di tessuti con carattere suburbano giustapposti alle parti di antica formazione.

4. Il riconoscimento effettuato dal PS è fondato su una scala di livelli che opera la gradazione dei numerosi insediamenti che costellano il territorio rurale, così definita e articolata:

  1. a) livello 2 - nuclei
    presidio "protourbano": si riconoscono varie giaciture insediative impostate sulla morfologia dei siti: di pianura, di fondovalle, pedecollinare, di versante, di crinale o sommitale. La ragione fondativa, rispetto agli aggregati ed alle case sparse, va rintracciata nella originaria capacità di immagazzinare le risorse ed attivare una economia di comunità, seppur modesta. Il tipo insediativo "protourbano" asseconda la morfologia dei luoghi, la trama connettiva è data dalla viabilità e dagli spazi aperti, siano essi pubblici o privati. E' difatti quasi una costante vedere attribuita al sistema delle pertinenze, prive di recinzioni, anche la funzione di spazio collettivo a servizio della comunità. E' rintracciabile il rapporto di mutua necessità, che tiene assieme e consolida il patrimonio del costruito. Fatta eccezione per edifici minori ed accessori, di matrice rurale (fienili, magazzini, ricoveri ecc..), il patrimonio edilizio storico è costituito da varianti, talvolta molto articolate, di tipi di base a matrice urbana: schiere, pseudolinee, linee o palazzine. Si ha la presenza quindi di un vero tessuto edilizio, mutuato dai processi di formazione urbana, alla cui origine fanno capo percorsi matrice (spesso gemmati in montagna e collina) e, nei nuclei più grandi, si possono distinguere anche percorsi d'impianto e di collegamento. Lo stretto intorno areale, ricompreso all'interno del perimetro del nucleo, partecipa alla definizione ed alla lettura del nucleo, quale attinenza inedificata che rilega le masse costruite qualificando il tipo insediativo ed il peculiare principio fondativo. Sono caratterizzati da un forte spirito di comunità, hanno sempre un toponimo generalmente riconosciuto e un numero di abitanti da 20/30 fino a centinaia.
  2. b) livello 1 - aggregati
    presidio a minima struttura: mutuato dalle case sparse, giustapposizione di più corpi edilizi, talvolta uno dei quali specialistico (mulino, frantoio o ferriera), organizzati attorno a uno spazio aperto o su un percorso. Spesso in luoghi di interesse: crocevia, guado, ponte, al termine di un percorso, su collegamenti tra i nuclei o in prossimità ad essi. Hanno sempre un toponimo e un numero di abitanti fino a 20/30;
  3. c) livello 0 - case sparse/isolate
    presidio puntuale: in alta collina o montagna riferito alla coltivazione del bosco e/o di modesti coltivi, in media e bassa collina alle coltivazioni collinari (aree strappate ai boschi, uliveti, vigneti), in pianura segue logiche di appoderamenti sette/ottocenteschi (l'alberata) e la pratica della mezzadria;

5. Il PS riconosce complessivamente n. 55 nuclei rurali e n. 67 aggregati rurali, cosi suddivisi:

  1. a) i nuclei rurali
    • - con giacitura di pianura: Badia a Pacciana, Piuvica, Castel dei Fedi, Canapale, Castel del Vescovo, Ramini, Chiesina Montalese;
    • - con giacitura di fondovalle: Bussotto La Torre, Castagno di Pieve a Celle, Mattia, Santomoro, Spedaletto,Torbecchia;
    • - con giacitura pedecollinare: Piestro, Ponzano;
    • - con giacitura di versante: Borghetto, Campiglio, Camporipano, Castagno, Celle, Fiano, Fontana, Germinaia, Orsigna, Pupigliana, Saturnana, Statigliana, Stazzana, Villa di Cireglio, Villa di Sopra;
    • - con giacitura di crinale: Cignano, Castello di Piazza,, Piazza, Le Pozze, Arcigliano, Capannacce, Sarripoli, Villa di Baggio, Iano, Casa del Gabba, Corbezzi, Villa di Piteccio, La Cugna, Le Grazie, Pitornecca, Castello di Cireglio, Cassarese, Casa Marconi, Passo della Collina Vecchia;
    • - con giacitura sommitale: Baggio, Castel dei Gai, Fabbiana, Lizzanello, Lupicciano, Monte;
  2. b) gli aggregati rurali: Castello, Castellare, Le Case vecchie, Casone dei Giacomelli, Alle Case Vecchie, Al Castello, Campalti, Santa Maria a Chiazzano. Maggiatica, Fornacette, Il Borghetto, Bargi, San Pantaleo, Alla Palazzina, San Piero in Vincio, San Piero in Vincio (via Pieve a Celle), La Mora, San Piero in Vincio via P. Celle, Le Fabbriche, La Valle, Laschetta, La Fabbrica, Buresi, Rotone, Corsini Neri, Gragnanella, Corsini Bianchi, Gagliorana, Forra al Pitta, Mengarone, Barontino, Pian di Stazzana, Castellare II, Villa di Sotto, Pianella, Cucciano, Prombialla, Campopiano, Salvanaccio, Cerchiaio, Aia Vecchia, Vezzosi, Casciano, Carraia, Colle e Doccia, Campiglio di Sammommè, Valdi, Case Geri, Piano di Giuliano I, Piano di Giuliano II, Volte, La Casa, Bionzana, Pianaccio, Le Forri, Casino, Lavacchini, Vivaio, Botro, Casa Fagnoni, Casa Sandrella, Il Casone, Casa Corrieri, Lago, Casa al Moretto, Casa Aldria.

6. Sono obiettivi del PS per i nuclei rurali:

  1. OB.1 - rendere riconoscibile il complesso insediativo dei nuclei, da valorizzare assieme al sistema delle connessioni (viabilità storica, viabilità di valore paesaggistico, linea ferroviaria Porrettana), in accordo alle strategie sulla mobilità definite al successivo art. 28.1;
  2. OB.2 - promuovere il turismo sostenibile, sviluppando le relazioni tra i nuclei in modo da valorizzare la rete policentrica e la formazione di sinergie;
  3. OB.3 - dotare ciascun nucleo di una porta di accesso riconoscibile e che costituisca punto di riferimento anche per visitatori e turisti;
  4. OB.4 - mantenere e rafforzare la residenzialità, approntando condizioni e dotazioni di servizi adeguate all'abitare e a svolgere attività economiche compatibili con una localizzazione decentrata;
  5. OB.5 - tutelare il patrimonio storico di ciascun nucleo, conservare la morfologia insediativa originaria, conservare la configurazione degli elementi costitutivi qualificanti gli spazi pubblici di valenza identitaria, valorizzare e riqualificare i rapporti del patrimonio costruito con l'intorno territoriale e rurale;
  6. OB.6 - consolidare il ruolo di riferimento e di aggregazione, potenziando le dotazioni pubbliche e di interesse collettivo, a servizio anche degli insediamenti più diffusi (case sparse e aggregati rurali);

7.Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - per ciascun nucleo in relazione alla propria specificità e consistenza:
    • - classificare e disciplinare i tessuti interni al nucleo (storici e non) e il patrimonio edilizio, individuando gli edifici di valore tipologico/architettonico e/o storico testimoniale;
    • - stabilire le regole per la trasformazione e l'ampliamento dei nuclei rurali;
    • - individuare la porta di accesso dotandola ove possibile di un adeguato parcheggio - da inserirsi nel rispetto degli elementi di tutela paesaggistica - e di servizi e attrezzature alla persona e per i visitatori;
    • - prevedere l'introduzione di nuove attrezzature e il rafforzamento di quelle esistenti, privilegiando il riuso degli edifici;
    • - individuare eventuali aree degradate e edifici avulsi al contesto;
    • - classificare e disciplinare gli spazi inedificati, tutelando i valori ambientali e le funzioni ecologiche, gli assetti paesaggistici e percettivi e le sistemazioni agrarie tradizionali e di valore storico;
    • - graduare la classificazione e la disciplina degli spazi di cui al punto precedente, identificando: le parti prettamente organiche al tessuto edilizio; gli spazi a più diretto contatto con le pertinenze edilizie e da qualificarsi come verde privato; le aree libere da salvaguardare (in funzione della propria della matrice agricola ed ecologica e/o per la suscettibilità a concorrere sotto il profilo strategico ad innalzare la qualità degli insediamenti, potendo per parte accogliere spazi fruibili, servizi ed attrezzature); le aree libere di maggior tutela per la rilevanza ambientale, paesaggistica e percettiva (rilevanti per la comprensione del nucleo come entità definita e aventi funzione di filtro con il resto del territorio rurale e con le eventuali contermini pertinenze paesaggistiche, che hanno invece rango territoriale);
    • - valorizzare e tutelare la trama connettiva interna al nucleo, conservando le originarie pavimentazioni dei percorsi, delle piazze, delle scale e delle gradonate;
    • - migliorare l'integrazione tra i tessuti di matrice storica e le aggiunte recenti adeguando e incrementando le connessioni di percorsi e spazi collettivi;
    • - integrare le dotazioni di spazi di sosta a servizio dei residenti attraverso la previsione di un sistema di attrezzature che non comporti necessità di significativi rimodellamenti del suolo e di realizzazione di nuovi tratti stradali;
  2. IN.2 - disciplinare, compatibilmente con gli obiettivi ed indirizzi di tutela sopra richiamati, la realizzazione di manufatti aziendali, abitazioni rurali ed annessi agricoli;
  3. IN.3 - disciplinare, compatibilmente con gli obiettivi ed indirizzi di tutela sopra richiamati, la realizzazione di recinzioni, opere e manufatti pertinenziali e non, di qualsiasi natura, ivi compresi quelli privi di rilevanza edilizia e quelli per l'agricoltura amatoriale;
  4. IN.4 - definire gli usi compatibili, incentivando il turismo, gli esercizi di vicinato ed i servizi alla persona, anche in riferimento alla possibilità di derogare alle dotazioni di parcheggi di relazione data dall'art.9 co. 2 e dall'art. 10 co. 4, del DPGR n. 23/R/2020;
  5. IN.5 - definire i criteri di compatibilità urbanistica e paesaggistica per l'installazione di impianti di produzione di energia alimentati da fonti rinnovabili.

8.Sono obiettivi del PS per gli aggregati rurali:

  1. OB.1 - salvaguardare principio morfotipologico di aggregazione e le sue varianti, il punto di interesse su cui si insediano, i rapporti tra le masse costruite e gli spazi aperti, i rapporti con la campagna e con i percorsi storici a cui afferiscono;
  2. OB.2 - tutelare i caratteri tipologici e architettonici, conservando in particolare gli elementi di pregio architettonico e storico-documentale;
  3. OB.3 - mantenere e promuovere il presidio residenziale e la presenza di funzioni compatibili e complementari a quella residenziale;

9.Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - classificare e disciplinare il patrimonio edilizio ricompreso nell'aggregato, individuare gli edifici di valore tipologico/architettonico e/o storico testimoniale e stabilire le destinazioni d'uso compatibili, incentivando il turismo, gli esercizi di vicinato ed i servizi alla persona, anche in riferimento alla possibilità di derogare alle dotazioni di parcheggi di relazione data dall'art.9 co. 2 e dall'art. 10 co. 4, del DPGR n. 23/R/2020;
  2. IN.2 - tutelare con la disciplina gli impianti planivolumetrici e gli elementi fondanti dei tipi: coperture, assetto delle bucature, finiture e conservare le relazioni storicamente consolidate tra edificato e spazi scoperti, tutelando in particolare gli spazi aperti di uso collettivo, da mantenere inedificati e fruibili, oltreché conservare le originarie pavimentazioni e sistemazioni dei suoli;
  3. IN.3 - disciplinare, compatibilmente con gli obiettivi ed indirizzi di tutela sopra richiamati, la realizzazione di manufatti aziendali, abitazioni rurali ed annessi agricoli;
  4. IN.4 - disciplinare, compatibilmente con gli obiettivi ed indirizzi di tutela sopra richiamati, la realizzazione di recinzioni, opere e manufatti pertinenziali e non, di qualsiasi natura, ivi compresi quelli privi di rilevanza edilizia e quelli per l'agricoltura amatoriale;
  5. c) IN.5 - definire i criteri di compatibilità urbanistica e paesaggistica per l'installazione di impianti di produzione di energia alimentati da fonti rinnovabili.

Art. 9.2.5 Viabilità storica e tracciati infrastrutturali storici

1. Il PS riconosce quale componente identitaria del patrimonio territoriale, la viabilità storica e di antica formazione: la viabilità ad oggi permanente (principale, secondaria e minore e poderale) tra quella già cartografata nelle mappe d'impianto del Catasto Generale Granducale (1820 circa), la strada regia Modenese "ximeniana" (1778) e la strada Porrettana (1840). Sono inoltre censiti quali tracciati storicizzati quello dell'autostrada A11 (1930) e della strada camionabile (1936). Anche i tracciati ferroviari della linea Firenze-Lucca (1851) e della linea Pistoia-Bologna - Porrettana (1840), debbono considerarsi elementi patrimoniali in quanto infrastrutture di rilevanza storica non solo per il territorio pistoiese ma per la Toscana tutta. La viabilità storica ha un ruolo fondativo sia nei confronti del capoluogo che degli altri insediamenti, come i nuclei e gli aggregati rurali. Tale ruolo è espressione di una modalità di infrastrutturazione del territorio, compatibile con la morfologia del suolo e leggibile nelle opere d'arte e nelle sistemazioni del terreno.

2. Costituiscono elementi qualificativi della componente identitaria:

  1. a) i caratteri strutturali e tipologici dei tracciati (giacitura, andamento planoaltimetrico, gerarchie funzionali);
  2. b) le opere d'arte (muri di contenimento, ponticelli, ecc.) e i segnali di viaggio (pietre miliari, cippi ecc.);
  3. c) i manufatti di corredo di rilevanza storica ed architettonica (cappelle, tabernacoli, croci votive, edicole, marginette, pilastrini, manufatti della rete ferroviaria) presenti lungo il tracciato;
  4. d) le opere di sistemazione e contenimento del terreno;
  5. e) le dotazioni vegetazionali di corredo di valore storico-tradizionale (alberature segnaletiche, allineamenti arborei, siepi ornamentali), quali elementi fondamentali di caratterizzazione del paesaggio;
  6. f) le sistemazioni ed i materiali del fondo stradale, quando originarie e di interesse storico.

3. Sono obiettivi del PS per la viabilità storica e i tracciati infrastrutturali storici:

  1. OB.1 - conservare e valorizzare la rete della viabilità storica, in particolare dove rappresenta elemento caratterizzante sia per varie strutture insediative sia per il rapporto con il contermine paesaggio;
  2. OB.2 - valorizzare i tracciati ferroviari anche come elementi della mobilità lenta, alternativi e complementari alla viabilità carrabile, come collegamenti tra insediamenti e come itinerari di fruizione turistico-ricreativa del territorio.

4. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - salvaguardare nella disciplina gli elementi qualificativi di cui al precedente co. 2;
  2. IN.2 - disciplinare, anche rimandando a norme di rango regolamentare, i criteri di valutazione storico-paesaggistica e le specifiche prescrizioni (caratteristiche geometriche, materiali, sistemazioni circostanti ecc.) per i tratti soggetti a modifica, limitando la realizzazione di circonvallazioni, innesti e rotatorie non coerenti con il valore paesaggistico del contesto;
  3. IN.3 - adeguare e potenziare la dotazione di servizi per stazioni e fermate ferroviarie, qualificandole come porte di accesso al paesaggio; vale inoltre anche quanto stabilito nel quadro strategico di cui al successivo art. 28.

5. Vale inoltre la disciplina sulla viabilità rurale storica di cui al successivo art. 14.5 - Paesaggi rurali storici.

Art. 9.3 Struttura percettiva e paesaggistica

1. Il PS riconosce quali componenti della struttura percettiva e paesaggistica, le seguenti tipologie di elementi:

  1. a) elementi a sviluppo lineare, rappresentati dalle viabilità e dai percorsi con valenza panoramica - viabilità delle colline e della montagna, anelli periurbani e percorsi degli argini fluviali - per buona parte coincidenti con la viabilità storica di cui al precedente articolo, nonché dai varchi visuali percettivi di valenza paesaggistica;
  2. b) elementi a sviluppo puntuale, rappresentati da punti panoramici e coni visuali;
  3. c) elementi a sviluppo areale, rappresentati dagli ambiti di pertinenza paesaggistica dei nuclei rurali e loro centri storici e dagli ambiti di pertinenza paesaggistica delle emergenze architettoniche con valore percettivo.

2. Per ambiti di pertinenza paesaggistica si intendono quelli, definiti all'art. 66 della LR 65/14 e all'art.10 della Disciplina di piano del PIT-PPR, che identificano le aree prevalentemente inedificate ad elevato valore paesaggistico, il cui assetto concorre alla valorizzazione dei nuclei storici e delle emergenze architettoniche, di cui costituiscono il contesto, comprendendo quindi le aree in stretta relazione morfologica, percettiva e storicamente funzionale con il patrimonio insediativo di valore storico-culturale, identitario e testimoniale.

3. La perimetrazione degli ambiti di pertinenza potrà essere ulteriormente precisata dal PO, in coerenza con i criteri indicati nell'art. 66 della LR 65/14 e nell'art.8 del DPGR 32/R/2017, senza che ciò determini scostamenti di carattere rilevante. In tali casi detta precisazione non comporterà variante al presente PS.

4. Sono obiettivi del PS per le componenti di valore paesaggistico e percettivo

  1. OB.1 - conservare il valore estetico percettivo dello scenario panoramico dell'anfiteatro collinare e montano pistoiese che cinge la città e si rivolge alla pianura;
  2. OB.2 - conservare l'integrità percettiva degli insediamenti storici - nuclei e aggregati rurali - e delle emergenze architettoniche che costellano il territorio con il loro lato valore iconografico;
  3. a) OB.3 - conservare e potenziare gli accessi panoramici sia sugli elementi a sviluppo lineare che puntuale;
  4. OB.4 - sostenere le forme di agricoltura che possono garantire il mantenimento e il recupero delle sistemazioni agrarie tradizionali di valenza anche paesaggistica.

5. In relazione agli elementi a sviluppo lineare e puntuale il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - valorizzare le visuali dai punti panoramici ed incrementarne il numero, anche utilizzando le aree pubbliche all'interno dei nuclei, degli aggregati, delle stazioni ferroviarie della Porrettana o sugli slarghi stradali; migliorarne l'accesso e dotarli di spazi attrezzati per godere del paesaggio;
  2. IN.2 - per le aree assoggettate a vincolo paesaggistico, regolare e mitigare gli elementi detrattori del paesaggio, come le infrastrutture tecnologiche, i depositi a cielo aperto, i grandi impianti per carburanti, la cartellonistica e le altre barriere visive, oltreché i parcheggi pubblici o privati;
  3. IN.3 - per i varchi visuali e percettivi di valenza paesaggistica, il PO potrà inoltre individuare cartograficamente specifici ambiti di salvaguardia, ove disciplinare gli interventi di modificazione dello stato dei luoghi potenzialmente impattanti sulla tutela della visuale.

6. In relazione agli elementi a sviluppo areale - ambiti di pertinenza paesaggistica - il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. b) IN.1 - salvaguardare le relazioni funzionali e percettive tra il patrimonio insediativo del nucleo storico e il paesaggio agrario circostante, attraverso la qualificazione dei margini degli insediamenti, mantenendo la leggibilità della struttura insediativa, conservando la struttura consolidata del paesaggio agrario;
  2. c) IN.2 - valorizzare e tutelare, quali elementi strategici di fruizione e connessione tra gli insediamenti e il territorio rurale, la rete della viabilità storica, comprendente la viabilità poderale e eventuali allineamenti arborei di corredo, le sistemazioni idraulico-agrarie storiche e i sentieri;
  3. d) IN.3 - mantenere e implementare o ricreare, laddove assente, l'infrastrutturazione ecologica costituita da elementi vegetali lineari (siepi, vegetazione ripariale, fossi e canali) e puntuali (piccoli nuclei forestali, alberi camporili);
  4. e) IN.4 - mantenere l'integrità morfologica e percettiva dei nuclei storici, le visuali panoramiche che traguardano gli insediamenti e i rapporti di reciproca intervisibilità;
  5. IN.5 - regolare e mitigare gli elementi detrattori del paesaggio, come le infrastrutture tecnologiche, i depositi a cielo aperto, i grandi impianti per carburanti, la cartellonistica e le altre barriere visive, oltreché i parcheggi pubblici o privati;
  6. f) IN.6 - individuare le zone di compromissione paesaggistica e gli elementi di disturbo delle visuali, promuovendone interventi di rimozione;
  7. g) IN.7 - disciplinare, compatibilmente con gli obiettivi ed indirizzi di tutela sopra richiamati, la realizzazione di manufatti aziendali, abitazioni rurali ed annessi agricoli;
  8. IN.8 - disciplinare, compatibilmente con gli obiettivi ed indirizzi di tutela sopra richiamati, la realizzazione di recinzioni, opere e manufatti pertinenziali e non, di qualsiasi natura, ivi compresi quelli privi di rilevanza edilizia e quelli per l'agricoltura amatoriale.

Titolo II – INVARIANTI STRUTTURALI

Art. 10. Le invarianti strutturali

1. Le invarianti strutturali comprendono l'individuazione dei caratteri specifici delle strutture territoriali e delle componenti identitarie ritenute qualificative del patrimonio territoriale e la conseguente definizione delle regole e dei principi che ne assicurano la tutela, la riproduzione e la persistenza.

2.Il PS, in conformità al PIT-PPR e ai relativi Abachi delle invarianti, individua le seguenti invarianti strutturali, le quali sono da intendersi operanti per l'intero territorio comunale:

  1. - Invariante I: Caratteri idrogeomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici;
  2. - Invariante II: Caratteri ecosistemici del paesaggio;
  3. - Invariante III: Carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi, urbani e infrastrutturali;
  4. - Invariante IV: Caratteri morfotipologici dei sistemi agroambientali dei paesaggi rurali.

3. Le invarianti strutturali del PIT-PPR sono definite e trovano rappresentazione nei seguenti elaborati:

  1. - ST.03 - Invariante I - caratteri idrogeomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici
  2. - ST.04 - Invariante II - caratteri ecosistemici
  3. - ST.05.1 - Invariante III - sistema insediativo e struttura di matrice storica
  4. - ST.05.2 - Invariante III - territorio urbanizzato, insediamenti e morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee
  5. - ST.06.1 - Invarianti IV - caratteri agro-ambientali
  6. - ST.06.2 - Paesaggi rurali storici

4. Le quattro invarianti strutturali, le quali così come individuate e disciplinate, non costituiscono un vincolo di non modificabilità del bene ma un quadro di riferimento per definire le condizioni di trasformabilità, tengono conto di quanto indicato nella "Scheda d'Ambito 06 - Firenze-Prato-Pistoia" del PIT-PPR e sono declinate e dettagliate a scala locale.

5. Il PS persegue gli obiettivi generali indicati per ciascuna invariante negli artt. 7, 8, 9 ed 11 della Disciplina di Piano del PIT-PPR e nei successivi articoli del presente Titolo, indica in conformità alla disciplina statutaria del PIT-PPR, specifici indirizzi, da declinare nei successivi atti di governo del territorio.

Art. 11. Invariante I – Caratteri idrogeomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici

1.Il PS recepisce i tipi fisiografici e i sistemi morfogenetici in cui si articolano, così come individuati dal PIT-PPR nell'Abaco regionale delle Invarianti n. 06 Firenze-Prato-Pistoia, come le indicazioni per le azioni ivi definite in riferimento a ciascun morfotipo, e li declina, per la scala di maggior dettaglio propria della pianificazione comunale, rappresentandoli nell'elaborato ST.03 - Invariante I: caratteri idrogeomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici.

2. I sistemi morfogenetici o morfotipi idro-geomorfologici sono definiti da una combinazione di fattori, che presiedono al modellamento delle forme e dei rilievi del territorio, di tipo strutturale, temporale e litologico. La carta geologica, l'idrografia e la pedologia costituiscono la base conoscitiva per l'individuazione delle forme ricorrenti che caratterizzano ogni sistema morfogenetico.

3. Sempre nell'elaborato ST.03 - Invariante I: caratteri idrogeomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici è altresì rappresentata la rete idrografica di cui alla LR 79/2012 e successivi aggiornamenti, oltreché i corpi idrici superficiali e le aree umide.

4. I tipi fisiografici riconosciuti nel territorio comunale di Pistoia sono "Pianura e fondovalle", "Collina", "Montagna" e "Dorsale"; ciascun tipo fisiografico si articola in sistemi morfogenetici, come meglio specificato nell'elenco che segue:

  1. a) TIPO FISIOGRAFICO DI "PIANURA E FONDOVALLE"
    • - sistema morfogenetico dell'alta pianura (ALP)
    • - sistema morfogenetico dei bacini di esondazione (BES)
    • - sistema morfogenetico del fondovalle (FON)
    • - sistema morfogenetico della pianura pensile (PPE)
  2. a) TIPO FISIOGRAFICO DELLA "COLLINA"
    • - sistema morfogenetico della collina a versanti dolci sulle Unità Liguri (CLVd)
    • - sistema morfogenetico della collina a versanti dolci sulle Unità Toscane (CTVd)
    • - sistema morfogenetico della collina a versanti ripidi sulle Unità Toscane (CTVr)
  3. b) TIPO FISIOGRAFICO DELLA "MONTAGNA"
    • - sistema morfogenetico della montagna silicoclastica (MOS)
  4. c) TIPO FISIOGRAFICO DELLA "DORSALE"
    • - sistema morfogenetico della dorsale silicoclastica (DOS)

Art. 11.1 I sistemi morfogenetici: descrizione e indirizzi

1. I sistemi morfogenetici di "Pianura e fondovalle"

  1. a) Descrizione. Sono le parti di territorio caratterizzate dai depositi alluvionali, con forme morfologiche tipiche quali i "terrazzi" e le conoidi, sopra cui si è instaurato il reticolo idrografico secondario delle "acque basse", che svolge l'importante funzione regolatoria per il deflusso e il recapito delle acque di precipitazione meteorica. La caratteristica delle conoidi della pianura pistoiese è la ricca copertura in limo, che ha creato le condizioni ottimali per fare attecchire e sviluppare l'attività vivaistica. La pianura pistoiese risulta un paesaggio fortemente antropizzato; il reticolo idraulico ha subito nel tempo una forte artificializzazione che implica costanti manutenzione e adattamento agli insediamenti e comporta aumento del rischio idraulico. La forte e progressiva urbanizzazione, la pressione insediativa e l'attività vivaistica diffusa, determinano l'aumento della impermeabilizzazione del suolo, una attenuazione delle funzioni idrogeologiche, ostacolando la ricarica delle falde acquifere e l'assorbimento delle acque meteoriche, nonché l'inquinamento delle falde.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - limitare il consumo di suolo per ridurre l'esposizione al rischio idraulico e salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche;
    2. IN.2 - legare la eventuale nuova impermeabilizzazione dei terreni alle adeguate misure compensative, che assicurino l'invarianza idraulica rispetto al deflusso delle acque di scorrimento superficiale;
    3. IN.3 - promuovere il recupero della permeabilità del suolo ed il miglioramento della qualità ambientale all'interno del territorio urbanizzato, mediante la creazione di spazi per la connessione delle aree verdi;

2. I sistemi morfogenetici della "Collina"

  1. a) Descrizione. Sono i terreni costituenti la base al fronte montano caratterizzati da versanti prevalentemente dolci a ovest e ripidi nella parte nord e nord est del territorio. Una ristretta plaga di Collina a versanti dolci sulle Unità Liguri forma la primissima fascia collinare attorno a Pistoia. La copertura vegetale, varia e continua, prevalentemente caratterizzata dalla coltura tradizionale dell'oliveto, svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento della stabilità dei versanti che hanno permesso lo sviluppo di paesaggi naturali e agrari e degli insediamenti. Il crescente fenomeno di abbandono dei coltivi e delle sistemazioni idraulico-agrarie costituisce elemento di criticità per la stabilità dei versanti, con aumento dei fenomeni franosi sulle coltri mobili create dalle sistemazioni idraulico-agrarie, anche se coperte dalla prima generazione di bosco.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - evitare interventi di trasformazione e di recupero che comportino alterazioni del reticolo di deflusso delle acque superficiali e della stabilità dei versanti, al fine della prevenzione del rischio idrogeomorfologico;
    2. IN.2 - favorire interventi di recupero delle opere di sistemazione idraulico-agraria, con particolare riferimento alle aree caratterizzate da abbandono rurale;
    3. IN.3 - limitare l'impermeabilizzazione del suolo e, comunque, gli interventi che riducano l'infiltrazione dell'acqua e comportino la riduzione prolungata della copertura vegetale;
    4. IN.4 - evitare interventi sulla viabilità minore che destabilizzino i versanti.

3. I sistemi morfogenetici della "Montagna" e della "Dorsale"

  1. a) Descrizione. Sono le aree che costituiscono la corona della parte collinare. La fascia della Montagna silicoclastica è interrotta a ovest dal "colle" di San Marcello Pistoiese, che rientra nel sistema della Montagna su Unità da argillitiche a calcareo-marnose (MOL) e si attesta sul confine occidentale del comune, ricadendo per intero nel comune contiguo di San Marcello-Piteglio. La Montagna silicoclastica è dunque un sistema non calcareo, caratterizzato da depositi detritici di tipo periglaciale sui pendii e corpi di frana, particolarmente concentrati nell'area di S. Marcello Pistoiese. Per la natura dei suoli e per l'elevata pendenza che la caratterizza, questa parte di territorio si distingue per un limitato sviluppo degli insediamenti e la scarsa fertilità dei suoli, aspetto che in passato orientò alla coltivazione del castagneto da frutto, che ha costituito per decenni la principale fonte alimentare per la popolazione montana. L'abbandono progressivo di questa coltura, dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, ha determinato la trasformazione dei versanti montani con fenomeni quali, ad esempio, la massiccia infestazione della robinia e, unito all'azione erosiva dei corsi d'acqua, ha dato luogo a eventi di instabilità e franosità. Le attività turistiche nella Montagna comportano interventi sui versanti che rischiano di aumentare instabilità, erosione del suolo e deflussi.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche anche limitando l'impermeabilizzazione del suolo e l'espansione degli insediamenti;
    2. IN.2 - conservare i caratteri geomorfologici del sistema che sostiene paesaggi di elevata naturalità e valore paesaggistico, sia epigei che ipogei;
    3. IN.3 - garantire e migliorare l'infiltrazione delle acque di scorrimento superficiale nelle zone di ricarica delle sorgenti e della falda;
    4. IN.4 - favorire la realizzazione ed il mantenimento delle sistemazioni di versante atte a limitare la velocità di scorrimento delle acque di precipitazione meteorica.
    5. IN.5 - evitare interventi di trasformazione che comportino aumento del deflusso superficiale e alterazione della stabilità dei versanti;
    6. IN.6 -evitare interventi sulla viabilità minore che destabilizzino i versanti.

Art. 11.2 La rete idrografica

1. La rete idrografica superficiale costituisce componente qualificata della struttura idro-geomorfologica e della struttura ecosistemica del patrimonio territoriale, ed è elemento qualificante del sistema idrografico afferente all'Invariante strutturale I "I caratteri idrogeomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici", di cui all'elaborato ST.03.

2. La rete idrografica è costituita da tutti i corpi idrici (o parti di essi), ancorché minori e/o a regime torrentizio, che interessano il territorio comunale. Si compone ai sensi della LR n. 79/2012 e successivi aggiornamenti, del reticolo idrografico di cui all'art. 3 della LR 41/2018 e connessa infrastruttura idrica. Fanno inoltre parte della rete dei corpi idrici superficiali:

  • a) le aree umide e gli specchi d'acqua di qualsiasi natura, ivi compresi gli invasi artificiali;
  • b) tutti gli elementi costitutivi, naturali o artificiali, quali gli alvei, le golene, le sponde, gli argini, le briglie, le formazioni vegetazionali ripariali e le opere di regimazione idraulica.

3. Il PS si pone come obbiettivo il mantenimento ed il recupero dell'equilibrio idrogeologico, ed il miglioramento dei livelli di permeabilità ecologica del territorio, in particolare nelle aree di pianura e nelle parti del territorio comunale più antropizzate.

4. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - riconoscere e disciplinare i tratti maggiormente artificializzati e degradati al fine di una loro riqualificazione volta a ripristinarne anche i valori ecosistemici;
  2. IN.2 - migliorare la funzionalità idraulica, al fine di garantire il regolare deflusso delle acque incanalate;
  3. IN.3 - disciplinare gli interventi di trasformazione anche quelli a scopo agricolo al fine di salvaguardare l'assetto idrogeologico, ed i valori paesaggistici ed ambientali;
  4. IN.4 - valorizzare i corsi d'acqua principali, come l'Ombrone e il Reno, quali elementi attrattori identitari, tramite una disciplina che sappia attuare strategie per la loro fruizione ambientale e paesaggistica.

5. In ordine alle componenti di natura più strettamente ecologica di cui all'invariante II, sui caratteri ecosistemici, vale anche quanto disciplinato al successivo art. 12.3 - Rete degli ecosistemi fluviali e palustri: descrizioni ed indirizzi.

Art. 12. Invariante II – Caratteri ecosistemici del paesaggio

1.Il PS recepisce i caratteri ecosistemici del paesaggio, così come individuati dal PIT-PPR nell'Abaco regionale delle Invarianti n. 06 Firenze-Prato-Pistoia, come le indicazioni per le azioni in riferimento a ciascun morfotipo, e li declina, per la scala di maggior dettaglio propria della pianificazione comunale, rappresentandoli nell'elaborato ST.04 - Invariante II - caratteri ecosistemici.

2.Quanto individuato dal PS è il risultato della rielaborazione delle analisi svolte a livello di quadro conoscitivo (in particolare l'uso del suolo, elaborato QC_02: Uso del suolo) sulla base di una lettura in chiave ecosistemica e della loro interpolazione con i caratteri individuati dal PIT-PPR.

3.Obiettivo generale dell'invariante II è accrescere la qualità ecosistemica del territorio comunale, l'efficienza della rete ecologica, la permeabilità ecologica, l'equilibrio delle relazioni fra componenti naturali, seminaturali e antropiche dell'ecosistema, ai sensi del co. 2 dell'art. 8 della Disciplina del PIT-PPR.

4. I caratteri ecosistemici individuati nel territorio pistoiese, si compongono di elementi strutturali ed elementi funzionali, così articolati:

  1. a) ELEMENTI STRUTTURALI DELLA RETE ECOLOGICA
    • RETE DEGLI ECOSISTEMI FORESTALI:
      • - nodo primario forestale;
      • - matrice forestale ad elevata connettività;
      • - nuclei di connessione ed elementi forestali isolati;
    • RETE DEGLI ECOSISTEMI AGROPASTORALI:
      • - nodo degli agroecosistemi;
      • - agroecosistema frammentato attivo;
      • - matrice agroecosistemica di pianura urbanizzata;
      • - agroecosistema intensivo;
    • RETE DEGLI ECOSISTEMI FLUVIALI E PALUSTRI:
      • - corridoio fluviale - reticolo idrografico;
      • - corridoio ripariale;
      • - corpi idrici superficiali/aree umide;
    • SUPERFICIE ARTIFICIALE:
      • - area urbanizzata - insediamenti rurali - viabilità
  2. b) ELEMENTI FUNZIONALI DELLA RETE ECOLOGICA
      • - area critica per la presenza di agroecosistema intensivo (vivaismo);
      • - barriera infrastrutturale ed aree barriera per elevata urbanizzazione da mitigare;
      • - corridoio ecologico fluviale da riqualificare;
      • - varchi di valenza ecologica da mantenere.

Art. 12.1 Rete degli ecosistemi forestali: descrizione e indirizzi

1. "Nodo primario forestale" e "matrice forestale ad elevata connettività":

  1. a) Descrizione. Per nodo primario forestale si intende una formazione continua di boschi di latifoglie con prevalenza di faggete, abetine, castagneti, interrotta sporadicamente da piccole isole di coltivi o prati-pascoli. Questi ultimi, un tempo assai diffusi e sfruttati come unico veicolo di sussistenza alimentare per le popolazioni montane, ad oggi sono difficilmente identificabili, poiché il minor presidio del territorio e la mancanza di periodica manutenzione ne provocano la rinaturalizzazione compromettendone l'immediata riconoscibilità. Il nodo primario forestale ricade in parte all'interno della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) Tre Limentre - Reno (codice IT5130009). Il morfotipo si caratterizza per la presenza di diversi habitat di interesse comunitario, che costituiscono un serbatoio di biodiversità, naturalità e servizi ecosistemici per il territorio comunale, e di un ricco sistema di impluvi e torrenti. Il morfotipo si colloca nella parte settentrionale del territorio comunale. Per matrice forestale ad elevata connettività si intende una formazione forestale di latifoglie termofile e rimboschimenti, percorsa da un ricco reticolo idrografico. La matrice, costituita da querceti, ostrieti, castagneti, faggete, boschi misti e rimboschimenti di conifere è disposta a corona attorno alla cintura collinare coltivata e si attesta ai margini del sistema insediativo montano e pedemontano, interrotta dalle isole degli agroecosistemi montani limitrofe agli abitati. La matrice forestale ad alta connettività ricade in parte all'interno della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) Tre Limentre - Reno (codice IT5130009).
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - tutelare il paesaggio forestale, gli habitat e le specie animali e vegetali di interesse comunitario, anche attraverso il controllo e il contenimento della fauna selvatica dannosa;
    2. IN.2 - mantenere la qualità e la maturità delle formazioni forestali, anche attraverso l'attuazione di una gestione selvicolturale naturalistica, con allungamento del turno nei cedui, agevolando la ricolonizzazione spontanea da parte delle specie arboree autoctone in sostituzione delle specie invasive alloctone;
    3. IN.3 - tutelare gli ecosistemi forestali presenti lungo il reticolo idrografico minore, evitando interventi selvicolturali sulle sponde;
    4. IN.4 - gestire le superfici forestali coerentemente con i Piani di gestione e le Misure di conservazione dei Siti Natura 2000 presenti;
    5. IN.5 - mantenere i rapporti figurativi consolidati dei paesaggi forestali e dei valori storico-culturali ed estetico-percettivi, disincentivando interventi di trasformazione e artificializzazione delle aree e delle formazioni boschive e recuperando e mantenere le sistemazioni idraulico-agrarie e forestali;
    6. IN.6 - realizzare interventi di prevenzione degli incendi estivi;
    7. IN.7 - tutelare il paesaggio rurale relittuale, recuperandolo in caso di abbandono;
    8. IN.8 - conservare, al fine di una gestione attiva, gli habitat di prateria, delle specie vegetali e animali a essi collegate, attraverso azioni quali il recupero di idonei carichi pascolivi, la realizzazione di attività periodiche di decespugliamento;
    9. IN.9 - mantenere e riqualificare la trama della sentieristica, per incentivare la fruizione sostenibile del patrimonio forestale e le attività di didattica ambientale.

2. "Nuclei di connessione ed elementi forestali isolati"

  1. a) Descrizione. Si tratta di formazioni boschive ripariali, spesso costituiti da boschi di neoformazione a robinia, o degli sfrangiamenti della copertura compatta che determina la matrice forestale che si insinuano nella fascia della collina coltivata a oliveto, spesso formatisi in conseguenza dell'abbandono delle colture.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 -tutelare il paesaggio rurale, recuperandolo in caso di abbandono, attraverso, ad esempio, attività periodiche di decespugliamento;
    2. IN.2 -tutelare gli ecosistemi degli impluvi del reticolo idrografico, promuovendo la rinaturalizzazione delle fasce ripariali con specie arboree autoctone, garantendo il minimo deflusso vitale del corso d'acqua, mantenendo e migliorando i livelli qualitativi delle acque;
    3. IN.3 -controllare e ridurre la presenza di specie aliene o di specie invasive.

Art. 12.2 Rete degli ecosistemi agropastorali: descrizione e indirizzi

1. "Nodo degli agroecosistemi"

  1. a) Descrizione. Essi risultano costituiti sia dalle estese colture tradizionali, a prevalenza di oliveto con le tipiche sistemazioni terrazzate e ciglionate, presenti in maniera pressoché compatta nella fascia collinare a nord e a ovest dell'insediamento di Pistoia, sia dalle parti più frammentate dalla presenza del bosco, costituite dall'alternanza di seminativi e oliveti, in alta collina e nelle zone pedemontane, spesso negli immediati intorni degli insediamenti.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - conservare la tipica alternanza di oliveti e seminativi in una maglia media o medio-fitta;
    2. IN.2 - mantenere l'efficienza del sistema di regimazione idraulico-agraria, a tutela della stabilità dei versanti;
    3. IN.3 - tutelare l'impianto tradizionale della maglia agraria e mantenere le dotazioni ecologiche, tutelando e preservando i filari alberati, le siepi, i boschetti, a corredo della viabilità secondaria poderale e interpoderale o a delineare i confini di proprietà;
    4. IN.4 - mantenere gli assetti agricoli tradizionali, anche attraverso la valorizzazione dello strumento del Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale;
    5. IN.5 - promuovere interventi di gestione colturale attiva, che impediscano processi di abbandono;
    6. IN.6 - recuperare gli oliveti abbandonati, ostacolandone la colonizzazione arbustiva e arborea;
    7. IN.7 - contenere azioni che determinino la semplificazione o l'alterazione delle coltivazioni tradizionali, quali ad esempio l'introduzione di coltivazioni intensive o di specie alloctone invasive;
    8. IN.8 - promuovere politiche che coniughino la finalità produttiva con forme di conduzione sostenibile e attività complementari, per garantire il rispetto dei valori paesaggistici, delle risorse e della biodiversità.

2. "Agroecosistema frammentato attivo"

  1. a) Descrizione. Si tratta delle isole dei coltivi attorno agli insediamenti rurali, piccoli oliveti sparsi, praterie e pascoli, in ambiente pedemontano e montano, spesso soggetti a fenomeni di abbandono colturale rinaturalizzazione con colonizzazione di neoformazioni boschive di robinia. L'agroecosistema frammentato attivo ricade in parte all'interno della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) Tre Limentre - Reno (codice IT5130009).
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - tutelare gli habitat di prativi di interesse comunitario, le specie vegetali e animali a essi collegate, nonché il paesaggio rurale, attraverso azioni quali il recupero di idonei carichi pascolivi, la realizzazione di attività periodiche di decespugliamento, il mantenimento e incremento delle attività agricole e zootecniche;
    2. IN.2 - conduzione degli interventi in coerenza con i Piani di gestione e le Misure di conservazione dei Siti Natura 2000 presenti;
    3. IN.4 - conservare delle aree aperte o arbustate, ostacolando progetti di rimboschimento con finalità di compensazione ambientale;
    4. IN.5 - mantenere e recuperare gli elementi del paesaggio rurale storico, comprese le sistemazioni idraulico-agrarie.

3. "Matrice agroecosistemica di pianura urbanizzata"

  1. a) Descrizione. Si tratta della parte pianeggiante compresa tra la città di Pistoia e le colline, a nord dell'insediamento, si configura come matrice agroecosistemica di pianura urbanizzata, prevalentemente caratterizzata dalla compresenza di aree agricole con mosaicature di seminativo a maglia fitta, vigneto, oliveto, con persistenza di dotazioni ecologiche residuali (filari di siepi, alberi isolati o camporili).
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - finalizzare gli interventi sul territorio alla conservazione attiva del paesaggio rurale e delle attività agricole, improntata al contenimento di consumo di suolo, delle colture intensive che ne determinino l'alterazione (ad esempio la semplificazione dei sistemi agricoli a maglia fitta o la frammentazione della maglia agraria), dei processi di deruralizzazione dell'edilizia storica, i processi di abbandono e di rinaturalizzazione del mosaico colturale, anche attraverso la valorizzazione dello strumento del Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale;
    2. IN.2 - valorizzare le forme di agricoltura tradizionali e le filiere agricole locali attraverso pratiche ad alta sostenibilità ambientale;
    3. IN.3 - valorizzare la trama dei percorsi poderali e vicinali come elementi per l'accessibilità e la fruizione lenta del territorio rurale;
    4. IN.4 - riqualificare le sistemazioni idrauliche, la rete scolante e i fossi campestri per valorizzare il loro valore ecologico e storico-testimoniale;
    5. IN.5 - limitare l'insediamento di attività idroesigenti suscettibili di compromettere il deflusso vitale dei corsi d'acqua, o di determinare l'inquinamento della falda;
    6. IN.6 - tutelare le aree umide esistenti, gli habitat di specie e di interesse comunitario e conservazionistico, mediante il mantenimento di sufficienti livelli idrici anche durante la stagione estiva;
    7. IN.7 - perseguire, nel caso di installazione di impianti fotovoltaici, soluzioni in grado di conciliare la loro presenza con la permanenza delle coltivazioni agricole esistenti e la permeabilità del suolo;
    8. IN.8 - promuovere politiche che coniughino la finalità produttiva con forme di conduzione sostenibile e attività complementari, per garantire il rispetto dei valori paesaggistici, delle risorse e della biodiversità;
    9. IN.9 - tutelare il patrimonio edilizio rurale storico e i manufatti di interesse storico-testimoniale per il loro ruolo identitario.

4. "Agroecosistema intensivo"

  1. a) Descrizione. Si tratta della vasta porzione di pianura, a est e a sud dell'insediamento del Capoluogo, sviluppandosi attorno allo stesso anche in una fascia più sottile a ovest, occupata interamente dall'attività vivaistica. Si tratta di una attività che comporta l'impermeabilizzazione di una quota dei suoli, un forte emungimento della falda e l'inquinamento delle acque, con conseguente abbassamento complessivo della loro qualità ecologica, a causa dei prodotti utilizzati (diserbanti, antiparassitari, fertilizzanti...).
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - tutelare e conservare i varchi agricoli e naturali non costruiti e non impermeabilizzati per il loro valore paesaggistico, ecologico e ambientale, incentivandone la messa a rete, mediante, ad esempio, la realizzazione di fasce di vegetazione non colturale e di percorsi di fruizione lenta (pedonali, ciclabili) che ne potenzino l'accessibilità;
    2. IN.2 - realizzare aree o fasce di verde soprattutto nei contesti più artificializzati o a corredo dei corsi d'acqua che li attraversano, quali elementi strategici per la ricostituzione della rete ecologica;
    3. IN.3 - tutelare le permanenze storiche della rete infrastrutturale (viabilità secondaria, rete scolante storica, vegetazione di corredo) e promuovere forme di incentivo finalizzate alla ricomposizione della sua continuità;
    4. IN.4 - tutelare le permanenze storiche dell'edificato rurale per conservarne il rapporto con il contesto rurale, limitando i processi di deruralizzazione dell'edilizia storica;
    5. IN.5 - incentivare progetti volti a riqualificare il margine, sia rurale sia urbano, delle aree contigue ai vivai, per creare aree verdi cuscinetto e quindi un passaggio graduale e sfumato tra le diverse realtà territoriali;
    6. IN.6 - incentivare forme di vivaismo sostenibili che prevedano il contenimento dell'uso di risorse idriche e di prodotti di sintesi (diserbanti, antiparassitari, ecc.);
    7. IN.7 - attivare un processo graduale di incentivazione verso un miglioramento della biodiversità nella pianificazione dell'attività vivaistica collettiva e di ciascun vivaio, attraverso la realizzazione di progetti integrati che riqualifichino e valorizzino il ruolo ecologico delle masse di piante presenti.

Art. 12.3 Rete degli ecosistemi fluviali e palustri: descrizione e indirizzi

1. "Corridoio fluviale - reticolo idrografico"

  1. a) Descrizione. Il target comprende gli ecosistemi torrentizi montani e alto collinari, tratti di medio corso di fiumi con vegetazione spondale arborea, arbustiva e per lunghi tratti erbacea. Una varietà di condizioni edafiche delle sponde, di regime idrico e di assetti geomorfologici che costituiscono il presupposto per una elevata diversità degli ecosistemi fluviali e della vegetazione ripariale.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - miglioramento della qualità ecosistemica complessiva degli ambienti fluviali, degli ecosistemi ripariali e dei loro livelli di maturità, complessità strutturale e continuità longitudinale e trasversale ai corsi d'acqua. Ciò anche mediante interventi di ricostituzione della vegetazione ripariale attraverso l'utilizzo di specie arboree e arbustive autoctone ed ecotipi locali;
    2. IN.2 - riduzione dei processi di artificializzazione degli alvei, delle sponde e delle aree di pertinenza fluviale, con particolare riferimento alle zone classificate come aree a elevata urbanizzazione con funzione di barriera, come aree critiche per la funzionalità della rete ecologica e come corridoi ecologici fluviali da riqualificare;
    3. IN.3 - miglioramento della compatibilità ambientale degli interventi di gestione idraulica, delle attività di pulizia delle sponde e di gestione della vegetazione ripariale;
    4. IN.4 - miglioramento della qualità delle acque, con riferimento anche alle attività vivaistiche;
    5. IN.5 - mantenimento dei livelli di Minimo deflusso vitale e riduzione delle captazioni idriche per i corsi d'acqua caratterizzati da forti deficit idrici estivi;
    6. IN.6 - mitigazione degli impatti legati alla diffusione di specie aliene invasive (in particolare di Robinia pseudoacacia);

2 ."Corridoio ripariale"

  1. a) Descrizione. Si tratta di un elemento a sviluppo lineare, costituito dai torrenti Ombrone, Brama, Bure, Stella, dal fiume Reno e da un ricco reticolo idrografico minore, presente in tutto il territorio comunale, trasversale agli altri morfotipi, caratterizzato da un valore naturalistico e paesaggistico diversificato, nonché dalla presenza di habitat di interesse comunitario. Tra le criticità si evidenziano la scarsa qualità delle acque dei medi e bassi corsi, la presenza di specie vegetali e animali aliene, la diffusa presenza di boschi ripariali a robinia, l'artificializzazione delle aree di pertinenza fluviale, soprattutto in pianura, con consumo di suolo determinato dalla presenza di infrastrutture viarie o urbanizzazioni, nonché dalla presenza di agricoltura intensiva e vivaismo. La gestione impropria della vegetazione ripariale e i cambiamenti climatici determinano la diminuzione degli afflussi idrici; la pressione insediativa e l'attività vivaistica diffusa causano l'aumento della impermeabilizzazione del suolo, l'attenuazione delle funzioni idrogeologiche, ostacolando la ricarica delle falde acquifere e l'assorbimento delle acque meteoriche, nonché l'inquinamento delle falde.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - valorizzare l'elemento fluviale quale elemento strategico di connessione tra il territorio urbanizzato e quello rurale, promuovendo azioni che ne valorizzino il valore ecologico, ambientale e paesaggistico, la riqualificazione funzionale, la ricostituzione della vegetazione ripariale, la riconnessione ecologica tra i tratti urbani, periurbani e rurali e garantendo, soprattutto nei tratti di pianura, l'accessibilità visuale e pedonale;
    2. IN.2 - migliorare la qualità delle acque, in territorio rurale come in territorio urbanizzato, e garantire il minimo deflusso vitale, controllando gli scarichi nei corpi idrici e verificando la capacità depurativa;
    3. IN.3 - migliorare la continuità ecologica longitudinale e trasversale al corso d'acqua, anche attraverso la ricostituzione di adeguate fasce di vegetazione arborea o arbustiva ripariale autoctona, garantendo, soprattutto nei tratti di pianura, la ricostituzione di un'importante dotazione ecologica per le aree intensamente coltivate;
    4. IN.4 - riconoscere nei corsi d'acqua in attraversamento del territorio urbanizzato le componenti strategiche della rete ecologica urbana e di connessione tra il territorio urbanizzato e quello rurale, attraverso interventi di valorizzazione delle sponde, conservando gli spazi attigui rimasti liberi, realizzando interventi di stombamento, ove possibile;
    5. IN.5 - evitare tagli della vegetazione massivi, limitandoli esclusivamente ai periodi non coincidenti a quelli della riproduzione della fauna ripariale e alternando gli interventi tra le sponde;
    6. IN.6 - controllare e contenere la presenza di specie aliene o invasive;
    7. IN.7 - evitare i processi di artificializzazione degli alvei, delle sponde e delle aree di pertinenza fluviale, contenendo ulteriori processi di consumo di suolo o l'insediamento di attività agricole intensive e idroesigenti;
    8. IN.8 - tutelare gli habitat ripariali di interesse comunitario e relative fitocenosi..

3. "Corpi idrici superficiali/aree umide"

  1. a) Descrizione. Tali ecosistemi nel territorio comunale comprendono i corsi d'acqua, i laghi naturali o artificiali, gli specchi d'acqua, gli invasi per l'irrigazione e le aree umide.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - miglioramento della qualità delle acque e riduzione delle pressioni ambientali e delle fonti di inquinamento di origine industriale, civile o agricola;
    2. IN.2 - controllo/riduzione della presenza di specie aliene invasive;
    3. IN.3 - aumento della superficie interessata da boschi planiziali anche attraverso progetti di riforestazione mediante utilizzo di specie ed ecotipi forestali locali.

Art. 12.4 Elementi funzionali della rete ecologica

a) Descrizione. Per area critiche per la presenza di agroecosistema intensivo (vivaismo), si intende tutta l'area interessata dall'attività vivaistica. Per barriera infrastrutturale ed aree barriera per elevata urbanizzazione da mitigare, si intendono le infrastrutture ferroviarie (i tratti della Firenze-Viareggio e Firenze-Bologna che attraversano il territorio comunale), le infrastrutture stradali come l'autostrada A11, le altre strade che creano interruzioni ecologiche come il raccordo di Pistoia e la via Toscana (SS716 e SS719), la strada regionale Fiorentina (SR66), la Tangenziale Est (SP47) e la via di Montalbano, oltre a tutte le aree ad elevata urbanizzazione contigue a dette infrastrutture lineari e che ne amplificano l'effetto barriera. Per corridoio ecologico fluviale da riqualificare si intendendo le aree contigue ai torrenti Ombrone, Brana, Bure, Stella, soprattutto nei tratti più compromessi che attraversano la pianura e in particolar modo gli insediamenti. Per varchi di valenza ecologica da mantenere si intendono specifici corridoi territoriali le cui aree sono da presidiare per evitare la saldatura degli insediamenti sviluppatisi linearmente lungo le reti infrastrutturali.

b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - evitare le saldature urbane che chiudano i varchi esistenti e mantenere la porosità che permane negli insediamenti, anche mediante interventi di sistemazione a verde;
  2. IN.2 - riqualificare i margini dell'edificato, anche mediante orti urbani o aree a verde pubblico che contribuiscano alla ricomposizione morfologica dei tessuti insediativi e al graduale passaggio tra questi e il contesto rurale;
  3. IN.3 - migliorare i livelli di permeabilità ecologica alla scala di area vasta, all'interno di aree a bassa connettività ed elevata artificializzazione e urbanizzazione, realizzando o riqualificando aree di continuità ecologica all'interno delle matrici antropizzate, mantenendo i varchi inedificati;
  4. IN.4 - realizzare progetti di miglioramento della rete ecologica alla scala locale individuando e riqualificando gli elementi naturali e seminaturali relittuali, gli agroecosistemi, valorizzando le funzioni ecologiche e le connessioni delle aree a verde urbano (pubblico e privato);
  5. IN.5 - ricercare la permeabilità ecologica negli interventi di trasformàazione e di riqualificazione urbana;
  6. IN.6 - mitigare l'effetto barriera operato dagli assi infrastrutturali sugli elementi della rete ecologica, mantenendo o recuperando i livelli di biopermeabilità degli ecosistemi naturali o seminaturali situati in corrispondenza di gallerie, conservando i varchi presenti negli insediamenti esistenti lungo i tracciati stradali;
  7. IN.7 - incentivare forme di vivaismo sostenibili con basso uso di risorse idriche e di prodotti di sintesi (diserbanti, antiparassitari, ecc.); attivare un processo graduale di incentivazione verso un miglioramento della biodiversità nella pianificazione dell'attività vivaistica collettiva e di ciascun vivaio, attraverso la realizzazione di progetti integrati che riqualifichino e valorizzino il ruolo ecologico delle masse di piante presenti;
  8. IN.8 - tutelare e conservare i varchi agricoli e naturali non costruiti e non impermeabilizzati per il loro valore paesaggistico, ecologico e ambientale, incentivandone la messa a rete, mediante, ad esempio, la realizzazione di fasce di vegetazione non colturale e di percorsi di fruizione lenta (pedonali, ciclabili) che ne potenzino l'accessibilità;
  9. IN.9 - valorizzare l'elemento fluviale quale elemento strategico di connessione tra il territorio urbanizzato e quello rurale, promuovendo azioni che ne valorizzino il valore ecologico, ambientale e paesaggistico, la riqualificazione funzionale, la ricostituzione della vegetazione ripariale, la riconnessione ecologica tra i tratti urbani, periurbani e rurali e garantendo, soprattutto nei tratti di pianura, l'accessibilità visuale e pedonale;
  10. IN.10 - migliorare la continuità ecologica longitudinale e trasversale al corso d'acqua, anche attraverso la ricostituzione di adeguate fasce di vegetazione arborea o arbustiva ripariale autoctona, garantendo, soprattutto nei tratti di pianura, la ricostituzione di un'importante dotazione ecologica per le aree intensamente coltivate;
  11. IN.11 - riconoscere nei corsi d'acqua in attraversamento del territorio urbanizzato le componenti strategiche della rete ecologica urbana e di connessione tra il territorio urbanizzato e quello rurale, attraverso interventi di valorizzazione delle sponde, conservando gli spazi attigui rimasti liberi, realizzando interventi di stombamento, ove possibile;
  12. IN.12 - individuare ulteriori varchi di valenza ecologica anche alla scala di valenza locale.

Art. 13. Invariante III – Carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi, urbani e infrastrutturali

1. Il sistema degli insediamenti di Pistoia, rappresentato nell'elaborato ST.05.2 - Invariante III - territorio urbanizzato, insediamenti e morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee, è costituito da una rete di centri principali, dall'insieme di nuclei e aggregati rurali e da altri complessi edificati e diffusi che strutturano articolate relazioni territoriali, con specifiche qualità ambientali e storico-paesaggistiche, che il PIT-PPR riconosce in parte come Morfotipo insediativo urbano policentrico delle grandi piane alluvionali e in parte come Morfotipo a pettine delle penetranti di valico delle alte valli appenniniche.

2. Il primo Morfotipo è un sistema insediativo di tipo planiziale caratterizzato da un'elevata densità edilizia e infrastrutturale e dalla dominanza della cultura urbana su quella rurale che ha storicamente rivestito un ruolo di integrazione dell'economia urbana. La posizione strategica mediana rispetto ai principali assi di collegamento regionale ed extra-regionale colloca il sistema insediativo al centro di una rete di relazioni complesse in cui la scala locale e quella sovra-locale si sovrappongono. Si declina nelle figure componenti del sistema radiocentrico della pianura alluvionale di Pistoia, il capoluogo e il suo intorno con gli assi radiali e del Sistema reticolare della pianura centuriata di Firenze-Prato-Pistoia nella fascia est.

3. Il secondo morfotipo invece è un sistema insediativo relativamente rarefatto di alta montagna e alta collina strutturato lungo le valli incise che discendono la catena appenninica orientale. Si tratta di territori di confine e di valico che presentano una continuità morfologica e culturale anche con i territori montani delle regioni limitrofe. Esso si rappresenta nella figura componente del sistema a pettine delle penetranti di valico interregionali della montagna pistoiese.

4. Per il morfotipo insediativo urbano policentrico delle grandi piane alluvionali, in conformità con gli obiettivi di qualità attribuiti dal PIT-PPR, il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - evitare l'urbanizzazione diffusa e la proliferazione insediativa lineare ai margini degli insediamenti urbani;
  2. IN.2- preservare gli spazi agricoli residui e mantenere e valorizzare i "vuoti urbani", destinandoli in via prioritaria a verde e attrezzature pubbliche e per il rafforzamento e la creazione di centralità urbane, valorizzandone inoltre il ruolo all'interno della rete ecologica locale;
  3. IN.3 - evitare la saldatura tra gli insediamenti urbani e tutelare i varchi inedificati, in particolare nel quadrante sud-est;
  4. IN.4 - riordinare gli insediamenti lineari lungo la viabilità storica.

5. Per il morfotipo insediativo a pettine delle penetranti di valico delle alte valli appenniniche, in conformità con gli obiettivi di qualità attribuiti dal PIT-PPR, il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - evitare l'urbanizzazione diffusa ai margini dei centri urbani;
  2. IN.2 - contrastare la dispersione insediativa;
  3. IN.3 - consolidare la residenza stabile nei centri, nei nuclei e negli aggregati principali;
  4. IN.4 - mantenere e sviluppare collegamenti e connessioni tra centri e nuclei valorizzando le reti territoriali.

6. Il PS rispetto ai morfotipi insediativi del PIT-PPR, di cui ai precedenti commi, individua sempre nell'elaborato ST.05.2, dei sottosistemi insediativi, che alla scala comunale articolano le strutture antropiche secondo le varie peculiarità territoriali. I sottosistemi riconosciuti sono:

  1. a) il sistema radiale centrale;
  2. b) il sistema reticolare della piana;
  3. c) il sistema radiale di collina della Brana e dell'alto Ombrone;
  4. d) il sistema radiale e costellazione di collina della Bure e di Cireglio;
  5. e) il sistema vallivo di alta collina e montagna delle valli del Reno

7. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. a) per il sistema radiale centrale, corrispondente all'insediamento del capoluogo con le prime propaggini sviluppate in continuità:
    1. IN.1 - mantenere e rafforzare le funzioni centrali e le attrezzature di riferimento a scala comunale e sovracomunale, migliorando e intensificando le connessioni tra parti di città e quartieri;
    2. IN.2 - valorizzare gli insediamenti specialistici e migliorarne l'integrazione con le parti di città e i quartieri;
    3. IN.3 - valorizzare gli ambiti qualificabili come periurbani;
    4. IN.4 - consolidare le strutture insediative pedecolinari principali (Santomato, Pontelungo-Barile-Spazzavento) quali elementi di riferimento territoriale;
  2. b) per il sistema reticolare della piana:
    1. IN.1 - ridefinire le gerarchie degli insediamenti rafforzando i centri principali, in particolare Bottegone, in un'ottica di rete di attrezzature e servizi dove vengano comunque riconosciute e valorizzate le caratteristiche identitarie dei differenti contesti;
    2. IN.2 - migliorare la compresenza negli insediamenti delle attività produttive agricole e delle funzioni propriamente urbane;
  3. c) per le strutture insediative radiali di collina, che si sviluppano lungo le valli della Bure, della Brana, dell'Ombrone e nell'area di Cireglio:
    1. IN.1 - consolidare i centri abitati principali, legati agli insediamenti di matrice storica, quali elementi di riferimento territoriale;
    2. IN.2 - tutelare l'integrità morfologica dei centri, dei nuclei, degli aggregati e dei complessi di matrice storica e dei loro intorni, nonché delle visuali panoramiche da e verso tali insediamenti;
  4. d) per i sistemi vallivi di alta collina e montagna e penetranti connesse:
    1. IN.1 - consolidare i centri urbani principali, lungo il Reno, quali Pracchia e Le Piastre, quali elementi di riferimento territoriale;
    2. IN.2 - valorizzare gli insediamenti della valle dell'Orsigna, anche quali elementi essenziali di presidio territoriale;
    3. IN.3 - recuperare il patrimonio edilizio di pregio architettonico e di valore storico-documentale, anche in un'ottica di valorizzazione turistica e di multifunzionalità dell'attività agro-forestale.

Art. 13.1 Tessuti urbani di antica formazione e complessi di matrice storica

1. Il PS riconosce nell'elaborato ST.05.1 - Invariante III – sistema insediativo e struttura di matrice storica, quale componente costitutiva e fondamentale del sistema insediativo, la matrice storica dei tessuti che è ricompresa nell'ambito del centro storico del capoluogo (di antica formazione), nelle aree urbane storicizzate del più ampio territorio urbanizzato e nel territorio rurale ove la matrice storica ha originato la formazione dei nuclei e degli aggregati rurali. A compendio della lettura dei tessuti l'elaborato riporta l'edificato storico presente al 1954 e i tracciati fondativi costituenti elementi patrimoniali di cui al precedente art. 9.2.5.

2. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - tutelare i caratteri insediativi dei tessuti di matrice storica riconosciuti come permanenti, ed operare una classificazione tipologica degli stessi siano essi interni od esterni al territorio urbanizzato, che tenga conto delle peculiari giaciture e dei peculiari principi fondativi;
  2. IN.2 - tutelare e valorizzare gli spazi aperti di uso pubblico che costituiscono la trama connettiva dei tessuti storici;
  3. IN.3 - mantenere e promuovere la compresenza di funzioni compatibili e complementari a quella residenziale, consolidando o recuperando il carattere di centralità dei tessuti di antica formazione, con particolare attenzione ai nuclei rurali ed ai centri urbani esterni al capoluogo.
  4. IN.3 - articolare le discipline per il patrimonio edilizio esistente in relazione alle conservazione degli elementi originari e tradizionali ed al valore architettonico e/o testimoniale, tenendo conto anche delle valenze paesaggistiche dello specifico contesto di appartenenza e del grado di alterazione dell'intorno;
  5. IN.4 - favorire il recupero del patrimonio di maggiore pregio e interesse storico-documentale anche attraverso flessibilità e maggiori opportunità di cambio d'uso, purché compatibile con gli obiettivi di salvaguardia;
  6. IN.5 - promuovere l'utilizzo dei piani terra degli edifici prospettanti spazi di uso pubblico per destinazioni commerciali, direzionali e di servizio o artigianali, se compatibili, evitando l'utilizzo a fini residenziali in condizioni non appropriate di privacy, introspezione e di qualità dell'abitare;

Art. 13.2 Urbanizzazioni contemporanee

1. Il PS riconosce i seguenti morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee, così come individuati nell'elaborato ST.05.2 - Invariante III - territorio urbanizzato, insediamenti e morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee:

  1. a) Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
    • - T.R.1 Tessuto ad isolati chiusi o semichiusi;
    • - T.R.2 Tessuto ad isolati aperti e lotti residenziali isolati;
    • - T.R.3 Tessuto ad isolati aperti e blocchi prevalentemente residenziali;
    • - T.R.4 Tessuto ad isolati aperti e blocchi prevalentemente residenziali di edilizia pianificata;
    • - T.R.5 Tessuto pavillonaire;
    • - T.R.6 Tessuto a tipologie miste;
    • - T.R.7 Tessuto sfrangiato di margine;
  2. b) Tessuti urbani o extraurbani a prevalente funzione residenziale e mista - frange periurbane e città diffusa
    1. - T.R.8 Tessuto lineare;
  3. c) Tessuti extraurbani a prevalente funzione residenziale e mista
    1. - T.R.10 Campagna abitata;
    2. - T.R.11 Campagna urbanizzata;
    3. - T.R.12 Piccoli agglomerati isolati extraurbani;
  4. d) Tessuti della città produttiva e specialistica
    1. - T.P.S.1 Tessuto a proliferazione produttiva lineare;
    2. - T.P.S.2 Tessuto a piattaforme produttive-commerciali-direzionali;
    3. - T.P.S.3 Insule specializzate;
  5. e) Tessuti storici
    1. - Tessuti di matrice storica in ambito urbano e nei nuclei rurali.

2. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi generali per tutti i tessuti:

  1. IN.1 - sulla base delle indicazioni e degli ulteriori indirizzi contenuti nei successivi articoli afferenti ciascuno dei tessuti riconosciuti, precisare ed articolare alla scala del PO la classificazione dei tessuti edilizi al fine di disciplinare coerentemente la gestione del patrimonio edilizio;
  2. IN.2 - favorire il superamento della monofunzionalità di alcune porzioni dei tessuti insediativi e la formazione di luoghi con ruolo di riferimento e di centralità per abitanti e utenti temporanei;
  3. IN.3 -riqualificare le aree periferiche riorganizzando gli spazi pubblici ed incrementando la dotazione di attrezzature;
  4. IN.3 - qualificare i margini degli insediamenti, soprattutto nelle relazioni con i contesti paesaggistici ed ambientali delle aree collinari e montane;
  5. IN.4 - incrementare le aree verdi e gli spazi permeabili, sia pubblici che privati, nei tessuti urbani e specialistici, per migliorare il benessere e la vivibilità.

Art. 13.2.1 Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista

1. Questi tessuti connotano l'insediamento urbano del capoluogo, dove si riconosce la maggiore articolazione dei tipi, e gli altri centri abitati e le frazioni, caratterizzati invece da forme semplificate dove l'urbanizzazione recente è costituita da brani edificati giustapposti alle parti di impianto storico, senza la creazione di un nuovo disegno urbano.

2. Il tessuto ad isolati chiusi o semichiusi (T.R.1) è presente solo in rarissimi contesti a ridosso del centro storico di Pistoia, dove si può riconoscere un isolato delimitato da edifici a formare una cortina edilizia continua, o quasi continua, in stretta relazione con la strada e con uno spazio interno che non è solo la somma di pertinenze delle singole unità immobiliari che vi prospettano.

3. Il tessuto ad isolati aperti e lotti residenziali isolati (T.R.2) e Tessuto ad isolati aperti e blocchi prevalentemente residenziali (T.R.3) rappresentano invece la modalità insediativa che connota la maggior parte dell'urbanizzazione contemporanea nelle fasi di principale espansione della città; questi due tipi, anche se parzialmente differenziati per densità, tipologie prevalenti e regolarità/uniformità dei lotti, di fatto danno luogo a parti di città piuttosto simili nella composizione dello spazio urbano: tessuti compatti con netta separazione tra spazio privato e spazio pubblico, corrispondente generalmente alla rete viaria, con poche dotazioni di altri spazi.

4. Le parti con maggiori attrezzature e spazi pubblici appartengono ai Tessuti ad isolati aperti e blocchi prevalentemente residenziali di edilizia pianificata (T.R.4), con i grandi quartieri dell'edilizia pubblica, con un impianto molto articolato e generalmente anche con evidenti caratteri di unitarietà.

5. Il tessuto pavillonaire (T.R.5) si riconosce principalmente negli ambiti residenziali al margine nord dell'insediamento del capoluogo, con tipologie a bassa densità (ville con ampi giardini) in ambito pedecollinare, secondo un modello di comparto autonomo rispetto al tessuto adiacente che si ritrova anche negli agglomerati isolati nel territorio rurale (classificato come T.R.12).

6. Il tessuto a tipologie miste (T.R.6) individua invece ambiti dove, oltre alla rilevante disomogeneità tipologica, anche con presenza di strutture specialistiche, si riscontra una maggiore mescolanza di funzioni, soprattutto di tipo produttivo (industriale e artigianale); molte aree appartenenti a questo tipo di tessuto sono collocate nella corona intorno al centro storico di Pistoia, ad occupare spazi interni alla struttura radiale principale.

7. Il tessuto sfrangiato di margine (T.R.7) descrive infine le aree meno strutturate, tipicamente esito di interventi singoli e non coordinati, in assenza di un disegno definito e regole comuni (allineamenti, geometrie, orientamento), frequenti soprattutto nelle espansioni intorno ai centri abitati in collina e negli sviluppi urbani retrostanti agli insediamenti di impianto storico lungo strada nella piana; il tessuto comprende attrezzature importanti, anch'esse però non appartenenti ad un chiaro disegno urbano, e edifici o piccoli aggregati di matrice storica, inglobati dall'urbanizzazione contemporanea.

8. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - conferire una più chiara dimensione urbana creando nuove centralità, intensificando le relazioni e gli elementi di connessione tra i differenti tessuti recenti e con i tessuti di matrice storica;
  2. IN.2 - qualificare il margine verso il territorio rurale valorizzando le visuali verso i contesti di maggiore rilievo paesaggistico e rafforzando le connessioni con il sistema del verde urbano;
  3. IN.3 - delocalizzare i complessi produttivi non compatibili con il contesto urbano prevalentemente residenziale e/o in condizioni di sottoutilizzo e di degrado;
  4. IN.4 - riqualificare le aree residuali nell'ambito di un complessivo e compiuto disegno urbano;
  5. IN.5 - evitare la saturazione delle corti interne agli isolati chiusi o semichiusi;
  6. IN.6 - attivare prioritariamente il recupero e il riuso delle aree in condizioni di abbandono e di degrado;
  7. IN.7 - orientare l'eventuale completamento dei tessuti sfrangiati alla definizione di un disegno urbano chiaro, riprendendo elementi di continuità e omogeneità con il contesto, e di un margine compiuto verso la campagna; particolare attenzione dovrà essere dedicata a valutare la presenza di appropriate condizioni di accessibilità;
  8. IN.8 - favorire il trasferimento delle attività produttive incompatibili nelle aree specialistiche e riconvertire i siti con destinazioni urbane integrandoli con il contesto anche come occasione di individuazione di nuove centralità;
  9. IN.9 - tutelare i quartieri caratterizzati da unitarietà;
  10. IN.10 - mantenere la caratterizzazione dei differenti tessuti in termini di densità, evitando in particolare una significativa densificazione dei tessuti pavillonaire per i quali deve essere preservata la connotazione verde derivante dalla importante componente dei giardini;
  11. IN.11 - prevedere interventi di riordino della viabilità esistente, anche attraverso l'introduzione di una moderata gerarchizzazione che consenta anche una maggiore tutela della componenti pedonale e ciclabile;
  12. IN.12 - preservare e incrementare le connessioni e le emergenze verdi soprattutto nei tessuti a densità media e alta, anche attraverso il mantenimento di spazi privati inedificati e permeabili.

Art. 13.2.2 Tessuti urbani o extraurbani a prevalente funzione residenziale e mista – frange periurbane e città diffusa

1. Il PS individua i tessuti lineari (T.R.8) come tipo insediativo caratterizzante molti contesti del territorio pistoiese, in particolare dove lo sviluppo lungo il tracciato stradale ha proseguito, anche se con modi differenti, l'impianto di matrice storica, o ha inglobato al suo interno singoli edifici o piccole aggregazioni di edifici preesistenti. Ciò è evidente soprattutto nei filamenti edificati lungo le principali direttrici storiche in pianura o pedecollinari, sia all'interno che all'esterno del territorio urbanizzato. Sono strutture insediative semplificate, spesso prive di articolazione e di complessità funzionale, dove infatti anche il rapporto con la strada generalmente non è diretto ma mediato da spazi privati, per quanto di dimensione ridotta. Questa modalità insediativa è caratterizzata da una marcata scarsità di spazi pubblici, ad esclusione della strada che collega edifici e lotti, e il ruolo della strada è semplicemente di collegamento.

2. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - contenere i processi di ulteriore dispersione insediativa;
  2. IN.2 - qualificare gli insediamenti esistenti, rafforzando le centralità esistenti e introducendo nuovi elementi di centralità attraverso le dotazioni pubbliche;
  3. IN.3 - individuare contesti urbani riconosciuti come riferimento per la comunità per sviluppare progetti di polarizzazione con servizi e attrezzature;
  4. IN.4 - limitare eventuali completamenti a lotti interclusi appartenenti ai tessuti interni al territorio urbanizzato.

Art. 13.2.3 Tessuti extraurbani a prevalente funzione residenziale e mista

1. Il territorio pistoiese è caratterizzato dalla presenza significativa di insediamenti recenti diffusi, sviluppati soprattutto nella piana e negli ambiti collinari prossimi alla città.

In alcuni casi si tratta di insediamenti singoli o di piccoli gruppi di edifici con funzioni di per sé estranee al territorio rurale (campagna urbanizzata T.R.11), prevalentemente a carattere produttivo o comunque di tipo specialistico.

2. Negli altri casi invece si tratta a volte di piccoli agglomerati residenziali derivanti spesso da specifiche previsioni urbanistiche oppure, nella maggior parte, esito di processi "spontanei", con interventi puntuali che pur facendo riferimento a strutture e infrastrutture preesistenti hanno dato luogo a fenomeni di dispersione evidenti, difficilmente descrivibili come "tessuti" edificati.

In area collinare e altocollinare questi tipi di insediamenti recenti sono qualificabili come Piccoli agglomerati isolati extraurbani (T.R.12), che si riscontrano sia nelle lottizzazioni o nei "quartieri" unitari - ad esempio al Villaggio del Signorino, sia nelle addizioni ai nuclei di matrice storica – ad esempio a Villa di Baggio, o Arcigliano -.

3. Nella piana prevale la campagna abitata (T.R.10), con formazioni sempre a carattere lineare, strettamente legate alla maglia viaria, ma più rarefatte e disomogenee, che si intersecano e sovrappongono in parte coincidendo con le strutture organizzative dell'attività vivaistica.

4. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - arrestare il processo di dispersione insediativa evitando lo sviluppo e il consolidamento delle forme insediative non direttamente collegate alle attività agricole;
  2. IN.2 - promuovere forme di abitare collegate al presidio del territorio rurale e al recupero/riqualificazione del patrimonio edilizio esistente;
  3. IN.3 - accompagnare gli interventi sul patrimonio edilizio esistente a opere di sistemazione degli spazi di pertinenza che garantiscano migliore integrazione con il contesto rurale, anche scoraggiando forme di privatizzazione degli spazi incidenti sulla percezione del paesaggio rurale;
  4. IN.4 - limitare l'aumento del carico urbanistico e gli interventi che determinino un'incidenza significativa sulle risorse essenziali, in particolare sulla risorsa idrica;
  5. IN. 5 - favorire la sostituzione delle attività in essere in relazione alla loro compatibilità con quelle agricole prevalenti nel contesto e all'incidenza delle quantità di costruito necessarie all'uso esistente in rapporto alle superfici scoperte occupate per funzioni non agricole.

Art. 13.2.4 Tessuti della città produttiva e specialistica

1.Il PS riconosce come appartenenti ai tessuti della città produttiva e specialistica:

  1. a) i tessuti a proliferazione produttiva lineare (T.P.S.1) degli insediamenti produttivi a Masiano (Fornace Malpasso), a Gello, lungo via Gora e Barbatole (verso Torbecchia), a Ponte a Iovi, a Castello degli Agresti (Santomato); si tratta di aree produttive generalmente di modesta estensione e importanza, scarsamente strutturate, esito di interventi non coordinati;
  2. b) i tessuti a piattaforme produttive-commerciali-direzionali (T.P.S.2), che comprendono la zona industriale est (Sant'Agostino), la zona Pallavicini, l'area ex Breda, la zona produttiva e mista tra il Raccordo e la stazione, la zona produttiva di Ponte alla Pergola, la zona produttiva del Bottegone e la zona produttiva in prosecuzione dell'area di Settola/Carabattole in Comune di Agliana; sono aree rilevanti e prevalentemente esito di previsioni pianificatorie, che costituiscono l'ossatura portante del sistema produttivo della città;
  3. c) le insule specializzate (T.P.S.3), corrispondenti alle grandi attrezzature urbane - nuovo Ospedale, complesso sportivo dello Stadio e impianti sportivi di via Gora e Barbatole, Cimitero del capoluogo, Caserma Marini e altre strutture scolastiche o tecnologiche

2. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - migliorare l'inserimento paesaggistico e la qualità ambientale delle zone produttive e dei grandi complessi specialistici attraverso elementi di mitigazione e compensazione costituiti prioritariamente da strutture vegetazionali, sia lungo i margini che all'interno, preservando e recuperando elementi, anche minuti, di interruzione della continuità del suolo artificiale;
  2. IN.2 - riorganizzare e migliorare l'accessibilità alle zone produttive e ai complessi specialistici, in particolare il collegamento alle reti di livello sovracomunale;
  3. IN.3 - ottimizzare le risorse sfruttando le grandi estensioni di superfici pavimentate e di coperture degli edifici per la produzione di energia da fonti rinnovabili;

Art. 14. Invariante IV – I caratteri morfotipologici dei sistemi agro ambientali dei paesaggi rurali

1. Il PS recepisce i caratteri morfotipologici dei sistemi agro-ambientali dei paesaggi rurali, così come individuati dal PIT-PPR nell'Abaco regionale delle Invarianti n.06 Firenze-Prato-Pistoia, come le indicazioni per le azioni ivi definite in riferimento a ciascun morfotipo, e li declina, per la scala di maggior dettaglio propria della pianificazione comunale, rappresentandoli nell'elaborato ST.06.1 - Invariante IV - caratteri agro-ambientali.

2. Quanto individuato dal PS è il risultato della rielaborazione delle analisi svolte a livello di quadro conoscitivo (in particolare nell'elaborato QC.02 - Uso e copertura del suolo) sulla base di una lettura in chiave agro-ambientale e della loro interpolazione con i caratteri individuati dal PIT-PPR.

3. Obiettivo generale dell'invariante IV è la salvaguardia e la valorizzazione del carattere multifunzionale dei paesaggi rurali, ai sensi del co. 2 dell'art.11 della Disciplina del PIT-PPR, nonché il raggiungimento di un equilibrio sostenibile tra una conduzione attiva delle colture agricole e la tutela dei valori paesaggistici.

4. I caratteri morfotipologici dei sistemi agro-ambientali dei paesaggi rurali individuati nel territorio pistoiese, per ciascuno dei quali segue un articolo con la descrizione e l'indicazione degli indirizzi da declinare nei successivi atti di governo del territorio, si compongono di morfotipi rurali, così articolati:

  1. a) MORFOTIPI DELLE COLTURE ERBACEE (montagna)
    • - morfotipo delle praterie e dei pascoli di media montagna (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 02);
  2. b) MORFOTIPI SPECIALIZZATI DELLE COLTURE ARBOREE (collina)
    • - morfotipo dell'olivicoltura (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 12);
  3. c) MORFOTIPI COMPLESSI DELLE ASSOCIAZIONI COLTURALI (montagna e collina)
    • - morfotipo dell'associazione tra seminativo e vigneto (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 15);
    • - morfotipo del seminativo e oliveto prevalenti di collina (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 16);
    • - morfotipo del mosaico collinare a oliveto e vigneto prevalenti (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 18);
    • - morfotipo del mosaico colturale complesso a maglia fitta di pianura e delle prime pendici collinari (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 20);
    • - morfotipo del mosaico colturale e particellare complesso di assetto tradizionale di collina e di montagna (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 21);
  4. d) MORFOTIPI FRAMMENTATI DELLA DIFFUSIONE INSEDIATIVA (pianura)
    • - morfotipo del vivaismo (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 22);
    • - morfotipo delle aree agricole intercluse - parchi/aree agricole (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 23 morfotipo delle aree agricole intercluse declinato);
    • - morfotipo delle aree agricole intercluse con prevalenza di vivai (morfotipo di riferimento del PIT-PPR: 23 morfotipo delle aree agricole intercluse declinato).
  5. e) ELEMENTI A PREVALENTE VALENZA ECOSISTEMICA
    • Per la trattazione di questi elementi si rimanda ai caratteri ecosistemici del paesaggio di cui all'art.12.

Art. 14.1 Morfotipi delle colture erbacee: descrizione e indirizzi

1. "Morfotipo delle praterie e dei pascoli di media montagna (02)"

  • a) Descrizione. Si configurano come interruzioni della copertura forestale continua presente nella parte settentrionale del territorio comunale, fortemente soggetti al fenomeno dell'abbandono, che ne determina la rinaturalizzazione, con riduzione significativa dell'areale e la ricolonizzazione della copertura forestale, nonché conseguenze gravi sulla stabilità dei suoli e sull'equilibrio idrogeologico.
  • b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. - IN.1 - tutelare gli habitat di prativi di interesse comunitario, le specie vegetali e animali a essi collegate, nonché il paesaggio rurale, attraverso azioni quali il recupero di idonei carichi pascolivi, la realizzazione di attività periodiche di decespugliamento, il mantenimento e incremento delle attività agricole e zootecniche;
    2. - IN.2 - conduzione degli interventi in coerenza con i Piani di gestione e le Misure di conservazione dei Siti Natura 2000 presenti;
    3. - IN.3 - conservare delle aree aperte o arbustate, ostacolando progetti di rimboschimento con finalità di compensazione ambientale.

Art. 14.2 Morfotipi specializzati delle colture arboree: descrizione ed indirizzi

1. "Morfotipo dell'olivicoltura (12)"

  • a) Descrizione. Si presenta come paesaggio unitario, con le tipiche sistemazioni terrazzate, nella fascia collinare a nord e a ovest dell'insediamento di Pistoia, mentre si frammenta in areali intercalati da fasce boscate in alta collina e nelle zone pedemontane, spesso a formare isole coltivate negli immediati intorni degli insediamenti.
  • b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. - IN.1 - mantenere l'efficienza del sistema di regimazione idraulico-agraria, a tutela della stabilità dei versanti;
    2. - IN.2 - mantenere gli assetti agricoli tradizionali, anche attraverso la valorizzazione dello strumento del Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale;
    3. - IN.3 - promuovere interventi di gestione colturale attiva, che impediscano processi di abbandono;
    4. - IN.4 - recuperare gli oliveti abbandonati, ostacolandone la colonizzazione arbustiva e arborea;
    5. - IN.5 - contenere azioni che determinino la semplificazione o l'alterazione delle coltivazioni tradizionali, quali ad esempio l'introduzione di coltivazioni intensive o di specie alloctone invasive;
    6. - IN.6 - promuovere politiche che coniughino la finalità produttiva con forme di conduzione sostenibile e attività complementari, per garantire il rispetto dei valori paesaggistici, delle risorse e della biodiversità.

Art. 14.3 Morfotipi complessi delle associazioni colturali: descrizione e indirizzi

1. "Morfotipo dell'associazione tra seminativo e vigneto (15)"

  1. a) Descrizione. Occupa una modesta porzione di territorio a est dell'insediamento del Capoluogo e a monte del torrente Bure. Si tratta di un paesaggio che conserva ancora valori paesaggistici e rurali, ma è fortemente compromesso dalla crescita dell'attività vivaistica che ne ha già limitato la superficie.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - finalizzare gli interventi sul territorio alla conservazione attiva del paesaggio rurale e delle attività agricole, improntata al contenimento di consumo di suolo, delle colture intensive che ne determinino l'alterazione (ad esempio la semplificazione dei sistemi agricoli a maglia fitta o la frammentazione della maglia agraria), dei processi di deruralizzazione dell'edilizia storica, i processi di abbandono e di rinaturalizzazione del mosaico colturale, anche attraverso la valorizzazione dello strumento del Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale;
    2. IN.2 - valorizzare la trama dei percorsi poderali e vicinali come elementi per l'accessibilità e la fruizione lenta del territorio rurale;
    3. IN.3 - riqualificare le sistemazioni idrauliche, la rete scolante e i fossi campestri per valorizzare il loro valore ecologico e storico-testimoniale;
    4. IN.4 - limitare l'insediamento di attività idroesigenti suscettibili di compromettere il deflusso vitale dei corsi d'acqua, o di determinare l'inquinamento della falda;
    5. IN.5 - perseguire, nel caso di installazione di impianti fotovoltaici, soluzioni in grado di conciliare la presenza di tali impianti con la permanenza delle coltivazioni agricole esistenti e la permeabilità del suolo;
    6. IN.6 - tutelare il patrimonio edilizio rurale storico e i manufatti di interesse storico-testimoniale per il loro ruolo identitario.

2. "Morfotipo del seminativo e oliveto prevalenti di collina (16)

  1. a) Descrizione. Occupa una modesta porzione di territorio a ovest dell'insediamento del capoluogo, caratterizzato da un'alternanza colturale, con prevalenza di seminativo. Si presenta come morfotipo maggiormente semplificato rispetto a quello dell'olivicoltura. Sono presenti, tuttavia, elementi di valore paesaggistico quali le dotazioni ecologiche (filari di siepi, alberi isolati o camporili), a corredo della viabilità secondaria poderale e interpoderale o a delineare i confini di proprietà.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - conservare la tipica alternanza di oliveti e seminativi in una maglia media o medio-fitta;
    2. IN.2 - mantenere l'efficienza del sistema di regimazione idraulico-agraria, a tutela della stabilità dei versanti;
    3. IN.3 - tutelare l'impianto tradizionale della maglia agraria e mantenere le dotazioni ecologiche, tutelando e preservando i filari alberati, le siepi, i boschetti, a corredo della viabilità secondaria poderale e interpoderale o a delineare i confini di proprietà;
    4. IN.4 - mantenere gli assetti agricoli tradizionali, anche attraverso la valorizzazione dello strumento del Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale;
    5. IN.5 - promuovere interventi di gestione colturale attiva, che impediscano processi di abbandono;
    6. IN.6 - recuperare gli oliveti abbandonati, ostacolandone la colonizzazione arbustiva e arborea;
    7. IN.7 - contenere azioni che determinino la semplificazione o l'alterazione delle coltivazioni tradizionali, quali ad esempio l'introduzione di coltivazioni intensive o di specie alloctone invasive;
    8. IN.8 - promuovere politiche che coniughino la finalità produttiva con forme di conduzione sostenibile e attività complementari, per garantire il rispetto dei valori paesaggistici, delle risorse e della biodiversità.

3. "Morfotipo del mosaico collinare a oliveto e vigneto prevalenti (18)"

  1. a) Descrizione. Occupa una modesta porzione di territorio, adiacente il confine amministrativo, a est dell'insediamento del Capoluogo, circoscritta tra il morfotipo dell'associazione tra seminativo e vigneto a sud e il bosco a nord. Si tratta di un morfotipo con valore paesaggistico, grazie anche alla presenza di dotazioni ecologiche e di aree naturali quali quelle determinate dalla vegetazione ripariale dei corsi d'acqua che lo attraversano.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - conservare la tipica alternanza colturale in una maglia media o medio-fitta;
    2. IN.2 - mantenere l'efficienza del sistema di regimazione idraulico-agraria, a tutela della stabilità dei versanti;
    3. IN.3 - tutelare l'impianto tradizionale della maglia agraria, mantenere e implementare le dotazioni ecologiche, tutelando e preservando i filari alberati, le siepi, i boschetti, a corredo della viabilità secondaria poderale e interpoderale o a delineare i confini di proprietà;
    4. IN.4 - mantenere gli assetti agricoli tradizionali, anche attraverso la valorizzazione dello strumento del Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale;
    5. IN.5 - promuovere interventi di gestione colturale attiva, che impediscano processi di abbandono;
    6. IN.6 - recuperare gli oliveti abbandonati, ostacolandone la colonizzazione arbustiva e arborea;
    7. IN.7 - contenere azioni che determinino la semplificazione o l'alterazione delle coltivazioni tradizionali, quali ad esempio l'introduzione di coltivazioni intensive o di specie alloctone invasive;
    8. IN.8 - introdurre o implementare, se esistenti, le dotazioni ecologiche;
    9. IN.9 - promuovere politiche che coniughino la finalità produttiva con forme di conduzione sostenibile e attività complementari, per garantire il rispetto dei valori paesaggistici, delle risorse e della biodiversità.

4. "Morfotipo del mosaico colturale complesso a maglia fitta di pianura e delle prime pendici collinari (20)"

  1. a) Descrizione. Occupa la fascia di territorio compresa tra l'insediamento del Capoluogo e il morfotipo dell'olivicoltura, che determina un paesaggio di valore paesaggistico, variegato, con la permanenza di tracce della maglia agricola storica e la presenza di elementi naturali e dotazioni ecologiche.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - finalizzare gli interventi sul territorio alla conservazione attiva del paesaggio rurale e delle attività agricole, improntata al contenimento di consumo di suolo, delle colture intensive che ne determinino l'alterazione (ad esempio la semplificazione dei sistemi agricoli a maglia fitta o la frammentazione della maglia agraria), dei processi di deruralizzazione dell'edilizia storica, i processi di abbandono e di rinaturalizzazione del mosaico colturale, anche attraverso la valorizzazione dello strumento del Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale;
    2. IN.2 - valorizzare le forme di agricoltura tradizionali e le filiere agricole locali attraverso pratiche ad alta sostenibilità ambientale;
    3. IN.3 - valorizzare la trama dei percorsi poderali e vicinali come elementi per l'accessibilità e la fruizione lenta del territorio rurale;
    4. IN.4 - riqualificare le sistemazioni idrauliche, la rete scolante e i fossi campestri per valorizzare il loro valore ecologico e storico-testimoniale;
    5. IN.5 - limitare l'insediamento di attività idroesigenti suscettibili di compromettere il deflusso vitale dei corsi d'acqua, o di determinare l'inquinamento della falda;
    6. IN.6 - tutelare le aree umide esistenti, gli habitat di specie e di interesse comunitario e conservazionistico, mediante il mantenimento di sufficienti livelli idrici anche durante la stagione estiva;
    7. IN.7 - perseguire, nel caso di installazione di impianti fotovoltaici, soluzioni in grado di conciliare la presenza di tali impianti con la permanenza delle coltivazioni agricole esistenti e la permeabilità del suolo;
    8. IN.8 - promuovere politiche che coniughino la finalità produttiva con forme di conduzione sostenibile e attività complementari, per garantire il rispetto dei valori paesaggistici, delle risorse e della biodiversità;
    9. IN.9 - tutelare il patrimonio edilizio rurale storico e i manufatti di interesse storico-testimoniale per il loro ruolo identitario.

5. "Morfotipo del mosaico colturale e particellare complesso di assetto tradizionale di collina e di montagna (21)"

  1. a) Descrizione. Si tratta di modeste isole di coltivi perlopiù a corona degli insediamenti rurali, che subiscono il fenomeno dell'abbandono in conseguenza della riduzione del presidio insediativo. Come per il morfotipo delle praterie e dei pascoli di media montagna sono sovente soggetti a fenomeni di rinaturalizzazione, con riduzione significativa dell'areale e ricolonizzazione della copertura forestale, con conseguenze gravi sulla stabilità dei suoli e sull'equilibrio idrogeologico.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - tutelare il paesaggio rurale, attraverso azioni quali le attività periodiche di decespugliamento, il mantenimento e incremento delle attività agricole e zootecniche;
    2. IN.2 - mantenere e recuperare gli elementi del paesaggio rurale storico, comprese le sistemazioni idraulico-agrarie;
    3. IN.3 - recuperare gli oliveti abbandonati, ostacolandone la colonizzazione arbustiva e arborea.

Art. 14.4 Morfotipi frammentati della diffusione insediativa: descrizione e indirizzi

1. "Morfotipo del vivaismo (22 morfotipo dell'ortoflorovivaismo declinato)"

  1. a) Descrizione. Occupa l'intera porzione di pianura, a est e a sud dell'insediamento del capoluogo, sviluppandosi attorno allo stesso anche in una fascia più sottile a ovest. Si tratta di un paesaggio rurale assai semplificato e con una ridotta componente ecologica, soprattutto nella declinazione della vasetteria, comportante una forte impermeabilizzazione dei suoli con conseguenti ricadute negative sull'assetto idrogeologico dei terreni. L'attività vivaistica con le connesse attività antropiche ha determinato un aggravio sugli ecosistemi fluviali e torrentizi, con riduzione della vegetazione ripariale, l'impermeabilizzazione dei suoli e in quanto attività idroesigente, ha provocato l'emungimento della falda e l'inquinamento delle acque, con conseguente abbassamento complessivo della loro qualità ecologica, a causa dei prodotti utilizzati (diserbanti, antiparassitari, fertilizzanti...).
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - tutelare e conservare i varchi agricoli e naturali non costruiti e non impermeabilizzati per il loro valore paesaggistico, ecologico e ambientale, incentivandone la messa a rete, mediante, ad esempio, la realizzazione di fasce di vegetazione non colturale e di percorsi di fruizione lenta (pedonali, ciclabili) che ne potenzino l'accessibilità;
    2. IN.2 - realizzare aree o fasce di rinaturalizzazione soprattutto nei contesti più altamente artificializzati o a corredo dei corsi d'acqua che li attraversano, quali elementi strategici per la ricostituzione della rete ecologica;
    3. IN.3 - tutelare le permanenze storiche della rete infrastrutturale (viabilità secondaria, rete scolante storica, vegetazione di corredo) e promuovere forme di incentivo finalizzate alla ricomposizione della sua continuità;
    4. IN.4 - tutelare le permanenze storiche dell'edificato rurale per conservarne il rapporto con il contesto rurale, limitando i processi di deruralizzazione dell'edilizia storica;
    5. IN.5 - riqualificare il margine, sia rurale sia urbano, delle aree contigue ai vivai, per creare aree cuscinetto e un passaggio graduale e sfumato tra le diverse realtà territoriali;
    6. IN.6 - incentivare forme di vivaismo sostenibili con basso uso di risorse idriche e di prodotti di sintesi (diserbanti, antiparassitari,ecc.), per attivare un processo graduale di sostituzione alle pratiche più impattanti.

2. "Morfotipo delle aree agricole intercluse - parchi/aree agricole (23 morfotipo delle aree agricole intercluse declinato)

  1. a) Descrizione. Si tratta delle aree circoscritte tra il sistema insediativo e una viabilità, talora anche di intensa percorrenza, che le separa dal resto del territorio rurale, cui il PS attribuisce una forte vocazione ecologica e fruitiva per il ruolo di interfaccia strategica tra l'area urbanizzata e il territorio rurale. Queste aree interessano in particolare la zona dell'Ospedale "S. Jacopo") , il parco di valenza territoriale contiguo all'ospedale, oltre ad alcune aree agricole presenti ad est e a nord della città di Pistoia.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - creare e rafforzare le relazioni di scambio e di reciprocità tra ambiente urbano e rurale;
    2. IN.2 - tutelare e conservare i varchi agricoli e naturali non costruiti e non impermeabilizzati per il loro valore paesaggistico, ecologico e ambientale, incentivandone la messa a rete, anche con la realizzazione di fasce di vegetazione non colturale e di percorsi di fruizione lenta (pedonali, ciclabili) che ne potenzino l'accessibilità;
    3. IN.3 - realizzare aree o fasce di rinaturalizzazione soprattutto nei contesti più altamente artificializzati o a corredo dei corsi d'acqua che li attraversano, quali elementi strategici per la ricostituzione della rete ecologica;
    4. IN.4 - tutelare le permanenze storiche della rete infrastrutturale (viabilità secondaria, rete scolante storica, vegetazione di corredo) e promuovere forme di incentivazione finalizzate alla ricomposizione della sua continuità;
    5. IN.5 - riqualificare i margini dell'edificato, anche mediante la realizzazione di orti urbani o di aree a verde pubblico che contribuiscano alla ricomposizione morfologica dei tessuti insediativi e al graduale passaggio tra questi e il contesto rurale;
    6. IN.6 - mettere a sistema gli spazi versi interni ed esterni al territorio urbanizzato, attraverso la predisposizione di elementi naturali finalizzati alla ricostituzione e al rafforzamento delle reti ecologiche e la realizzazione di reti di mobilità dolce;
  3. c) Si vedano anche gli ulteriori indirizzi contenuti all'art. 16.1 della presente disciplina per gli ambiti periurbani.

3. "Morfotipo delle aree agricole intercluse con prevalenza di vivai (23 morfotipo delle aree agricole intercluse declinato)"

  1. a) Descrizione. Queste aree fanno parte del comparto vivaistico che occupa buona parte del terreno agricolo che circonda il capoluogo; trattasi di aree spesso intercalate nel sistema insediativo e nel sistema infrastrutturale che cinge la città. A queste aree i il PS. attribuisce un ruolo di interfaccia strategica tra l'area urbanizzata e il territorio rurale.
  2. b) Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:
    1. IN.1 - creare e rafforzare le relazioni di scambio e di reciprocità tra ambiente urbano e rurale;
    2. IN.2 - tutelare e conservare i varchi agricoli e naturali non costruiti e non impermeabilizzati per il loro valore paesaggistico, ecologico e ambientale, incentivandone la messa a rete, mediante, ad esempio, la realizzazione di fasce di vegetazione non colturale e di percorsi di fruizione lenta (pedonali, ciclabili) che ne potenzino l'accessibilità;
    3. IN.3 - realizzare aree o fasce di rinaturalizzazione soprattutto nei contesti più altamente artificializzati o a corredo dei corsi d'acqua che li attraversano, quali elementi strategici per la ricostituzione della rete ecologica;
    4. IN.4 - tutelare le permanenze storiche della rete infrastrutturale (viabilità secondaria, rete scolante storica, vegetazione di corredo) e promuovere forme di incentivazione finalizzate alla ricomposizione della sua continuità;
    5. IN.5 - tutelare le permanenze storiche dell'edificato rurale per conservarne il rapporto con il contesto rurale;
    6. IN.6 - riqualificare i margini dell'edificato, anche mediante la realizzazione di orti urbani o di aree a verde pubblico che contribuiscano alla ricomposizione morfologica dei tessuti insediativi e al graduale passaggio tra questi e il contesto rurale;
    7. IN.7 - incentivare forme di vivaismo sostenibili che prevedano il contenimento dell'uso di risorse idriche e di prodotti di sintesi (diserbanti, antiparassitari, ecc.);
    8. IN.8 - attivare un processo graduale di incentivazione verso un miglioramento della biodiversità nella pianificazione dell'attività vivaistica collettiva e di ciascun vivaio, attraverso la realizzazione di progetti integrati che riqualifichino e valorizzino il ruolo ecologico delle masse di piante presenti;
    9. IN.9 - mettere a sistema gli spazi aperti dell'area interclusa e quelli interni al territorio urbanizzato, attraverso la predisposizione di elementi naturali finalizzati alla ricostituzione e al rafforzamento delle reti ecologiche e la realizzazione di reti di mobilità dolce;
    10. IN.10 - promuovere politiche che coniughino la finalità produttiva con forme di conduzione sostenibile e attività complementari, per garantire il rispetto dei valori paesaggistici, delle risorse e della biodiversità.
  3. c) Si vedano anche gli ulteriori indirizzi contenuti all'art. 16.1 della presente disciplina per gli ambiti periurbani.

Art. 14.5 Paesaggi rurali storici

1. Il PS, nell'elaborato ST.06.2 - Paesaggi rurali storici, sovrappone le carte dell'uso del suolo all'ottocento (per masse di coltura) con la carta dei morfotipi rurali (per areali colturali), evidenziando alcune "permanenze" che devono essere tutelate e riguardano i morfotipi (PIT-PPR) nn. 2, 15, 18, 20 e 21, la viabilità storica e le sistemazioni idrauliche quali terrazzamenti e ciglionamenti.

2. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - Morfotipo delle praterie e dei pascoli di media montagna (n.2).
    • - prevedere forme di tutela rivolte a non alterare le caratteristiche storiche, paesaggistiche ed ecologiche del morfotipo;
    • - definire trasformazioni sostenibili e possibilità di realizzare interventi connessi alle attività di pastorizia e allevamento.
  2. IN.2 - Morfotipo dell'associazione tra seminativo e vigneto (n.15), Morfotipo del mosaico collinare a oliveto e vigneto prevalenti (n.18), Morfotipo del mosaico colturale complesso a maglia fitta di pianura e delle prime pendici collinari (n.20).
    • - individuare forme e modalità di azione volte a contenere il consumo di suolo;
    • - mantenere ed incentivare le caratteristiche di diversità paesaggistica e biologica del mosaico, che costituisce memoria storica e di identità culturale di una società del passato;
  3. IN.3 - Morfotipo del mosaico colturale e particellare complesso di assetto tradizionale di collina e di montagna (n.21). Prevedere norme rivolte al contenimento del consumo di suolo, al controllo ed alla valutazione della sostenibilità delle trasformazioni;
  4. IN.4 - Terrazzamenti e ciglionamenti. Prevedere azioni rivolte al controllo e al mantenimento di ciglionamenti e terrazzamenti, anche attraverso lo strumento del Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale (PAPMAA).
  5. IN.5 - Viabilità rurale storica.
    • - individuare azioni rivolte a mantenere il patrimonio dei tracciati storici ancora in buona misura riconoscibile;
    • - prevedere norme per il ripristino di tratti andati persi o divenuti impraticabili;
    • - incentivare la riscoperta, il riuso, la rimessa in pristino, il recupero della viabilità storica, sia a servizio della popolazione residente sia come mobilità lenta a scopo ricreativo-turistico;
    • - vietare l'alterazione dei tracciati storici se non per motivate modifiche non significative e per brevi tratti in adiacenza di edifici abitativi;
    • - incentivare il recupero di antichi tracciati, strade poderali, interpoderali o vicinali, a seguito di presentazione di idonea documentazione comprovante la loro esistenza;
    • - prevedere che la nuova viabilità in territorio rurale sia ammessa solamente per comprovate esigenze produttive, oppure all'interno di un piano complessivo di valorizzazione degli itinerari turistico-naturalistici (tratti di raccordo di percorsi esistenti, ecc.) o per interventi di rilevante interesse pubblico.

Titolo III – TERRITORIO URBANIZZATO, TERRITORIO RURALE, SISTEMI TERRITORIALI DEL PTCP

Art. 15. Perimetrazione del territorio urbanizzato

1.Il Territorio Urbanizzato (TU) è individuato dal PS ai sensi di quanto disposto dall'art. 4 della LR 65/2014, come perimetrato nell'elaborato ST.05.2 - Invariante III – territorio urbanizzato, insediamenti e morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee.

2.Il perimetro del TU non determina l'identificazione di aree potenzialmente edificabili, bensì identifica il limite entro il quale, fatte salve le disposizioni di cui all'art. 25 della LR 65/2014 (Conferenza di copianificazione), si possono eventualmente localizzare gli interventi di nuova edificazione e/o di trasformazione urbanistica.

3.Il perimetro del TU include le aree non urbanizzate o parzialmente urbanizzate interessate da interventi di trasformazione in corso di attuazione, sulla base di piani e progetti pubblici e di strumenti urbanistici attuativi e progetti convenzionati che risultino in corso di validità all'adozione del presente PS. Tali aree sono rappresentate nell'elaborato S.01 – UTOE, territorio urbanizzato e insediamenti.

4. Nel perimetro del TU sono inoltre incluse alcune aree individuate in base alle strategie di riqualificazione e rigenerazione urbana ai sensi dell'art. 4 co. 4 della LR 65/2014, che contribuiscono a qualificare il disegno dei margini urbani e sono rappresentate nell'elaborato S.01.

5. Non costituiscono territorio urbanizzato le aree rurali intercluse, che qualificano il contesto paesaggistico degli insediamenti di valore storico e artistico, o che presentano potenziale continuità ambientale e paesaggistica con le aree rurali periurbane, l'edificato sparso o discontinuo e le relative aree di pertinenza.

6. Il perimetro del TU ha valore prescrittivo per il PO, che tuttavia può precisarlo in relazione a scale di rappresentazione grafica di maggiore dettaglio, senza che ciò costituisca variante al PS.

Art. 16. Il territorio rurale

1.Il PS riconosce come territorio rurale tutto ciò che ricade all'esterno del perimetro del TU, così come indicato al precedente art. 15.

2. Nel territorio rurale si riconoscono, in applicazione delle disposizioni di cui all'art. 64 della LR 65/2014:

  1. a) le aree agricole e forestali;
  2. b) i nuclei e gli aggregati rurali oltre agli insediamenti sparsi, comunque in stretta relazione morfologica, insediativa e funzionale con il contesto rurale; per i quali si rimanda al precedente art. 9.2.4;
  3. c) le aree ad elevato grado di naturalità;
  4. d) gli ambiti di pertinenza paesaggistica dei centri e nuclei storici, ai sensi dell'art. 66 della LR 65/2014 e per i quali si rimanda al precedente art. 9.3;
  5. e) gli ambiti periurbani, ai sensi dell'art. 67 della LR 65/2014 e per i quali si rimanda al successivo art. 16.1;
  6. f) le aree con funzioni non agricole, che non costituiscono territorio urbanizzato, ai sensi dell'art. 64 co. 1 l. d) della LR 65/2014.

3. Sono obiettivi del PS per il territorio rurale:

  1. OB.1 - la salvaguardia, la riqualificazione e la valorizzazione paesaggistica delle visuali e dei percorsi panoramici, mediante la conservazione dei rapporti visivi e dei coni di visuale, per la fruibilità del panorama e con la rimozione o mitigazione dei fattori di degrado visivo;
  2. OB.2 - l'incentivazione alla permanenza della struttura agraria tradizionale quale elemento qualificante dal punto di vista funzionale e percettivo;
  3. OB.3 - la valorizzazione dell'agricoltura tradizionale come presidio paesaggistico, elemento identitario e culturale, mediante la promozione delle piccole produzioni di qualità e delle attività connesse e integrative della conduzione dei fondi;
  4. OB.4 - la salvaguardia e la qualificazione delle aree rurali, delle aree boscate e dei corsi d'acqua che possono svolgere funzioni di collegamento ecologico tra la collina e il fondovalle;
  5. OB.5 - favorire, nell'ambito delle aree della frangia urbana che si distinguono per i processi di destrutturazione e commistione di funzioni e forte frammentazione fondiaria, una specifica disciplina di riqualificazione ambientale, finalizzata al recupero delle permanenze del paesaggio agrario tradizionale, al riordino degli insediamenti e delle aree di pertinenza, della viabilità e degli annessi;
  6. OB.6 - evitare i processi di frammentazione fondiaria favorendo la coesione e la partecipazione degli attori della filiera agricola a preservando l'ambito territoriale mediante uso di tecniche agronomiche condivise, con servizi e strutture centralizzati ubicati preferibilmente nelle aree edificate dei nuclei e degli aggregati rurali;
  7. OB.7 - la valorizzazione e promozione della fruizione turistico-ambientale del sistema collinare e montano;
  8. OB.8 - la tutela e la valorizzazione della rete di viabilità minore, del suo corredo arboreo, delle siepi e dei manufatti di valenza storico-testimoniale;
  9. OB.9 - il recupero dei complessi edificati in abbandono, evitando al contempo di indurre un eccessivo carico urbanistico nel territorio rurale;
  10. OB.10 - un attento uso della risorsa idrica, con l'eliminazione degli sprechi e l'introduzione di sistemi per il recupero dell'acqua nell'ambito dell'attività agricola e delle trasformazioni del patrimonio edilizio.

4. Il PO e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - classificare i vari ambiti del territorio rurale e disciplinare quindi gli interventi nelle zone agricole, tenendo conto sia dell'articolazione derivante dallo statuto del territorio che di quella operata dai sistemi territoriali individuati dal PTCP (Titoli II e III della presente Parte);
  2. IN.2 - promuovere politiche mirate al presidio residenziale con modalità adeguate al contesto e nel caso di interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente, escludere tipologie riferibili a lottizzazione urbane;
  3. IN.3 - disciplinare gli interventi sul patrimonio edilizio esistente privilegiando la tutela degli edifici che mantengono un particolare valore storico-testimoniale, consentendo adeguati ampliamenti funzionali dei fabbricati sulla base delle peculiari caratteristiche architettoniche e tipologiche;
  4. IN.4 - individuare i ruderi e i fabbricati in avanzato stato di degrado e abbandono, e disciplinarne gli interventi secondo quanto disposto dalla LR n.3/2017;
  5. IN.5 - individuare per i fabbricati aventi valore storico-testimoniale, le specifiche permanenze delle aree di pertinenza e i criteri per la loro definizione quando non permanenti, abbinandole a una disciplina che consenta gli interventi in base alle caratteristiche della pertinenza stessa. Tale disciplina dovrà essere finalizzata al mantenimento di adeguati spazi correlati con il fabbricato, cercando di evitare il più possibile consumo di territorio rurale;
  6. IN.6 - specificare nel dettaglio la disciplina dei frazionamenti fondiari in territorio rurale, nel rispetto degli impatti che questi comportano sulle risorse ambientali e sul paesaggio;
  7. IN.7 - specificare nel dettaglio la disciplina di realizzazione dei manufatti e delle recinzioni, differenziandola in funzione delle diverse componenti del territorio rurale;
  8. IN.8 - incentivare il potenziamento delle strutture per l'ospitalità extra-alberghiere e perseguire la definizione di una rete di ospitalità diffusa;
  9. IN.9 - favorire la realizzazione di itinerari culturali, escursionistici, naturalistici;
  10. IN.10 - incentivare l'integrazione paesaggistico ambientale dei vigneti e oliveti attraverso la definizione di buone pratiche e indirizzi per la riqualificazione del paesaggio, nel rispetto delle regole tradizionali della composizione e conduzione dei fondi agricoli (ad esempio piantumazioni di siepi, alberi camporili ecc.) anche nell'ottica di contribuire al mantenimento e alla valorizzazione della rete ecologica;
  11. IN.11 - favorire pratiche agricole innovative e sostenibili, nel rispetto dei caratteri specifici del contesto ambientale;
  12. IN.12 - aumentare il valore aggiunto dell'attività agricola incentivando l'uso sostenibile delle energie rinnovabili sia per l'autoconsumo che per l'attività aziendale;
  13. IN.13 - favorire gli interventi prevalentemente rivolti alla bioingegneria, finalizzati al riassetto idrogeologico ed al consolidamento dei versanti al ripristino dei canali di drenaggio delle acque, alla conservazione e alla manutenzione delle sistemazioni idraulico;
  14. IN.14 - incentivare forme di vivaismo sostenibili, con basso uso di risorse idriche e di prodotti di sintesi, per attivare un processo graduale di superamento delle pratiche più impattanti;
  15. IN.15 - specificare una disciplina per le aree da destinare alla vendita di prodotti agricoli e del vivaismo (cd. Garden);
  16. IN.16 - individuare in maggior dettaglio, anche variando nel numero e nell'estensione rispetto a quanto rappresentato nell'elaborato S.01 - UTOE, territorio urbanizzato e insediamenti, le aree con funzioni non agricole (precedente co. 2 l. f)
  17. IN.17 - definire una disciplina specifica per le aree con funzioni non agricole (precedente co. 2 l. f), nella quale indicare le previsioni ammesse sui fabbricati e sulle aree pertinenziali.

Art. 16.1 Ambiti periurbani

1. Il PS individua il perimetro degli ambiti periurbani, ai sensi dell'art. 67 della LR 65/2014 e in conformità all'art. 10 della disciplina del PIT-PPR, al fine di:

  1. a) tutelare e valorizzare l'identità del paesaggio agricolo a trame minute che si inserisce nell'armatura urbana;
  2. b) assicurare, la permanenza degli elementi del paesaggio rurale anche attraverso iniziative di valorizzazione della connessione ecologica tra il territorio urbanizzato e quello rurale.

2. Il perimetro degli ambiti periurbani è rappresentato nell'elaborato ST.07 - Sistemi Territoriali - PTCP.

3. Il PO, tramite specifici approfondimenti analitici e conoscitivi, provvederà a dettagliare il perimetro degli ambiti periurbani e a definire per questi una specifica disciplina, assumendo i seguenti indirizzi:

  1. IN.1 - classificare e diversificare al loro interno gli ambiti periurbani, tenendo in considerazione le specifiche vocazioni di valore, siano esse di natura ecologica o più strettamente funzionali e ricreative; individuare quindi anche la presenza di ambiti di degrado e disciplinarne il recupero e la valorizzazione;
  2. IN.2 - creare e rafforzare le relazioni di scambio e di reciprocità tra ambiente urbano e rurale, in particolare tra produzione agricola delle aree periurbane e mercato urbano;
  3. IN.3 - tutelare e conservare i varchi agricoli e naturali non costruiti e non impermeabilizzati, per il loro valore paesaggistico, ecologico e ambientale, incentivandone la messa a rete, mediante, ad esempio, la realizzazione di fasce di vegetazione non colturale e di percorsi di fruizione lenta (pedonali, ciclabili) che ne potenzino l'accessibilità;
  4. IN.4 - realizzare aree o fasce di rinaturalizzazione soprattutto nei contesti più altamente artificializzati o a corredo dei corsi d'acqua che li attraversano, quali elementi strategici per la ricostituzione della rete ecologica;
  5. IN.5 - tutelare le permanenze storiche della rete infrastrutturale (viabilità secondaria e minore, rete scolante storica, vegetazione di corredo) e promuovere forme di incentivo finalizzate alla ricomposizione della sua continuità;
  6. IN.6 - tutelare le permanenze storiche dell'edificato rurale per conservarne il rapporto con il contesto anch'esso rurale, limitando i processi di deruralizzazione dell'edilizia storica;
  7. IN.7 - riqualificare i margini dell'edificato, anche mediante la realizzazione di orti urbani o di aree a verde pubblico che contribuiscano alla ricomposizione morfologica dei tessuti insediativi e al graduale passaggio tra questi e il contesto rurale;
  8. IN.8 - mettere a sistema gli spazi aperti dell'area periurbana e quelli interni al territorio urbanizzato, attraverso la predisposizione di elementi naturali finalizzati alla ricostituzione e al rafforzamento delle reti ecologiche e la realizzazione di reti di mobilità dolce;
  9. IN.9 - promuovere la fruizione ricreativa e quella per lo sport;
  10. IN.10 - promuovere politiche che coniughino la finalità produttiva con forme di conduzione sostenibile e attività complementari, per garantire il rispetto dei valori paesaggistici, delle risorse e della biodiversità.;
  11. IN.11 - incentivare forme di vivaismo sostenibili, con basso uso di risorse idriche e di prodotti di sintesi (diserbanti, antiparassitari,ecc.), per attivare un processo graduale di sostituzione alle pratiche più impattanti;
  12. IN.12 - promuovere forme di fruizione pubblica delle percorrenze interne alle aree destinate all'attività vivaistica, nell'ottica di una valorizzazione delle loro qualità percettive.

Art. 17. Prescrizioni e Sistemi territoriali del PTCP

1. Sono stati assunti come riferimento per l'elaborazione del PS i contenuti del PTCP (BURT n.1 del 07.01.2021) relativi ai Sistemi territoriali, alle permanenze storiche e all'evoluzione del sistema insediativo, alle infrastrutture per la mobilità.

2. La conformità del PS al PTCP è verificata nell'elaborato REL - Relazione generale.

3. In particolare, il PS recepisce gli indirizzi, i criteri e i parametri dei quali al Titolo 3.4 "Il territorio Rurale" del PTCP.

4. A integrazione e specificazione del PIT-PPR e del PTCP e a partire dalle strutture costitutive del patrimonio territoriale (struttura idrogeomorfologica, struttura ecosistemica, struttura insediativa, struttura agroforestale), il PS articola il territorio comunale nei seguenti sistemi territoriali, individuati nell'elaborato ST.07 - Sistemi Territoriali - PTCP:

  1. a) Sistema delle aree di crinale a naturalità diffusa di Libro Aperto e Doganaccia
  2. b) Sistema silvopastorale della montagna pistoiese
  3. c) Sistema agroforestale dell'appennino pistoiese
  4. d) Sistema dell'alta collina a prevalenza di bosco
  5. e) Sistema della collina arborata
  6. f) Sistema agricolo vivaistico ornamentale della piana pistoiese

5. Il PS, in riferimento all'art.64 L.R.65/2014 co. 4, articola il territorio rurale secondo i sopraelencati Sistemi territoriali, per i quali nel rispetto del Capo III del Titolo IV della stessa L.R.65/2014, trova l'applicazione della disciplina del territorio rurale.

6. Il PO, operando ad una scala di maggior dettaglio potrà perfezionare i perimetri dei Sistemi territoriali, come rappresentati nell'elaborato ST.07 e potrà definire sub-ambiti in ragione di ulteriori differenziazioni e peculiarità dei Sistemi stessi.

7. Il PO disciplina le trasformazioni ammissibili nel territorio rurale in conformità alle disposizioni dello Statuto del territorio e sulla base dei seguenti indirizzi indicati al titolo 3.2 della disciplina del PTCP vigente:

  1. a) Sistema delle aree di crinale a naturalità diffusa di Libro Aperto e Doganaccia
    • - salvaguardare e preservare da elementi intrusivi le zone umide in quota, nonché le sorgenti di quota e le origini degli impluvi;
    • - disciplinare le modalità e tipologie di accesso e di fruizione dei territori interessati, comunque compatibili con le caratteristiche ambientali e paesaggistiche dei luoghi;
    • - individuare, con finalità di conservazione e di manutenzione, la rete dei percorsi trekking ed i Percorsi dei borghi storici, integrandoli nel circuito dei percorsi turistico-escursionistici - anche con riferimento ai contenuti dell'elaborato S.02.2 - La mobilità;
    • - disciplinare la manutenzione, l'adeguamento e la realizzazione di impianti per l'approvvigionamento idrico, energetico, per telecomunicazioni nel rispetto delle caratteristiche naturali e paesaggistiche dei luoghi;
  2. b) Sistema silvopastorale della montagna pistoiese
    • - favorire le attività, complementari alla funzione agricola, quali con particolare riferimento all'agriturismo;
    • - conservare e mantenere la copertura boschiva;
    • - favorire i ripristini , riconnessioni e riorganizzazioni delle aree aperte, invase nel processo di
    • - naturale espansione del bosco, ed aventi una essenziale funzione ecologica anche in relazione alle presenze faunistiche;
    • - non alterare i caratteri morfologici, gli assetti idrogeologici, i valori paesaggistici dei luoghi;
    • - salvaguardare le aree di particolare importanza per il ciclo biologico di specie di flora e fauna
    • - selvatica protetta, con dettaglio sulla ZSC "Tre Limentre-Reno";
    • - individuare, con finalità di conservazione e di manutenzione, la rete dei percorsi trekking, ed i Percorsi dei borghi storici, integrandoli nel circuito dei percorsi turistico-escursionistici - anche con riferimento ai contenuti dell'elaborato S.02.2 - La mobilità;
    • - disciplinare la manutenzione, l'adeguamento e la realizzazione di impianti per l'approvvigionamento idrico, energetico, per telecomunicazioni nel rispetto delle caratteristiche ambientali e paesaggistiche dei luoghi;
    • - definire le tipologie edilizie, i caratteri architettonici e costruttivi, coerenti con la tradizione locale da applicare negli interventi di recupero e di eventuale nuova edificazione;
  3. c) Sistema agroforestale dell'appennino pistoiese
    • - favorire le attività, complementari alla funzione agricola, quali con particolare riferimento all'agriturismo;
    • - incentivare i ripristini, la riconnessione e riorganizzazione delle aree aperte, invase nel processo di naturale espansione del bosco, ed aventi una essenziale funzione di tutela e conservazione degli assetti agrari di montagna;
    • - salvaguardare le aree di particolare importanza per la fauna selvatica con particolare riferimento ai corsi d'acqua e alle aree di pertinenza fluviale (Reno e Orsigna);
    • - disciplinare la manutenzione, l'adeguamento e la realizzazione di impianti per l'approvvigionamento idrico, energetico, per telecomunicazioni nel rispetto delle caratteristiche ambientali e paesaggistiche dei luoghi;
    • - salvaguardare le sistemazioni agrarie particolari (terrazzamenti e ciglionamenti) e gli elementiconnessi al tradizionale paesaggio agrario della montagna come: viabilità campestre, ponti, recinzioni in pietra, sistemazioni arboree, edifici rurali sparsi quali fienili, ricoveri e metati;
    • - conservare e mantenere la copertura boschiva;
    • - individuare, con finalità di tutela conservativa, i percorsi storici, inserendoli in un contesto di percorsi turistico-escursionistici - anche con riferimento ai contenuti dell'elaborato S.02.2 - La mobilità;
    • - definire le aree di pertinenza degli insediamenti urbani sulla base della loro effettiva consistenza e di eventuali prevedibili e limitati accrescimenti nel rispetto delle disposizioni del P.T.C. e comunque senza alterare contesti paesaggistici di particolare pregio e le consolidate relazioni fra i tessuti agrari e gli insediamenti - con riferimento sia al territorio urbanizzato (Pracchia, Le Piastre) che ai nuclei e agli aggregati rurali di cui agli artt. 9.2.4 e 28.6;
    • - definire le tipologie edilizie, i caratteri architettonici e costruttivi, coerenti con la tradizione locale da applicare negli interventi di recupero e di eventuale nuova edificazione. Per il recupero e la costruzione con materiali tipici locali, sono possibili le estrazioni di tali materie prime in loco, tramite l'esecuzione di piccole cave e/o estrazione dal letto dei fiumi in conformità alla vigente normativa regionale e nazionale in materia.
  4. d) Sistema dell'alta collina a prevalenza di bosco
    • - tenere conto della contiguità con il sistema dei parchi e delle aree protette della Provincia di Prato (riserva naturale statale Acquerino e riserva naturale Acquerino-Cantagallo);
    • - favorire le attività, complementari alla funzione agricola, quali con particolare riferimento all'agriturismo;
    • - incentivare i ripristini, le riconnessioni e riorganizzazioni delle aree aperte, invase nel processo di naturale espansione del bosco, ed aventi una essenziale funzione di tutela e conservazione degli assetti agrari;
    • - salvaguardare le aree di particolare importanza per la fauna selvatica;
    • - conservare, mantenere e consolidare la copertura boschiva
    • - impedire l'alterazione dei caratteri morfologici, degli assetti idrogeologici, dei valori paesaggistici dei luoghi ed in particolare del sistema dei crinali;
    • - individuare, con finalità di tutela conservativa e manutentiva, la rete dei percorsi trekking e integrarli nel circuito dei percorsi turistico-escursionistici - anche con riferimento ai contenuti dell'elaborato S.02.2 - La mobilità;
    • - disciplinare la manutenzione, l'adeguamento e la realizzazione di impianti per l'approvvigionamento idrico, energetico, per telecomunicazioni nel rispetto delle caratteristiche visuali e paesaggistiche dei luoghi;
    • - evitare intrusioni visuali sui profili collinari aventi manufatti di valore storico e architettonico;
    • - definire le tipologie, i caratteri costruttivi ed i materiali da impiegare per gli interventi di recupero e di eventuale nuova costruzione nel rispetto della tradizionale edilizia rurale;
    • - definire gli interventi di nuova edificazione rurale una volta accertata l'impossibilità di interventi alternativi di recupero edilizio e comunque per finalità non abitative.
  5. e) Sistema della collina arborata
    • - sostenere le attività agricole anche a conduzione part-time e le attività integrative all'agricoltura, con particolare riferimento all'agriturismo;
    • - gli atti di governo del territorio possono individuare, nell'ambito della collina arborata, ristrette aree di transizione dal paesaggio tipico collinare al paesaggio agricolo ed insediativo della pianura, le quali richiedono una specifica disciplina in ragione della diversa morfologia ed uso del suolo, degli effetti della destrutturazione dei tessuti agrari per la vicinanza e l'influenza degli insediamenti urbani;
    • - conservare, mantenere, consolidare e trasformare le aree boscate;
    • - impedire le alterazioni dei caratteri morfologici degli assetti idrogeologici, dei valori paesaggistici dei luoghi - anche in riferimento alla struttura percettiva e paesaggistica di cui all'art. 9.3.;
    • - salvaguardare le sistemazioni agrarie (terrazzamenti, ciglionamenti) nonché i tipici elementi del paesaggio collinare agricolo legato alla coltivazione dell'olivo ed all'insediamento poderale - anche in riferimento alle componenti identitarie del patrimonio territoriale di cui al Titolo I;
    • - tutelare le aree ed i corsi d'acqua di particolare importanza per la fauna selvatica;
    • - individuare, con finalità di conservazione e di manutenzione, la rete dei percorsi trekking integrandoli nel circuito dei percorsi turistico-escursionistici - anche con riferimento ai contenuti dell'elaborato S.02.2 - La mobilità;
    • - disciplinare la manutenzione, l'adeguamento e la realizzazione di impianti per l'approvvigionamento idrico, energetico, per telecomunicazioni nel rispetto delle caratteristiche visuali e paesaggistiche dei luoghi;
    • - definire le aree di pertinenza dei centri storici, nuclei ed aggregati edilizi in base alla loro effettiva consistenza senza alterare i rapporti consolidati fra struttura insediativa e tessitura agraria - con riferimento sia al territorio urbanizzato (Gello, San Felice, Piteccio, Valdibrana) che ai nuclei e agli aggregati rurali di cui agli artt. 9.2.4 e 28.6;
    • - evitare intrusioni visuali sui profili collinari aventi manufatti di valore storico e architettonico;
    • - definire gli interventi di nuova edificazione rurale una volta accertata l'impossibilità di interventi alternativi di recupero e comunque per finalità non abitative.
  6. f) Sistema agricolo vivaistico ornamentale della piana pistoiese
    • - prevedere la riorganizzazione ed il potenziamento della viabilità a servizio delle aree produttive vivaistiche e floricole mediante l'individuazione di collettori viari principali connessi alla grande viabilità, che fungono da supporti della rete viaria minore a servizio delle aziende;
    • - salvaguardare i corsi d'acqua e le formazioni arboree d'argine e di ripa e preservare i varchi di connessione ecologica, dando maggiore incisività al problema delle risorse idriche anche
    • - attraverso iniziative volte al recupero delle acque reflue ad uso agricolo e industriale;
    • - tutelare le aree a rischio di deficit freatico con forte vulnerabilità degli acquiferi e favorire modalità di approvvigionamento idrico alternativo al prelievo delle falde;
    • - individuare il perimetro degli insediamenti urbani, sulla base della loro effettiva consistenza e dei prevedibili sviluppi, con la finalità di contenere il consumo di suolo agricolo produttivo e di impedire la dispersione degli insediamenti sul territorio;
    • - individuare, con finalità di conservazione e di manutenzione, la rete dei Percorsi del verde , ed i Percorsi dei borghi storici, integrandoli nel circuito dei percorsi turistico-escursionistici - anche con riferimento ai contenuti dell'elaborato S.02.2 - La mobilità;
    • - disciplinare le nuove edificazioni rurali con l'obiettivo di favorire l'accorpamento sui fondi di nuovi manufatti edilizi.

Titolo IV – BENI PAESAGGISTICI, CULTURALI E DI INTERESSE ARCHEOLOGICO

Art. 18. Beni paesaggistici tutelati ai sensi della Parte Terza d.lgs. 42/2004

1. Il PS quale strumento di pianificazione territoriale si conforma alla disposizioni sui beni paesaggistici contenute nel PIT-PPR. Previa ricognizione degli obiettivi, delle direttive e delle prescrizioni contenute negli elaborati 3B (segnatamente la discipline d'uso) ed 8B, il PS nella sua parte statutaria opera i riconoscimenti sulle strutture del paesaggio e ne individua le componenti sui cui definisce la disciplina per la tutela e la valorizzazione. I riscontri puntuali sulla conformazione al PIT-PPR sono contenuti in uno specifico documento allegato al PS denominato P.2 - Relazione di conformazione con il PIT-PPR.

2. I beni paesaggistici, di cui alla Parte Terza del d.lgs. 42/2004, ricadenti sul territorio comunale sono individuati nell'elaborato ST.02.1 - Beni paesaggistici e siti natura 2000 e sono costituiti da:

  1. a) Immobili e aree di notevole interesse pubblico (art. 136 d.lgs. 42/2004):
    • - D.M. 20/05/1965, G.U. n. 145 del 12/06/1965 e D.M. 07/09/2005, G.U. 224 del 26/09/2005, "Zona di belvedere a sud della città di Pistoia";
    • - D.M. 12/06/1957, G.U. 166 del 05/07/1957), "Zone dei viali Malta e dell'Arcadia site nell'ambito del Comune di Pistoia";
    • - D.M. 06/10/1970, G.U. 274 del 28/10/1970, "Zona circostante la villa Montebono sita nella frazione Barile nel Comune di Pistoia";
    • - D.M. 03/02/1966, G.U. 46 del 21/02/1966, "Zona a nord della città di Pistoia".
  2. b) Aree tutelate per legge (art. 142 d.lgs. 42/2004):
    • - I territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi (art. 142, co. 1, lett. b) d.lgs. 42/2004);
    • - I fiumi, i torrenti e i corsi d'acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con Regio Decreto 11 dicembre 1933, n.1775, e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna (art. 142, co. 1, lett. c) d.lgs. 42/2004);
    • - Le montagne con la parte eccedente 1.600 metri sul livello del mare per la catena alpina e 1.200 metri sul livello del mare per la catena appenninica e le isole (art. 142, co. 1, lett. d) d.lgs. 42/2004);
    • - I territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboscamento, come definiti dall'art. 2, commi 2 e 6, D.Lgs. 18 maggio 2001, n. 227 (art. 142, co. 1, lett. g) d.lgs. 42/2004);
    • - Le zone di interesse archeologico (art. 142, co. 1, lett. m) d.lgs. 42/2004).

3. Sui perimetri delle aree tutelate per legge ai sensi dell'art. 142, co. 1, lettere c) e g), il PS opera approfondimenti e riscontri, secondo quanto disposto al co. 2, del sopraccitato art. 142, deperimetrando quindi le aree escluse dall'applicazione del vincolo. In ordine poi alle aree di cui all'art. 142, co. 1, lettere g), è ulteriormente indagata l'efficacia del vincolo e le delimitazioni di PS in riferimento all'elaborato 7B del PIT-PPR, alla LR 39/2000 ed al DPGR n.48/R/2003 identificano le aree effettivamente coperte da foreste e boschi. I documenti allegati al PS e denominati P.2.A - Atlante delle aree boscate, P.2.B - Atlante zone A e B e P.2.C - Proposte di modifica alle perimetrazioni dei vincoli paesaggistici - art. 142 dlgs 42/04 - stato sovrapposto, evidenziano gli approfondimenti effettuati sui perimetri delle aree tutelate per legge sopra richiamate.

4. Il PO quale strumento di pianificazione urbanistica, con scala di maggior dettaglio e coerentemente con gli indirizzi del presente PS, articolerà ulteriormente la conformazione con il perseguimento degli obiettivi l'applicazione delle direttive ed il rispetto delle prescrizioni disposte negli Elaborati 3B e 8B del PIT-PPR.

Art. 19. Beni culturali tutelati ai sensi della Parte II del D.lgs. 42/2004

1. Il PS individua, anche sulla base dei provvedimenti e delle informazioni detenute nei propri archivi comunali i beni culturali tutelati ai sensi della Parte Seconda d.lgs. 42/2004.

2. I beni culturali sono rappresentati nell'elaborato ST.02.2 - Beni culturali e carta archeologica, in scala 1:10.000, e comprendono:

  • a) i beni culturali con tutela diretta, oggetto di specifica dichiarazione ai sensi dell'art. 10 d.lgs. 42/2004;
  • b) i beni culturali con tutela indiretta, oggetto di specifica dichiarazione ai sensi dell'art. 45 d.lgs. 42/2004;
  • c) i beni culturali con tutela diretta di interesse archeologico, oggetto di specifica dichiarazione ai sensi dell'art. 10 d.lgs. 42/2004;
  • d) beni immobili ope legis di cui all'art. 10, co. 1, d.lgs. 42/2004;
  • e) pubbliche piazze, vie, strade ed altri spazi aperti urbani di interesse storico o artistico di cui all'art. 10, co. 4, lett. g), del d.lgs. 42/2004.

3. A compendio della identificazione cartografica e a titolo meramente ricognitivo e non esaustivo, il PS individua nel documento P.2.E - Regesto beni culturali:

  • a) sui beni culturali con provvedimento di tutela di cui agli artt. 10 e 45 del d.lgs. 42/2004;
  • b) sui beni culturali in stato di verifica da accertare presso la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio (SABAP);
  • c) sui beni culturali con vincolo ope legis di cui all'art. 10, co. 1, d.lgs. 42/2004;
  • d) sui beni culturali con procedimento - attivato dal Comune di Pistoia - di verifica d'interesse in corso di cui all'art.12 del d.lgs. 42/2004;
  • e) sugli immobili dichiarati di non interesse a seguito del procedimento di cui all'art.12 del d.lgs. 42/2004.

4. La rappresentazione e la perimetrazione cartografica dei beni culturali ha valore ricognitivo e non esaustivo, pertanto è suscettibile di diversa precisazione in presenza di un livello di pianificazione di maggior dettaglio.

5. Comunque, in ogni caso di intervento su di un bene culturale, spetterà al proponente verificare e comprovare la sussistenza del vincolo e l'effettiva perimetrazione del medesimo, presso i competenti Uffici del Ministero.

Art. 20. Aree di interesse archeologico e siti della carta archeologica

1. Le aree di interesse archeologico censite con rischio archeologico elevato ed i siti puntali della carta archeologica della Provincia di Pistoia (anno 2010) sono rappresentati nell'elaborato ST.02.2 - Beni culturali e carta archeologica.

2. Nel documento P.3.F - Regesto siti carta archeologica 2010, il PS con apposito censisce e descrive i siti puntuali pubblicati sulla carta archeologica di cui sopra.

3. Fatto salvo quanto stabilito dal co. 4, dell'art.28 del d.lgs. 42/2004, dagli artt. 822 e 824 del Codice Civile e dal co. 4, dell'art.41 del d.lgs 36/2023; il PO al fine di salvaguardare la tutela archeologica, dovrà disciplinare un procedimento di preavviso alla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio (SABAP), per gli interventi edilizi ricadenti nelle aree a rischio archeologico elevato.

Titolo V – DISCIPLINA GEOLOGICA, IDRAULICA, SISMICA E IDROGEOLOGICA

Art. 21. Finalità ed ambito di applicazione

1. Obiettivo fondamentale del PS è garantire l'integrità fisica del territorio e mitigare i rischi geologico, idraulico e sismico. A tal fine, attraverso gli studi geologici e gli studi idraulici elencati all'art.3, il PS definisce le dinamiche idrogeologiche in essere e le relative condizioni di equilibrio rispetto alle quali valutare gli effetti delle trasformazioni previste.

2. Lo studio geologico di supporto al PS definisce, ai sensi dell'art.104 co. 2 della LR 65/2014 e del DPGR n.5/R/20, le caratteristiche di pericolosità del territorio comunale. In particolare definisce la pericolosità geologica, idraulica e sismica sulla base degli aggiornamenti delle cartografie geologiche del quadro conoscitivo del PS, degli studi di Microzonazione sismica e degli studi idrologico-idraulici di dettaglio condotti specificatamente sul reticolo idrografico.

3. Gli studi geologico-geomorfologici ed idraulici costituiscono variante al Piano per l'Assetto Idrogeologico (PAI Dissesti) ed al Piano di Gestione Rischio Alluvioni (PGRA) per quanto di competenza.

4. Per la determinazione della fattibilità degli interventi ammessi dal PO, si dovrà fare riferimento alla carte della pericolosità geologica (elaborato G.9), alle carte idrogeologiche (elaborato G.3), alle carte della pericolosità sismica locale (elaborato G.10), alla carta della pericolosità idraulica (elaborato I.4) e alla carta della magnitudo idraulica (elaborato I.3) oltre che alla cartografia del PAI e del PGRA.

5. I suddetti elaborati individuano le problematiche fisiche rispetto alle quali ciascun nuovo intervento dovrà soddisfare le necessarie condizioni di stabilità e funzionalità nel tempo, senza creare condizioni di aggravio della pericolosità nelle aree limitrofe e/o sulle strutture esistenti. Il PO definisce le condizioni di fattibilità degli interventi secondo le indicazioni contenute negli articoli del presente Titolo.

Art. 22. Prevenzione del rischio dovuto alle problematiche geologiche

1. La Carta della pericolosità geologica (elaborato G.9) individua zone omogenee del territorio all'interno delle quali si evidenziano i fattori geologici e geomorfologici, strutturali e dinamici, che si configurano come condizioni predisponenti il dissesto idrogeologico.

Qualsiasi azione di trasformazione dei caratteri geomorfologici del suolo dovrà tenere in debita considerazione le problematiche geologiche individuate all'interno di ciascuna area secondo la seguente classificazione:

  • a) Pericolosità geologica bassa (G1): aree in cui i processi geomorfologici e le caratteristiche litologiche, giaciturali non costituiscono fattori predisponenti al verificarsi di processi morfoevolutivi;
  • b) Pericolosità geologica media (G2): aree in cui sono presenti fenomeni geomorfologici inattivi; aree con elementi geomorfologici, litologici e giaciturali dalla cui valutazione risulta una bassa propensione al dissesto; corpi detritici su versanti con pendenze inferiori a 15 gradi;
  • c) Pericolosità geologica elevata (G3): aree in cui sono presenti fenomeni franosi quiescenti e relative aree di evoluzione; aree con potenziale instabilità connessa a giacitura, ad acclività, a litologia, alla presenza di acque superficiali e sotterranee e relativi processi di morfodinamica fluviale, nonché a processi di degrado di carattere antropico; aree interessate da fenomeni di soliflusso, fenomeni erosivi; aree caratterizzate da terreni con scadenti caratteristiche geomeccaniche; corpi detritici su versanti con pendenze superiori a 15 gradi.
  • d) Pericolosità geologica molto elevata (G4): aree in cui sono presenti fenomeni franosi attivi e relative aree di evoluzione, ed aree in cui sono presenti intensi fenomeni geomorfologici attivi di tipo erosivo.

2. Il PO dovrà definire:

  • a) le condizioni di fattibilità per tutti gli interventi ammessi dal PO sulla base del rapporto tra grado di pericolosità dell'area di intervento e la vulnerabilità delle realizzazioni previste, tenendo conto degli indirizzi previsti nel DPGR n.5/R/20 al punto 3.2;
  • b) la conformità delle previsioni edilizie ed urbanistiche alle NTA del PAI vigente con particolare riferimento al Titolo III, art.12 e seguenti di dette norme.

Art. 23. Prevenzione del rischio dovuto alle problematiche idrauliche

1. La Carta della pericolosità idraulica (elaborato I.3) individua zone omogenee del territorio soggette ad allagamenti per eventi di piena con diversi tempi di ritorno sulla base degli esiti degli studi idraulici di dettaglio e sulla base di analisi geomorfologiche. Qualsiasi intervento ammesso dal PO che possa prevedere un nuovo impegno di suolo e/o la significativa trasformazione dello stesso, dovrà tenere in debita considerazione le problematiche idrauliche individuate all'interno di ciascuna area secondo la seguente classificazione:

  1. a) Pericolosità idraulica P1, contraddistinte da alluvioni rare, ovvero fenomeni con tempo di ritorno compreso fra 200 e 500 anni;
  2. b) Pericolosità idraulica P2, contraddistinte da alluvioni poco frequenti, ovvero aree interessate da allagamenti per eventi di piena con tempi di ritorno compresi fra 30 e 200 anni;
  3. c) Pericolosità idraulica P3, contraddistinte da alluvioni frequenti, ovvero aree interessate da allagamenti per eventi di piena i cui tempi di ritorno sono inferiori o uguali a 30 anni.

2. La LR 41/2018 - Disposizioni in materia di rischio di alluvioni e di tutela dei corsi d'acqua in attuazione del Decreto Legislativo 23 febbraio 2010, n. 49 (Attuazione della direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni). Modifiche alla LR 80/2015 e alla LR 65/2014 - aggiorna la disciplina della gestione del rischio di alluvioni in relazione alle trasformazioni del territorio e la tutela dei corsi d'acqua. Nella norma vengono definiti:

  1. a) "scenario per alluvioni frequenti": lo scenario di cui all'art. 6, co. 2, l. c), del d.lgs. 49/2010, individuato negli atti di pianificazione di bacino e definito dai medesimi atti con riferimento al tempo di ritorno non inferiore a trenta anni;
  2. b) "scenario per alluvioni poco frequenti": lo scenario di cui all'art. 6, co. 2, l. b) del d.lgs. 49/2010, individuato negli atti di pianificazione di bacino e definito dai medesimi atti con riferimento al tempo di ritorno non inferiore a duecento anni;
  3. c) "magnitudo idraulica": la combinazione del battente e della velocità della corrente in una determinata area, associata allo scenario relativo alle alluvioni poco frequenti:
    • - "magnitudo idraulica moderata": valori di battente inferiore o uguale a 0,5 metri e velocità inferiore o uguale a 1 metro per secondo (m/s). Nei casi in cui la velocità non sia determinata, battente uguale o inferiore a 0,3 metri;
    • - "magnitudo idraulica severa": valori di battente inferiore o uguale a 0,5 metri e velocità superiore a 1 metro per secondo (m/s) oppure battente superiore a 0,5 metri e inferiore o uguale a 1 metro e velocità inferiore o uguale a 1 metro per secondo (m/s). Nei casi in cui la velocità non sia determinata, battente superiore a 0,3 metri e inferiore o uguale a 0,5 metri;
    • - "magnitudo idraulica molto severa": battente superiore a 0,5 metri e inferiore o uguale a 1 metro e velocità superiore a 1 metro per secondo (m/s) oppure battente superiore a 1 metro. Nei casi in cui la velocità non sia determinata battente superiore a 0,5 metri.

3. Alla luce delle definizioni di cui sopra, a partire dai risultati del modello idraulico implementato per la definizione delle aree soggette ad inondazione, sono stati estrapolati:

  1. a) i dati relativi ai battenti idrometrici attesi per Tr200 anni sul territorio (elaborato I.1)
  2. b) i dati relativi alla magnitudo Idraulica (elaborato I.2)
  3. c) le aree presidiate da sistemi arginali (elaborato G.11)

4. Il PO dovrà definire:

  1. a) le condizioni di fattibilità per tutti gli interventi ammessi dal PO sulla base del rapporto tra grado di pericolosità dell'area di intervento e la vulnerabilità delle realizzazioni previste;
  2. b) i vincoli per la realizzazione dei piani interrati all'interno delle aree allagabili;
  3. c) i valori del franco da aggiungere alla quota del battente per raggiungere le quote di sicurezza;
  4. d) le necessarie prescrizioni da associare ad ogni classe di fattibilità tenendo conto degli indirizzi previsti nel DPGR n.5/R/20 e smi e dalla LR 41/2018;
  5. e) i criteri progettuali per limitare gli effetti dell'impermeabilizzazione dei suoli;
  6. f) la conformità delle previsioni edilizie ed urbanistiche alle NTA del PGRA vigenti.

Art. 24. Prevenzione del rischio dovuto alle problematiche sismiche

1. La carta della pericolosità sismica (elaborato G.10) elaborata sulla base delle carte di Microzonazione Sismica di Secondo Livello, riporta l'articolazione delle classi di pericolosità sismica per i principali centri abitati del territorio comunale:

  1. a) Pericolosità sismica locale bassa (S1): zone stabili caratterizzate dalla presenza di litotipi assimilabili al substrato rigido in affioramento con morfologia pianeggiante o poco inclinata e dove non si ritengono probabili fenomeni di amplificazione o instabilità indotta dalla sollecitazione sismica.
  2. b) Pericolosità sismica locale media (S2):
    • - zone stabili suscettibili di amplificazioni locali connessi con contrasti di impedenza sismica attesa oltre alcune decine di metri dal piano campagna e con frequenza fondamentale del terreno indicativamente inferiore a 1hz;
    • - zone stabili suscettibili di amplificazioni locali con fattore di amplificazione (Fx) < 1.4 nell'intervallo 0.1-0.5s dello spettro;
    • - zone stabili suscettibili di amplificazione topografica (pendii con inclinazione superiore a 15 gradi);
    • - zone stabili suscettibili di amplificazioni locali, non rientranti tra quelli previsti nelle classi di pericolosità sismica S.3.
  3. c) Pericolosità sismica locale media (S2*): zone stabili suscettibili di amplificazioni locali con fattore di amplificazione (Fx) < 1.4 nell'intervallo 0.1-0.5s dello spesttro, ma in cui (Fx) > 1.4 nell'intervallo 0.5-1s.
  4. d) Pericolosità sismica locale elevata (S3):
    • - zone di contatto tra litotipi con caratteristiche fisico-meccaniche significativamente diverse;
    • - zone stabili suscettibili di amplificazioni locali, connesse con un alto contrasto di impedenza sismica atteso entro alcune decine di metri dal piano di campagna;
    • - zone stabili suscettibili di amplificazioni locali con fattore di amplificazione (Fx) > 1.4;
    • - aree interessate da instabilità di versante quiescente, relative aree di evoluzione, nonché aree potenzialmente franose, di seguito, denominate "APF", e, come tali, suscettibili di riattivazione del movimento in occasione di eventi sismici.
  5. e) Pericolosità sismica locale molto elevata (S4): aree interessate da instabilità di versante attive e relativa area di evoluzione, tali da subire un'accentuazione del movimento in occasione di eventi sismici.

2. Il PO dovrà definire le condizioni di fattibilità per tutti gli interventi ammessi dal PO sulla base del rapporto tra grado di pericolosità dell'area di intervento e la vulnerabilità delle realizzazioni previste tenendo conto degli indirizzi previsti nel DPGR n. 5/R/20 al punto 3.6.

Art. 25. Prevenzione del rischio idrogeologico

1. La Carta idrogeologica con indicazioni di vulnerabilità (elaborato G.3) individua differenti areali di vulnerabilità delle acque sotterranee, differenti areali di disponibilità idrica degli acquiferi del sottosuolo ed i punti di captazione ad uso acquedottistico soggetti alle azioni di tutela e di salvaguardia in relazione alla possibilità di inquinamento.

2. Il PO, in funzione delle previsioni urbanistiche da definire, potrà prevedere specifiche normative per la salvaguardia della risorsa idrica mediante valutazione dell'impatto di attività particolarmente inquinanti o idroesigenti.

3. Le aree interessate da subsidenza e cartografate nell'elaborato G.3 indicano le zone in cui sono stati rilevati abbassamenti da dati satellitari nel periodo 2018-2022. Il P.O. dovrà contenere uno specifico elaborato di aggiornamento della rappresentazione di tali rilievi sulla base dei dati satellitari, aggiornamento mensile pubblicato da Regione Toscana.

4. Nelle aree sopra menzionate il PO dovrà:

  • b) subordinare le previsioni e gli interventi edilizi alla redazione, nell'ambito dello studio geologico a supporto della progettazione, di specifiche valutazioni, mirate a verificare l'eventuale rischio di cedimenti differenziali significativi, in rapporto alla distribuzione dei movimenti in atto nell'area di intervento ed alla tipologia e allo sviluppo planimetrico delle nuove strutture previste;
  • f) privilegiare le pratiche agricole di ottimizzazione dell'utilizzo idrico ai fini irrigui e incentivare la realizzazione di bacini irrigui.