Capo I Elementi della struttura idro-geomorfologica
Art. 4 Suolo e sottosuolo
1. Il suolo e il sottosuolo costituiscono una risorsa non rinnovabile, che svolge una molteplice gamma di funzioni vitali per l'ecosistema, oltre a rivestire una importanza fondamentale per la prevenzione dei rischi ambientali, per la biodiversità e per l'equilibrio climatico, oltre che per lo stesso profilo socioeconomico del territorio comunale.
2. Obiettivo del Piano Strutturale è la tutela della risorsa suolo e sottosuolo, attraverso la regolazione degli usi del territorio con riferimento alle specifiche direttive nazionali, regionali e provinciali e agli specifici obiettivi di:
- - difesa del suolo (protezione della vulnerabilità degli acquiferi, dall'instabilità dei versanti, dall'erosione superficiale e dall'esondazione);
- - tutela del paesaggio e della biodiversità;
- - mantenimento e miglioramento della fertilità dei suoli;
- - contenimento del consumo di suolo e riduzione dell'impermeabilizzazione.
3. In materia di tutela del suolo il Piano Operativo e i successivi atti di governo del territorio dovranno:
- - ridurre i rischi ambientali per eventi meteorici sfavorevoli, anche con il ripristino della continuità fisica della rete minore di drenaggio e la corretta gestione delle attività agricole e delle trasformazioni edilizie ed urbanistiche;
- - prevedere interventi di difesa del suolo e di regimazione idraulica integrati, che coniughino gli aspetti di prevenzione del rischio idraulico e idrogeologico con il miglioramento della qualità delle acque e la fruibilità dei luoghi;
- - tutelare la risorsa acqua, promuovendone il corretto uso, incentivando il ricorso a metodi e dispositivi tesi al risparmio idrico;
- - tutelare gli ecosistemi, la biodiversità e la continuità degli ambienti naturali;
- - salvaguardare i servizi ecosistemici garantiti dal suolo: quelli di supporto, di approvvigionamento e di regolazione e quelli sociali e culturali di svago, salute, benessere e identità.
Art. 5 Sensibilità degli acquiferi
1. Sulla base della classificazione della sensibilità degli acquiferi individuata dal PTC di Siena, alle aree sensibili di classe 1 (vincolo elevato) e di classe 2 (vincolo medio) si applicano le specifiche norme di tutela definite dalla Disciplina del PTC agli articoli 10.1.2 e 10.1.3.
Art. 6 Reticolo idrografico superficiale
1. Il Piano Strutturale riconosce il reticolo idrografico superficiale, così come individuato dalla Regione Toscana ai sensi della L.R. 79/2012.
2. Obiettivo del Piano Strutturale è il mantenimento, il ripristino e il miglioramento delle prestazioni quantitative e qualitative della risorsa idrica e di quelle associate al reticolo idrografico superficiale, quale elemento fondamentale per l'equilibrio ambientale e la sicurezza idraulica e di continuità e collegamento tra ecosistemi.
3. Il Piano Operativo e i successivi atti di governo del territorio dovranno:
- - disciplinare gli interventi sul sistema idrografico e per le opere di regimazione idraulica, preservandone il valore ecologico e paesaggistico, anche al fine di superare o quantomeno di mitigare le condizioni di rischio idraulico;
- - tutelare le risorse idriche.
4. Per i corsi d'acqua e i corpi idrici appartenenti al reticolo idrografico la legge istituisce una fascia di rispetto e tutela assoluta di 10 ml. su entrambe le sponde (art. 96 R.D. 523/1904). La fascia di rispetto, misurata a partire dal piede dell'argine per i corsi d'acqua incanalati e a partire dal ciglio di sponda per i corsi d'acqua non arginati, oltre a garantire la conservazione, il potenziamento ed il ripristino dell'ecosistema dell'ambito ripariale, serve ad assicurare la piena efficienza delle sponde, la funzionalità delle opere idrauliche e facilitare le operazioni di manutenzione delle stesse.
Art. 7 Sorgenti e sorgenti termali
1. Le sorgenti rappresentano risorse che devono essere preservate e tutelate nelle caratteristiche chimico-fisiche.
2. Le aree interessate dalle risorse costituite dalle sorgenti termali sono soggette a protezione ambientale al fine di preservare le caratteristiche chimico-fisiche delle acque e salvaguardare lo stato fisico dei luoghi, in conformità agli articoli 10.1.5 e 10.1.6 della Disciplina del PTC.
Art. 7 bis Siti estrattivi dismessi
1. Il Piano Strutturale recepisce la ricognizione dei siti di cava inattivi individuati nel Piano Regionale Cave (PRC) all'elaborato QC10 – Siti inattivi, integrandone i contenuti sulla base della Variante di adeguamento approvata con D.C.C. 26 del 24/04/2024.
I siti inattivi individuati nel territorio comunale, rappresentati nella tavola QC4, sono:
- - Cignano – Fosso delle Sbalze (codice P_CMI_1729);
- - Cignano – Villa Mocenni (codice P_CMI_1652);
- - Villa Sesta – San Carlo (codice P_CMI_1778);
- - Villa Sesta – Molino di Sopra/Casanova (codice P_CMI_1941).
2. I siti inattivi individuati allo stato attuale non necessitano di attività di ripristino ambientale. Pertanto non saranno oggetto di specifiche schede tecniche nel Piano Operativo, come indicato all'art. 31, comma 6 della Disciplina del PRC.
Art. 7 ter Siti di reperimento Materiali Ornamentali Storici (MOS)
1. Il Piano Strutturale recepisce i siti di cui al comma 3, lettera b dell'art. 32 della Disciplina del Piano Regionale Cave (PRC) riportati nell'elaborato QC11 – Ricognizione siti di reperimento Materiali Ornamentali Storici, garantendone la tutela.
2. I siti di reperimento Materiali Ornamentali Storici individuati nel territorio comunale, rappresentati nella tavola QC4, sono:
- - Groppole (codice 0905200601MOS).
3. Il Piano Operativo dovrà definire per tali siti le norme operative per l'utilizzo, la valorizzazione e la tutela dei siti stessi compatibilmente con la salvaguardia del territorio interessato.
Le norme operative dovranno essere coerenti con le normative tecniche di riferimento con particolare attenzione alla L.R. 35/2015, al D.P.G.R. 72/R/2015 e alla Disciplina del PRC.
4. Il Comune ai sensi dell'art. 32, comma 8 della Disciplina del PRC e ai sensi dell'art. 49 della L.R. 35/2015 può autorizzare specifici prelievi secondo quanto disposto dall'art. 49 della L.R. 35/2015 ove sia riscontrata la necessità di approvvigionamento esplicitamente richiamata nel progetto di restauro, nel rispetto delle modalità operative definite dalle norme del PO.
Capo II Invarianti della struttura idro-geomorfologica
Art. 8 Sistemi morfogenetici
1. I sistemi morfogenetici o morfotipi idro-geomorfologici sono definiti da una combinazione di fattori che presiedono al modellamento delle forme - rilievi - del territorio: fattori strutturali, temporali e litologici. La carta geologica, l'idrografia e la pedologia costituiscono la base conoscitiva per l'individuazione delle forme ricorrenti che caratterizzano ogni sistema morfogenetico.
2. I sistemi morfogenetici e i tipi fisiografici ai quali appartengono individuati dal PIT-PPR sono recepiti dal Piano Strutturale, in conformità all'Abaco regionale delle Invarianti dello stesso PIT-PPR, così come le indicazioni per le azioni definite dallo stesso Abaco in riferimento a ciascun morfotipo.
3. I tipi fisiografici riconosciuti nel territorio comunale di Castelnuovo Berardenga sono la Collina, la Collina dei bacini neoquaternari, il Margine e il Fondovalle e la Pianura; essi sono articolati nei seguenti sistemi morfogenetici:
- - tipo della Collina
- - Collina sui depositi neoquaternari con livelli resistenti (CBLr)
- - Collina calcarea (Cca)
- - Collina a versanti dolci sulle Unità Liguri (CLVd)
- - Collina a versanti ripidi sulle Unità Liguri (CLVr)
- - Collina a versanti dolci sulle Unità Toscane (CTVd)
- - Collina a versanti ripidi sulle Unità Toscane (CTVr)
- - tipo della Collina dei bacini neo-quaternari
- - Collina dei bacini neoquaternari, argille dominanti (CBAg)
- - Collina dei bacini neoquaternari, litologie alternate (CBAt)
- - Collina dei bacini neoquaternari, sabbie dominanti (CBSa)
- - tipo del Margine
- - Margine inferiore (MARi);
- - tipo del Fondovalle e della Pianura
- - Fondovalle (FON).
4. In considerazione dei valori e delle criticità riconosciuti, si definiscono i seguenti obiettivi:
- - per la Collina
- - mantenere e recuperare la stabilità idrogeologica del territorio;
- - migliorare l'efficienza del deflusso superficiale delle acque, ai fini del contrasto all'erosione del suolo e della prevenzione del rischio geomorfologico;
- - garantire la funzionalità dei sistemi di regimazione idraulico-agraria e proteggere gli acquiferi dagli inquinamenti;
- - salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche;
- - per la Collina dei bacini neo-quaternari
- - mantenere e recuperare la stabilità idrogeologica del territorio;
- - migliorare l'efficienza del deflusso superficiale delle acque, ai fini del contrasto all'erosione del suolo e della prevenzione del rischio geomorfologico;
- - garantire la funzionalità dei sistemi di regimazione idraulico-agraria e proteggere gli acquiferi dagli inquinamenti;
- - prevenire il rischio geomorfologico e non compromettere le forme caratteristiche del paesaggio, in particolare nell'ambito delle Crete;
- - per il Margine
- - contenere i rischi di erosione del suolo sulle superfici in pendenza e di compattazione del suolo su tutte le altre superfici;
- - per la Pianura
- - salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche;
- - ridurre l'esposizione al rischio idraulico degli insediamenti.
5. Direttive per il Piano Operativo:
- - evitare alterazioni della natura del suolo e interventi di trasformazione che comportino alterazioni del deflusso superficiale, al fine della prevenzione del rischio geomorfologico e per limitare l'erosione del suolo;
- - limitare l'impermeabilizzazione delle superfici di ricarica delle falde e gli interventi che riducono l'infiltrazione dell'acqua;
- - coniugare le attività agricole con la protezione del suolo e delle falde acquifere, anche attraverso opportune tecniche di impianto e di gestione, in particolare:
- - favorire la predisposizione di sistemazioni di versante e il mantenimento di appropriati sistemi di gestione delle acque di deflusso e favorire altresì gli interventi di recupero e di mantenimento delle opere di sistemazione idraulico-agraria;
- - favorire gestioni agro-silvo-pastorali che prevengano e riducano gli effetti sull'idrologia;
- - proteggere gli acquiferi;
- - evitare ulteriori modellamenti meccanici delle forme di erosione intensa;
- - limitare il consumo di suolo in particolare nelle aree di fondovalle e di pianura;
- - evitare che la viabilità minore destabilizzi i versanti;
- - evitare trasformazioni che alterino la funzionalità del corso d'acqua, ai fini della prevenzione del rischio idraulico;
- - favorire interventi di recupero delle opere di sistemazione idraulico-agraria;
- - migliorare la gestione delle fasce ripariali, sia ai fini della sicurezza idraulica, sia per riqualificare o ricostituire il continuum ecologico e la vegetazione ripariale.
Art. 9 Giacimenti per le attività estrattive
1. Il Piano Strutturale, in conformità alle prescrizioni per la gestione sostenibile di cui al Titolo II, Capo II della Disciplina del Piano Regionale Cave (PRC), nel rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici ed in coerenza con gli obiettivi di tutela del territorio e del paesaggio, secondo le disposizioni di cui all'art. 22, recepisce e ri-perimetra quali invarianti strutturali i Giacimenti individuati negli elaborati PR07- Giacimenti e PR08 – Atlante dei giacimenti del PRC secondo studio di dettaglio e in ottemperanza alla L.R. 35/2015 e alla Disciplina del PRC sulla base della Variante di adeguamento approvata con D.C.C. 26 del 24/04/2024.
2. I giacimenti individuati nel territorio comunale, rappresentati nella tavola ST9, sono:
- - Pancole (codice 09052006017001) - comprensorio Inerti naturali Crete Senesi;
- - Castelnuovo Scalo (codice 09052006015001) - comprensorio Argille delle Crete Senesi.
Nelle aree di giacimento individuate dal PS sono consentite le sole attività e destinazioni che non compromettano lo sfruttamento, attuale o futuro, della risorsa mineraria ove presente.
3. Gli interventi ammessi dal Piano Operativo dovranno essere coerenti con il PRC, con particolare riferimento alla Disciplina di Piano.
Il PO individuerà all'interno dei giacimenti le Aree a Destinazione Estrattiva (ADE) e le relative volumetrie da estrarre, nel rispetto degli obiettivi di produzione sostenibile (OPS), stabiliti all'art. 18 della Disciplina del PRC, dei criteri di cui all'art. 26 della medesima disciplina e degli esiti degli accordi conclusi ai sensi dell'art. 10, comma 2 della L.R. 35/2015.
Il PO dovrà inoltre definire le norme operative che garantiscano un'attività sostenibile con il minor impatto paesaggistico e naturalistico possibile, ma che non comprometta lo sfruttamento attuale o futuro della risorsa mineraria e garantisca la massima sicurezza per le maestranze e per i fruitori delle aree limitrofe.
Le norme operative dovranno essere coerenti con le normative tecniche di riferimento con particolare attenzione alla L.R. 35/2015, al D.P.G.R. 72/R/2015 e alla Disciplina del PRC.