Art. 46 Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA)
1. Il Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA) ha valore di piano territoriale di settore ed è lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate, tenendo conto delle caratteristiche fisiche e ambientali del territorio interessato e sulla base delle mappe della pericolosità e del rischio di alluvioni, le misure di prevenzione, di protezione, di preparazione e di risposta e ripristino finalizzate alla gestione del rischio di alluvioni nel territorio distrettuale.
2. Il PGRA individua le aree a diversa pericolosità da alluvione fluviale secondo tre classi rappresentate nella "Mappa della pericolosità da alluvione fluviale":
- - pericolosità da alluvione elevata (P3), comprendenti le aree inondabili da eventi con tempo di ritorno minore o uguale a 30 anni;
- - pericolosità da alluvione media (P2), comprendenti le aree inondabili da eventi con tempo di ritorno maggiore di 30 anni e minore o uguale a 200 anni;
- - pericolosità da alluvione bassa (P1) corrispondenti ad aree inondabili da eventi con tempo di ritorno superiore a 200 anni e comunque corrispondenti al fondovalle alluvionale.
3. La mappa della pericolosità da alluvione è riesaminata ed eventualmente aggiornata secondo le scadenze di cui alle direttive 2007/60/CE e al decreto legislativo 49/2010 sia secondo aggiornamenti intermedi operati direttamente dall'Autorità di Bacino Distrettuale, relativamente ai corsi d'acqua del "reticolo principale", sia su proposta dei Comuni anche nell'ambito del procedimento di revisione e aggiornamento dei propri strumenti urbanistici in coordinamento con l'Autorità di Bacino Distrettuale e con la Regione, relativamente ai corsi d'acqua del "reticolo secondario".
4. Il territorio di Castelnuovo Berardenga è interessato da un unico corso d'acqua del "reticolo principale", il Torrente Arbia, dalla confluenza con il Torrente Bornia in località Pianella fino al confine sud del territorio comunale, mentre il "reticolo secondario" è costituito dai corsi d'acqua individuati dalla Regione Toscana ai sensi della LR.79/12 e s.m.i.
Art. 47 Pericolosità da alluvioni
1. La pericolosità da alluvioni del territorio di Castelnuovo Berardenga è individuata secondo le tre classi definite dall'art. 2, comma 1, lettera d) della L.R.41/2018:
- - aree a pericolosità per alluvioni frequenti (P3) cioè le aree classificate negli atti di pianificazione di bacino come aree a pericolosità da alluvioni elevata (tempo di ritorno minore o uguale a 30 anni);
- - aree a pericolosità per alluvioni poco frequenti (P2) cioè le aree classificate negli atti di pianificazione di bacino come aree a pericolosità da alluvione media (tempo di ritorno compreso tra 30 e 200 anni);
- - aree a pericolosità da alluvioni rare o di estrema intensità (P1) cioè aree con scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi (tempo di ritorno superiore a 200 anni).
2. Le perimetrazioni di pericolosità da alluvione sono state ridefinite a partire dalle perimetrazioni del PGRA con specifici studi idrologico-idraulici di dettaglio su alcuni tratti dei torrenti Querciola, Scheggiolla, Rigo, Bozzone, Bornia, Biena e alcuni fossi minori che interessano il territorio urbanizzato. La nuova Carta della pericolosità da alluvione del PS costituisce anche la proposta di modifica delle mappe di pericolosità da alluvione del PGRA ai sensi dell'art. 14 della Disciplina di Piano di Bacino.
3. Concorrono alla definizione dello scenario di pericolosità da alluvione la Carta della Magnitudo Idraulica e la Carta dei Battenti duecentennali elaborate in scala 1:5.000 per le aree interessate dagli studi idrologico-idraulici di dettaglio.
Art. 48 Piano di Bacino stralcio Assetto Idrogeologico del Distretto Idrografico dell'Appennino Settentrionale (PAI)
1. Il Piano di Bacino stralcio Assetto Idrogeologico del Distretto Idrografico dell'Appennino Settentrionale (PAI) ha valore di piano territoriale di settore ed è lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d'uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo, sulla base delle caratteristiche fisiche e ambientali del territorio interessato.
2. Il PAI definisce le aree a diversa pericolosità da dissesti di natura geomorfologica nelle relative mappe di pericolosità articolate in quattro classi:
- - pericolosità molto elevata (P4) comprendenti aree instabili interessate da fenomeni di dissesto attivi di tipo gravitativo, erosivo e/o dovuti all'azione delle acque incanalate negli alvei naturali /artificiali o lungo le pendici;
- - pericolosità elevata (P3) comprendenti aree potenzialmente instabili non interessate da fenomeni di dissesto attivi ma in cui sono presenti indicatori geomorfologici diretti, quali aree interessate da instabilità in passato e/o segni precursori o premonitori di movimenti gravitativi, sulla base dei quali non è possibile escludere la riattivazione dei dissesti;
- - pericolosità media (P2) comprendenti aree stabilizzate, aree stabili interessate tuttavia da litologie e condizioni strutturali e geomorfologiche che determinano propensione media al dissesto e che possono dar luogo a modifica della loro condizione di stabilità;
- - pericolosità moderata (P1) comprendenti aree stabili con condizioni litologiche, strutturali e geomorfologiche aventi caratteri per lo più favorevoli alla stabilità con bassa propensione al dissesto.
3. L'Autorità di Bacino procede al riesame delle mappe di pericolosità secondo un programma annuale, articolato per bacini o porzioni di bacino omogenee, secondo un elenco di priorità e, comunque, tenendo conto di eventi calamitosi o eccezionali che possono aver colpito il distretto e delle eventuali ulteriori necessità di aggiornamento segnalate dalle Regioni e dai Comuni.
4. Il Comune di Castelnuovo Berardenga al fine di mantenere la coerenza dei quadri conoscitivi redatti a scala comunale con il quadro di pericolosità geomorfologica del PAI ha elaborato la Carta geomorfologica e la Carta della pericolosità geologica e degli elementi esposti a fenomeni geologici del PS in coerenza con le banche dati del PAI nell'ambito del procedimento ex art. 15 della Disciplina del PAI.
Art. 49 Pericolosità geologica
1. La pericolosità geologica del territorio è rappresentata nella Carta della pericolosità geologica articolata secondo tre delle quattro classi previste dal DPGR n. 5/R/20 non essendo stata riconosciuta la classe G.1, pericolosità bassa, per il territorio di Castelnuovo Berardenga. Tali classi di pericolosità comprendono areali omogenei all'interno dei quali si riconoscono diversi fenomeni e condizioni fisico-morfologiche particolari:
- - pericolosità geologica molto elevata (G.4) comprendenti aree in cui sono presenti fenomeni franosi attivi e relative aree di evoluzione ed aree in cui sono presenti intensi fenomeni geomorfologici attivi di tipo erosivo;
- - pericolosità geologica elevata (G.3) comprendenti aree in cui sono presenti fenomeni franosi quiescenti e relative aree di evoluzione, aree con potenziale instabilità connessa alla giacitura ed all'acclività dei versanti, all'azione erosiva delle acque superficiali e relativi processi di morfodinamica fluviale, a processi di degrado di carattere antropico, aree interessate da fenomeni di soliflusso e fenomeni erosivi, aree caratterizzate da terreni con scadenti caratteristiche geomeccaniche, corpi detritici su versanti con pendenze superiori a quindici (15) gradi;
- - pericolosità geologica media (G.2) comprendenti aree in cui sono presenti fenomeni geomorfologici inattivi, aree con elementi geomorfologici, litologici e giaciturali dalla cui valutazione risulta una bassa propensione al dissesto, corpi detritici su versanti con pendenze inferiori ai quindici (15) gradi.
Art. 50 Pericolosità sismica
1. Le condizioni di pericolosità sismica locale delle aree studiate all'interno del territorio urbanizzato derivano anche dallo studio di Microzonazione sismica di livello 2 che definisce i fattori di amplificazione sismica caratteristici di ciascuna zona.
2. La pericolosità sismica del territorio è rappresentata nella Carta della pericolosità sismica articolata secondo quattro classi che comprendono areali omogenei all'interno dei quali si riconoscono diversi fenomeni e condizioni geofisiche particolari:
- - pericolosità sismica locale molto elevata (S.4) comprendenti aree interessate da instabilità di versante attive e relativa area di evoluzione, tali da subire un'accentuazione del movimento in occasione di eventi sismici;
- - pericolosità sismica locale elevata (S.3) comprendenti aree con terreni di fondazione particolarmente scadenti che possono dar luogo a cedimenti rilevanti, zone stabili suscettibili di amplificazioni locali con fattore di amplificazione (FA) maggiore di 1.4, aree interessate da instabilità di versante quiescente e relative aree di evoluzione;
- - pericolosità sismica locale media (S.2) comprendenti zone stabili suscettibili di amplificazioni locali con fattore di amplificazione (FA) inferiore a 1.4; zone stabili suscettibili di amplificazione topografica (pendii con inclinazione superiore a 15 gradi);
- - pericolosità sismica locale bassa (S.1) comprendenti zone stabili caratterizzate dalla presenza di litotipi assimilabili al substrato rigido in affioramento con morfologia pianeggiante o poco inclinata (pendii con inclinazione inferiore a 15 gradi).