Capo I Elementi della struttura insediativa

Art. 30 Perimetro del Territorio Urbanizzato

1. Il Territorio Urbanizzato (TU) è individuato dal Piano Strutturale ai sensi di quanto disposto dall'art. 4 della L.R. 65/2014, come perimetrato nella Tavola ST6.

Il perimetro del TU non determina l'identificazione di aree potenzialmente edificabili, bensì identifica il limite entro il quale, fatte salve le disposizioni di cui all'art. 25 della L.R. 65/2014 (Conferenza di Copianificazione), si possono eventualmente localizzare gli interventi di nuova edificazione e/o di trasformazione urbanistica.

Il perimetro del TU comprende le aree interessate da interventi di trasformazione in corso di attuazione (a Quercegrossa e a Ponte a Bozzone).

Il Territorio Urbanizzato include inoltre alcune aree definite in base alle strategie di riqualificazione e rigenerazione urbana (ai sensi del comma 4 dell'art. 4 della L.R. 65/2014) e che contribuiscono a qualificare il disegno dei margini urbani. Tali aree interessano il capoluogo, Monteaperti, Pianella, San Giovanni a Cerreto, San Gusmè e San Piero e la loro individuazione è strettamente collegata alla realizzazione di dotazioni e/o infrastrutture pubbliche di fondamentale interesse collettivo, per il completamento della rete viaria e per il potenziamento delle attrezzature a servizio dei centri abitati; con eccezione dell'area posta a sud di Pianella e dell'area a San Giovanni a Cerreto, il Piano Operativo vi potrà prevedere anche interventi di nuova edificazione purché finalizzati alla realizzazione delle dotazioni e/o infrastrutture pubbliche sopra richiamate.

2. Il perimetro del Territorio Urbanizzato ha valore prescrittivo per il Piano Operativo, che tuttavia può precisarlo in relazione alle diverse scale di rappresentazione grafica e a seguito degli aggiornamenti cartografici conseguenti all'attuazione degli interventi di trasformazione, senza che ciò costituisca variante al PS.

3. Il Piano Operativo e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica nelle loro previsioni all'interno del perimetro del TU assumono le seguenti direttive, tenendo conto degli obiettivi specifici dei diversi morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee indicati dal PIT-PPR e riportati al successivo art. 39:

  • - nelle previsioni di trasformazioni edilizie dei suoli privilegiare il completamento e la ricucitura degli insediamenti esistenti e gli interventi di rigenerazione urbana, valorizzando le permanenze di valore naturalistico e ambientale;
  • - per eventuali nuove edificazioni e ristrutturazioni urbanistiche prevedere densità edilizie, impianto, caratteristiche tipologiche, volumetrie e altezze congruenti con il contesto, con particolare riguardo all'andamento clivometrico dei suoli, riducendone al minimo l'impermeabilizzazione;
  • - tutelare e riqualificare le visuali, individuando azioni e modalità attuative per la qualificazione del margine urbano e per una migliore definizione dell'intero assetto urbano, anche sotto il profilo paesaggistico.

4. Le aree esterne al perimetro del territorio urbanizzato sono da considerarsi territorio rurale ai sensi dell'art. 64 della L.R. 65/2014.

Art. 31 Nuclei rurali

1. I nuclei rurali sono costituiti dai principali aggregati di matrice storica della rete dell'insediamento diffuso nel territorio rurale e che, pur non ospitando funzioni agricole, sono fortemente relazionati con il contesto rurale.

Nel territorio comunale di Castelnuovo Berardenga sono individuati come nuclei rurali Bossi, Chieci, Rosennano, San Felice, Santa Maria a Dofana, Sestano e Vaccareccia.

2. Sono obiettivi del PS la salvaguardia e la valorizzazione dei nuclei rurali e il rafforzamento delle relazioni paesistiche che questi intrattengono con il contesto rurale.

3. Il Piano Operativo, allo scopo di salvaguardarne le specifiche identità, assume le seguenti direttive:

  • - favorire forme di recupero e di utilizzo degli edifici esistenti, sviluppando una disciplina puntuale finalizzata al rispetto e al ripristino dei valori paesaggistici riconosciuti, con l'interdizione di ogni nuova opera che possa alterare le vedute panoramiche;
  • - mantenere le caratteristiche architettoniche degli spazi e degli edifici legati alle attività agricole originarie, insieme ad adeguate misure di tutela che assicurino il mantenimento delle relazioni figurative storicamente consolidate tra insediamenti e contesto agricolo circostante;
  • - garantire il mantenimento e il recupero e la riqualificazione dei manufatti tipici e delle strutture pertinenziali, con il rispetto della morfologia insediativa originaria, delle aree e degli spazi inedificati e delle permanenze di antiche sistemazioni, anche in relazione ad eventuali interventi di ampliamento e per la realizzazione dei servizi e infrastrutture necessari alla popolazione residente.

Art. 32 Centri e nuclei storici e relativi ambiti di pertinenza

1. Il PS individua i nuclei storici di San Gusmè e Vagliagli perimetrandone anche l'intorno territoriale, ovvero l'ambito di pertinenza definito ai sensi dell'art. 66 della L.R. 65/2014 in relazione al valore intrinseco delle strutture edilizie, in rapporto al paesaggio circostante, alla localizzazione più o meno aperta e alle visuali esterne.

2. Obiettivi specifici del PS sono la tutela dell'identità e della permanenza dei valori storici e la salvaguardia dell'integrità degli assetti paesaggistici e percettivi dei nuclei storici, nonché le relazioni funzionali, culturali, ecologiche e fruitive con il territorio rurale.

3. Il Piano Operativo e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono le seguenti direttive:

  • - mantenere le relazioni dei nuclei storici con il contesto figurativo agricolo ed ambientale circostante, disciplinando la corretta utilizzazione degli assetti e delle sistemazioni aventi valore storico testimoniale e ambientale/paesaggistico;
  • - favorire la permanenza delle funzioni agricole negli ambiti di pertinenza e della relazione percettiva tra insediamenti e paesaggio circostante.

Art. 33 Tessuti urbani di antica formazione

1. Il PS riconosce quale componente costitutiva del sistema insediativo i tessuti urbani di antica formazione e le parti di matrice antica degli altri insediamenti urbani quali il capoluogo, Colombaio, Monteaperti, Pianella, Poggiarello, Quercegrossa, San Giovanni a Cerreto, San Piero e Villa a Sesta.

2. Il Piano Operativo e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono le seguenti direttive:

  • - conservare l'impianto, i principi insediativi e le caratteristiche costitutive degli insediamenti di antica formazione, verificando e se necessario aggiornando la classificazione di valore degli edifici, dei complessi edilizi e dei relativi spazi aperti, al fine di attribuire appropriate discipline di intervento nel rispetto dei caratteri riconosciuti;
  • - prevedere, negli interventi di recupero, l'utilizzo di materiali e tecniche costruttive tradizionali o comunque compatibili, salvaguardando gli elementi tipologici e architettonici qualificanti;
  • - tutelare e valorizzare gli spazi scoperti (strade, piazze, vicoli e aree verdi pubbliche) e i loro elementi costitutivi inclusi gli aspetti tecnici, costruttivi e materico-cromatici;
  • - prevedere una adeguata distribuzione delle funzioni che garantisca la vitalità dei tessuti di antica formazione.

Art. 34 Aggregati, complessi e edifici di matrice storica nel territorio rurale

1. Gli aggregati, i complessi e l'edilizia rurale di matrice storica sono riconosciuti dal PS quale componente fondamentale del sistema insediativo ed elemento che caratterizza il paesaggio dell'intero territorio comunale.

2. Obiettivi specifici del PS sono il mantenimento dell'impianto tipologico e dei materiali tradizionali del patrimonio edilizio esistente di antica formazione nel territorio rurale.

3. Il Piano Operativo e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica assumono le seguenti direttive:

  • - prevedere interventi di adeguamento e riuso che non siano in contrasto con i caratteri tipo-morfologici, articolando la disciplina degli interventi in relazione all'integrità del manufatto, alla sua rilevanza architettonica e culturale e al suo valore documentale;
  • - limitare in particolare nel caso dei grandi complessi (ville, fattorie…) interventi di frazionamento che possano comportare alterazioni dei caratteri morfo-tipologici e incrementi non sostenibili del carico urbanistico;
  • - tutelare e ripristinare i caratteri tipo-morfologici originari e le qualità estetiche e materiche dell'edilizia di antica formazione e degli spazi aperti che ne costituiscono l'intorno;
  • - definire una disciplina per le destinazioni d'uso compatibile con i caratteri presenti e con la tutela degli elementi caratterizzanti il contesto;
  • - valorizzare gli aggregati come elementi di riferimento e punti nodali del sistema insediativo di matrice storica anche attraverso la tutela degli spazi aperti pubblici e/o comuni che li caratterizzano.

Art. 35 Aree di pertinenza paesaggistica dei Beni Storico Architettonici, degli aggregati e dei centri del sistema urbano provinciale

1. Le pertinenze dei Beni Storico Architettonici (BSA), degli aggregati e dei centri del sistema urbano provinciale, anche se ricomprese in ambito urbano, così come perimetrate nella Tavola ST5, rappresentano una delle componenti fondamentali del sistema insediativo e sono sottoposti a particolare normativa di tutela paesaggistica dal PTC della Provincia di Siena.

2. Obiettivi specifici del PS sono la tutela dell'identità e della permanenza dei valori storici e la salvaguardia dell'integrità degli assetti paesaggistici e percettivi delle aree di pertinenza paesaggistica, al fine di mantenere la stretta relazione morfologica, percettiva e funzionale con il patrimonio storico che li caratterizza.

3. Il Piano Operativo e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica, al fine di mantenere il contesto figurativo ed ambientale, assumono le seguenti direttive:

  • - prevedere una specifica disciplina orientata al mantenimento dei rapporti tra le aree di pertinenza paesaggistica e il BSA, l'aggregato o la struttura urbana, con la conservazione di tutti gli elementi tradizionali dell'organizzazione degli spazi aperti (viali, viabilità poderale, case e manufatti rurali, pozzi e altri manufatti di valore testimoniale, vegetazione tradizionale non colturale, piantate residue, piante arboree e siepi);
  • - mantenere le relazioni con il contesto figurativo agricolo ed ambientale circostante, disciplinando la conservazione e la corretta utilizzazione degli assetti e delle sistemazioni aventi valore storico testimoniale e ambientale/paesaggistico, favorendo la permanenza delle funzioni agricole e delle relazioni percettive tra insediamenti e paesaggio circostante;
  • - tutelare i terrazzamenti e i ciglionamenti, le opere di regimazione idraulica e le sistemazioni per la raccolta e il convogliamento delle acque, la viabilità poderale e interpoderale, le siepi arboreo-arbustive, i filari e le piantagioni camporili a delimitazione dei campi;
  • - recepire la disciplina per le aree di pertinenza paesaggistica disposta dal PTC e regolamentare di conseguenza la costruzione di nuovi edifici rurali o l'installazione di altri manufatti aziendali, così come la realizzazione di eventuali manufatti e opere pertinenziali alle residenze, e l'eventuale ridefinizione e/o riqualificazione del margine urbano, salvaguardando in ogni caso le visuali e i punti panoramici, senza alterare i caratteri del contesto o interferire con i valori storici degli edifici.

Art. 36 Viabilità fondativa e itinerari di valore paesaggistico

1. Il PS individua la rete viaria di matrice storica (viabilità fondativa) quale componente del sistema insediativo ed elemento essenziale della struttura del territorio.

La viabilità fondativa rappresenta la struttura principale degli itinerari che storicamente hanno organizzato il territorio e lo hanno collegato ai territori contermini, anche se risultano oggi in parte localmente modificati rispetto ai tracciati originari e spesso profondamente alterati nella conformazione, nella sezione e nei materiali.

Anche le Strade Bianche e le altre componenti interessate dal Progetto di Paesaggio "Ferro-ciclovie della Val d'Orcia, dei Colli e delle Crete senesi" sono considerate nel loro complesso di valore paesaggistico.

2. Obiettivi specifici del PS sono il mantenimento della rete viaria di matrice storica e la tutela degli elementi caratterizzanti, fermo restando il rispetto dei requisiti di tema di sicurezza, e la valorizzazione della trama dei percorsi, anche in riferimento ai valori percettivi. La loro tutela deve essere finalizzata non soltanto alla conservazione dell'oggetto fisico in quanto tale, ma anche in relazione alla sua appartenenza a circuiti tematici (Strade Bianche, Eroica, via Romea Sanese, Giro delle Terre Senesi...).

3. Il Piano Operativo e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica, anche in recepimento del Progetto di Paesaggio "Ferro-ciclovie della val d'Orcia, dei Colli e delle Crete senesi", assumono le seguenti direttive:

  • - tutelare la viabilità fondativa nella conformazione e caratterizzazione dei tracciati, salvaguardandone anche le valenze paesaggistiche e panoramiche;
  • - conservare gli elementi caratterizzanti la pertinenza stradale (manufatti storici, pilastrini ed opere d'arte, edicole e simili);
  • - mantenere la percorribilità pubblica dei percorsi;
  • - qualificare il tracciato ferroviario come infrastruttura primaria di collegamento e come elemento panoramico significativo, per la stessa percezione dei valori territoriali delle Crete senesi;
  • - salvaguardare le visuali fruibili dalle componenti della rete di fruizione lenta, aree e punti panoramici, valorizzandoli anche in riferimento all'interesse estetico-percettivo rilevato.

Gli articoli 6 e 7 del Progetto di Paesaggio "Ferro-ciclovie della Val d'Orcia, dei Colli e delle Crete senesi" completano le disposizioni del presente articolo.

Art. 37 Visuali connotate da un elevato valore estetico-percettivo (elementi di carattere percettivo)

1. Il territorio di Castelnuovo Berardenga è largamente e diffusamente connotato da panoramicità, che comprende scenari e scorci molto variegati in relazione alla conformazione del suolo, agli elementi naturali e a quelli artificiali.

Gli ambiti caratterizzati da visuali di maggiore valore estetico-percettivo corrispondono principalmente alle aree collinari – crinali, versanti e dorsali – con permanenza di impianti e sistemazioni tradizionali sia sotto l'aspetto agro-vegetazionale che viario-insediativo, anche con riferimento agli immobili e alle aree di notevole interesse pubblico.

2. Il Piano Strutturale individua i tratti della viabilità principale e i punti lungo tali percorsi connotati da visuali panoramiche di particolare rilevanza paesaggistica. Essi comprendono i tratti dai quali si possono apprezzare viste panoramiche su differenti paesaggi di pregio.

3. Il Piano Strutturale persegue la tutela delle visuali connotate da un elevato valore estetico-percettivo, quali gli elementi di cui ai precedenti commi, al fine della valorizzazione delle qualità paesaggistiche del territorio.

4. Il Piano Operativo e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica nelle loro previsioni garantiscono che gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia non compromettano le visuali connotate da un elevato valore estetico-percettivo, non occludano i varchi e le vedute panoramiche e non concorrano alla formazione di fronti edificati continui in questi contesti.

Capo II Invarianti della struttura insediativa

Art. 38 Morfotipo insediativo policentrico a maglia del paesaggio storico collinare

1. Il sistema degli insediamenti di Castelnuovo Berardenga è costituito da una rete di centri principali e da un insieme di nuclei, aggregati e complessi diffusi che strutturano articolate relazioni territoriali, aventi ciascuna una peculiare qualità ambientale e storico-paesaggistica che il PIT-PPR riconosce come Morfotipo insediativo policentrico a maglia del paesaggio storico collinare.

Costituiscono emergenze del sistema insediativo i nuclei storici, i tessuti urbani di antica formazione con gli spazi aperti ad essi collegati e gli aggregati, i complessi e gli edifici di matrice storica diffusi sul territorio rurale.

2. In conformità con gli obiettivi di qualità che il PIT-PPR attribuisce al morfotipo insediativo policentrico a maglia del paesaggio storico collinare, il PS assume i seguenti obiettivi/indirizzi per le azioni:

  • - salvaguardare e valorizzare il carattere policentrico reticolare e l'identità culturale, urbana e sociale dei centri principali e delle frazioni, con il contenimento del consumo di suolo e la salvaguardia dei varchi inedificati, il mantenimento di alti livelli di permeabilità ecologica, in particolare contrastando l'impermeabilizzazione delle aree di pertinenza fluviale;
  • - tutelare l'integrità morfologica di nuclei, aggregati ed emergenze storiche e dei loro intorni, nonché le visuali panoramiche da e verso tali insediamenti, evitando in particolare intrusioni visuali sui profili collinari di valore storico architettonico e ulteriori processi di urbanizzazione diffusa lungo i crinali;
  • - tutelare e la valorizzare la struttura insediativa di antica formazione e consolidata, dei complessi di interesse storico-documentale e del patrimonio architettonico di pregio;
  • - tutelare le relazioni funzionali e paesaggistiche fra edilizia rurale e sistemi produttivi agrari, privilegiandone il riuso in funzione di attività connesse all'agricoltura, rafforzando il ruolo di presidio ambientale delle aziende agricole con particolare riferimento ai caratteri storici ed ecologici del paesaggio, per il mantenimento dei paesaggi rurali tradizionali e la valorizzazione delle produzioni tipiche e delle attività agricole e zootecniche;
  • - valorizzare le risorse territoriali presenti, anche attraverso il potenziamento dell'offerta di servizi per il benessere e il turismo di qualità, anche mantenendo e valorizzando la fitta rete di viabilità minore e interpoderale di matrice storica e collegandosi alle reti territoriali attivate e attivabili;
  • - migliorare la mobilità principale e le relazioni tra le aree urbane, assicurando la compatibilità con il ruolo ricoperto dalle diverse parti, soprattutto per quanto concerne l'attraversamento degli abitati.

3. Il Piano Operativo dovrà assumere le seguenti ulteriori direttive:

  • - migliorare la qualità dei tessuti urbani esistenti, in particolare attraverso la progettazione dello spazio pubblico e il riordino della circolazione stradale, pedonale e ciclopedonale, anche recuperando le relazioni con il territorio agricolo circostante;
  • - dare compiutezza all'assetto urbano, rafforzando le dotazioni pubbliche e collettive, completando i tessuti recenti e favorendo la riqualificazione degli episodici elementi incongrui e/o in condizioni di abbandono;
  • - riqualificare le aree produttive e miste in termini di compatibilità ambientale e paesaggistica, ma anche di efficienza funzionale;
  • - promuovere il miglioramento dell'efficienza energetica, anche attraverso iniziative collettive.

Art. 39 Urbanizzazioni contemporanee

1. Nel Territorio Urbanizzato il Piano Strutturale riconosce, oltre alle parti di matrice storica non appartenenti all'urbanizzazione contemporanea, i seguenti morfotipi, così come individuati nella Tavola ST7:

  • - Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
    • - T.R.2 Tessuto ad isolati aperti e lotti residenziali isolati;
    • - T.R.3 Tessuto ad isolati aperti e blocchi prevalentemente residenziali;
    • - T.R.4 Tessuto ad isolati aperti e blocchi prevalentemente residenziali di edilizia pianificata;
    • - T.R.5 Tessuto pavillonaire;
    • - T.R.6 Tessuto a tipologie miste;
    • - T.R.7 Tessuto sfrangiato di margine;
  • - Tessuti urbani o extraurbani a prevalente funzione residenziale e mista - frange periurbane e città diffusa
    • - T.R.8 Tessuto lineare;
  • - Tessuti extraurbani a prevalente funzione residenziale e mista
    • - T.R.12 Piccoli agglomerati isolati extraurbani;
  • - Tessuti della città produttiva e specialistica
    • - T.P.S.1 Tessuto a proliferazione produttiva lineare.

2. Obiettivi specifici per i tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista sono:

  • - tutelare la struttura consolidata e conferire dimensione urbana incrementando nel contempo la dotazione e la qualità dei servizi, della rete degli spazi pubblici e del verde urbano;
  • - riqualificare i fronti urbani verso l'esterno e definire un margine urbano-rurale capace di dare luogo a nuove relazioni con il territorio aperto;
  • - definire un disegno urbano compiuto, realizzare una migliore integrazione tra i tessuti e i singoli comparti attraverso il progetto di suolo e lo spazio aperto pubblico e collettivo e completare gli interventi rimasti interrotti;
  • - eliminare i fenomeni di degrado urbanistico e architettonico.

Le direttive per il Piano Operativo sono:

  • - progettare la rete degli spazi pubblici in connessione ai servizi a scala di quartiere, prevedendo la trasformazione delle aree aperte presenti per migliorare le connessioni ciclo-pedonali;
  • - realizzare nuove centralità, recuperando l'edilizia e lo spazio pubblico o aree degradate e/o dismesse o sottoutilizzate o brandelli di aree agricole intercluse, individuando aree attrezzate accessibili dalla città e dallo spazio periurbano;
  • - riprogettare il margine urbano con interventi di qualificazione paesaggistica, creando permeabilità tra spazio urbano e spazio aperto, con percorsi, fasce alberate e elementi verdi in genere, e valorizzando i varchi visivi.

Per il morfotipo T.R.2 (Colombaio, Poggiarello, Ponte a Bozzone, Quercegrossa), qui caratterizzato da tessuti mediamente densi con lotti piuttosto regolari e uniformi ma con tipologie diversificate nei diversi centri abitati (prevalentemente pluripiano e plurifamiliari in quelli di dimensione maggiore) si dovrà in particolare:

  • - rafforzare il ruolo dello spazio pubblico anche come connettivo tra le diverse parti;
  • - riqualificare i fronti verso l'esterno, anche attraverso le sistemazioni delle aree di pertinenza degli edifici.

Per il morfotipo T.R.3 (Casetta, Castelnuovo, Monteaperti, Pianella, Ponte a Bozzone, Quercegrossa, Vagliagli), con densità medio-bassa e generalmente connotato da una certa disomogeneità nelle forme dei lotti e nelle tipologie, si dovrà in particolare:

  • - mantenere o riordinare gli allineamenti lungo i fronti principali e in relazione alla rete degli spazi aperti;
  • - rafforzare gli spazi pubblici e collettivi anche con interventi di demolizione e ricostruzione e di densificazione edilizia;
  • - valorizzare gli interventi dotati di caratteri unitari.

Per il morfotipo T.R.4 (Castelnuovo, Pianella, Quercegrossa) si dovrà in particolare:

  • - attivare progetti orientati a favorire la qualità e la riconoscibilità dell'architettura contemporanea e la qualità degli spazi aperti urbani congiuntamente alla realizzazione di nuove relazioni funzionali, ambientali e paesaggistiche con i tessuti adiacenti e con la campagna;
  • - valorizzare e recuperare le aree attrezzate quali centralità urbane.

Per il morfotipo T.R.5 (Castelnuovo, La Ripa, Quercegrossa) si dovrà in particolare:

  • - tutelare e valorizzare la porosità del tessuto a bassa densità anche ai fini della qualità ambientale;
  • - utilizzare lo spazio della campagna periurbana come risorsa per il miglioramento dello spazio aperto pubblico creando continuità e connessioni.

Per il morfotipo T.R.6 (Casetta, Castelnuovo, Pianella) si dovrà in particolare:

  • - attivare progetti di rigenerazione urbana nelle aree dismesse o sottoutilizzate, privilegiando interventi indirizzati alla sostenibilità ambientale, energetica e sociale e ad un coerente disegno urbanistico complessivo, centrato sulla continuità dello spazio pubblico e collettivo e delle connessioni verdi;
  • - ridurre l'impermeabilizzazione del suolo e l'indice di copertura, anche ai fini di una migliore qualità ambientale;
  • - favorire la permanenza di una mescolanza di usi, con presenza di funzioni destinate alla collettività e mantenimento di attività anche produttive compatibili.

Per il morfotipo T.R.7 (Castelnuovo, San Giovanni a Cerreto, San Gusmè, Vagliagli) si dovrà in particolare:

  • - bloccare i processi di dispersione insediativa;
  • - finalizzare gli interventi alla caratterizzazione come tessuto a bassa densità in stretta relazione con il territorio aperto adiacente e rendere continue alcune maglie frammentate per dare unitarietà all'edificato;
  • - riprogettare e valorizzare le aree intercluse o libere come spazi pubblici e collettivi integrati e multifunzionali, anche per attività agricolo/ricreative.

3. Obiettivi specifici per i tessuti urbani o extraurbani a prevalente funzione residenziale e mista - morfotipo T.R.8 (Castelnuovo, La Ripa, Pievasciata, Poggiarello, Quercegrossa, San Piero, Stazione, Vagliagli) - sono riqualificare le relazioni funzionali, visive e paesaggistiche tra città e campagna, mantenere i varchi verso il territorio aperto e ricostruire una polarizzazione lineare policentrica.

Le direttive per il Piano Operativo sono:

  • - contenere i processi di dispersione insediativa impedendo ulteriori edificazioni lungo gli assi stradali e sul retro dell'edificato esistente;
  • - riprogettare il bordo costruito con azioni di qualificazione paesaggistica, anche con elementi verdi di filtro per rendere permeabile il passaggio dalla città alla campagna, e migliorare i fronti urbani verso lo spazio rurale;
  • - migliorare lo spazio aperto urbano creando spazi di continuità e connessione in chiave paesaggistica con la campagna;
  • - arricchire lo spazio pubblico lungo l'asse stradale migliorando le dotazioni e i servizi di uso collettivo.

4. Obiettivi specifici per i tessuti extraurbani a prevalente funzione residenziale e mista sono arrestare il processo di dispersione insediativa e bloccare il consumo di suolo agricolo.

Le direttive per il Piano Operativo sono:

  • - sviluppare progetti di riqualificazione dei "margini urbani", integrati tra attività urbane e rurali, che sia da un lato elemento riqualificante per la forma e le funzioni (attrezzature) urbane e dall'altro elemento di mediazione nel passaggio tra città e campagna.

Per il morfotipo T.R.12 (lottizzazioni di Via del Bosco e Pievasciata) si dovrà in particolare:

  • - dotare di spazi pubblici e servizi gli agglomerati residenziali esistenti nel rispetto dei caratteri paesaggistici e della ruralità del contesto.

5. Obiettivi specifici per i tessuti della città produttiva e specialistica sono riqualificare e integrare gli insediamenti ricostruendo le relazioni urbanistiche, ambientali e paesaggistiche tra il tessuto produttivo/terziario, la città e il territorio rurale, e impedire ulteriori processi di edificazione, in particolare lungo strade e fiumi.

Le direttive per il Piano Operativo sono:

  • - qualificare il margine verso il territorio rurale anche con la predisposizione di schermature e impianti vegetali di ambientazione, di mitigazione e di compensazione;
  • - incrementare la superficie a verde disimpermeabilizzando il suolo soprattutto in corrispondenza delle aree di parcheggio e privilegiando, compatibilmente con l'uso degli spazi, i materiali trattati e movimentati e i tipo di traffico carrabile, l'impiego di pavimentazioni filtranti;
  • - sfruttare le grandi dimensioni delle superfici pavimentate e delle coperture di edifici e manufatti per l'installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili e per la sperimentazione di strategie di ecosostenibilità.

Per il morfotipo T.P.S.1 (Casetta, Colonna del Grillo, Pianella) si dovrà in particolare:

  • - migliorare le prestazioni della viabilità in termini di sicurezza, soprattutto attraverso l'organizzazione delle intersezioni, tenendo conto delle diverse componenti di traffico;
  • - riutilizzare eventuali edifici dismessi per la riqualificazione urbanistica, ambientale e architettonica.