Capo I Elementi della struttura ecosistemica

Art. 10 Elementi strutturali delle reti ecologiche comunali

1. Quale traduzione alla scala locale della Rete ecologica regionale del PIT-PPR il Piano Strutturale ha individuato un progetto di Reti ecologiche comunali costituito dagli elementi delle diverse strutture ecosistemiche a maggiore naturalità (ecosistemi forestali, arbustivi, dei corsi d'acqua e degli invasi artificiali) e a minore naturalità (ecosistemi agricoli), con riferimento ai morfotipi ecosistemici.

2. Per le Reti ecologiche comunali il Piano Strutturale individua i seguenti elementi strutturali:

  • - Rete degli ecosistemi forestali
    • - nodo forestale secondario
    • - matrice forestale di connettività
    • - elemento isolato di connessione dei boschi;
  • - Rete degli arbusteti
    • - nucleo di connessione degli arbusteti
    • - elemento isolato di connessione degli arbusteti;
  • - Rete dei corsi d'acqua
    • - nodo dei corsi d'acqua
    • - corso d'acqua da riqualificare
    • - reticolo idrografico minore;
  • - Rete degli invasi artificiali
    • - nucleo di connessione degli invasi
    • - elemento residuale di connessione degli invasi;
  • - Rete degli agroecosistemi
    • - nodo degli agroecosistemi
    • - matrice di media idoneità a prevalenza di vigenti e oliveti
    • - matrice di media idoneità a prevalenza di seminativi
    • - agroecosistema frammentato in abbandono
    • - agroecosistema frammentato attivo
    • - matrice degli agroecosistemi intensivi a prevalenza di vigneti
    • - agroecosistema intensivo isolato.

3. Per gli elementi strutturali valgono gli obiettivi specifici e le direttive definiti in rapporto ai morfotipi ecosistemici e rurali di cui al successivo Capo II.

Art. 11 Elementi funzionali delle reti ecologiche comunali

1. Quale traduzione alla scala locale della Rete ecologica regionale del PIT-PPR in riferimento al progetto di Reti ecologiche comunali di cui al precedente articolo il Piano Strutturale individua i seguenti elementi funzionali:

  • - aree critiche per processi di artificializzazione;
  • - varchi di connessione da riqualificare;
  • - barriere infrastrutturali da mitigare;
  • - direttrici di connessione;
  • - passaggi faunistici.

2. Per gli elementi funzionali valgono gli obiettivi specifici e le direttive definiti ai successivi articoli.

Art. 12 Aree critiche per processi di artificializzazione

1. Le aree critiche per processi di artificializzazione sono individuate nell'ambito Taverne d'Arbia–Casetta e in corrispondenza delle aree urbane del Capoluogo, di Pianella e di Ponte a Bozzone.

Le criticità per la funzionalità della rete ecologica sono legate alla pressione dell'edificato residenziale e commerciale dei centri urbani citati, compresi gli abitati esterni al territorio comunale di Taverne d'Arbia e Arbia, e alle barriere infrastrutturali rappresentate dalla S.S. 715 Siena-Bettolle, dalla S.P. 408 di Montevarchi, dalla S.P. 484 del Castello di Brolio e dalla linea ferroviaria, nonché all'alterazione quantitativa e qualitativa della vegetazione ripariale dei torrenti Arbia, Malena e Bozzone e del fosso Scheggiolla.

2. Sono individuati quali obiettivi specifici del Piano Strutturale:

  • - la forte limitazione di previsioni di ulteriore consumo di suolo ovvero il contrasto alla nuova edificazione e più in generale alle trasformazioni antropiche, anche attraverso il mantenimento dei varchi inedificati e di sufficienti livelli di permeabilità ecologica;
  • - la tutela delle funzioni svolte dalla matrice di media idoneità a prevalenza di seminativi della Rete degli agroecosistemi, dai nuclei di connessione e dalla matrice forestale di connettività della Rete degli ecosistemi forestali e dai nuclei di connessione delle Reti dei corsi d'acqua e degli invasi;
  • - la riqualificazione ecologica e paesaggistica delle aree degradate;
  • - il miglioramento della qualità ecosistemica complessiva degli ambienti fluviali, degli ecosistemi ripariali e dei loro livelli di maturità, complessità strutturale e continuità longitudinale e trasversale ai corsi d'acqua.

3. Le direttive per il Piano Operativo, per i piani di settore e per le politiche sono:

  • - valorizzare e recuperare le attività agricole, favorendo forme di conduzione secondo i principi dell'agricoltura biologica o integrata e orientamenti colturali provinciali tipici, anche mediante la sperimentazione di forme di agricoltura multifunzionale;
  • - individuare modalità di realizzazione di interventi di ricostituzione della vegetazione ripariale attraverso l'utilizzo di specie arboree e arbustive autoctone ed ecotipi locali;
  • - mitigare gli impatti legati alla diffusione di specie aliene invasive attraverso idonee tecniche di gestione selvicolturale o di gestione delle fasce ripariali.

Art. 13 Varchi di connessione da riqualificare

1. I varchi di connessione da riqualificare sono individuati a Casetta, a Pianella, a Ponte a Bozzone e nel Capoluogo.

A sud i coltivi, la fascia ripariale dell'Arbia e il rimboschimento presenti tra Casetta e Taverne d'Arbia (fuori dal territorio comunale) sono un'importante area di collegamento con i coltivi verso Monteaperti e con analoghe tipologie nei territori contermini di Siena e Asciano. Il varco è attraversato da due barriere lineari, cioè la S.S. 715 Siena-Bettolle e la linea ferroviaria Siena-Chiusi; gli abitati e le aree industriali di Casetta, Arbia e Taverne d'Arbia rappresentano barriere diffuse.

A Pianella i coltivi e i ristretti e non urbanizzati ambiti perifluviali dell'Arbia e del torrente della Querciola costituiscono un'area di collegamento locale tra i due settori comunali e tra gli ecosistemi comunali e extracomunali. Il varco è delimitato a ovest dalla S.P. 408 di Montevarchi; l'abitato di Pianella rappresenta una barriera diffusa.

A Ponte a Bozzone la soluzione di continuità dell'edificato, determinata dal fosso Scheggiolla, e i relativi ponti/sovrappassi di via Bianchi Bandinelli e della S.P. 408 permettono scambi di individui e patrimoni genetici tra le aree coltivate e boscate a nord e analoghi ambienti del territorio comunale di Siena.

Nel Capoluogo la continuità dell'edificato è interrotta tra via dell'Arbia e via della Ragnaia, in corrispondenza del parco della Villa Chigi Saracini, che verso ovest è in collegamento con coltivazioni erbacee ed arboree e con una stretta fascia alberata che si unisce all'alto corso del fosso delle Fonti.

2. Sono individuati quali obiettivi specifici del Piano Strutturale:

  • - il mantenimento e il miglioramento dell'attuale grado di connessione e permeabilità ecologica delle aree che svolgono le funzioni ecologiche di varco di connessione.

3. Le direttive per il Piano Operativo, per i piani di settore e per le politiche sono:

  • - mantenere e riqualificare il varco di connessione di Casetta tramite l'individuazione e il rafforzamento dei passaggi faunistici ed ecologici attraverso la Siena-Bettolle e la linea ferroviaria;
  • - mantenere e riqualificare il varco di connessione di Pianella tramite l'individuazione e il rafforzamento dei passaggi faunistici ed ecologici attraverso la S.P. 408 di Montevarchi;
  • - mantenere e riqualificare il varco di connessione di Ponte a Bozzone tramite l'individuazione e il rafforzamento dei passaggi faunistici ed ecologici attraverso il centro urbano e la S.P. 408 di Montevarchi;
  • - mantenere e riqualificare il varco di connessione del Capoluogo escludendo previsioni urbanistiche che modifichino la destinazione agricola degli ambiti inclusi nel varco e tutelando gli elementi del paesaggio agrario esistenti (siepi, alberi camporili);
  • - tutelare la vegetazione ripariale e riqualificare e/o ricostruire fasce o aree di rinaturalizzazione lungo i corsi d'acqua e il reticolo idrografico minore.

Art. 14 Barriere infrastrutturali da mitigare

1. La S.S. 715 Siena-Bettolle e gli altri tratti del reticolo stradale a maggior scorrimento costituiscono barriere lineari per tutti i tipi ambientali.

2. Sono individuati quali obiettivi specifici del Piano Strutturale:

  • - il mantenimento e/o il recupero di livelli di biopermeabilità degli ecosistemi naturali o seminaturali situati in corrispondenza di elementi di interruzione;
  • - l'esclusione di opere ed interventi che vadano ad aumentare l'effetto di barriera ecologica delle infrastrutture stradali e la conseguente frammentazione ecologica.

3. Le direttive per il Piano Operativo, per i piani di settore e per le politiche sono:

  • - assicurare il miglioramento della permeabilità biologica (dissuasori ottici riflettenti, viadotti, ponti, ecodotti e sovrappassi stradali, sottopassi, scatolati idraulici, segnaletica stradale, ecc.);
  • - individuare i passaggi faunistici da conservare o riqualificare, evitando previsioni che diminuiscano o impediscano le funzioni ecologiche da essi svolte;
  • - incentivare e promuovere interventi per la riqualificazione ecologica delle aree e degli spazi naturali interclusi nelle infrastrutture lineari o tra queste e le aree urbanizzate.

Art. 15 Direttrici di connessione

1. In corrispondenza delle matrici boscate, delle matrici coltivate più estese, del nodo degli agroecosistemi e di alcuni corsi d'acqua (Bozzone, Arbia, Ombrone e Ambra) sono individuate le direttrici di connessione con analoghe tipologie ambientali extracomunali, riferite a connessioni fluviali, boscate o degli agroecosistemi.

2. Sono individuati quali obiettivi specifici del Piano Strutturale:

  • - per la direttrice meridionale del paesaggio agrario delle crete
    • - il rafforzamento dei passaggi faunistici ed ecologici
    • - il mantenimento degli assetti agricoli e il contrasto ai processi di abbandono dei coltivi e di ricolonizzazione arbustiva ed arborea
    • - la conservazione e il miglioramento dei livelli di permeabilità ecologica della matrice agricola;
  • - per la direttrice occidentale dei seminativi e dei vigneti
    • - il rafforzamento del passaggio faunistico ed ecologico attraverso la S.R. 222 Chiantigiana
    • - il contrasto ai processi ulteriori sviluppi del vigneto specializzato o di grandi appezzamenti monocolturali erbacei ai danni di paesaggi agricoli più tradizionali e mosaicati con fasce boscate
    • - la conservazione e il miglioramento dei livelli di permeabilità ecologica dei vigneti;
  • - per la direttrice meridionale del torrente Arbia, per la direttrice meridionale del fiume Ombrone, per la direttrice orientale del torrente Ambra e per la direttrice meridionale del torrente Bozzone
    • - il miglioramento della qualità ecosistemica complessiva degli ambienti fluviali, degli ecosistemi ripariali e dei loro livelli di maturità, complessità strutturale e continuità longitudinale e trasversale
    • - il controllo degli effetti di riduzione e frammentazione delle formazioni ripariali operato dalle attività agricole;
    • - il rafforzamento dei passaggi faunistici ed ecologici;
  • - per la direttrice orientale dei versanti boscati del Monte Longo, per la direttrice settentrionale dei versanti boscati dell'alta valle del fiume Ombrone e per la direttrice settentrionale dei versanti boscati dell'alta valle dei torrenti Staggia, Bozzone e Scheggiolla
    • - il mantenimento e il miglioramento della qualità, della continuità e della maturità delle formazioni forestali
    • - la riduzione e il controllo degli incendi
    • - il controllo della diffusione di specie aliene invasive nelle comunità vegetali forestali.

3. Le direttive per il Piano Operativo, per i piani di settore e per le politiche sono:

  • - per la direttrice meridionale del paesaggio agrario delle crete
    • - promuovere interventi di rafforzamento dei passaggi faunistici ed ecologici presenti lungo la S.S. 715 Siena-Bettolle e la linea ferroviaria Siena-Chiusi;
    • - conservare e migliorare i livelli di permeabilità ecologica della matrice agricola, ad esempio tramite l'incremento degli elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, ecc.) e la tutela delle funzioni svolte dal nodo della Rete degli agroecosistemi, che comprende parte della ZSC-ZPS "Crete di Camposodo e Crete di Leonina";
  • - per la direttrice occidentale dei seminativi e dei vigneti
    • - conservare e migliorare i livelli di permeabilità ecologica dei vigneti, ad esempio tramite l'incremento degli elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, ecc.)
    • - vietare l'eliminazione di nuclei boscati, filari alberati, siepi ed alberi camporili
    • - rispettare il paesaggio agricolo tradizionale, mantenendo quote diversificate di coltivazioni erbacee ed arboree ed evitando l'eliminazione di sistemazioni idraulico agrarie;
  • - per la direttrice meridionale del torrente Arbia, per la direttrice meridionale del fiume Ombrone, per la direttrice orientale del torrente Ambra e per la direttrice meridionale del torrente Bozzone
    • - tutelare gli ecosistemi ripariali
    • - mantenere e ripristinare la continuità ecosistemica longitudinale e trasversale di Arbia, Ambra, Bozzone e Ombrone, attraverso il miglioramento dei livelli di permeabilità ecologica delle aree di pertinenza fluviale, la riduzione e/o la mitigazione degli elementi di pressione antropica e la realizzazione di interventi di riqualificazione e di ricostituzione degli ecosistemi ripariali e fluviali utilizzando specie autoctone e tecniche di ingegneria naturalistica
    • - promuovere interventi di rafforzamento dei passaggi faunistici ed ecologici;
  • - per la direttrice orientale dei versanti boscati del Monte Longo, per la direttrice settentrionale dei versanti boscati dell'alta valle del fiume Ombrone e per la direttrice settentrionale dei versanti boscati dell'alta valle dei torrenti Staggia, Bozzone e Scheggiolla
    • - migliorare la gestione selvicolturale attraverso la promozione delle tecniche di gestione forestale sostenibile
    • - tutelare le cenosi forestali degli impluvi
    • - tutelare gli esemplari arborei vetusti e di maggiori dimensioni (alberi habitat)
    • - tutelare eventuali esemplari arborei monumentali di cui alla D.C.R. 8/2019 e D.M. 757 del 19/04/2019
    • - individuare fasce non coltivate di tutela dei margini forestali o comunque escluse dalle attività agricole intensive
    • - promuovere forme di tutela e gestione attiva degli habitat di interesse comunitario.

Art. 16 Passaggi faunistici

1. Sovrappassi e sottopassi, rispetto a strade o corsi d'acqua, permettono, seppure localmente e con efficacia non sempre sufficiente, di superare importanti barriere lineari e di mantenere una parziale forma di connettività territoriale.

2. Perché possano svolgere a pieno la loro funzione sono opportuni interventi di riqualificazione, per adattare localmente in senso ecologico le strutture esistenti, ad esempio tramite "inviti" vegetali, recinzioni, riqualificazione ripariale.

Ancor più importante è la creazione di passaggi faunistici lungo le strade prive di passaggi faunistici e dove è già nota la pericolosità per la fauna, ad esempio la S.P. 102 di Vagliagli e la S.P. 111/A di Monteaperti), anche a vantaggio della salute pubblica.

Capo II Invarianti della struttura ecosistemica

Art. 17 Morfotipi ecosistemici e morfotipi rurali

1. Sulla base degli approfondimenti a scala locale del PIT-PPR il Piano Strutturale individua i seguenti morfotipi ecosistemici:

  • - morfotipi forestali
    • - boschi collinari termofili a prevalenza di roverella, cerro e carpino nero
  • - morfotipi degli agroecosistemi a dominanza di colture erbacee
    • - agroecosistemi collinari in abbandono a dominanza di vegetazione arbustiva e alberi sparsi
    • - agroecosistemi a dominanza di seminativi in aree a bassa pressione insediativa
    • - agroecosistemi intensivi delle monocolture cerealicole su colline plioceniche a bassa permeabilità ecologica
    • - agroecosistemi a dominanza di seminativi di pianura in aree a media pressione insediativa
  • - morfotipi degli agroecosistemi a dominanza di colture arboree
    • - agroecosistemi a dominanza di vigneti con macchie boscate
  • - morfotipi degli agroecosistemi mosaicati, anche con aree forestali
    • - agroecosistemi a dominanza di seminativi e vigneti
    • - agroecosistemi collinari a prevalenza di oliveti e vigneti, con significative estensioni di fasce boscate
    • - mosaici agroforestali collinari, con caratteristiche ramificazioni delle fasce boscate degli impluvi
    • - agroecosistemi collinari tradizionali, isolati entro la matrice forestale
  • - morfotipi degli invasi collinari
    • - invasi artificiali a prevalente uso irriguo, con prevalenti funzioni faunistiche di disomogenea importanza.

Agli agroecosistemi corrisponde anche l'individuazione dei Morfotipi rurali della struttura agraria.

2. Per ciascuno di essi sono definiti specifici obiettivi e conseguenti direttive per il Piano Operativo, riportati nei successivi articoli.

Art. 18 Boschi collinari termofili a prevalenza di roverella, cerro e carpino nero

1. La matrice forestale, che caratterizza le porzioni centro-settentrionali del territorio comunale, risulta più continua solo nella porzione nord-orientale. È costituita prevalentemente da querceti, in particolare da boschi a dominanza di cerro; nella parte centro-settentrionale del morfotipo prevalgono i boschi a dominanza di roverella, mentre i boschi a dominanza di leccio sono presenti prevalentemente nella porzione occidentale; boschi a dominanza di castagno si ritrovano su versanti esposti a nord e a quote alto-collinari; localizzati sono i rimboschimenti di conifere e i boschi misti di conifere e latifoglie.

Oltre a caratterizzare paesaggisticamente il territorio comunale e a contribuire alla locale eterogeneità ambientale, il morfotipo svolge un importante ruolo di connessione con le aree forestali limitrofe, di maggior valore, quali i Monti del Chianti a Gaiole e i rilievi collinari boscati di Bucine.

2. Per le reti ecologiche comunali il morfotipo è individuato come "nodo secondario" della Rete dei boschi; l'alto corso dell'Ombrone è individuato come "nodo" della Rete ecologica comunale dei corsi d'acqua; l'alto corso del torrente Malena e il borro Bicornia-Coggia sono individuati come "corsi d'acqua da riqualificare" della Rete dei corsi d'acqua; sono infine presenti sei "invasi artificiali" dell'omonima Rete.

3. Le maggiori criticità per il morfotipo sono rappresentate dalla gestione selvicolturale, laddove la gestione del ceduo preveda utilizzazioni più frequenti e intense, e il rischio di incendi, più elevato dove sono presenti rimboschimenti di conifere e boschi misti di latifoglie e conifere.

A tali criticità si aggiungono i danni dovuti al carico di ungulati e la diffusione della robinia, soprattutto nei boschi a dominanza di castagno, che può essere diffusa e favorita da inidonee pratiche selvicolturali.

4. Sono individuati quali obiettivi specifici del Piano Strutturale:

  • - il mantenimento e miglioramento della qualità, della continuità e della maturità delle formazioni forestali;
  • - la riduzione e il controllo degli incendi;
  • - il contenimento delle popolazioni di ungulati e dei danni provocati agli habitat e alle specie animali e vegetali;
  • - il controllo della diffusione di specie aliene invasive nelle comunità vegetali forestali (in particolare dei robinieti);
  • - la valorizzazione dei servizi ecosistemici offerti dai paesaggi forestali;
  • - la riduzione delle utilizzazioni forestali negli impluvi e lungo i corsi d'acqua.

5. Le direttive per il Piano Operativo, per i piani di settore e per le politiche sono:

  • - migliorare la gestione selvicolturale attraverso la promozione delle tecniche di gestione forestale sostenibile;
  • - tutelare le cenosi forestali degli impluvi;
  • - tutelare gli esemplari arborei vetusti e di maggiori dimensioni (alberi habitat);
  • - individuare e tutelare eventuali esemplari arborei monumentali di cui alla D.C.R. 8/2019 e D.M. 757 del 19/04/2019;
  • - utilizzare le opportunità di nuovi Programmi aziendali pluriennali di miglioramento agricolo ambientale per il miglioramento dei soprassuoli forestali, per il contenimento degli ungulati e per il controllo o l'eradicazione delle specie forestali aliene invasive;
  • - individuare fasce non coltivate di tutela dei margini forestali o comunque escluse dalle attività agricole intensive;
  • - promuovere forme di tutela e gestione attiva degli habitat di interesse comunitario.

Art. 19 Agroecosistemi collinari in abbandono a dominanza di vegetazione arbustiva e alberi sparsi - Seminativi tendenti alla rinaturalizzazione in contesti marginali

1. Il morfotipo si riferisce all'alta valle dell'Arbia, dove sono evidenti i fenomeni di abbandono delle attività agricole e la conseguente avanzata di fenomeni di rinaturalizzazione.

2. Per le reti ecologiche comunali il morfotipo è individuato come "matrice di media idoneità a prevalenza di seminativi" della Rete degli agroecosistemi; le porzioni in fase di rinaturalizzazione sono "elementi isolati di connessione" della Rete degli arbusteti; il tratto dell'Arbia che fa da confine comunale è individuato come "nodo" della Rete dei corsi d'acqua; un invaso artificiale è individuato come "nucleo di connessione" della Rete degli invasi artificiali.

3. La maggior criticità per il morfotipo è rappresentata dalle dinamiche di abbandono con conseguenti fenomeni di rinaturalizzazione ed espansione del bosco e la conseguente riduzione dei livelli di diversificazione paesistica ed ecologica. Strettamente collegata a questa criticità è la scarsa redditività dell'attività agricola e zootecnica in questi contesti marginali e la conseguente difficoltà di insediamento di nuove aziende.

4. Sono individuati quali obiettivi specifici del Piano Strutturale:

  • - il mantenimento degli assetti agricoli, con prevalenza di seminativi e prati permanenti, e l'ostacolo ai processi di abbandono dei coltivi e di ricolonizzazione arbustiva ed arborea;
  • - il mantenimento degli elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, ecc.) e del caratteristico rapporto con gli elementi forestali circostanti;
  • - il contenimento delle popolazioni di ungulati e dei danni provocati alle colture.

5. Le direttive per il Piano Operativo sono:

  • - contenere i processi di abbandono del territorio agricolo e ostacolare i processi di chiusura della vegetazione arborea;
  • - valorizzare, recuperare e promuovere le attività agricole e zootecniche tradizionali, anche mediante adeguati incentivi che migliorino le attuali locali condizioni socio-economiche o attraverso la sperimentazione di forme di agricoltura multifunzionale;
  • - utilizzare le opportunità di nuovi Programmi aziendali pluriennali di miglioramento agricolo ambientale per il mantenimento degli assetti agricoli.

Art. 20 Agroecosistemi a dominanza di seminativi in aree a bassa pressione insediativa - Seminativi semplificati in aree a bassa pressione insediativa

1. Il morfotipo comprende una parte di coltivi al confine comunale nord-orientale, nell'alta valle dell'Ambra. Il paesaggio rurale è dominato dai seminativi, di medie dimensioni. Una stretta fascia boscata ripariale segna il corso dell'Ambra; nuclei boscati e arbustati evidenziano segnali di abbandono colturale.

2. Per le reti ecologiche comunali il morfotipo è individuato come "matrice di media idoneità a prevalenza di seminativi" della Rete degli agroecosistemi; le porzioni in fase di rinaturalizzazione sono "elementi isolati di connessione" della Rete degli arbusteti; i boschi al confine comunale ricadono nella "matrice forestale di connettività" della Rete degli ecosistemi forestali; il tratto dell'Ambra e del borro Bicornia-Coggia sono individuati come "corsi d'acqua da riqualificare" della Rete dei corsi d'acqua.

3. La maggior criticità per il morfotipo è rappresentata dal rischio di abbandono delle tradizionali colture agrarie con l'espansione della superficie boschiva e della vegetazione spontanea e la conseguente riduzione dei livelli di diversificazione paesistica ed ecologica. Anche in quest'area la redditività dell'attività agricola e zootecnica può risultare scarsa, in quanto contesto in parte marginale, con conseguente rischio di proseguimento delle attuali conduzioni agricole o di difficoltà di insediamento di nuove aziende. Anche a seguito di tali criticità, può verificarsi un aumento della semplificazione della maglia agraria.

4. Sono individuati quali obiettivi specifici del Piano Strutturale:

  • - il mantenimento degli assetti agricoli, con prevalenza di seminativi e prati permanenti, e l'ostacolo ai processi di abbandono dei coltivi e di ricolonizzazione arbustiva ed arborea;
  • - il mantenimento degli elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, ecc.) e del caratteristico rapporto con gli elementi forestali circostanti;
  • - il controllo degli effetti di riduzione e frammentazione delle formazioni ripariali operato dalle attività agricole;
  • - il contenimento delle popolazioni di ungulati e dei danni provocati alle colture.

5. Le direttive per il Piano Operativo, per i piani di settore e per le politiche sono:

  • - contenere i processi di abbandono del territorio agricolo e ostacolare i processi di chiusura della vegetazione arborea;
  • - utilizzare le opportunità di nuovi Programmi aziendali pluriennali di miglioramento agricolo ambientale per il mantenimento degli assetti agricoli e la realizzazione di nuovi elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, alberi camporili);
  • - mantenere le siepi e gli altri elementi vegetazionali di corredo della maglia agraria e ricostituirli nei punti che ne sono maggiormente sprovvisti;
  • - impedire l'eliminazione di nuclei boscati, filari alberati, siepi ed alberi camporili;
  • - tutelare gli ecosistemi ripariali;
  • - riqualificare e ricostruire aree di rinaturalizzazione lungo l'Ambra, anche attraverso l'individuazione di fasce non coltivate di tutela degli ambiti ripariali o comunque escluse dalle attività agricole intensive.

Art. 21 Agroecosistemi intensivi delle monocolture cerealicole su colline plioceniche a bassa permeabilità ecologica - Seminativi semplici a maglia medio-ampia di impronta tradizionale

1. Questo paesaggio rurale, caratteristico delle crete senesi, si estende nella parte sud-orientale del territorio comunale, in evidente connessione, paesaggistica ed ecologica, con analoghi paesaggi presenti nel territorio di Asciano. Dominano i seminativi ed i prati da sfalcio. Le lievi ondulazioni della locale morfologia collinare, i colori cangianti delle colture e delle lavorazioni dei campi, le macchie boscate sparse per l'intera area e le strette fasce ripariali arbustive ed arboree creano un paesaggio rurale di grande e riconosciuta bellezza.

2. Per le reti ecologiche comunali il morfotipo è individuato in gran parte come "nodo" della Rete degli agroecosistemi; al suo interno ricadono gran parte degli elementi della Rete degli ecosistemi forestali ("matrice forestale di connettività", "nucleo di connessione" e "elemento isolato di connessione"); quattro invasi artificiali di maggiori dimensioni sono individuati come "nuclei di connessione", i restanti come "invasi artificiali" della Rete degli invasi artificiali; una fascia arbustata è un "nucleo di connessione" della Rete degli arbusteti; il torrente Malena, il fosso della Malena e il Borro Sorrione sono individuati come "corsi d'acqua da riqualificare" della Rete dei corsi d'acqua.

3. La maggior criticità per il morfotipo è rappresentata dalla progressiva compromissione degli elementi geomorfologici caratterizzanti il paesaggio agrario (calanchi, biancane, balze) dovuta alle crescenti esigenze dell'agricoltura meccanizzata. I nuclei boscati, i corsi d'acqua e gli invasi collinari incrementano la diversità ambientale, ma gli elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, ecc.) sono molto ridotti.

4. Sono individuati quali obiettivi specifici del Piano Strutturale:

  • - il mantenimento degli elementi geomorfologici relitti, caratterizzanti il paesaggio agrario (calanchi, biancane, balze);
  • - il mantenimento degli assetti agricoli e l'ostacolo ai processi di abbandono dei coltivi e di ricolonizzazione arbustiva ed arborea;
  • - il mantenimento e l'incremento degli elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, ecc.);
  • - il controllo degli effetti di riduzione e frammentazione delle formazioni ripariali operato dalle attività agricole;
  • - il mantenimento degli invasi artificiali immersi nella matrice agricola.

5. Le direttive per il Piano Operativo, per i piani di settore e per le politiche sono:

  • - utilizzare le opportunità di nuovi Programmi aziendali pluriennali di miglioramento agricolo ambientale per il mantenimento degli assetti agricoli e la realizzazione di nuovi elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, alberi camporili);
  • - mantenere le siepi e gli altri elementi vegetazionali di corredo della maglia agraria e ricostituirli nei punti che ne sono maggiormente sprovvisti;
  • - impedire l'eliminazione di nuclei boscati, filari alberati, siepi ed alberi camporili;
  • - tutelare gli ecosistemi ripariali;
  • - riqualificare e ricostruire aree di rinaturalizzazione lungo il torrente Malena, il fosso della Malena e il Borro Sorrione, anche attraverso l'individuazione di fasce non coltivate di tutela degli ambiti ripariali o comunque escluse dalle attività agricole intensive.

Art. 22 Agroecosistemi a dominanza di seminativi di pianura in aree a media pressione insediativa - Seminativi semplificati di pianura o fondovalle

1. Il morfotipo si estende dall'estremità comunale a sud-ovest (Taverne d'Arbia), nel fondovalle dell'Arbia, verso nord fino a Pianella.

Anche in questo morfotipo è evidente l'estrema riduzione degli elementi del paesaggio agrario; porzioni non coltivate sono rappresentate dalle strette fasce boscate ripariali dei corsi d'acqua principali e, molto più localizzate, dalle fasce vegetate di alcuni fossi del reticolo idrografico minore. Nella porzione sud-orientale ai seminativi e ai prati da sfalcio dominanti si affiancano significative porzioni di vigneti.

2. Per le reti ecologiche comunali il morfotipo è in gran parte individuato come "matrice di media idoneità a prevalenza di seminativi" della Rete degli agroecosistemi; l'Arbia è individuato come "nodo" della Rete dei corsi d'acqua mentre il torrente Malena è individuato come "corso d'acqua da riqualificare"; le fasce ripariali lungo l'Arbia, che penetrano in alcuni tratti con strette fasce boscate nel territorio agricolo, sono individuate come "matrice forestale di connettività" della Rete degli ecosistemi forestali; tre invasi artificiali sono individuati come "nuclei di connessione", i restanti come "invasi artificiali" della Rete degli invasi artificiali.

3. Le maggiori criticità per il morfotipo sono rappresentate dalla semplificazione ecologica e paesaggistica, accentuata dalla scarsità degli elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, ecc.), e dal rischio di ulteriore consumo di suolo agricolo per processi di urbanizzazione.

4. Sono individuati quali obiettivi specifici del Piano Strutturale:

  • - il mantenimento e l'incremento degli elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, ecc.);
  • - l'ostacolo ai processi di consumo di suolo agricolo;
  • - il mantenimento degli assetti agricoli e l'ostacolo ai processi di abbandono dei coltivi e di ricolonizzazione arbustiva ed arborea;
  • - il controllo degli effetti di riduzione e frammentazione delle formazioni ripariali operato dalle attività agricole;
  • - il mantenimento degli invasi artificiali immersi nella matrice agricola.

5. Le direttive per il Piano Operativo, per i piani di settore e per le politiche sono:

  • - contrastare i processi di saldatura delle aree produttive e commerciali e la realizzazione di nuovi assi infrastrutturali;
  • - utilizzare le opportunità di nuovi Programmi aziendali pluriennali di miglioramento agricolo ambientale per il mantenimento degli assetti agricoli e la realizzazione di nuovi elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, alberi camporili);
  • - mantenere le siepi e gli altri elementi vegetazionali di corredo della maglia agraria e ricostituirli nei punti che ne sono maggiormente sprovvisti;
  • - impedire l'eliminazione di nuclei boscati, filari alberati, siepi ed alberi camporili;
  • - tutelare gli ecosistemi ripariali;
  • - riqualificare e ricostruire aree di rinaturalizzazione lungo il torrente Malena, anche attraverso l'individuazione di fasce non coltivate di tutela degli ambiti ripariali o comunque escluse dalle attività agricole intensive.

Art. 23 Agroecosistemi a dominanza di vigneti con macchie boscate - Vigneti specializzati

1. Il morfotipo si ritrova nel settore occidentale del territorio comunale.

La porzione più estesa si ritrova nell'alta valle dell'Arbia, a est della S.P. 9 di Pievasciata; è caratterizzato dalla prevalenza delle fasce boscate, che nel tempo hanno lasciato spazio ad estesi vigneti specializzati; rari e localizzati, lungo il confine comunale, anche alcuni seminativi. Gli elementi del paesaggio agrario sono estremamente ridotti.

Una seconda porzione, a dominanza di vigneti, si allunga dall'abitato di Pievasciata verso sud-est; rari oliveti, di ridotte dimensioni, interrompono il paesaggio. Gli elementi del paesaggio agrario sono lievemente più diffusi rispetto alla porzione principale, seppure per lo più limitati ad alberature poste lungo le strade bianche e campestri.

Un'ultima porzione, di minori dimensioni, è presente a nord-est del nucleo rurale di Petroio, nell'alta valle del Bozzone.

2. Per le reti ecologiche comunali la porzione più estesa del morfotipo è in parte compresa nella Rete degli agroecosistemi e in particolare nella "matrice degli agroecosistemi intensivi a prevalenza di vigneti" e negli "agroecosistemi intensivi isolati"; le rimanenti porzioni fanno parte della "matrice forestale di connettività" della Rete degli ecosistemi forestali; le altre porzioni sono individuate come "matrice degli agroecosistemi intensivi a prevalenza di vigneti"; la porzione più occidentale è attraversata dall'alto corso del Bozzone, "corso d'acqua da riqualificare" della Rete dei corsi d'acqua; sono infine presenti due "invasi artificiali" dell'omonima Rete.

3. Le maggiori criticità per il morfotipo sono rappresentate dalla semplificazione ecologica e paesaggistica, accentuata dalla scarsità degli elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, ecc.), e dalla perdita di stabilità dei suoli e dai conseguenti fenomeni erosivi, problematiche accentuate nei grandi impianti a rittochino privi di interruzione della continuità della pendenza.

La ridotta estensione del morfotipo e il suo inserimento in un contesto di naturalità e di elevata qualità del territorio rurale riduce gli effetti negativi della monocoltura, esaltando invece quelli positivi legati alla creazione di un locale paesaggio della viticoltura.

4. Sono individuati quali obiettivi specifici del Piano Strutturale:

  • - il mantenimento e l'incremento degli elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, ecc.);
  • - l'ostacolo a ulteriori sviluppi del vigneto specializzato ai danni di paesaggi agricoli più tradizionali e spesso mosaicati, costituiti da oliveti, seminativi e fasce boscate;
  • - il contenimento dei fenomeni di erosione del suolo agricolo;
  • - il contenimento delle popolazioni di ungulati e dei relativi danni alle colture agricole.

5. Le direttive per il Piano Operativo, per i piani di settore e per le politiche sono:

  • - contrastare nuove espansioni del vigneto specializzato;
  • - per i vigneti di nuova realizzazione e per i reimpianti prevedere l'interruzione della continuità della pendenza nelle sistemazioni a rittochino tramite l'introduzione di scarpate, muri a secco o altri assetti di versante, valutando ove possibile l'orientamento dei filari secondo giaciture che assecondino le curve di livello o che minimizzino la pendenza;
  • - rispettare il paesaggio agricolo tradizionale, mantenendo quote diversificate di coltivazioni erbacee ed arboree ed evitando l'eliminazione delle sistemazioni idraulico agrarie;
  • - utilizzare le opportunità di nuovi Programmi aziendali pluriennali di miglioramento agricolo ambientale per la mitigazione dell'erosione del suolo e la realizzazione di nuovi elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, alberi camporili);
  • - mantenere le siepi e gli altri elementi vegetazionali di corredo della maglia agraria e ricostituirli nei punti che ne sono maggiormente sprovvisti;
  • - impedire l'eliminazione di nuclei boscati, filari alberati, siepi ed alberi camporili.

Art. 24 Agroecosistemi a dominanza di seminativi e vigneti - Associazione tra seminativo e vigneto

1. Un'ampia fascia coltivata, da Quercegrossa a Ponte a Bozzone, nel settore occidentale del territorio comunale, si caratterizza per la compresenza di seminativi e vigneti. I seminativi sono costituiti da cereali e da prati da sfalcio; i vigneti sono specializzati, di dimensioni medio-grandi. L'infrastrutturazione rurale risulta limitata, per lo più confinata a strette fasce ripariali dei corsi d'acqua; siepi e alberi camporili sono quasi esclusivamente presenti in associazione a seminativi. La compresenza di seminativi, prati da sfalcio, vigneti, nuclei e fasce boscate e, localizzati e con piccole superfici, oliveti e nuclei arbustati, determina una significativa eterogeneità agricola ed ecologica.

2. Per le reti ecologiche comunali il morfotipo è in gran parte compreso nella Rete degli agroecosistemi e in particolare nella "matrice degli agroecosistemi intensivi a prevalenza di vigneti", nella "matrice di media idoneità a prevalenza di vigneti e oliveti" e nella "matrice di media idoneità a prevalenza di seminativi"; le rimanenti porzioni fanno parte della "matrice forestale di connettività" della Rete degli ecosistemi forestali e, con aree frammentate e di limitate dimensioni, degli "elementi isolati di connessione degli arbusteti" della Rete degli arbusteti; il morfotipo è attraversato dal corso del Bozzone, "corso d'acqua da riqualificare" della Rete dei corsi d'acqua; sono infine presenti due "nuclei di connessione" e tre "invasi artificiali" dell'omonima Rete.

3. Le maggiori criticità per il morfotipo sono rappresentate dalla scarsità degli elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, ecc.), dalla perdita di stabilità dei suoli e dai conseguenti fenomeni erosivi, problematiche accentuate nei grandi impianti a rittochino privi di interruzione della continuità della pendenza, dalla semplificazione del paesaggio agrario per la realizzazione di nuovi vigneti specializzati o di grandi appezzamenti monocolturali erbacei e dal rischio di ulteriore consumo di suolo agricolo per processi di espansione dei nuclei urbani.

4. Sono individuati quali obiettivi specifici del Piano Strutturale:

  • - il mantenimento e l'incremento degli elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, ecc.);
  • - l'ostacolo a ulteriori sviluppi del vigneto specializzato o di grandi appezzamenti monocolturali erbacei ai danni di paesaggi agricoli più tradizionali e mosaicati con fasce boscate;
  • - il contenimento dei fenomeni di erosione del suolo agricolo;
  • - l'ostacolo ai processi di consumo di suolo;
  • - il mantenimento degli invasi artificiali immersi nella matrice agricola.

5. Le direttive per il Piano Operativo, per i piani di settore e per le politiche sono:

  • - contrastare nuove espansioni del vigneto specializzato;
  • - per i vigneti di nuova realizzazione e per i reimpianti prevedere l'interruzione della continuità della pendenza nelle sistemazioni a rittochino tramite l'introduzione di scarpate, muri a secco o altri assetti di versante, valutando ove possibile l'orientamento dei filari secondo giaciture che assecondino le curve di livello o che minimizzino la pendenza;
  • - rispettare il paesaggio agricolo tradizionale, mantenendo quote diversificate di coltivazioni erbacee ed arboree ed evitando l'eliminazione delle sistemazioni idraulico agrarie;
  • - utilizzare le opportunità di nuovi Programmi aziendali pluriennali di miglioramento agricolo ambientale per la mitigazione dell'erosione del suolo e la realizzazione di nuovi elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, alberi camporili);
  • - mantenere le siepi e gli altri elementi vegetazionali di corredo della maglia agraria e ricostituirli nei punti che ne sono maggiormente sprovvisti;
  • - impedire l'eliminazione di nuclei boscati, filari alberati, siepi ed alberi camporili;
  • - riqualificare e ricostruire le aree di rinaturalizzazione lungo il Bozzone e i corsi d'acqua minori.

Art. 25 Agroecosistemi collinari a prevalenza di oliveti e vigneti, con significative estensioni di fasce boscate - Mosaico collinare a oliveto e vigneto prevalenti

1. Questo morfotipo rappresenta il paesaggio rurale dominante. Tra i due settori comunali si notano differenze nell'estensione della copertura boscata, a dominanza di querce, prevalente nel settore occidentale, e nella dimensione degli appezzamenti, a maglia più fitta nel settore orientale.

Tra le colture prevalgono vigneti e oliveti, più localizzati i seminativi. Gli oliveti sono prevalentemente disposti in posizioni più elevate, attorno ai crinali collinari, con i vigneti ad occupare in prevalenza i versanti.

Sufficiente la presenza di elementi del paesaggio agrario, soprattutto per la presenza di siepi arbustivo-arboree, seppure associate in prevalenza a oliveti e seminativi e solo raramente ai vigneti. Significativa la diffusione di piccoli nuclei rurali e di manufatti dell'edilizia rurale, collegati da una fitta rete viaria prevalentemente secondaria e rurale.

2. Per le reti ecologiche comunali il morfotipo è in gran parte compreso nella "matrice forestale di connettività" della Rete degli ecosistemi forestali e nella Rete degli agroecosistemi, in particolare nella "matrice di media idoneità a prevalenza di vigneti e oliveti" e, secondariamente e con aree frammentate, nella "matrice di media idoneità a prevalenza di seminativi", nella "matrice degli agroecosistemi intensivi a prevalenza di vigneti", nell'"agroecosistema intensivo isolato", nell'"agroecosistema frammentato attivo" e nell'"agroecosistema frammentato in abbandono"; sono inclusi anche "elementi isolati di connessione degli arbusteti" della Rete degli arbusteti; l'Arbia e l'Ombrone sono "nodi" della Rete dei corsi d'acqua, mentre Bozzone, Scheggiolla e torrente Malena sono "corsi d'acqua da riqualificare" della medesima Rete; sono infine presenti "invasi artificiali" dell'omonima Rete.

3. Le criticità per il morfotipo sono rappresentate dalla scarsità degli elementi del paesaggio agrario, in particolare nei vigneti, dalla perdita di stabilità dei suoli e dai conseguenti fenomeni erosivi (problematiche accentuate nei grandi impianti a rittochino privi di interruzione della continuità della pendenza), dalla semplificazione del paesaggio agrario per la realizzazione di nuovi vigneti specializzati o di grandi appezzamenti monocolturali erbacei, dalla gestione selvicolturale, laddove la gestione del ceduo preveda utilizzazioni più frequenti e intense, dal rischio di incendi, più elevato dove sono presenti rimboschimenti di conifere e boschi misti di latifoglie e conifere, dal rischio di consumo di suolo agricolo per processi di espansione urbana, dai danni dovuti al carico di ungulati e dalla diffusione della robinia, soprattutto nei boschi a dominanza di castagno e nei boschi ripariali, che può essere diffusa e favorita da inidonee pratiche selvicolturali e di gestione della vegetazione ripariale.

4. Sono individuati quali obiettivi specifici del Piano Strutturale:

  • - il mantenimento e l'incremento degli elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, ecc.);
  • - l'ostacolo a ulteriori sviluppi del vigneto specializzato o di grandi appezzamenti monocolturali erbacei ai danni di paesaggi agricoli più tradizionali e mosaicati con fasce boscate;
  • - il contenimento dei fenomeni di erosione del suolo agricolo;
  • - l'ostacolo ai processi di consumo di suolo;
  • - il mantenimento degli invasi artificiali immersi nella matrice agricola;
  • - il mantenimento e il miglioramento della qualità, della continuità e della maturità delle formazioni forestali;
  • - la riduzione e il controllo degli incendi;
  • - il contenimento delle popolazioni di ungulati e dei danni provocati alle colture agrarie;
  • - il controllo della diffusione di specie aliene invasive nelle comunità vegetali forestali (in particolare di ailanto e di robinia nelle fasce ripariali);
  • - la gestione sostenibile delle utilizzazioni forestali negli impluvi e lungo i corsi d'acqua.

5. Le direttive per il Piano Operativo, per i piani di settore e per le politiche sono:

  • - contrastare nuove espansioni del vigneto specializzato;
  • - per i vigneti di nuova realizzazione e per i reimpianti prevedere l'interruzione della continuità della pendenza nelle sistemazioni a rittochino tramite l'introduzione di scarpate, muri a secco o altri assetti di versante, valutando ove possibile l'orientamento dei filari secondo giaciture che assecondino le curve di livello o che minimizzino la pendenza;
  • - rispettare il paesaggio agricolo tradizionale, mantenendo quote diversificate di coltivazioni erbacee ed arboree ed evitando l'eliminazione delle sistemazioni idraulico agrarie;
  • - utilizzare le opportunità di nuovi Programmi aziendali pluriennali di miglioramento agricolo ambientale per la mitigazione dell'erosione del suolo e la realizzazione di nuovi elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, alberi camporili), per il miglioramento dei soprassuoli forestali, per il contenimento degli ungulati e per il controllo o l'eradicazione delle specie forestali aliene invasive;
  • - mantenere le siepi e gli altri elementi vegetazionali di corredo della maglia agraria e ricostituirli nei punti che ne sono maggiormente sprovvisti;
  • - impedire l'eliminazione di nuclei boscati, filari alberati, siepi ed alberi camporili;
  • - riqualificare e ricostruire le aree di rinaturalizzazione lungo il Bozzone, lo Scheggiolla, il Malena e i corsi d'acqua minori;
  • - migliorare la gestione selvicolturale attraverso la promozione di tecniche sostenibili;
  • - tutelare le cenosi forestali ripariali e gli impluvi;
  • - tutelare gli esemplari arborei vetusti e di maggiori dimensioni (alberi habitat);
  • - individuare fasce non coltivate di tutela dei margini forestali o comunque escluse dalle attività agricole intensive;
  • - promuovere forme di tutela e gestione attiva degli habitat di interesse comunitario.

Art. 26 Mosaici agroforestali collinari, con caratteristiche ramificazioni delle fasce boscate degli impluvi - Mosaico colturale boscato

1. Tra il corso del Malena e quello dell'Ombrone, da San Piero a ovest, a Castelnuovo Berardenga fino a Sestano e Castel Monastero a est, il paesaggio rurale appare decisamente caratterizzato da un peculiare alternarsi di coltivi e di lingue boscate, più o meno strette, in corrispondenza di altrettanti corsi d'acqua. Prevalgono le colture erbacee, a maglia medio-grande, rispetto ai vigneti e agli oliveti, a maglia media.

Gli elementi del paesaggio agrario sono abbastanza ben distribuiti, seppure costituiti prevalentemente da siepi e da filari alberati, mentre gli alberi camporili sono molto rari e localizzati.

2. Per le reti ecologiche comunali il morfotipo è in gran parte compreso nella Rete degli agroecosistemi, in particolare nella "matrice di media idoneità a prevalenza di vigneti e oliveti" e nella "matrice di media idoneità a prevalenza di seminativi"; secondariamente e con aree frammentate sono presenti "agroecosistemi intensivi isolati" e "agroecosistemi frammentati attivi"; le lingue boscate costituiscono una "matrice forestale di connettività" della Rete degli ecosistemi forestali, mentre due cerrete nella valle dell'Ombrone sono "nuclei di connessione" della medesima Rete; in contiguità con le fasce boscate sono presenti in modo discontinuo "elementi isolati di connessione degli arbusteti" della Rete degli arbusteti; l'Ombrone è un "nodo" della Rete dei corsi d'acqua, mentre fosso Malena e borro Bicornia-Coggia sono individuati come "corsi d'acqua da riqualificare" della medesima Rete; sono infine presenti due "nuclei di connessione" della Rete degli invasi artificiali e altri "invasi artificiali" dell'omonima Rete.

3. Le criticità per il morfotipo sono rappresentate dalla semplificazione del paesaggio agrario per la realizzazione di nuovi vigneti specializzati o di grandi appezzamenti monocolturali erbacei, dalla perdita di stabilità dei suoli e dai conseguenti fenomeni erosivi (problematiche accentuate nei grandi impianti a rittochino privi di interruzione della continuità della pendenza), dal rischio di consumo di suolo agricolo per processi di espansione urbana, dalla gestione selvicolturale, laddove la gestione del ceduo preveda utilizzazioni più frequenti e intense, dal rischio di incendi, più elevato dove sono presenti boschi misti di latifoglie e conifere, dalla diffusione della robinia, soprattutto nei boschi ripariali, che può essere diffusa e favorita da inidonee pratiche selvicolturali e di gestione della vegetazione ripariale.

4. Sono individuati quali obiettivi specifici del Piano Strutturale:

  • - il mantenimento e l'incremento degli elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, ecc.);
  • - l'ostacolo a ulteriori sviluppi del vigneto specializzato o di grandi appezzamenti monocolturali erbacei ai danni di paesaggi agricoli più tradizionali e mosaicati con fasce boscate;
  • - il contenimento dei fenomeni di erosione del suolo agricolo;
  • - l'ostacolo ai processi di consumo di suolo;
  • - il mantenimento degli invasi artificiali immersi nella matrice agricola;
  • - la riduzione e il controllo degli incendi;
  • - il controllo della diffusione di specie aliene invasive nelle comunità vegetali forestali (in particolare di ailanto e di robinia nelle fasce ripariali);
  • - la gestione sostenibile delle utilizzazioni forestali negli impluvi e lungo i corsi d'acqua.

5. Le direttive per il Piano Operativo, per i piani di settore e per le politiche sono:

  • - contrastare nuove espansioni del vigneto specializzato;
  • - per i vigneti di nuova realizzazione e per i reimpianti prevedere l'interruzione della continuità della pendenza nelle sistemazioni a rittochino tramite l'introduzione di scarpate, muri a secco o altri assetti di versante, valutando ove possibile l'orientamento dei filari secondo giaciture che assecondino le curve di livello o che minimizzino la pendenza;
  • - rispettare il paesaggio agricolo tradizionale, mantenendo quote diversificate di coltivazioni erbacee ed arboree ed evitando l'eliminazione delle sistemazioni idraulico agrarie;
  • - utilizzare le opportunità di nuovi Programmi aziendali pluriennali di miglioramento agricolo ambientale per la mitigazione dell'erosione del suolo e la realizzazione di nuovi elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, alberi camporili), per il miglioramento dei soprassuoli forestali e per il controllo o l'eradicazione delle specie forestali aliene invasive;
  • - mantenere le siepi e gli altri elementi vegetazionali di corredo della maglia agraria e ricostituirli nei punti che ne sono maggiormente sprovvisti;
  • - impedire l'eliminazione di nuclei boscati, filari alberati, siepi ed alberi camporili;
  • - riqualificare e ricostruire le aree di rinaturalizzazione lungo il fosso Malena, il borro Bicornia-Coggia e i corsi d'acqua minori;
  • - migliorare la gestione selvicolturale attraverso la promozione di tecniche sostenibili;
  • - tutelare le cenosi forestali ripariali e gli impluvi.

Art. 27 Agroecosistemi collinari tradizionali, isolati entro la matrice forestale - Mosaico colturale e particellare complesso di assetto tradizionale di collina e di montagna

1. Sui versanti collinari boscati in sinistra idrografica del Borro Coggia, al confine orientale, la continuità della matrice boscata è interrotta da cinque evidenti "isole" coltivate. Nelle tre aree coltivate di maggiori dimensioni, tutte collegate da strade bianche alla S.S. 73 di Val d'Ambra, prevalgono gli oliveti. Le due aree di minori dimensioni, collegate solo da campestri alla viabilità rurale, sono prive di fabbricati e utilizzate come prati da sfalcio.

2. Per le reti ecologiche comunali il morfotipo è in gran parte compreso in una "matrice forestale di connettività" della Rete degli ecosistemi forestali; le "isole" coltivate sono individuate come "agroecosistemi frammentati attivi", ad eccezione del prato da sfalcio, incluso nella "matrice di media idoneità a prevalenza di seminativi" della Rete degli agroecosistemi.

3. La maggior criticità per il morfotipo è rappresentata dai rischi di abbandono con conseguenti fenomeni di rinaturalizzazione ed espansione del bosco e la conseguente riduzione dei livelli di diversificazione paesistica ed ecologica. Strettamente collegata a questa criticità è la scarsa redditività dell'attività agricola in questi contesti marginali e la conseguente difficoltà di insediamento di nuove aziende.

4. Sono individuati quali obiettivi specifici del Piano Strutturale:

  • - il mantenimento degli assetti agricoli, con prevalenza di oliveti e prati da sfalcio, e l'ostacolo ai processi di abbandono dei coltivi e di ricolonizzazione arbustiva ed arborea;
  • - il mantenimento e il lieve incremento degli elementi del paesaggio agrario (siepi, filari alberati, ecc.);
  • - il contenimento delle popolazioni di ungulati e dei danni provocati alle colture;
  • - la riduzione e il controllo degli incendi;
  • - il controllo della diffusione di specie aliene invasive nelle comunità vegetali forestali (in particolare di ailanto e di robinia nelle fasce ripariali)

5. Le direttive per il Piano Operativo, per i piani di settore e per le politiche sono:

  • - contenere i processi di abbandono del territorio agricolo e ostacolare i processi di chiusura della vegetazione arborea;
  • - valorizzare, recuperare e promuovere le attività agricole tradizionali, anche mediante adeguati incentivi che migliorino le attuali locali condizioni socio-economiche o attraverso la sperimentazione di forme di agricoltura multifunzionale;
  • - mantenere le siepi e gli altri elementi vegetazionali di corredo della maglia agraria e ricostituirli nei punti che ne sono maggiormente sprovvisti;
  • - utilizzare le opportunità di nuovi Programmi aziendali pluriennali di miglioramento agricolo ambientale per il mantenimento degli assetti agricoli, per l'impianto di nuovi elementi del paesaggio agrario (alberi camporili), per il miglioramento dei soprassuoli forestali, per il contenimento degli ungulati e per il controllo o l'eradicazione delle specie forestali aliene invasive;
  • - migliorare la gestione selvicolturale attraverso la promozione di tecniche sostenibili.

Art. 28 Morfotipo degli invasi artificiali a prevalente uso irriguo, con prevalenti funzioni faunistiche

1. Nel territorio comunale sono individuati un centinaio di invasi artificiali, con differente estensione. Si tratta di bacini in gran parte ad uso irriguo; alcuni sono sfruttati anche per la pesca sportiva.

Il loro ruolo ecologico è disomogeneo, in ragione della disomogeneità delle superfici, della profondità delle acque e della vegetazione ripariale (assente, erbacea, arbustiva, arborea). Svolgono principalmente funzioni faunistiche di collegamento (nuclei di connessione o elementi residuali di connessione) principalmente per invertebrati, anfibi e uccelli.

2. Per le reti ecologiche comunali sono considerati nuclei di connessione della Rete degli invasi artificiali tutti quelli compresi nell'elenco delle zone umide italiane oggetto degli annuali rilievi dell'avifauna acquatica, che ricadono nella sottozona SI0301 Laghi di Monaciano e Fagnano e SI0401 Laghetti di Castelnuovo Berardenga, oltre a quattro invasi artificiali nella valle dell'Arbia, per la loro idoneità ecologica; i restanti invasi sono individuati come "elementi isolati di connessione degli invasi artificiali".

3. Le maggiori criticità per il morfotipo sono rappresentate dall'abbandono gestionale e dal successivo disseccamento o interramento, dai cambiamenti climatici che possono portare alla riduzione di apporti idrici, dall'introduzione o dalla diffusione di specie animali e vegetali aliene, dalla banalizzazione della flora ripariale con ingresso di specie aliene.

4. Sono individuati quali obiettivi specifici del Piano Strutturale:

  • - il mantenimento e l'incremento del numero di invasi;
  • - il mantenimento della gestione idraulica degli invasi e il controllo dei processi di interrimento, con particolare riferimento alla gestione dei livelli delle acque;
  • - il controllo della diffusione di specie aliene invasive vegetali e animali;
  • - il miglioramento della qualità ecosistemica complessiva degli invasi artificiali individuati come nuclei di connessione.

5. Le direttive per il Piano Operativo, per i piani di settore e per le politiche sono:

  • - utilizzare le opportunità di nuovi Programmi aziendali pluriennali di miglioramento agricolo ambientale per il mantenimento degli attuali invasi artificiali, per il miglioramento o per la ricostituzione della vegetazione arbustiva ed arborea ripariale attraverso l'impianto di specie arboree e arbustive autoctone ed ecotipi locali e per il controllo o l'eradicazione delle specie vegetali e animali aliene invasive;
  • - tutelare gli invasi artificiali individuati come nuclei di connessione, in particolare nella valle dell'Arbia;
  • - controllare e ridurre la presenza di specie aliene invasive vegetali e animali anche attraverso idonee tecniche di gestione delle fasce ripariali;
  • - mitigare l'impatto delle attività agricole sugli invasi artificiali, in particolare quelli individuati come nuclei di connessione, anche con adeguate fasce vegetali tampone.

Art. 29 Zone Speciali di Conservazione

1. Costituiscono inoltre Invarianti della Struttura ecosistemica i Siti della Rete Natura 2000, rappresentati nel territorio comunale dalla ZSC Crete di Camposodo e Crete di Leonina (IT5190004) e, marginalmente, dalla ZSC Monti del Chianti (IT5190002).

2. Per le Zone Speciali di Conservazione si confermano gli obiettivi e le norme di tutela e conservazione previsti dalla Direttiva 92/43/CEE (Habitat) e s.m.i., dalla L.R. 30/2015, dalla D.G.R. n. 644/2004 (Sezione obiettivi e criticità) e dalla D.G.R. n. 1223/2015.

3. Per le aree di cui al comma 1 valgono le seguenti prescrizioni:

  • - devono essere sempre rispettati indirizzi e criteri, regolamenti e prescrizioni definiti dalle Misure di Conservazione generali e specifiche dettate per i diversi ambiti dalle norme sovraordinate e dal Piano di Gestione della Zona Speciale di Conservazione;
    gli atti della pianificazione urbanistica e di settore e le loro varianti, compresi i piani sovracomunali agricoli, forestali e faunistico venatori e gli atti di programmazione non direttamente connessi o necessari alla gestione dei siti, qualora interessino in tutto o in parte pSIC e siti della Rete Natura 2000, o comunque siano suscettibili di produrre effetti sugli stessi, sono sottoposti alle procedure di Valutazione di Incidenza secondo quanto disposto dall'art. 87 comma 1 della L.R. 30/2015; gli interventi o progetti non direttamente connessi e necessari al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti o necessari alla gestione dei siti, ma che interessano in tutto o in parte pSIC e siti della Rete Natura 2000, o che possono avere incidenze significative sugli stessi siti, anche se ubicati al loro esterno, singolarmente o congiuntamente ad altri interventi, sono sottoposti alle procedure di Valutazione di Incidenza secondo quanto disposto dall'art. 88 commi 1 e 2 della L.R. 30/2015;
  • - specifiche indicazioni di tutela, salvaguardia e miglioramento di specie ed habitat di interesse comunitario o di cui al Capo III della L.R. 30/2015, dovranno integrare i contenuti dei Programmi Aziendali Pluriennali di Miglioramento Agricolo Ambientale ricadenti in tutto o in parte nella ZSC.