Art. 8 Sistemi morfogenetici
1. I sistemi morfogenetici o morfotipi idro-geomorfologici sono definiti da una combinazione di fattori che presiedono al modellamento delle forme - rilievi - del territorio: fattori strutturali, temporali e litologici. La carta geologica, l'idrografia e la pedologia costituiscono la base conoscitiva per l'individuazione delle forme ricorrenti che caratterizzano ogni sistema morfogenetico.
2. I sistemi morfogenetici e i tipi fisiografici ai quali appartengono individuati dal PIT-PPR sono recepiti dal Piano Strutturale, in conformità all'Abaco regionale delle Invarianti dello stesso PIT-PPR, così come le indicazioni per le azioni definite dallo stesso Abaco in riferimento a ciascun morfotipo.
3. I tipi fisiografici riconosciuti nel territorio comunale di Castelnuovo Berardenga sono la Collina, la Collina dei bacini neoquaternari, il Margine e il Fondovalle e la Pianura; essi sono articolati nei seguenti sistemi morfogenetici:
- - tipo della Collina
- - Collina sui depositi neoquaternari con livelli resistenti (CBLr)
- - Collina calcarea (Cca)
- - Collina a versanti dolci sulle Unità Liguri (CLVd)
- - Collina a versanti ripidi sulle Unità Liguri (CLVr)
- - Collina a versanti dolci sulle Unità Toscane (CTVd)
- - Collina a versanti ripidi sulle Unità Toscane (CTVr)
- - tipo della Collina dei bacini neo-quaternari
- - Collina dei bacini neoquaternari, argille dominanti (CBAg)
- - Collina dei bacini neoquaternari, litologie alternate (CBAt)
- - Collina dei bacini neoquaternari, sabbie dominanti (CBSa)
- - tipo del Margine
- - Margine inferiore (MARi);
- - tipo del Fondovalle e della Pianura
- - Fondovalle (FON).
4. In considerazione dei valori e delle criticità riconosciuti, si definiscono i seguenti obiettivi:
- - per la Collina
- - mantenere e recuperare la stabilità idrogeologica del territorio;
- - migliorare l'efficienza del deflusso superficiale delle acque, ai fini del contrasto all'erosione del suolo e della prevenzione del rischio geomorfologico;
- - garantire la funzionalità dei sistemi di regimazione idraulico-agraria e proteggere gli acquiferi dagli inquinamenti;
- - salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche;
- - per la Collina dei bacini neo-quaternari
- - mantenere e recuperare la stabilità idrogeologica del territorio;
- - migliorare l'efficienza del deflusso superficiale delle acque, ai fini del contrasto all'erosione del suolo e della prevenzione del rischio geomorfologico;
- - garantire la funzionalità dei sistemi di regimazione idraulico-agraria e proteggere gli acquiferi dagli inquinamenti;
- - prevenire il rischio geomorfologico e non compromettere le forme caratteristiche del paesaggio, in particolare nell'ambito delle Crete;
- - per il Margine
- - contenere i rischi di erosione del suolo sulle superfici in pendenza e di compattazione del suolo su tutte le altre superfici;
- - per la Pianura
- - salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche;
- - ridurre l'esposizione al rischio idraulico degli insediamenti.
5. Direttive per il Piano Operativo:
- - evitare alterazioni della natura del suolo e interventi di trasformazione che comportino alterazioni del deflusso superficiale, al fine della prevenzione del rischio geomorfologico e per limitare l'erosione del suolo;
- - limitare l'impermeabilizzazione delle superfici di ricarica delle falde e gli interventi che riducono l'infiltrazione dell'acqua;
- - coniugare le attività agricole con la protezione del suolo e delle falde acquifere, anche attraverso opportune tecniche di impianto e di gestione, in particolare:
- - favorire la predisposizione di sistemazioni di versante e il mantenimento di appropriati sistemi di gestione delle acque di deflusso e favorire altresì gli interventi di recupero e di mantenimento delle opere di sistemazione idraulico-agraria;
- - favorire gestioni agro-silvo-pastorali che prevengano e riducano gli effetti sull'idrologia;
- - proteggere gli acquiferi;
- - evitare ulteriori modellamenti meccanici delle forme di erosione intensa;
- - limitare il consumo di suolo in particolare nelle aree di fondovalle e di pianura;
- - evitare che la viabilità minore destabilizzi i versanti;
- - evitare trasformazioni che alterino la funzionalità del corso d'acqua, ai fini della prevenzione del rischio idraulico;
- - favorire interventi di recupero delle opere di sistemazione idraulico-agraria;
- - migliorare la gestione delle fasce ripariali, sia ai fini della sicurezza idraulica, sia per riqualificare o ricostituire il continuum ecologico e la vegetazione ripariale.
Art. 9 Giacimenti per le attività estrattive
1. Il Piano Strutturale, in conformità alle prescrizioni per la gestione sostenibile di cui al Titolo II, Capo II della Disciplina del Piano Regionale Cave (PRC), nel rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici ed in coerenza con gli obiettivi di tutela del territorio e del paesaggio, secondo le disposizioni di cui all'art. 22, recepisce e ri-perimetra quali invarianti strutturali i Giacimenti individuati negli elaborati PR07- Giacimenti e PR08 – Atlante dei giacimenti del PRC secondo studio di dettaglio e in ottemperanza alla L.R. 35/2015 e alla Disciplina del PRC sulla base della Variante di adeguamento approvata con D.C.C. 26 del 24/04/2024.
2. I giacimenti individuati nel territorio comunale, rappresentati nella tavola ST9, sono:
- - Pancole (codice 09052006017001) - comprensorio Inerti naturali Crete Senesi;
- - Castelnuovo Scalo (codice 09052006015001) - comprensorio Argille delle Crete Senesi.
Nelle aree di giacimento individuate dal PS sono consentite le sole attività e destinazioni che non compromettano lo sfruttamento, attuale o futuro, della risorsa mineraria ove presente.
3. Gli interventi ammessi dal Piano Operativo dovranno essere coerenti con il PRC, con particolare riferimento alla Disciplina di Piano.
Il PO individuerà all'interno dei giacimenti le Aree a Destinazione Estrattiva (ADE) e le relative volumetrie da estrarre, nel rispetto degli obiettivi di produzione sostenibile (OPS), stabiliti all'art. 18 della Disciplina del PRC, dei criteri di cui all'art. 26 della medesima disciplina e degli esiti degli accordi conclusi ai sensi dell'art. 10, comma 2 della L.R. 35/2015.
Il PO dovrà inoltre definire le norme operative che garantiscano un'attività sostenibile con il minor impatto paesaggistico e naturalistico possibile, ma che non comprometta lo sfruttamento attuale o futuro della risorsa mineraria e garantisca la massima sicurezza per le maestranze e per i fruitori delle aree limitrofe.
Le norme operative dovranno essere coerenti con le normative tecniche di riferimento con particolare attenzione alla L.R. 35/2015, al D.P.G.R. 72/R/2015 e alla Disciplina del PRC.