Art. 87 Criteri per gli interventi di miglioramento agricolo-ambientale e per la tutela e valorizzazione paesistico-ambientale
1. Gli interventi di miglioramento ambientale e paesaggistico da attuare attraverso P.A.P.M.A.A. e/o previsti a corredo di nuovi annessi e manufatti nel territorio rurale sono inseriti nel progetto e garantiti dalla sottoscrizione di specifici impegni. Tali interventi sono finalizzati ad assicurare il mantenimento di una elevata qualità ambientale e paesaggistica del fondo a cui sono collegati. Essi dovranno in ogni caso rispettare i seguenti criteri:
- garantire la manutenzione ambientale e paesaggistica e la coltivazione del fondo agricolo;
- rispondere a obiettivi di miglioramento della qualità ecologica, ambientale e paesaggistica;
- individuare, mantenere, ripristinare o migliorare gli elementi strutturanti del paesaggio agrario;
- ripristinare eventuali luoghi degradati.
Gli interventi obbligatori, previsti dalle normative vigenti ai fini della prevenzione dagli incendi e quelli di difesa idrogeologica, non possono essere considerati interventi di sistemazione ambientale e miglioramento fondiario.
2. Sono pertanto considerati interventi di miglioramento ambientale e paesaggistico prioritari:
- il recupero dei paesaggi agrari tradizionali e il recupero a fini agrari o paesaggistici di neoformazioni forestali;
- il recupero e il miglioramento delle sistemazioni idraulico agrarie;
- il ripristino della viabilità poderale;
- la realizzazione e l'integrazione di filari arboreo arbustivi e di fasce tampone lungo i corsi d'acqua;
- la realizzazione di laghetti collinari e fontoni per l'accumulo della risorsa idrica con tecniche di ingegneria naturalistica e la ristrutturazione delle opere di derivazione e di distribuzione della risorsa idrica;
- la rimozione di elementi di degrado, coperture in amianto, uso improprio di aree agricole, ecc;
- la realizzazione di opere di difesa idrogeologica, dal fuoco e dal altri fattori di rischio.
Nell'ambito R1, in particolare, dovranno inoltre essere messe in atto le seguenti azioni:
- orientare la gestione dei boschi verso assetti caratterizzati da elevata naturalità e da elevata diversità biologica e strutturale come previsto dalle disposizioni regionali;
- mantenere le radure quali elementi di diversificazione del mosaico ambientale e come punti di vista privilegiati;
- tutelare e ripristinare i tessuti agrari a maglia fitta dell'olivo e del promiscuo;
- contrastare i fenomeni di rinaturalizzazione e abbandono contenendo l'espansione delle neoformazioni forestali sui terreni scarsamente mantenuti;
- migliorare la qualità degli ecosistemi forestali e dei loro livelli di maturità e complessità strutturale, applicando tecniche selvicolturali adeguate;
- migliorare i soprassuoli forestali, limitare e controllare la diffusione di specie aliene o di specie invasive nelle comunità vegetali forestali;
- mettere in atto efficaci misure di protezione dei suoli per contrastare l'erosione e migliorare la stabilità dei versanti, con una progettazione adeguata delle sistemazioni idraulico agrarie;
- mantenere fasce non coltivate o comunque escluse da attività agricole intensive a tutela dei margini forestali.
Negli ambiti collinari (R2, R3, R4 e R5), in particolare, dovranno inoltre essere messe in atto le seguenti azioni:
- assicurare il mantenimento di un elevato livello di qualità delle relazioni percettive tra insediamenti antichi e contesto paesaggistico;
- favorire le colture arboree, in particolare di olivo, e il mantenimento di quote diversificate di coltivazioni erbacee ed arboree, caratterizzanti il paesaggio agricolo tradizionale;
- favorire nei vigneti di nuova realizzazione e nei reimpianti l'interruzione della continuità della pendenza nelle sistemazioni a rittochino tramite l'introduzione di scarpate, muri a secco o altri assetti di versante, privilegiando l'orientamento dei filari secondo giaciture che assecondino le curve di livello o che minimizzino la pendenza;
- tutelare la tessitura agraria a maglia fitta dell'olivo e del promiscuo, i terrazzamenti e le sistemazioni agrarie tradizionali tramite la manutenzione ed il ripristino;
- mettere in atto efficaci misure di protezione dei suoli per contrastare l'erosione e migliorare la stabilità dei versanti, con una progettazione adeguata delle sistemazioni idraulico agrarie;
- mantenere fasce non coltivate o comunque escluse da attività agricole intensive a tutela degli ambiti ripariali;
- mantenere gli invasi artificiali;
- gestire i terreni invasi da vegetazione boschiva per fattori di acclività, esposizione, composizione dei suoli contenendo l'espansione delle neoformazioni forestali sui terreni scarsamente mantenuti, nel rispetto delle disposizioni sovraordinate (L.R. 39/2000 e D.P.G.R. 48/R/2003).
Nell'ambito delle Crete (R7), in particolare, dovranno inoltre essere messe in atto le seguenti azioni:
- favorire la presenza negli impluvi di elementi di vegetazione riparia in continuità con le aree di fondovalle;
- reintrodurre elementi di connessione come siepi, filari arborei e arbustivi, alberi isolati e altri elementi di corredo lungo la rete scolante e la viabilità poderale disposti in modo da contrastare l'erosione e dare continuità alla rete ecologica;
- riqualificare le relazioni tra viabilità storica e territorio agricolo mediante la conservazione o ricostituzione del corredo arboreo, dei manufatti minori, delle opere di sostegno dei versanti;
- migliorare la qualità percettiva degli insediamenti di crinale, contrastando l'abbandono anche attraverso la tutela e la ricostituzione della maglia fitta dell'olivo e del promiscuo;
- mantenere e recuperare le sistemazioni idraulico-agrarie (scoline, fossi, drenaggi) e nelle nuove riorganizzazioni del tessuto dei coltivi mantenere una trama colturale media coerente con il contesto ed efficiente sul piano della funzionalità idraulica;
- mantenere gli invasi artificiali;
- mantenere fasce non coltivate o comunque escluse da attività agricole intensive a tutela degli ambiti ripariali;
- mantenere gli elementi geomorfologici caratterizzanti quali calanchi, biancane e balze;
- gestire i terreni invasi da vegetazione boschiva per fattori di acclività, esposizione, composizione dei suoli contenendo l'espansione delle neoformazioni forestali sui terreni scarsamente mantenuti, nel rispetto delle disposizioni sovraordinate (L.R. 39/2000 e D.P.G.R. 48/R/2003).
Negli ambiti di fondovalle e di connessione ecologica (R6, R8, R9), in particolare, dovranno inoltre essere messe in atto le seguenti azioni:
- incrementare la consistenza e la continuità delle fasce e dei boschi ripariali;
- gestire le formazioni ripariali con buone pratiche selvicolturali e mitigare la diffusione di specie aliene anche con interventi di piantumazione di specie arboree/arbustive igrofile autoctone per l'allargamento delle fasce ripariali;
- mantenere fasce non coltivate o comunque escluse da attività agricole intensive a tutela degli ambiti ripariali;
- ridurre i processi di artificializzazione degli alvei e delle aree di pertinenza fluviali, migliorando anche la gestione delle sponde;
- migliorare il livello di infrastrutturazione paesaggistica ed ecologica della maglia dei coltivi, introducendo siepi e filari alberati a corredo dei confini dei campi e della viabilità poderale scegliendo specie autoctone e tipiche del contesto rurale;
- mantenere o ripristinare le sistemazioni idraulico agrarie e dove presente, la tessitura agraria a maglia fitta o comunque la rete scolante, reintroducendo siepi e filari arboreo arbustivi a delimitazione dei campi e lungo i fossi.
3. In caso di comprovate necessità di impermeabilizzazione dei suoli, dovranno essere previste opere di raccolta delle acque meteoriche con successiva cessione alla falda, previo filtraggio o convogliamento verso i principali fossi di raccolta.
4. Negli interventi di sistemazione ambientale potrà essere perseguito il miglioramento delle capacità autodepurative dei corsi d'acqua superficiali, con interventi di manutenzione o ricostituzione delle caratteristiche di naturalità dell'alveo fluviale, degli ecosistemi e delle fasce verdi riparali.
5. Eventuali aree degradate, ove siano riconoscibili fenomeni di erosione o dissesto, potranno essere recuperate privilegiando il ripristino di vecchie sistemazioni colturali o adottando tecniche di ingegneria naturalistica.